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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
21 novembre 2009

Il punteruolo rosso delle palme approda anche a Fasano

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese "Osservatorio", numero di ottobre '09



Da qualche mese, il territorio frazionale di Montalbano come testimonia la palma di proprietà comunale sita nella centralissima via Teano, ospita il Rhynchophorus ferrugineus, meglio conosciuto come “Punteruolo rosso delle palme”.
A farne le spese, in particolar modo la Phoenix canariensis o Palma delle Canarie, che da tempo è divenuta un elemento architettonico e paesaggistico nostri centri abitati.
Il piccolo insetto, lungo circa due centimetri e mezzo, predilige palme di grandi dimensioni che vengono attaccate per alcuni mesi e le migliaia di “vittime” che il rincoforo ha causato in Italia, confermano la forte capacità d’attacco.
Allo stato attuale, sono numerosi gli enti pubblici e privati che si trovano a fare i conti con questo insetto, anche perché risulta difficile, e per ora impossibile, un suo controllo.
Per fornire informazioni in merito alle attività che l’amministrazione comunale potrebbe intraprendere e, per evitare che in ambito privato si proceda a “cure fai da te”, abbiamo ascoltato il prof. Francesco Porcelli, Professore Associato di Entomologia Generale ed Applicata presso l’Universita' degli Studi di Bari.
Il prof. Porcelli segue da tempo quest’emergenza che sta interessando tutti i paesi del Bacino del Mediterraneo, infatti, ha coordinato due Workshop presso lo IAM (Istituto Agronomico Mediterraneo) di Bari, componente del gruppo di lavoro "Organismi nocivi alle Palme" del Mipaaf (Ministero Politiche Agricole Ambientali e Forestali) e relatore in workshop internazionali sul tema, svoltisi in Marocco e Libano.

Prof. Porcelli, quali sono i rischi per il verde urbano?
Dalle prime stime, possiamo “ottimisticamente” affermare che circa il 40% delle piante di palme saranno attaccate nel giro di due o tre anni, fino a raggiungere il 60% nelle zone più calde, come ad esempio la Sicilia.

Quali sono i compiti che potrebbe e dovrebbe svolgere un'amministrazione comunale per fronteggiare questo problema?

Un ottimo strumento da mettere in campo per contenere l’azione del rincoforo è il controllo del territorio attraverso il personale dei comuni e delle municipalizzate, che dovrebbero comunicare prontamente la presenza di piante sospette, al fine di bloccare la diffusione dell’insetto. Bisogna constatare che il problema non è stato preso in considerazione e ad oggi non è stato fatto molto.

Nel caso di piante compromesse, quali sono le procedure da adottare per un loro espianto?
In questi casi è necessario l’abbattimento immediato delle piante colpite, seguendo le procedure indicate a livello regionale, oltre ad avvisare tempestivamente il Servizio Fitopatologico competente.

Vi sono prodotti chimici da poter utilizzare per la lotta contro questo rincoforo?
Ad oggi, non esistono prodotti chimici il cui utilizzo è legalmente consentito per la lotta verso questo insetto.


30 settembre 2009

SWAP Siamo salvi per miracolo!



Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese "Osservatorio" n. 9 - settembre 2009



“C’è stato perfino chi ha comprato dalla banca un derivato facendosi consigliare dal funzionario della stessa banca”.
Così scrive Sergio Rizzo nella sua inchiesta del 9 settembre sul Corriere della Sera, parlando di derivati ed enti locali e mettendo in luce come molti comuni si ritrovano oggi con le casse in rosso, per un debito nazionale che si aggira sui 27,2 miliardi di euro.
Rileggendo quanto scrive Rizzo, ci tornano in mente gli articoli che Osservatorio ha dedicato a questa vicenda, definendola senza mezzi termini come un’azione irresponsabile e scellerata degli amministratori locali, che pur di far cassa, hanno messo a rischio le tasche dei fasanesi e hanno tentato di accollare i debiti alle generazioni future.

Per fortuna, con Delibera di Giunta n. 166 del 3 settembre ’09, la mini-Giunta comunale (Di Bari, Scianaro, Anglani, Manfredi, Zaccaria,ndr) ha deciso l’estinzione dei due contratti di finanza derivata (swap) stipulati con la BNL spa.
Per procedere alla chiusura dei contratti, il Comune corrisponderà alla banca una penale pari a 61mila euro. Tale copertura finanziaria riviene da una variazione al bilancio di previsione 2009, si legge nella delibera, derivante da una minore spesa relativa agli “aggi Tricom e gestione lotta all’evasione”.

Nel complesso, dal 2004 ad oggi, l’operazione ha visto entrare nelle casse comunali 76mila euro, portando dunque un piccolo guadagno, a fronte dei forti rischi a cui le stesse sono state sottoposte con questa storia degli swap.

Ripercorriamola per sommi capi, questa storia.

Nel maggio 2004 la Giunta Ammirabile sceglie d’impegnare le proprie casse per un rischioso e allegro “gioco d’azzardo” (come ebbe modo di dichiarare in un’intervista lo stesso Sindaco Lello Di Bari), sulla scia di una non molto chiara "finanza innovativa", al fine di “ridurre i tassi d’interesse sui mutui in ammortamento”.
Venditore e consulente dell’operazione di IRS (Interest Rate Swap) è la BNL, che negli anni successivi consiglierà l’ente comunale sulle modifiche da apportare al contratto (che col tempo diventeranno due), con scadenza 2025.

Di fatto, i primi anni si dimostreranno idilliaci per la città, ma, appena i mercati cominciano ad “agitarsi” (fase ampiamente prevista dagli esperti bancari), ecco comparire le prime modifiche, con l’eliminazione delle protezioni, l’aumento dei rischi e, conseguentemente, delle perdite.

Dalla stima fatta nell’inchiesta di Osservatorio dell’aprile 2008, venne fuori che il Comune di Fasano, sino a fine contratto, rischiava addirittura di perdere 800 mila euro e, allo stesso tempo, precisammo che si tratta solo di una stima e la situazione poteva non rivelarsi così drastica.
Questa previsione vuol essere un campanello d’allarme per smuovere un po’ la situazione, che nel giugno ’08, grazie agli utenti del forum cittadino “Fasancult”, approda con successo in un incontro pubblico alla presenza degli amministratori e politici locali, per confrontarsi sul tema Swap, con la partecipazione del dott. Attilio Di Mattia, esperto in finanza derivata che ha studiato la vicenda fasanese.
Questo impegno porta ad una raccolta di firme, alla discussione del problema sugli organi d’informazione locali e regionali, e al dibattito in consiglio comunale.
In sostanza, dopo quattro anni di silenzi l’operazione Swap viene a galla con tutte le sue contraddizioni.
Ora, dopo aver esposto alla città la gravità della situazione, l’amministrazione comunale ha deciso saggiamente di tirarsi fuori da questa vicenda, così come avevamo consigliato da queste colonne nel numero di maggio ("Contratti Swap: ora è il momento opportuno per mettere fine ai giochi pericolosi”).

Però, prima di porre la parola fine, vogliamo rispondere ad una domanda che magari si saranno posta anche i lettori:

gli amministratori dell’epoca (gran parte gli stessi di oggi) sapevano a cosa si andava incontro con quest'operazione?

La risposta la troviamo in alcune dichiarazioni dell’assessore alla Risorse Finanziarie, Giuseppe Zaccaria, e del Sindaco Lello Di Bari.

Nel consiglio comunale del 29 novembre ’07, l’assessore Zaccaria incalzato sulla vicenda, dichiara: “Le dobbiamo dire come sono: non è che ci siamo alzati, l’assessore Zaccaria, il Sindaco o altri, e abbiamo fatto questo Swap. C’è stato proposto anche da qualcuno. Io personalmente, sono preoccupato davanti a queste simili proposte”.
Preoccupato? Ma, assessore, lei prima firma una delibera di giunta nel 2004 per formalizzare il contratto di swap e poi si dice preoccupato per queste proposte? Stiamo scherzando?

Altra risposta esaustiva ce la fornisce il Sindaco Di Bari, che, in una intervista del maggio 2008, dichiara: “Ricordo che nel 2004, quando ci fu proposta la delibera di giunta per la sottoscrizione dello swap dall'allora detentore della delega al bilancio (l'ex sindaco Vito Ammirabile,ndr) e col parere favorevole del dirigente dell'ufficio finanziario, personalmente, parlare in quel contesto di swap o di swatch (orologi, sic!) era la stessa cosa, perché non conoscevo in cosa consistesse la rischiosa operazione”.
Il Sindaco, come di consueto, la butta più sul casereccio con una battuta che solo dopo il felice epilogo può strappare qualche sorriso. E se non fosse andata così?

In sostanza, possiamo dire che questi amministrat(t)ori hanno preso decisioni senza conoscere nel merito a cosa si andava incontro, e solo dopo aver appreso (oramai in ritardo) in cosa consistessero gli swap hanno imparato la lezione e, anziché continuare a giocare, hanno deciso di tirarsi fuori.

Una scelta giusta al momento giusto ma, per cortesia, non venite a parlare di meriti o medaglie al valore, si tratta solo di casualità.

Comunque, sarebbe bene che per la prossima giunta si proponesse la lettura obbligatoria del libro “Rapaci” di Sergio Rizzo, dove nella dedica ai suoi figli scrive: “Perché non dimentichino mai che i soldi di tutti non sono i soldi di nessuno”.



31 maggio 2009

La TriCom "si appende" ancora



Continua la telenovela inerente alla vicenda della “TriCom spa”, società mista che si occupa della riscossione dei tributi locali.
La prima notizia è che la “Tri.Com.” (che vede come socio privato la San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa) dopo aver pagato al Comune di Fasano le prime due rate del suo debito, che avevano scadenza 30 marzo e 15 aprile (da 500 mila euro), ha chiesto di posticipare la scadenza del 30 aprile (650 mila euro) al 13 maggio.
Ma a tale data le casse comunali non hanno visto arrivare neppure un centesimo e, secondo indiscrezioni, l’amministrazione si è attrezzata con la solita lettera di sollecito per chiedere il riversamento delle somme dovute.
Le ultime due rate hanno scadenza 20 maggio (650mila euro) e 10 giugno (684 mila euro) per un totale di circa 2 milioni e 984 mila euro, più interessi.
Le preoccupazioni a Palazzo di Città aumentano: se la TriCom non paga, per le disastratissime casse municipali fasanesi sono dolori.
Bisogna tener conto che lo scorso 29 aprile la Procura di Velletri (in provincia di Roma), al termine di un’indagine della Guardia di Finanza coordinata dal pm Giuseppe Patrone, ha disposto l’arresto di Giuseppe Saggese (consulente della Tributi Italia, mentre sua sorella Patrizia ne è presidente) con l’accusa di peculato.
La Procura laziale ritiene che Saggese abbia messo le mani sul denaro pagato regolarmente da migliaia di cittadini per ICI, Tarsu, e altre tasse comunali.
Il colpo di scena è avvenuto nell’ambito di uno dei tanti procedimenti penali nati dalle denunce di ammanchi presentate dai Comuni della provincia romana per i quali Tributi Italia riscuote le imposte locali, in particolare quella presentata dal segretario comunale di Nettuno.
Il gip di Velletri ha successivamente revocato il provvedimento perché, a suo giudizio, sono venute meno le esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione del reato.
Intanto le indagini sulla Tributi Italia si stanno estendendo anche a Bologna, dove mancano all’appello 3,6 milioni di euro di tributi; e dai primi giorni di maggio anche i magistrati di Latina voglio vederci chiaro su una vicenda simile capitata ad Aprilia, dove per il momento sono sotto inchiesta l’ex sindaco della città e 15 consiglieri comunali.
Indagini sulla società Tributi Italia si registrano poi anche al Alghero e Sassari. Purtroppo, nonostante ben due procure (quelle di Bari e di Brindisi) si stiano accupando delle identiche vicende fasanesi e polignanesi, nessuna delle due per il momento pare sia arrivata a delle conclusioni.
A corredo di questa vicenda, vogliamo segnalare la dichiarazione dell’on. Rita Berardini (deputata radicale del PD) che, a pochi giorni dall’arresto di Saggese, ha affermato: “L’arresto di Giuseppe Saggese, patron di Tributi Italia, dovrebbe spingere il giornalismo d’inchiesta (ma esiste?) a indagare sull’enorme bubbone che vede molti Comuni stipulare accordi con partner privati per la costituzione di società miste ai fini della riscossione dei tributi comunali, attribuendo ai soci privati un aggio spropositato (30%) rispetto all’attività svolta, con arricchimento abnorme dei privati stessi e depauperamento delle casse comunali, con pregiudizio sia dell’ente locale che della cittadinanza. (…) Insomma, il bubbone della riscossione dei tributi è purulento, e riguarda da sempre la corruzione del sistema partitocratico italiano”.
Sommessamente, pensiamo che in questa vicenda la nostra parte di giornalisti d’inchiesta l’abbiamo fatta, subendone anche gli strascichi giudiziari del caso.
Ci auguriamo solo che ognuno faccia la sua parte e che le tasse dei fasanesi restino nella nostra città: non si capisce, infatti, perché il Comune di Polignano a Mare, socio del Comune di Fasano in questa triste vicenda, abbia dato un calcio nel sedere alla TriCom Spa, mentre il Comune di Fasano ancora non prenda adeguati provvedimenti.
Evidentemente, c’è sotto qualcosa che non è troppo chiaro . . .


29 maggio 2009

Contratti Swap: ora è il momento opportuno per mettere fine ai giochi pericolosi

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 5 maggio '09



Swap: è passato un anno ma, a quanto pare, nulla è cambiato.
Correva il mese di aprile 2008 quando Osservatorio usciva in edicola con questo titolo in copertina: “Il Comune gioca d’azzardo. Speculazione con i soldi pubblici: operazioni finanziarie ad alto rischio”.
All’interno, un’ampia inchiesta spiegava l’assurdità di queste rischiose operazioni di finanza derivata messe in atto dal Comune di Fasano, a cui faceva seguito l’intervista al dott. Attilio Di Mattia, analista finanziario che aveva studiato il “caso” fasanese e proponeva a titolo gratuito una consulenza per venir fuori da questa brutta storia.
La vicenda ebbe così un seguito grazie anche all’impegno del forum cittadino “Fasancult”, che nei mesi successivi si fece promotore di una raccolta firme e di un incontro durante il quale il dott. Di Mattia spiegava ai numerosi presenti le operazioni di ingegneria finanziaria che si nascondevano dietro la magica parolina inglese swap.
I contratti di swap stipulati dal Comune di Fasano nel maggio 2004 (giunta guidata da VitoAmmirabile , ndr) e con scadenza nel 2025, prevedevano lo “scambio” del tasso d’interesse relativo ai debiti contratti dall’ente comunale fino a tale data.
In sostanza, se il Comune di Fasano aveva dei mutui a tasso fisso, tale somma sarebbe stata pagata dalla banca (la BNL, ndr) che avrebbe così percepito dall’ente comunale un tasso d’interesse variabile, stabilito semestralmente dall’Euribor, un “termometro” del mercato finanziario che fa da punto di riferimento per tutta la durata del contratto.
A questo punto, subentrano diverse modifiche al contratto iniziale, che riguardano il debito (la somma in gioco), il numero di contratti (da uno si passa a due) e la durata (dal 2022 si passa al 2025).
In questi anni, gli iniziali ricavi si sono trasformati in perdite, per via dell’incertezza legata ai mercati finanziari, tanto da arrivare, nel solo anno 2008, ad una perdita per il comune di circa 150.000 euro.
Nei mesi a seguire, scoppia il caos nel mercato finanziario mondiale, cosa peraltro già ampiamente prevista dagli amministratori comunali che avevano sottoscritto e monitoravano queste operazioni, come ad esempio gli assessori Scianaro e Zaccaria, portando così le casse comunali in una situazione di forte rischio.
In quei mesi, infatti, se il Comune di Fasano avesse deciso di porre fine all’operazione avrebbe pagato una “penale” di circa 800 mila euro (maggio 2008) e che oggi, invece, si aggira attorno ai  111.000 euro (27 aprile 2009).
Insomma, un momento propizio per porre definitivamente la parola fine a questa brutta storia che ha visto giocare d’azzardo gli amministratori pubblici con i soldi dei cittadini.
Ora, in fase di discussione del bilancio, sarebbe bene prendere di petto questa vicenda, anche al fine di azzittire le solite dicerie che raccontano di come, nella testa dei nostri amministratori, la povera particella di sodio dell’acqua Lete si ostini nel gridare a quarciagola: “C’è nessuno?”.

28 marzo 2009

Ecco chi sta dietro la TriCom

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 3 di marzo 2009



La telenovela che riguarda la riscossione dei tributi comunali è ormai nota a tutti: parliamo di soldi dei cittadini incassati dalla società che gestisce il servizio e che puntualmente non riversa le somme al Comune, di un servizio affidato, di società nuove che restano vecchie e sono sempre guidate dalle stesse persone.
Nello scorso numero di Osservatorio abbiamo ascoltato in merito a questa vicenda il sindaco di Polignano a Mare, che ha parlato, senza mezzi termini, di “scelte politiche sbagliate, ben architettate, pensate e volute”, rimarcando le gravi inadempienze da parte di questa società mista pubblico-privata affidataria del servizio, ovvero la TriCom spa, che vede tra i soci i Comuni di Fasano e Polignano a Mare, e il socio privato San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa.
Ma chi è questa “Tributi Italia spa”? Ci svela l'arcano Simone Sabattini, giornalista del Corriere di Bologna, altra città nella quale la San Giorgio ritarda nei riversamenti dei tributi, che in un articolo pubblicato il 7 febbraio scrive: “C'è la solita catena di scatole cinesi dietro Gestor, ora Tributi Italia (…) un legame di trasformazioni, fusioni, cambi di nome e parentele che porta dritto al nome di Giuseppe Saggese, ex titolare della Publiconsult poi confluita in Tributi Italia, arrestato a Pomezia (Roma) con l’accusa di corruzione e sotto inchiesta ad Aprilia (Latina) dove è stato rinviato per frode, peculato e abuso d’ufficio.
(…) Guardando la composizione societaria (di Tributi Italia spa, ndr) si scopre che oltre all’amministratore delegato Pasquale Froio – subentrato a Vito Paolo Marti dopo che questo è finito nell’inchiesta della Procura bolognese – c’è un presidente che risponde al nome di Patrizia Saggese (…), che non è solo la presidente di Tributi (Italia spa, ndr), ma anche il socio unico della srl che controlla la stessa Tributi: la San Giorgio. Resta il fatto
- conclude Sabattini – che i cognomi, se non proprio le persone restano più o meno quelli attraverso tutte le trasformazioni della società. La San Giorgio ancora prima si chiamava Publiconsult e a capo c’era un altro Saggese, Giuseppe appunto, fratello di Patrizia”.
Qualcuno potrebbe pensare: la nascita di una nuova società potrebbe significare un nuovo modo di gestione e riversamento dei tributi?
Chissà, tutto è possibile ma, per il momento, lasciamo da parte le speranze e continuiamo ad affidarci ad alcuni dati certi.
Facciamo un passo indietro e andiamo al consiglio comunale di Polignano a Mare del 27 dicembre 2008.
In quell’occasione, il consiglio comunale prende atto che “fin dall’inizio del rapporto contrattuale le società Centro Tri.Com. spa e la San Giorgio spa si sono rese gravemente inadempienti nei confronti del Comune di Polignano a Mare e del Comune di Fasano”.
A questo, si aggiunge il comportamento ondivago e contraddittorio tenuto dalle due società, in merito alla possibilità, da parte dei due comuni, di poter “controllare pienamente, e quindi senza limiti, l’attività della società mista, compresa quella che svolge il socio privato”,  a cui hanno fatto seguito dei modi di fare elusivi e ostruzionistici da parte di San Giorgio e Tri.Com. spa.
Quindi, il consiglio comunale di Polignano a Mare, anche sulla scorta del protocollo d’intesa sottoscritto con il Comune di Fasano in data 6 novembre 2008 per la rimozione in autotutela della concessione, “delibera di concludere il procedimento dichiarando la decadenza del rapporto concessorio (…) per le evidenti ragioni di interesse pubblico, e di grave inadempimento del soggetto concessionario” (cioè Centro TriCom spa e San Giorgio spa, ndr).
Fin qui, tutto fila liscio, fino a quando la Tri.Com spa non decide di fare ricorso al TAR di Bari per chiedere l’annullamento, previa la sospensione dell’efficacia, dell’atto preso dal consiglio comunale e di ogni altro atto che faccia riferimento al famoso protocollo d’intesa tra i due comuni di Polignano e Fasano.
Bene, il 27 febbraio scorso, il Tar di Bari “respinge la domanda di sospensiva” avanzata dalla Tri.Com. spa. Che significa?
La decisione del TAR dimostra come le motivazioni che hanno portato il Comune di Polignano a Mare a revocare la concessione alla Tri.Com. sono vere, fondate e supportate da riferimenti giuridici.
Vi chiederete: e Fasano ha fatto una delibera di consiglio comunale per rescindere il contratto con la TriCom? Il problema è stato affrontato a viso aperto com’è accaduto a Polignano?
Se ci affidiamo alle parole del nostro assessore alle Risorse Finanziarie, pare proprio di sì; infatti, l’assessore Zaccaria dopo il nostro articolo dell’agosto scorso nel quale consigliavamo di risolvere la vicenda facendo ricorso all’autotutela, nel consiglio comunale del 2 settembre ’08, dichiarò che la vicenda Tri.Com era ampiamente conosciuta e monitorata e che “non ci voleva l’articolo del giornale per fare aprire gli occhi di fronte ad un problema che esiste. Il problema Tri.com lo stiamo controllando quotidianamente”.
Confortati da queste parole ci sentiamo più tranquilli, monitorati e sereni. Peccato che i controlli e monitoraggi quotidiani dell’amministrazione comunale sono serviti a ben poco e, soprattutto non sono bastati a porre fine a questa storia.
Infatti, mentre l’assessore rassicura, l’avvocatura comunale, il dirigente ai servizi finanziari e il Sindaco Di Bari tornano a scrivere (il 19 febbraio scorso, ndr) alla “nuova” Tributi Italia spa e alla solita Tri.Com. spa non per fare le presentazioni di rito, ma per comunicare a lorsignori che alla data del 31 dicembre 2008 risultano non riversati nelle casse comunali le somme derivanti dai tributi locali, per un totale di soli €. 3.144.132,48 (circa 6 miliardi delle vecchie lire, ndr), oltre all’omessa consegna della banca dati dei tributi locali (richiesta già a novembre ’08 e di proprietà del Comune) e degli estratti dei conti correnti postali, portando, di fatto, ad una impossibilità di esercitare il potere di controllo.
Queste situazioni, le avevamo già ampiamente trattate in un articolo pubblicato l’agosto scorso, suscitando le ire della San Giorgio-Tri.Com., che per tutelare la sua “immagine” è passata alle vie legali.
Il problema vero è che, nel momento in cui questo numero di Osservatorio va in stampa, la TriCom deve ancora al Comune di Fasano 2 milioni e 984 mila euro! Nel frattempo, infatti, bontà sua, ha inviato un versamento di circa 160 mila euro.
Per la parte restante, ha proposto un piano di rientro articolato in cinque rate: 500 mila al 30 marzo, 500 mila al 15 aprile, 650 mila al 30 aprile, 650 mila al 20 maggio e 684 mila (più interessi maturati) al 10 giugno 2009.
Ci si chiede: una volta recuperati i suoi soldi, il Comune di Fasano avrà il coraggio, nel supremo interesse dei cittadini, di mettere alla porta questa società? Secondo fonti attendibili, sul nostro Municipio si attende l'esito del giudizio amministrativo avviato dal Comune di Polignano a Mare . . .
Questo, ad oggi, il quadro completo della vicenda.

18 marzo 2009

Polignano ha detto addio alla TriCom. E noi?

Articolo pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 2 di Febbraio 2009

Paese che vai, usanze che trovi. Il famoso detto popolare si dimostra quanto mai attuale nella vicenda cittadina in materia di tributi e azioni istituzionali, per non parlare di misteriosi “problemi politici interni” che portano gli enti locali ad agire in modo differente.
Ma cerchiamo di andare per ordine.
L’oramai nota vicenda politica della riscossione dei tributi, che vede al centro la società mista Tri.Com. spa, giunge al capolinea.
Le somme mancanti sono state recuperate, il consiglio comunale ha deciso di andare dritto per la sua strada, gli atti sono stati trasmessi alle autorità competenti e tutti i legami intercorsi tra il Comune e la società sono definitivamente chiusi.
Il Comune in questione, però, non è quello di Fasano, ma quello di Polignano a Mare, socio pubblico della Tri.Com spa per una quota del 46% del capitale sociale.
L’altro comune che detiene il 5%, Fasano, non ha invece dimostrato la stessa voglia di andare avanti in questa “battaglia”.
Sarà perché a Polignano esistono amministratori responsabili e attenti al futuro della città? Questo non possiamo certo dirlo noi, ma sicuramente si può affermare che l’amministrazione comunale polignanese (centrodestra) ha dato concretezza alle azioni che da mesi vengono scritte su carta.
Per capire quali sono stati i motivi di tale scelta, abbiamo ascoltato Angelo Bovino, sindaco di Polignano a Mare, che cortesemente ci ha rilasciato un’intervista esclusiva.
“Le inadempienze registrate nel tempo e i ritardi nei riversamenti dei tributi nelle casse comunali da parte della San Giorgio spa – spiega il dott. Bovino ad Osservatorio – hanno portato non pochi disagi e preoccupazioni. A seguito di ciò, abbiamo monitorato costantemente la situazione, anche sulla scorta di altre vicende simili che nel frattempo si stavano verificando in altre città italiane. Insomma, in un periodo di crisi come questo, non potevamo certo esporre le casse comunali a un rischio. Così, abbiamo deciso di correre ai ripari e mettere la parola fine a questa storia, caratterizzata da inadempienze, disservizi, carenze e, soprattutto, scelte politiche poco chiare”.
Come siete giunti a questa decisione?
“Già nel Natale 2007 ci siamo occupati del problema con un consiglio comunale monotematico per elaborare un documento comune, votato all’unanimità e che fu interamente costruito in aula, al fine di comprendere il presente e il futuro della riscossione tributi nel comune di Polignano a Mare, e inoltre per mettere a nudo tutte le inadempienze e anomalie che si nascondevano dietro la nascita di questa società mista”.
I Comuni di Polignano e Fasano sono la parte pubblica della società mista Tri.Com. Qual è il rapporto tra i due enti?
“Con il Comune di Fasano c’è sempre stata una forte unione d’intenti e un ottimo rapporto di cordialità. A Fasano ho molti amici e credo che le due città debbano continuare ad avere un rapporto di stima reciproca.
Fino a quando è stato possibile, tra i due comuni c’è stata un’azione sinergica, sfociata nel protocollo d’intesa (sottoscritto il 7 novembre 2008, ndr) per chiedere la risoluzione del contratto in autotutela.
Subito dopo, è stato convocato un consiglio comunale che ha deliberato la ferma volontà nel proseguire su questa strada.
Con profondo rammarico, devo dire che l’opposizione (centrosinistra) ha preferito il silenzio, dimostrando una scarsa attenzione al futuro della nostra città, forse anche per nascondere colpe politiche del passato che ci hanno portato in questa situazione.
Fasano, invece, si trova in una situazione ben diversa dalla nostra, a causa di scelte differenti dettate da problemi politici interni (sic!, ndr) sotto l’aspetto dei servizi, dei livelli occupazionali e delle somme che deve ancora ricevere dalla S. Giorgio spa. Una realtà che non spetta certo a me giudicare.
Comunque, l’intesa con il Comune di Fasano risultava quanto mai necessaria, perché siamo entrambi soci della Tri.Com. spa, e come parte pubblica dovevamo agire in sintonia per capire le cause che hanno portato la struttura a scricchiolare”.

A cosa si deve, secondo Lei, questo “scricchiolio” della Tri.Com?
“In primis, la San Giorgio spa assicurava il denaro versato dai cittadini sui suoi conti, con una fideiussione che, in pratica, garantiva i fantasmi (sic!, ndr).
Altro dato critico riguardava la cessione del 5% del capitale sociale al comune di Fasano, che non doveva essere ceduto dal socio pubblico (Comune di Polignano a Mare, ndr) ma dal socio privato (San Giorgio spa, ndr). Tutto questo, in modo da garantire una maggioranza pubblica certa che, purtroppo, col tempo, si è dimostrata solo nei numeri.
Infatti, la società Tri.Com. è stata architettata in modo da garantire una maggioranza pubblica dal punto di vista azionario, ma in termini gestionali e decisionali era il privato quello che deteneva il potere. Non a caso, nel consiglio di amministrazione era il socio privato a detenere la maggioranza.
Insomma, un percorso astuto per diminuire l’autonomia degli enti pubblici e lasciare tutto in mano al socio privato, dimostrando la “pessima” intuizione da parte degli amministratori comunali che hanno condotto questa operazione.”

Quindi, par di capire che Lei non crede nelle società miste!
“Le società miste pubblico-privato si possono fare, io sono stato un precursore in questo, ma tutto dipende dal “come” si fanno.
E’ ovvio che si può incorrere in errori, imprevisti, ma qui siamo davanti a delle scelte sbagliate, ben architettate, pensate e volute.
Per questo, la nostra azione amministrativa è stata sin da subito decisa verso uno sblocco del disservizio, un recupero delle somme non versate nelle casse comunali e una garanzia verso un servizio tributi di qualità e nel massimo rispetto delle tasche dei cittadini.”

Come giudica l’esperienza Tri.Com.?
“Io non ce l’ho con la San Giorgio, ora “Tributi Italia”, perché è un’azienda privata che opera nel settore a livello nazionale, fa i suoi interessi e cerca di fare del suo meglio.
Però, se tale azienda mette a repentaglio la sicurezza economica della città, procura un disservizio e compie una serie di inadempienze, allora, è chiaro che per me diventa un “nemico” da contrastare.
Tengo a ribadire, però, che i veri nemici dei cittadini sono stati quelli amministratori che hanno attuato scelte scellerate e pericolose, architettate ad arte per creare questa situazione, e che oggi preferiscono il silenzio o si fingono indifferenti ed ingenui.
Uomini politici che hanno assunto delle scelte contro la città, meritano di non ricoprire più nessun incarico pubblico, perché con le loro azioni si sono dimostrati dei veri e propri pericoli pubblici”.

Cosa prevede il futuro?
“Al momento, la San Giorgio spa ha impugnato il nostro atto consiliare con il quale si chiudono tutti i rapporti, perché secondo loro non sussistevano le ragioni per intraprendere una scelta così drastica.
I motivi che avvalorano la nostra scelta sono tanti, ma basterebbe dire che in questi anni è venuto a mancare un rapporto fiduciario tra i soggetti, tanto da non giustificare più alcun tipo di collaborazione.
Inoltre, mi preme dire che su questa vicenda è in corso un’indagine della magistratura, verso la quale nutro fiducia e profondo rispetto. Mi auguro che i magistrati facciano fino in fondo il proprio lavoro, accertando tutta la verità e le eventuali responsabilità.
Per quanto riguarda la gestione del servizio tributi, la nostra città ha intrapreso la strada dell’internalizzazione, con tutte le difficoltà connesse a tale scelta e stiamo lavorando per garantire sicurezza nei pagamenti, un corretto servizio di riscossione e maggiore efficienza agli sportelli.
Un percorso difficile, ma che va fatto per rispetto alla città, al futuro del territorio e di tutti i cittadini onesti che con le loro tasse contribuiscono al miglioramento della collettività.”


Le parole del Sindaco Bovino ci fanno tirare un sospiro di sollievo, perché cominciavamo a pensare che fossimo noi i visionari che per mesi hanno parlato del forte rischio a cui sono state sottoposte le casse comunali e delle scelte politiche scellerate che ci hanno condotto in questa situazione.
In questo scenario, mentre la città di Domenico Modugno ha messo le ali, decidendo di Volare via da questa vicenda, il Faso, con le sue ali rattrappite, resta fermo e immobile. Salvo smentite!

7 marzo 2009

Il territorio pulito che sogniamo



Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio, n.1 Gennaio 2009

“In questo campo non possiamo restare indietro: tutti i comuni stanno dando molta attenzione al problema dell’energia. Credo che il 2009 per il Comune di Fasano sarà decisivo per la programmazione nel campo energetico”.
Queste parole del sindaco Lello Di Bari, apparse nel numero scorso di Osservatorio e che tracciano in modo chiaro le volontà politiche dell’attuale amministrazione comunale nel portare avanti un piano energetico che prenda in considerazione anche l’avvio di un impianto che produca energia elettrica alimentata con olio di palma.
A tal proposito, vi è già una richiesta presentata dalla “Green Energy” per la costruzione di una centrale da 140 Megawatt nella zona ASI di Pezze di Greco.
Una proposta, che sta sollevando critiche e preoccupazioni da parte degli operatori turistici locali, delle associazioni ambientaliste del territorio e delle tante onlus operanti nel settore sanitario: tutte, presto, saranno chiamate a porsi per lo meno delle domande in merito ai rischi che un impianto di questo tipo potrebbe rappresentare per la nostra città.
Quindi seguito, riportiamo integralmente la nota sottoscritta dal Consorzio Turistico “Puglia D.O.C.” e dall’associazione onlus “The Wall”, i cui componenti si sono riuniti nei primi giorni del nuovo anno a Masseria San Domenico per esaminare la questione della possibile realizzazione di una centrale elettrica a Fasano.
L’associazione “The Wall”, nata circa un anno fa, vede riuniti agricoltori, associazioni di categoria, artigiani, professionisti, liberi cittadini e operatori turistici, impegnati nella tutela ambientale e paesaggistica del territorio.
“Sogniamo una Savelletri con un porticciolo turistico a levante che possa accogliere in tutto non più di altre 200 imbarcazioni, che non sia invasivo e che valorizzi Savelletri e che faccia tornare il sorriso sulla bocca dei pescatori con un opportuno dragaggio dei fondali e con servizi quali pompa di carburante ed efficienti depositi per lo smaltimento degli oli esausti.
Sogniamo banchine attrezzate con graziosa lega navale e passerelle in mogano marino.
Desideriamo creare attrattive si shopping e boutiques sulla falsariga di Capri-Portofino.
Sogniamo un turismo di qualità, non d’èlite (i ristoranti fasanesi anch’essi hanno dimostrato di seguire l’impronta della qualità, salendo di tono negli ultimi 15 anni).
Sogniamo una zona costiera pulita, attrezzata ed ordinata, sulla falsariga di quella tra Egnazia e Savelletri, ma appunto dotata di parcheggi a monte ed essenze mediterranee e comode passerelle per raggiungere la zona costiera a piedi o in bicicletta.
Sogniamo di perorare e risolvere la causa delle meravigliose Dune millenarie a mare tra Torre Canne e il Comune di Ostuni che, nonostante la zona SIC, stanno colpevolmente (da parte di tutti noi) subendo una disastrosa erosione.
Esistono brevetti di multinazionali spagnole che riescono a risolvere il problema (abbiamo documentazione fotografica).
Sogniamo di fruire tutti, dunque, in maniera ecologica, con i servizi igienici realizzati in legno e/o materiali ecocompatibili nei 2-3 chilometri di spiagge retrostanti le predette Dune, fasanesi e turisti, del mare più bello.
Sogniamo di organizzare eventi fieristici per coniugare al meglio le forze produttive del paese e con workshop internazionali farle conoscere al mondo (agricoltura – turismo – artigianato – servizi, sulla scia della Fiera di Abril di Siviglia).
Abbiamo contenitori culturali quali l’Abbazia di San Lorenzo e cave varie nelle quali realizzare anfiteatri.
Sogniamo semplicemente di valorizzare a livello culturale la sinergia Egnazia – insediamenti rupestri, recuperando al meglio e al massimo questi ultimi e di realizzare piste ciclabili al mare e soprattutto tra i nostri “unici al mondo” ulivi secolari millenari e secolari della piana di Fasano ed Ostuni senza, per favore, la presenza di orridi e fetidi tir che trasportino olio di palma o quant’altro a centrali elettriche che daranno posto di lavoro a 20 persone e lo toglieranno a svariate centinaia che lo trovano già nel turismo, nell’agricoltura, nell’artigianato o nell’edilizia oggi già connessi.
Sogniamo strade pulite e non con fogli di eternit accatastati nelle strade di campagna accanto ad eccellenti produzioni orticole ed olivicole.
Sogniamo un rilancio delle nostre zone collinari con servizi di qualità (Spa, circoli sportivi, carine case da thè) in quell’amenità che ancora miracolosamente conserviamo nonostante grezzi di costruzioni fermi da vent’anni che non vengono né rimossi, né condotti a termine.
Signor Sindaco, abbiamo cercato un confronto civile con la sua Giunta, vi abbiamo rivolto poche e semplici richieste che sono cadute nel nulla.
Cosa ne penserebbe la nostra regione di un qualcosa di così inadeguato come una centrale elettrica a ridosso di centri abitati come Pezze di Greco e Pozzo Guaceto e nel bel mezzo di gioielli dell’architettura e della storia come: Salamina, Abbazia San Lorenzo, Signorello, la Cirasina, Borgo San Marco, Abate Risi e, appena più in là, San Domenico, Torre Coccaro, Torre Maizza, Don Luigi, la Minerva, Brigantino, Marzalossa e, soprattutto, la piana degli ulivi millenari e secolari, il Consorzio Agroalimentare e i famosi orti fasanesi?
Che coerenza avrebbe la legge regionale che sancisce la tutela degli uliveti monumentali?
Che coerenza costituzionale avrebbe la delibera dalla maggior parte di Voi attuali amministratori emendata nell’ottobre 2002?
Vi rendete conto che gli olivicoltori fasanesi, quest’anno, saranno gravati da pensanti passivi per la persistente e difficilmente reversibile crisi del mercato oleario?
Vi rendete conto che l’eccellente produzione orticola che rende famoso il nostro paese necessita anch’essa di ausilio e supporto?
Perché non far funzionare al meglio il nostro Consorzio agroalimentare creando marchi DOP sia per l’olio, sia per gli ortofrutticoli, magari in sinergia e in concerto con gli eccellenti manager turistici locali che hanno dimostrato di essere capaci di porsi all’attenzione di tutti i media a livello internazionale?
Cerchiamo, allora, civilmente e per il bene comune del paese, che siamo convinti avrebbe ricadute disastrose sul lavoro futuro dei nostri giovani se il nostro sogno fosse infranto, un confronto costruttivo, magari con una conferenza stampa aperta ai cittadini ed alla stampa, di stabilire insieme un fattivo e produttivo sviluppo di questo paese che ci è stato consegnato già bello da uomini del calibro di Aquilino Giannaccari, Gianmatteo Colucci, Gastone Ballotta e dai Melpignano ai Muolo a tutti noi che, in maniera più o meno incisiva, ne abbiamo decretato il successo con il nostro amore.
«. . . A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti, o Piendimonte; e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta . . .»
Fasano merita che sia la regione intera, la nazione e il mondo a decretare quale sia il suo destino.
Facciamolo decidere a tutti coloro che la amano, compresi gli stranieri che sono venuti fiduciosi ad investire i loro soldi in questo paradiso.
Sogniamo un paese dove l’azzurro del cielo e del mare possano rimanere tali e attraverso lo sviluppo di quello che faticosamente è stato realizzato fino ad oggi, di un drappello di uomini che non vengono rispettati, i giovani possano continuare a sorridere fiduciosi nel lavoro e a non temere dinieghi alle loro richieste.
Sì, sogniamo un territorio con magari altri campi da golf, altre masserie hotel, energie rinnovabili e a zero impatto ambientale e paesaggistico quali il fotovoltaico e non le centrali elettriche; per questo ci dichiariamo più che disponibili ad una concertazione, perché questo meraviglioso paese merita ben altro impegno e rispetto.
Immagina che, invece, ci sia una delibera comunale positiva sulla centrale e che questa gente “incazzata a ciuccio” per il mazzo che si è fatta tra mutui, P.O.R. e . . . gentili dinieghi delle banche, adisca con i migliori professionisti italiani le vie legali e chieda “legittimi” risarcimenti, forti di una delibera del 2002 . . . e che il Comune un giorno debba rifondere di svariate decine di milioni di euro imprenditori e collaboratori?
Ma, se qualcuno non avesse ancora capito e ne diamo volentieri documentazione, com’è stata data già a Lei, caro Sindaco, lo vogliamo capire o no che la nostra è tra le più belle e invidiate zone turistiche al mondo?
Atteso il successo già riscontrato, è così difficile capire che questo sta interessando tutte le categorie produttive (edilizia, artigianato, agricoltura). Perché interrompere questo circolo virtuoso?
Forse sarebbe più proficuo che il sogno già concreto al 70% . . . si realizzasse?
Immagina che la centrale insista su un terreno a meno di 500 metri da una lama e che, sebben gestita nel migliore dei modi (bah!?), accidentalmente, qualcosa di nocivo penetri nella falda?
Cosa accadrebbe, infatti, se quella centrale si realizzasse? Davvero non interessa che ci siano ricadute gravi sull’occupazione?
Parliamone civilmente e con uno sguardo, viva Dio, al bene comune della nostra città, in una conferenza, invitando tutte le forze politiche del paese, quelle imprenditoriali e quelle dei lavoratori, ascoltando i pareri dei più autorevoli economisti, paesaggisti ed ambientalisti a livello nazionale, cosa per la quale siamo già attivi.
Tutti coloro che intendono apportare il proprio contributo possono farlo all’indirizzo email associazione_thewall@libero.it, perché il futuro passa anche dalle nostre mani”.
Nella lunga nota si fa riferimento ad una delibera di consiglio comunale risalente al lontano 2002, quando il massimo consesso cittadino (e da allora circa il 50% dei consiglieri è rimasto invariato, ndr) deliberò di “dare atto dell’incompatibilità ambientale e territoriale dell’impianto per la produzione di energia elettrica da 10 MW alimentato con combustibile ecologico e di ulteriori ed altri ad esso assimilabili (. . .) di adoperarsi a contrastare qualunque forzatura che possa pervenire dalle sedi istituzionali competenti (nazionale, regionale e provinciale) atta a sostenere e favorire l’insediamento del termovalorizzatore, di inceneritori e/o altri impianti di combustione assimilabili e non”.
E, infine, di “notificare la presente deliberazione alla Regione Puglia, alla Provincia di Brindisi, al SIRSI, alla Sovrintendenza di Bari, chiedendone l’applicazione in tutti i futuri atti e provvedimenti amministrativi”.
Ora, nel corso della riunione tenutasi a San Domenico, dalla quale è scaturito il documento che bbiamo pubblicato, i partecipanti si sono chiesti perché la maggior parte di quei consiglieri comunicali che avevano espresso la volontà di non far realizzare una centrale elettrica a Fasano, adesso hanno cambiato opinione?
Comunque, ferme restando le volontà dell’una e dell’altra parte, diviene ora più che mai necessario un percorso comune che veda pubblico e privato discutere insieme per il bene dell’intera collettività.

Documenti correlati:

- 19 settembre 2008: Energie rinnovabili: discutiamone insieme!
- 27 settembre 2008: Centrale elettrica a olio di palma: intervista al prof. Achille Remo Renzetti
- 7 ottobre 2008: Energie rinnovabili: continuiamo a discutere . . .

31 gennaio 2009

"I bisognosi di Ostuni pesano di più": risponde il dirigente del Comune di Ostuni

In merito al mio articolo "I bisognosi di Ostuni pesano di più", pubblicato sul numero di novembre 2008 del mensile Osservatorio, risponde con una lettera al direttore della testata, il Coordinatore dell'Ufficio di Piano dell'Ambito Territoriale Sociale e dirigente settore servizi sociali del Comune di Ostuni, dott. Antonio Minna.

Ecco il testo della lettera apparsa nel numero di dicembre 2008:

Gentile Direttore,
ho letto con interesse l'articolo I bisognosi di Ostuni pesano di più, a proposito della erogazione dell'assegno di cura alle persone non autosufficienti dell'Ambito Territoriale Sociale.
Lo sottoscrivo in gran parte, condividendo alcune perplessità sollevate e lo "spirito" pungolatore che deve assolutamente appartenere ai giornalisti locali.
Ma alcune precisazioni mi sembrano doverose.

Le risorse per l'assegno di cura, previste dal bando nel 2007 pari a 309.980 euro, come da voi correttamente riferito, sono state incrementate in un primo tempo con un finanziamento supplementare della Regione (110.000 euro), e poi con altre risorse del Piano di Zona, fino a raggiungere la cifra attuale di circa 740.000 euro.
Ad oggi, sono il liquidazione 73 contributi, ai quali se ne aggiungeranno nelle prossime settimane circa altri 60, rispetto ai circa 1.300 richiedenti.
Una goccia nel mare, evidentemente!

Perchè vi siano meno fasanesi in testa alla graduatoria, francamente, non saprei dire: è una cosa che potremmo approfondire, anche se ritengo non sia questo il punto centrale.
Dice bene il giornale affermando che non si possono ipotizzare manomissioni alla graduatoria generale, frutto della pura e meccanica integrazione fra le graduatorie comunali, anche se poi si contraddice ventilando il sospetto che abbia influito negativamente l'asserita capacità gestionale del Comune di Fasano rispetto ad Ostuni.

Tra l'altro la gestione della graduatoria di Ambito è interamente affidata al Comune di Cisternino e non ad Ostuni.

A me pare che le questioni più rilevanti sollevate dall'articolo siano due: pochi beneficiari sui 1.500 richiedenti, che fine fanno le altre persone? Ed ancora: come e da chi è valutata la non autosufficienza?

La prima questione: purtroppo gran parte del peso continua a ricadere sulle famiglie.
Come è noto, il Fondo Nazionale per la non autosufficienza, istituito solo da quest'anno (governo Prodi), comincia già a non avere certezze per il futuro (con la finanziaria di quest'anno).
La Regione Puglia ha approvato recentemente le linee guida per l'intervento specifico e nei prossimi mesi saranno assegnati agli Ambiti i fondi e potranno partire i nuovi bandi.
Di sicuro continuerà ad esserci uno scarto notevole tra richiedenti e beneficiari, perchè le risorse disponibili restano sempre pur poche.
Il Piano di Zona ha previsto anche progetti per disabili gravi ed a giorni partiranno i relativi bandi, con una disponibilità di circa 200 mila euro.

La seconda questione mi sembra ancora più pregnante.
Quella della valutazione socio-sanitaria della non autosufficienza apparve sin da subito come una questione cruciale.
L'Ambito ha impiegato inutilmente parecchi mesi per trovare la collaborazione dei medici di famiglia, nel tentativo di arrivare per ogni singolo caso a una valutazione congiunta con l'Assistente Sociale.
L'incontro convocato insieme al Distretto sanitario con i medici di Fasano, per esempio, il 19 dicembre dell'anno scorso, andò deserto.
Per questio decidemmo di scindere la procedura di valutazione: l'Assistente Sociale comunale ha infatti visitato tutte le famiglie interessate, per verificare e confermare i dati dichiarati nella domanda dalle famiglie.
Al medico di famiglia è stato chiesto di completare una scheda per indicare il grado di non autosufficienza del suo paziente.

Le verifiche, quindi, sono state fatte, anche se, ne siamo consapevoli, qualcosa non ha funzionato.

Di sicuro ne faremo tesoro per il prossimo bando, perchè l'esperienza ci servirà per migliorare il meccanismo.

12 gennaio 2009

Il giornalista Carlo Vulpio presenta a Fasano il suo libro "Roba Nostra"

Versione integrale dell'articolo apparso sul mensile Osservatorio nel numero di Dicembre 2008



“E’ più preoccupante un pizzino di Provenzano o un pizzino di Latorre a Bocchino?”
Comincia con questo dubbio amletico la presentazione del libro “Roba Nostra” del giornalista del Corriere della Sera Carlo Vulpio, organizzata dal Circolo della Stampa “Secondo Adamo Nardelli” di Fasano lunedì 24 novembre nella Sala di Rappresentanza a Palazzo di Città.
L’incontro, dal titolo “Il malaffare eletto a sistema”, è stato un momento di riflessione attraverso le pagine del libro di Vulpio, su quell’intreccio politico-affaristico che troppo spesso stringe nella morsa le regioni del centro sud Italia.
La ridente Basilicata, i rifiuti pugliesi, i rigassificatori nella Valle dei Templi in Sicilia, i tanti finanziamenti europei in Calabria, sono solo alcuni degli argomenti trattati in “Roba Nostra”.
Un libro, così come lo descrive il presidente del Circolo della Stampa Franco Lisi, che dimostra come in Italia non ci sia un netta divisione tra controllore e controllato, dove la rete del malaffare s’intreccia con le istituzioni.
In questo libro che appare quasi un romanzo, sottolinea la giornalista Paola Guarini, i fatti sono esposti in modo appassionante ed intrigante, con colpi di scena e momenti di suspense, ma tutti tremendamente veri.
Il saluto della città viene portato dal Sindaco di Fasano, Lello Di Bari, che nel ringraziare l’autore per la sua presenza e testimonianza giornalistica, rimarca il forte bisogno di portare nelle istituzioni un maggiore senso della legalità.
Spetta così all’autore raccontare come nasce “Roba Nostra”, che non stenta a definire una vera e propria assicurazione sulla vita.
La prefazione del libro è affidata a Marco Travaglio, giornalista che collabora con l’Unità, Repubblica, L’Espresso, MicroMega, autore con Pino Corrias e Peter Gomez del blog www.voglioscendere.it ed ospite fisso della trasmissione di Michele Santoro, AnnoZero.
“Nessuno, grazie anche a questo libro, potrà più dire di non aver saputo”, scrive Travaglio nella sua prefazione, infatti, l’autore di “Roba Nostra” entra nella tela politico-istituzionale del malaffare per descrivere con scrupolosi dettagli quelle che sono le strategie per ricevere finanziamenti dall’Unione Europea da milioni di euro che scompaiono nel nulla, le inchieste scottanti del PM Luigi De Magistris e tutta gli sviluppi relativi al suo “allontanamento” dalle inchieste, per arrivare alle intercettazioni telefoniche dei giudici e investigatori che indagano, messi sotto controllo da giudici ed investigatori indagati.
Intercettazioni che non risparmiano neppure i giornalisti, tra cui lo stesso autore del libro, “legalmente” intercettato per conto della Procura di Matera, perché indagato assieme ad altri 4 giornalisti ed un capitano dei carabinieri, per “Associazione a delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa, con il concorso morale esterno di uno degli associati” (sembra un’accusa fatta su misura,ndr), questo perché Vulpio e gli altri seguivano con attenzione il caso delle "Toghe lucane" di De Magistris.
“Roba Nostra” parla anche della Puglia, delle inchieste sullo smaltimento dei rifiuti nell’alta Murgia a base di fanghi contenenti alte percentuali di cromo.
Insomma, un libro a 360 gradi, dove l’autore disegna uno ad uno i tratti della magistratura lucana, le inchieste del PM De Magistris, le decisioni politiche nel bloccare questi indagini, i misteri che circondano dopo molti anni le morti di giovani adolescenti, affaristi che s’improvvisano “uffici di collocamento”, politici conniventi troppo spesso protagonisti e non solo spettatori silenziosi.
Ma “Roba Nostra” racconta anche il duro lavoro di persone come Clementina Forleo e Luigi De Magistris (due "figure negative", così come li ha definiti Letizia Vacca, vicepresidente della I Commissione del CSM), costretti a non portare avanti le loro indagini giudiziarie per impedire alla prima di continuare l’inchiesta sulle scalate bancarie per via di una "incompatibilità ambientale" e, al secondo, e le indagini sulla magistratura lucana, tanto da essere trasferito da Catanzaro a Napoli.
Tutto questo è “Roba Nostra”, un libro che racconta tante verità scomode che si cerca in tutti i modi di affondare e nascondere, ma che di tanto in tanto ritornano a galla in modo forte e vigoroso, come in questi giorni, perché sembrerà strano, ma in questo Paese c’è ancora tanta gente che non è disposta a rassegnarsi al silenzio.

9 gennaio 2009

Chi è muto, chi parla, chi straparla!


FASANO: Il quartetto cetra del mutismo in Consiglio Comunale


Versione integrale dell'articolo apparso sul mensile Osservatorio di Dicembre 2008


Come ogni anno, Osservatorio dedica al numero di dicembre una veste particolare per tracciare un bilancio dell’anno appena trascorso.

Così, non volendo tradire le aspettative, tracciamo un utile resoconto numerico del Consiglio Comunale di Fasano, senza soffermarci al solo 2008 ma analizzando i numeri sin dal suo insediamento che risale a circa un anno e mezzo fa.

Sull’onda della lotta ai fannulloni, vediamo qual è il lavoro che in questa consiliatura hanno svolto assessori e consiglieri comunali; unità di misura utilizzata: il numero di interventi fatti in consiglio.

Un modo, questo, per capire quanto i consiglieri di maggioranza e opposizione hanno partecipato ai lavori e chi sono i consiglieri e assessori più attivi.

Cominciamo col dire che in un anno e mezzo di amministrazione Di Bari si sono tenute 20 sedute di Consiglio Comunale, dalle quali abbiamo escluso la seduta d’insediamento.

Il “censimento” parte così dal consiglio comunale del 19 luglio 2007 e termina con quello del 16 ottobre 2008.

Unica nota da segnalare, riguarda il cambio di ruolo tra Dino Arnese e Giuseppe Contento (UDC) che l’11 febbraio 2008 si scambiano i ruoli, assumendo il primo quello di assessore ai Servizi Sociali e il secondo quello di consigliere comunale.

Partendo da questo primo caso, pare che Dino Arnese una volta diventato assessore abbia perso il dono della parola, perché mentre da consigliere comunale è intervenuto in 5 consigli su 10, da assessore, una sola volta su 10. Eppure di cose da dire ce ne sono tante: la storia infinita del nuovo ospedale, l’Ambito Territoriale Sociale e il ruolo strategico (sic!) del Comune di Fasano, ma si vede che l’assessore aveva poco da proferire.

Nella hit parade della Giunta Comunale, sul primo gradino del podio troviamo l’assessore Zaccaria, che tra swap, Tri.Com e bilancio ha avuto molto da raccontare e speriamo che per il nuovo anno si schiarisca la voce, visto che cose da dire ce ne sono ancora tante.

Al secondo posto, il vice Sindaco Scianaro, facendo registrare quasi un intervento ogni 2 consigli comunali, seguito dall’assessore Pagliara, che ha preso parola nel 35% dei consigli comunali.

Il Quartetto Cetra versione muta della giunta, vede come protagonisti gli assessori: Napoletano, Manfredi Mola e Caroli, che ad eccetto del primo, mai intervenuto in consiglio comunale, vede gli altri tutti a quota 1 intervento su 20. Complimenti e in bocca al lupo per il prossimo Sanremo!

Passando al consiglio comunale, il microfono d’oro per i numerosi interventi viene assegnato all’opposizione, con il 61%, rispetto al misero 39% della maggioranza; in media, ogni consigliere di opposizione è intervenuto in 11 consigli comunali su 20, mentre quelli di maggioranza in 5 su 20.

Per i singoli consiglieri, al primo posto troviamo Fabiano Amati, che ha parlato nel 95% dei consigli comunali, seguito a pari merito da Dino Cofano, Giorgio Cofano e Checchino Laterrenia al 90%. Medaglia di bronzo al capogruppo del PDL Gianleo Moncalvo con l’85%, percentuale record nella coalizione di centrodestra, dato che gli altri risultano pressoché ammutoliti.

Ma i vincitori del gioco del silenzio in consiglio comunale, forse molto bravi già a scuola, con zero interventi e campioni assoluti del premio “I muti per Caso”, sono: Angelini Giacomo, Cofano Marco, Colucci Giuseppe, Fanizza Carmine, Masella Francesco e Quaranta Silvio.

In verità, ci sono alcuni che fatto registrare un brevissimo intervento, come il consigliere Damiano Ferrara intervenuto una sola volta per qualche minuto solo a rimarcare la sua fiducia al sindaco nel consiglio comunale sulla vicenda del russo Sergei o come il consigliere Carmine Fanizza, che il 10 settembre 2007 prende la parola per dieci secondi, solo per esprimere un suo parere sulla lettura di un documento o ancora, come il consigliere Silvio Quaranta che nel consiglio del 26 luglio ’07 dice: “Disponibilità e Concretezza: Quaranta Silvio”.

Giusto per dare un’idea, “I muti per Caso” rappresentano con i loro voti gran parte dei cittadini fasanesi, che grazie alla democrazia rappresentativa (sic!) ora sanno che da un anno e mezzo non hanno mai detto una parola in consiglio comunale.

A proposito, per dovere di cronaca va detto che in questa analisi abbiamo volutamente escluso i sì e no delle dichiarazioni di voto, gli inviti a prendere un caffè a microfono spento, le conversazioni telefoniche e i commenti calcistici, ma visti gli orrendi risultati, la prossima volta valuteremo anche questo.

20 dicembre 2008

I bisognosi di Ostuni pesano di più?



Sta facendo discutere i diretti interessati e anche qualche addetto ai lavori la recente attribuzione dell'assegno di cura a persone non autosufficienti e ai loro nuclei familiari, dato a 54 famiglie nell'ambito del Piano di Zona per il progetto "Supporto alla domiciliarità".
Il bando, riferito all'anno 2006, è finanziato con apposite risorse provenienti dall'assessorato regionale alla solidarietà per un importo di euro 218.900, e con quelle provenienti dal Piano di Zona per 91.080 euro, per un totale complessivo di 309.980 euro.
La finalità del progetto, che vede insieme, in un unico intervento, i Comuni di Fasano, Ostuni e Cisternino, è quella di "rimuovere ovvero ridurre l'incidenza che i vincoli economici e il disagio derivante da reddito insufficiente possono esercitare sulla scelta e sulla capacità di un nucleo familiare di prendersi carico, per la parte di competenza, del lavoro di cura di una persona in condizione di fragilità derivante da non autosufficienza, favorendo così il ricorso ai servizi domiciliari e comunitari per prolungare la permanenza del soggetto non autosufficiente nel proprio contesto familiare".
Destinatari di questi contributi economici sono le persone con disabilità fisica, psichica o sensoriale in condizioni di non autosufficienza grave, che vivono da soli, e i nuclei familiari in cui vivano da almeno un anno, alla data del 30-10-2006, una o più persone non autosufficienti per le quali sia possibile una adeguata assistenza a domicilio.
Per rientrare nelle condizioni di ammissibilità, è necessario che l'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) del reddito familiare non sia superiore a 40 mila euro, e che il reddito della persona non autosufficiente nell'anno fiscale 2005 non sia stato superiore ai 25 mila euro.
Ovviamente, la graduatoria viene stilata in base ad alcuni criteri espressamente stabiliti dal bando, che privilegia redditi più bassi.
Sono state dunque presentate ben 1.321 domande di cittadini residenti nei tre Comuni di Fasano, Ostuni e Cisternino.
Il dato che lascia perplessi è che a fronte di 493 domande presentate da fasanesi (pari al 37,32%), 462 presentate invcece da ostunesi (34,98%) e 366 da cistranesi (27,70%), sono stati erogati 54 contributi (con assegni da 6.000 a 5.400 euro annui, fino all'esaurimento dei fondi disponibili) così ripartiti: 39 (pari al 72,22%) a richiedenti di Ostuni, 10 (18,52%) a richiedenti di Cisternino e solo 5 (9,26%) a cittadini di Fasano.
Un caso molto singolare, considerando anche che Ostuni ha 32.514 abitanti, mentre Fasano ne ha ben 38.271 (secondo i dati Istat 2007).
Non potendo assolutamente ipotizzare che siano state fatte manomissioni alle graduatorie, perchè ogni Comune attraverso il proprio ufficio dei servizi sociali esamina le singole pratiche attribuendo loro un punteggio che poi determina la classifica finale, viene il sospetto che siano stati usati parametri di valutazione leggermente differenti e un pò discutibili.
C'è infatti chi sostiene che per stilare la graduatoria siano state prese come oro colato le dichiarazioni degli utenti in base alla documentazione presentata.
E si fanno degli esempi: un cieco ha invalidità e accompagnamento, ma può svolgere alcune funzioni della vita che lo rendono autonomo.
Un soggetto con distrofia muscolare, che sta a letto, va invece accudito per tutte le cose essenziali.
Sono state valutate caso per caso queste situazioni?
La risposta pare sia negativa: la verifica dei singoli soggetti sarebbe stata fatta solo a chi è risultato idoneo, e la valutazione è stata effettuata solo sulla base della documentazione clinica (certificato d'invalidità).
Fra chi ha usufruito del contributo risulterebbero soggetti handicappati che vivono da soli con il proprio unico reddito.
Ma come fa un disabile non autosufficiente a vivere da solo?
E' assai improbabile che un soggetto non autosufficiente possa vivere da solo, salvo i casi un cui ci sia un minimo di autonomia.
E nel bando non è prevista la verifica dell'autonomia, ne è stata chiesta una documentazione specifica e aggiornata.
In più, fra coloro che hanno compilato la graduatoria non è prevista la componente medica, che può valutare lo stato di autonomia del soggetto.
A quanto pare, la graduatoria è stata elaborata attraverso un computer in base a semplici parametri: reddito, certificato di invalidità e accompagnamento.
Non è un pò riduttivo? Perchè non sono state verificate concretamente le diverse situazioni soggettive?
Le verifiche sono stae fatte dall'ufficio ai servizi sociali di appartenenza del richiedente.
E' opinione diffusa, che tale verifica non possa farla solamente l'assistente sociale, perchè non ha le competenze professionali per giudicare l'autonomia clinica.
Nella commissione occorrerebbe anche la presenza di un medico.
Quindi, il tutto si è risolto sulla base di un'autodichiarazione del soggetto, previa verifica solo nel caso in cui lo stesso risultava assegnatario dell'assegno di cura.
Ma, per esempio, si dice che non si sia entrati nel merito della verifica dei certificati ISEE.
In qualche caso, pare che alcuni beneficiari, previa opportuna "suddivisione" del domicilio, abbiano potuto usufrire di un cerficato ISEE dal quale risulta solo il reddito del soggetto invalido.
E nessuno in fase di verifica si sarebbe posta la domanda di come possa un soggetto non autosufficiente avere come unico reddito il suo e vivere da solo.
A riprova di come ci sia qualcosa che non funziona nei criteri adottati per la compilazione della graduatoria, si porta qualche esempio.
Un cieco che vive da solo, con ISEE basso, assistito dai familiari, ma che sullo stato di famiglia risulta unico residente, riceve l'assegno.
Un'anziana donna che vive non marito ottantenne e figlia, con ISEE più alto, affetta da demenza senile, e che abbisogna di assistenza 24 ore su 24, non riceve l'assegno.
E come caso clamoroso di esclusione dalla graduatoria si porta quello di un giovane 35enne  affetto da patologia neurologica degenerativa, che non ha nessuno che lo assista e non ha alcun reddito, ma risulta proprietario di una casa perchè gli è stata intestata da alcuni parenti.
Sono comunque situazioni di grande disagio sociale che meriterebbero maggiori attenzioni.
E qui non si vuole discutere chi merita e chi no, ma il metodo con il quale è stata stilata e il modo in cui sono state fatte le verifiche.
Il dramma è che, su una graduatoria di quasi 1.500 persone del distretto sanitario Cisternino - Fasano - Ostuni che abbisognano di aiuto, solo a 54 è stato riconosciuto l'assegno: che fine fanno le altre persone?
Gli aventi diritto al contributo, che oscilla tra i 450 e i 500 euro mensili, sono stati quantificati in base ai soldi disponibili per l'ambito territoriale.
Come già detto, però, c'è una cosa che salta subito all'occhio: la maggior parte dei beneficiari sono di Ostuni. Perché?
Sorge il sospetto che in questa prevalenza ostunese giochi un ruolo il fatto che il Comune di Fasano, purtroppo, per propria incapacità gestionale, abbia totalmente delegato al Municipio della "Città Bianca" le funzioni di Comune capofila del cosiddetto "Ambito Territoriale Sociale".

16 dicembre 2008

SIC Morelli: Fasano guarda e basta!!!

Il 26 ottobre scorso ha preso forma il nuovo Parco Naturale Regionale “Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo”.

La nuova area naturale è stata istituita con la legge regionale n. 31 del 27/10/2006 e presenta al suo interno una zona SIC (Sito d’Interesse Comunitario) e presenta “un’estensione di 1.070 ettari, di cui circa il 70% ricade nel Comune di Ostuni e il 30% nel Comune di Fasano, interessando una fascia costiera di circa 8 km”.

Obiettivo del nuovo Parco sarà quello di offrire ai tanti turisti e visitatori una serie di itinerari da percorrere in bici o a piedi lungo la costa, passando per la zona umida del Fiume Morelli, le masserie fortificate e gli insediamenti rupestri di cui il nostro territorio è particolarmente ricco.

Tra le tappe principale dei diversi itinerari messi a disposizione dei visitatori, vi è il Dolmen di Montalbano, da tempo abbandonato a se stesso e finalmente messo al centro di una sua adeguata valorizzazione.

Particolare attenzione è stata riservata anche alla tutela dei numerosi ulivi secolari presenti sul territorio, infatti, le aree tra i comuni di Fasano e Ostuni ospitano in numero e dimensioni, i più importanti esemplari di queste “cattedrali naturali”.

Il punto di accoglienza per tutti i visitatori che vorranno trascorrere qualche ora tra i profumi della macchia mediterranea, i colori della terra rossa di Puglia e il caldo fruscio del mare, sarà la ex stazione ferroviaria di Fontevecchia, che nei mesi scorsi è stata interessata da lavori di ristrutturazione per farle acquisire la nuova veste di “Casa del Parco”.

La struttura, oltre ad ospitare gli uffici amministrativi e un box informazioni del Parco naturale, è sede di un punto vendita di prodotti agro-alimentari dell’area Parco ottenuti da agricoltura biologica, è presente un’aula didattica e un’ampia area attrezzata all’aperto per eventi e incontri destinati alle scuole e gruppi di visitatori.

La “Città Bianca”, infatti, è già all’opera da tempo per l’istituzione di un Centro Visite, dove “convergeranno una serie di iniziative frutto del lungo lavoro di progettazione e programmazione svolto dal Comune di Ostuni connessi con la mobilità lenta dei percorsi cicloturistici, con i marchi di qualità ambientale per le strutture turistiche, con i progetti di conservazione dell'area delle dune costiere”.

Tutte le domeniche, da gennaio a giugno, l’assessorato all’Ecologia del Comune di Ostuni, mette a disposizione delle guide specializzate che accompagneranno gratuitamente piccoli gruppi e famiglie, all’interno dell’area protetta.

“Questa volontà di coinvolgimento della popolazione – dice l’amministrazione comunale – punta a rendere coscienti e responsabili i cittadini ostunesi delle risorse del proprio territorio e della ricchezza della quale sono i principali affidatari”.

Il progetto del Parco Naturale Regionale “Dune costiere da Torre Canne a Torre San Leonardo” vede coinvolti l’Unione Europea, l’assessorato regionale all’Ecologia, il Comune di Ostuni con l’assessorato all’Ambiente e il Comune di Fasano.

Ora, oltre ad alcune riflessioni dettate dal materiale informativo sul progetto, dove non compare mai il Comune di Fasano come promotore di una qualsivoglia iniziativa, è lecito chiedersi: perché Ostuni sensibilizza i suoi cittadini ed è in prima fila nella tutela e valorizzazione del territorio, dolmen di Montalbano compreso, e Fasano risulta latitante?

Una risposta sul differente modus operandi” dei due assessorati lo si evince dal loro modo di comunicare.

Infatti, mentre l’ass. Moro del Comune di Ostuni informa la sua città sulla conversione della “Stazione di Fontevecchia in centro visite del Parco delle Dune Costiere” e relativa “inaugurazione
dell’ itinerario ciclabile della Via Traiana”, il nostro assessore Pagliara è occupato dal 29 agosto ’08 nel far sapere a tutti che il Comune di Fasano per la prima volta si è prodigato in un “
azione d’innaffiamento di tutta la vegetazione nei due viali centrali della nostra località collinare di villeggiatura e turistica” (la Selva,ndr).

Sarà ancora lì? Al momento, questo non lo sappiamo. L’unica cosa certa è che mentre Ostuni guarda al futuro, Fasano guarda e basta.


18 novembre 2008

Il consiglio dell'Autotutela!



Sinceramente non voglio annoiarvi con lunghe trattazioni sul tema Tri.Com. e, per questo, cercherò di schematizzare un po’ quello che è accaduto negli ultimi anni in materia di riscossione dei tributi comunali, in modo da fornire un quadro completo (almeno ci provo) della vicenda.
- 2003/’08: La Giunta di centrodestra del sindaco Vito Ammirabile promette di voler internalizzare la riscossione dei tributi, fino ad allora esternalizzata a favore di una cooperativa che percepiva un compenso lordo sugli accertamenti, ovvero, sull’evasione. Tale scelta, indicava la necessità di far venire a galla tutti gli evasori e allo stesso tempo, causava un invio di “cartelle pazze” per rimpinguare le casse dell’ente gestore.
Per ovviare a questo, si decise che la riscossione andava internalizzata e nel dicembre 2003 si provvedeva a fissare in 2 anni (!) un progetto di “ristrutturazione” dell’Ufficio Tributi, al fine di razionalizzare gli sprechi ed evitare disagi ai cittadini.
Il biennio sarà impiegato nella riorganizzazione di: uffici, personale, elaborazione di dati utili per la riscossione.
- 2006: Cartelle pazze? Serve una soluzione. Il consiglio comunale di Fasano delibera di “aderire in qualità di nuovo socio pubblico alla società mista Centro Tri.Com. spa”, acquistando il 5% delle azioni detenute dal comune barese, delineando così il nuovo quadro societario: comune di Polignano a Mare (49%), S. Giorgio spa (46%) e Comune di Fasano (5%). Ovviamente, per non annoiare il lettore evito di citare le percentuali relative agli aggi spettanti alla società mista e al relativo socio privato San Giorgio spa.
- Novembre 2008: Qualcuno ricorda alla città che la società Tri.Com. spa non riversa da molti mesi le entrare tributarie pagate regolarmente dai cittadini (3.549.700 euro,ndr) e l’Amministrazione Comunale corre ai ripari sollecitando i pagamenti e minacciando la rescissione del contratto di affidamento.
Nei mesi successivi, le somme ritornano nelle casse comunali, grazie anche alla predisposizione di un pagamento dei tributi mediante modello F24 in modo da evitare che i tributi passino dalla San Giorgio prima di ritornare definitivamente a Fasano.
- Gennaio-Maggio 2008: Nel primo trimestre 2008 il Comune doveva ricevere nelle proprie casse una somma pari a 595 mila euro che tarda ad arrivare. I primi giorni di maggio il sindaco sollecita nuovamente la società per chiedere il riversamento delle somme dovute, pena la continuazione di risoluzione del contratto. Nel frattempo, cala il silenzio e tutti cominciano a pensare che le cose siano ritornare alla normalità.
- Agosto 2008: Lo stesso qualcuno che aveva ricordato l’ammanco di soldi nel 2007, segnala alcune anomalie relative al contratto di affidamento del servizio di riscossione dei tributi. La segnalazione riguarda un caso simile e alcune sentenze emanate in merito dal TAR di Lecce, oltre ad un documento del Consiglio di Stato, che poggiano le loro riflessioni sulle normative europee in materia.
Vengono così poste in discussione le norme a cui deve sottostare una società mista detta “in house”, le regole da rispettare e gli adempimenti in materia di controllo da parte dell’ente pubblico che affida il servizio. Il qualcuno che pone il problema, si preoccupa di dare un consiglio all’amministrazione comunale: “Il Comune di Fasano in ogni momento e per una forma di autotutela, può procedere all’annullamento dell’atto di affidamento, che porterebbe così a rendere nulla la convenzione tra il Comune e la TriCom spa.”
- Settembre 2008: Il giorno 2 durante la seduta di Consiglio Comunale, interrogato sulla questione alla luce dell’articolo pubblicato da qualcuno nel quale si mette in discussione la “legittimità del contratto” con la Tri.Com. spa, l’assessore alle Politiche Finanziarie dice che queste cose sono abbastanza note “e non perché ce lo dice il giornalista famoso. Perché all’epoca, deve sapere il giornalista famoso, che non era vero che quel provvedimento era illegittimo”. Nell’articolo non si diceva assolutamente questo!
Poi, scivolando sull’altro tema che interessa il suo ramo, ovvero la vicenda Swap e derivati finanziari, aggiunge che anche questo secondo argomento era affrontato e ampiamente conosciuto, “non grazie anche a questo fantomatico giornalista, perché altrimenti lo facciamo così famoso che lo portiamo alla televisione”. Sta di fatto, che i due problemi esistono e sono venuti a galla solo e soltanto dopo che qualcuno li ha raccontati e speriamo che come diceva Enzo Biagi "alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa". Ma andiamo avanti.
- Novembre 2008: Un protocollo d’intesa tra il Comune di Fasano e il Comune di Polignano a Mare, soci pubblici della Tri.Com. spa, diffidano ufficialmente la società ad incassare i tributi per nome e per conto dei due comuni, questo, a causa dei mancati riversamenti e per colpa di una serie di inadempienze.
Così, nel comunicato stampa diffuso dal Comune di Fasano, si legge che tale provvedimento è finalizzato alla rimozione “in autotutela”.
A quanto pare, di tale scelta sono state informate la Corte dei Conti, la Procura di Brindisi e quella di Bari, anche se quest’ultima aveva già acquisito alcuni atti presso il Comune e la sede Tri.Com. di Fasano nei mesi scorsi.
Alla luce di tutto questo, a quel qualcuno che aveva segnalato e affrontato più volte il problema, grazie anche alla collaborazione di alcuni cittadini, restano due grandi soddisfazioni; in primis, aver raccontato nei fatti la verità e, in secondo luogo, aver dato un piccolo contributo nel proteggere le tasche dei cittadini fasanesi e non solo.

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2 - Caso Tri.Com: cosa prevede il futuro?
3 - Affissioni abusive: la Tri.Com deve darsi una mossa
4 - Swap e Tri.Com: casse comunali a rischio
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24 ottobre 2008

L'ARPA Puglia e la costa fasanese

Torniamo ad occuparci del problema “inquinamento” che sta interessando il tratto di costa tra le frazioni marinare di Torre Canne e Savelletri.

Per fare un quadro completo della situazione attuale, abbiamo ascoltato il dott. Nicola Ungaro,  Coordinatore Tecnico del Gruppo di Lavoro “Acque” della Direzione Scientifica dell’ARPA Puglia.

Abbiamo posto alcune domande al dott. Ungaro, per capire qual è la situazione attuale e i possibili sviluppi futuri che verranno fuori da questa triste vicenda, che rischia di compromettere seriamente la tanto decantata vocazione turistica del nostro territorio.


Dott. Ungaro, qual è lo stato attuale delle cose nel tratto di costa fasanese interessato dal problema?

 L’ARPA Puglia, di cui attualmente sono dipendente, è stata interessata alla problematica da un contatto intercorso con la ASL BR/1.

I due Enti, nello spirito della più fattiva collaborazione, sono intervenuti durante il periodo a cavallo tra la fine di Agosto e l’inizio di Settembre 2008 nel tratto di costa menzionato, al fine di valutare una ipotetica situazione di inquinamento delle acque.

Durante i sopralluoghi (condotti per ARPA Puglia dal personale del DAP di Brindisi) si sono prelevati alcuni campioni di acqua al fine di valutarne la loro qualità.

Sono stati ricercati molteplici parametri chimici e batteriologici, come: idrocarburi, tensioattivi, nutrienti, metalli pesanti, batteri coliformi e salmonelle.

Tutti i verbali analitici hanno riportato dei pareri negativi, ossia, nessun parametro risultava fuori norma, senza evidenziare nessun segnale di inquinamento.

Unica anomalia riscontrata è stata l’elevata concentrazione della microalga tossica Ostreopsis ovata, con valori stimati di 60000 cellule/litro nelle acque.

Successivamente, altri campioni di acqua sono stati forniti dall’ASL BR/1 all’ARPA Puglia, al fine di determinarne la composizione del fitoplancton, cioè le alghe microscopiche presenti negli ambienti acquatici.

Anche qui, nessuna alga tossica, all’infuori di  Ostreopsis, era presente nei campioni.

Nelle giornate successive, mi sono personalmente recato sul posto con altri colleghi ARPA per effettuare alcuni campioni sulle acque, che hanno confermato la presenza della microalga tossica.

Nella stessa area e nello stesso periodo, sono state comunque osservate morie di organismi, prevalentemente polpi, così i veterinari dell’ASL BR/1 hanno opportunamente deciso di inviare alcuni campioni di organismi morti e ricci di mare all’Istituto Zooprofilattico di Foggia.

Il responso ha evidenziato la presenza di tossine DSP nei campioni, che provocano sindromi caratteristiche nell’uomo (diarrea, ecc.,nda) in seguito al consumo di prodotti ittici contaminati, portando così al successivo divieto di pesca di ricci di mare nel tratto di costa interessato.

Inoltre, in un esame più approfondito dei campioni da parte del Centro Ricerche Marine di Cesenatico (Centro di riferimenti nazionale per le biotossine), ha dettagliato meglio i risultati, riuscendo a determinare negli organismi campionati un'altra tossina dello stesso gruppo delle palitossine e tipica di Ostreopsis ovata.

In sintesi, tutta la problematica può essere probabilmente ricondotta all’alta concentrazione della microalga sui fondali e nelle acque costiere del litorale della costa fasanese in quel particolare periodo stagionale.

L’Ostreopsis Ovata è una microalga di origine tropicale, e prolifera nei mesi più caldi e con particolari condizioni meteo (mare calmo, alta pressione, ecc.).

Vista la situazione attuale, quali sono i rischi e le difficoltà per il settore pesca del nostro territorio e per la balneazione?

La microalga, purtroppo, oramai si è adattata e ben insediata nelle nostre acque, così come in altre aree italiane e del Mediterraneo.

Sono ben noti gli effetti che può avere sui bagnanti in caso di forti mareggiate, causando disagi soprattutto a livello respiratorio in seguito agli aerosol marini.

Talvolta, soprattutto nella piccola pesca, anche i pescatori ne subiscono le conseguenze, perché le reti risultano cariche di questa microalga, provocando un colore bruno-rossiccio che può provocare dermatiti da contatto.

Questi disagi possono essere prevenuti evitando di sostare lungo la costa durante le mareggiate, o utilizzando dei guanti durante la salpa delle reti.

Quali sono le cause che hanno portato alla presenza di questi inquinanti?

Ostreopsis ovata, che comunque non è un inquinante ma un organismo vivente, è stata molto probabilmente “importata” nel Mediterraneo con le acque di zavorra delle navi, cioè le acque che le grandi navi utilizzano in navigazione per compensare la presenza/assenza del normale carico.

Per esempio, se l’acqua di zavorra è stata caricata in un porto dei tropici, e se in questa acqua era presente qualche organismo, può succedere che lo stesso organismo sia scaricato in un porto del Mediterraneo o in un altro luogo del pianeta.

Se nel porto di arrivo vi sono delle condizioni idonee, il nuovo arrivato può ovviamente adattarsi alla nuova “casa” e nel caso specifico di Ostreopsis, l’adattamento è stato abbastanza facile, viste le temperature delle acque nostrane durante il periodo estivo.

La costa fasanese presenta numerosi scarichi derivanti da aziende che operano a ridosso del mare. Vi è anche l’impianto di depurazione. Questi fattori hanno alcune responsabilità?

Ovviamente, tutte queste descritte sono potenziali fonti di impatto sull’ambiente, ma sino ad oggi non è ancora stato trovato un chiaro nesso causa-effetto con la vicenda Ostreopsis.

Stiamo comunque studiando questa possibilità di interazione.

Vi sono altre realtà che vivono la stessa emergenza? Come ci si sta muovendo a livello regionale?

Molte altre Regioni Italiane hanno lo stesso problema, tra cui la Toscana, il Lazio, la Liguria, la Campania ed ultimamente anche le Marche.

Per quanto riguarda la Regione Puglia, finalmente in questo mese di ottobre si è formalizzato un Tavolo Tecnico sull’argomento, organizzato dall’Assessorato Regionale alle Politiche della Salute.

Vi sono delle soluzioni per tamponare e bonificare la zona?

Purtroppo attualmente nessuna. Bisogna solo imparare a convivere con questo problema, cercando di minimizzare i disagi dovuti alla presenza di questa microalga, che comunque è bene ricordare si manifestano solo stagionalmente ed in particolari condizioni meteo-climatiche.


23 ottobre 2008

L'ombra degli swap sul federalismo fiscale

Ho trovato molto interessante l'articolo di Fabio Amatucci, ricercatore del Cergas, Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale della Bocconi.

Lo pongo all'attenzione dei lettori del blog


Nel corso degli ultimi anni, le perdite derivanti dall’utilizzo di strumenti derivati negli enti locali (in particolare, swap sui tassi di interesse e strumenti strutturati) hanno raggiunto livelli significativi, tanto da portare il governo, con il recente d.l. 112/2008, convertito nella legge 133 del 6 agosto scorso, a vietare agli enti locali di effettuare nuove operazioni, per un anno. Secondo dati recenti del tesoro, gli enti locali hanno operazioni di swap in corso per 35 miliardi di euro di nozionale; le perdite, derivanti dall’andamento dei tassi di interesse, stimate in 10-12 miliardi di euro, rischiano di minare pesantemente il processo di federalismo fiscale in corso.

Le motivazioni di questa situazione sono da individuare in una molteplicità di cause. In primo luogo, le amministrazioni pubbliche non sempre dispongono di professionalità adeguate per effettuare operazioni così sofisticate; la valutazione della strutturazione di un’operazione, il calcolo del fair value dello swap, l’analisi delle clausole contrattuali, degli eventuali costi impliciti e dei rischi associati richiede competenze che difficilmente si riscontrano all’interno degli enti locali. Inoltre, i funzionari non hanno la capacità di prevedere l’evoluzione dei tassi d’interesse. Considerato che lo swap è un contratto a somma zero, cioè la perdita di un contraente è compensata dal guadagno dell’altro, nel rapporto con gli istituti di credito un’amministrazione pubblica si trova in una posizione di maggiore rischio.

A fronte di queste difficoltà, gli enti locali tendono a rivolgersi a un advisor, tipicamente un intermediario finanziario. Questo fenomeno amplifica i rischi dell’operazione, in quanto spesso l’advisor assume anche la posizione di controparte con cui l’ente stipula il contratto, generando un pericoloso caso di conflitto di interessi. Negli enti locali si riscontra, inoltre, un’eccessiva fiducia verso gli istituti di credito, alcuni dei quali adottano comportamenti opportunistici, sfruttando a proprio vantaggio la rilevante asimmetria di competenze: in molti casi l’istituto di credito che propone l’operazione è il tesoriere dell’ente, con il quale si è instaurato, nel tempo, un rapporto fiduciario.

Inoltre, anche a causa dei vincoli posti dal patto di stabilità, gli enti locali non hanno colto la vera essenza e funzionalità del contratto di swap: anziché come forma di copertura dal rischio tassi, questo viene spesso utilizzato come fonte di entrate di cassa, destinata a coprire le spese correnti; il generalizzato ricorso, soprattutto in passato, al cosiddetto up-front, ha comportato sfasamenti contabili che si ripercuotono sugli anni successivi, quando i flussi diventano sfavorevoli per l’ente, con la possibilità di generare un indebitamento ancora maggiore, e con tassi più elevati, di quello posseduto prima dello swap.

A fronte di queste problematiche, le possibili soluzioni e gli interventi correttivi sono di diversa natura. Innanzitutto, occorre effettuare procedure di gara a evidenza pubblica per la selezione dell’intermediario finanziario con cui effettuare l’operazione, al fine di realizzare migliori condizioni e stimolare una maggiore efficienza del mercato. Il ricorso, spesso, al tesoriere dell’ente quale controparte dell’operazione ha permesso di aggirare il confronto competitivo tra gli istituti di credito.

In secondo luogo, occorre un segno di discontinuità, in primo luogo culturale, nell’interpretazione dei derivati: non strumenti finalizzati a creare consenso e a supportare il ciclo politico, aggirando le norme sul limite di indebitamento e sulle forme di utilizzo dei proventi del debito, bensì sofisticati strumenti finanziari di copertura dei rischi o di rimodulazione dei tassi di interesse; questo comporta che l’ente locale, una volta effettuata l’operazione, segua quotidianamente l’andamento dei mercati finanziari e le operazioni in corso, ed eventualmente intervenga in tempi rapidi con soluzioni alternative.

Infine, il miglioramento della qualità delle operazioni passa attraverso: investimenti in competenze diffuse, non centralizzate in una task force che interviene secondo una logica top-down, con l’effetto di deresponsabilizzare e di svuotare di significato lo status di autonomia riconosciuto agli enti locali; investimenti in competenze multidisciplinari, attraverso la formazione di gruppi di lavoro e units di supporto formati da professionalità differenti provenienti dagli enti locali, dalla regioni, dall’accademia, dalla consulenza, dalla finanza; un continuo confronto tra i principali operatori del settore, al fine di stimolare una crescita reciproca e un allineamento delle aspettative pubbliche e private che permette di strutturare operazioni capaci di soddisfare le esigenze delle diverse parti coinvolte.


13 ottobre 2008

SWAP: La politica comincia a muoversi


Andamento dell'Euribor a 6 mesi da dicembre '07 a giugno '08

Si attendeva da tempo un'azione concreta della istituzioni e della politica che prendesse in mano l'annosa questione Swap.
I derivati finanziari contratti dagli enti locali rischiano di trasformarsi in veri e propri boomerang.
Da operazioni utili a contenere gli interessi sul debito, si sono presto trasformati in perdite e flussi di cassa negativi che gli enti locali non possono più sopportare.
Sono tanti gli esempi nella nostra regione: Taranto, Brindisi, Francavilla Fontana, e tanti altri . . .
Ora, finalmente l'ANCI ha compreso la gravità della situazione, vista anche la crisi finanziaria che sta coinvolgendo il sistema internazionale, tanto da promuovere un tavolo tecnico tra ANCI Puglia e ABI, al fine di chiarire la situazione attuale e le scelte future da intraprendere a tutela degli enti locali colpiti dalla febbre delle "Finanza Creativa".
Alle 15 di oggi, mentre il Presidente del Consiglio è in America al Columbus Day, il Consiglio dei Ministri si riunisce per esaminare tra gli altri, i seguenti punti:

1. creazione di una linea di credito per aumentare la liquidita' delle banche;
2. garanzie dei governi sui prestiti bancari fino al 31 dicembre 2009;
3. la possibilita' di intervento dei governi per ricapitalizzare le banche;
4. l'impegno a evitare qualsiasi fallimento di istituzioni rilevanti;
5. regole contabili piu' flessibili, con la sospensione del cosiddetto 'mark-to-market';
6. piu' cooperazione tra Paesi, Commissione Ue, Bce ed Eurogruppo.

Prossimamente gli aggiornamenti sulle azioni decise dal CdM . . .

In allegato:
- Comunicato Stampa gruppo PD al Comune di Fasano (Br)
- Comunicato Stampa ANCI Puglia

7 ottobre 2008

Energie rinnovabili: continuiamo a discutere . . .

Qualche giorno fa ho postato l'intervista fatta al prof. Renzetti dell'Enea Abruzzo in seguito ad un suo incontro svoltosi a New York l'anno scorso.
Il dibattito sulle fonti rinnovabili si è arricchito con un intervento dello stesso ricercatore in merito alla possibile realizzazione di un impianto ad olio di palma nel Comune di Fasano (Br).
Nella speranza di contribuire al dibattito sulle rinnovabili e fornire una quadro generale della vicenda a livello mondiale e locale, abbiamo ascoltato il dott. Andrea Sanità, laureato in Ecologia Industriale e iscritto alla Facoltà di Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio presso l'Università Politecnica delle Marche.
Si è deciso di ascoltare il dott. Sanità, perchè sui temi che interessano il futuro del nostro pianeta è bene che soprattutto i giovani comincino a far sentire la loro voce.
L'intervista tratta il problema delle energie rinnovabili, con particolare attenzione alle scelte che attendono il nostro Paese in merito al Protocollo di Kyoto e le perplessità più importanti che interessano l'utilizzo delle biomasse per produrre energia.

Dott. Sanità, perché si deve andare verso fonti di energia alternative?
La scelta delle fonti energetiche alternative è una strategia necessaria per due motivi fondamentali: l’uno per la riduzione delle riserve delle fonti energetiche tradizionali, le cosiddette fossili,(carbone, petrolio, gas), la quale ha portato ad un aumento del prezzo relativo all’approvvigionamento di esse; l’altro al problema ambientale legato al forte inquinamento provocato dalle fonti tradizionali che, soprattutto nell’ultimo cinquantennio, ha generato conseguenze negative per il clima del pianeta,per gli habitat naturali e per gli essere viventi. Basta pensare che 1 kWh di energia elettrica prodotta da una fonte tradizionale, causa un'immissione in atmosfera di circa 530 g di CO2.

Le fonti alternative sono di diversa natura e alcune di queste prevedono delle combustioni. Non sarebbe meglio preferire a queste fonti come il fotovoltaico e l'eolico?
Nella categoria delle fonti energetiche alternative rientrano sia il fotovoltaico e l’eolico, forme che prevedono direttamente una conversione dell’energia prelevata dalla natura in energia elettrica, sia le Biomasse, una forma di energia che prevede una combustione. Ma per quanto riguarda quest’ultima è necessario chiarire un aspetto molto importante. Una centrale a biomasse utilizza degli scarti naturali come legno, fogliame oppure oli naturali prodotti da coltivazioni di particolari categorie di piante. La combustione di questi scarti naturali genera un’emissione di CO2 in atmosfera che risulta pari alla CO2 assorbita dagli stessi durante la fase di crescita e di vita, quindi in questo caso il bilancio tra anidride carbonica assorbita ed emessa risulta pari a zero. Per questo motivo anche le Biomasse sono ricomprese tra le fonti energetiche rinnovabili.
Anche l’idroelettrico e la Geotermia rientrano tra la Fonti alternative e rinnovabili.

Nel caso di impianti ad olio di palma, molti sostengono che questa tecnica porti ad una vero e proprio disfacimento di alcuni habitat naturali presenti nelle nazioni che maggiormente coltivano queste produzioni. Quanto è vero questo?
Spesso, quando si parla di nuove idee, nuovi progetti, ancor più in un campo strategico come quello energetico, qualcuno, magari con interessi diversi, riesce a strumentalizzare l’opportunità , trasformandola in problema. Con questo non voglio dire che il problema non esiste a priori, non è giusto però neanche lanciare allarmismi. Sicuramente nei Paesi produttori di queste coltivazioni occorre un piano agricolo che preveda la possibilità di utilizzare terreni incolti e marginali, ossia non utilizzati per diverse ragioni, di modo che non si occupino i terreni destinati per le coltivazioni dei beni necessari. Con i dati in mano ci sono migliaia di ettari non utilizzati in queste nazioni.

Perché oggi la questione ambientale ed energetica è così importante a livello mondiale?
Per le ragioni espresse in precedenza, l’energia e l’ambiente sono le due variabili più importanti del nostro secolo. Oggi chi ha in mano l’energia possiede un potere enorme. In questo nostro mondo super industrializzato e ultra tecnologico tutto funziona grazie all’energia. Quindi riuscire a produrla comporta vantaggi inimmaginabili. E’ necessario comprendere che i grandi importatori di energia come l’Italia, sono quotidianamente in balia dei produttori energetici che potrebbero in qualsiasi istante “chiudere i rubinetti”. Sapete cosa significa non ricevere più energia? Ci ricordiamo il famoso black–out del 2003? Le conseguenze sarebbero disastrose. Ecco perché l’Italia deve diventare un Paese meno dipendente dal punto di vista energetico, e questo traguardo oggi si può raggiungere anche se il nostro Paese non è ricco di fonti fossili, grazie alle fonti energetiche rinnovabili. E posso assicurare che abbiamo un grande potenziale da questo punto di vista. Basterebbe una spinta maggiore da parte dei Governi. Germania docet.
Di pari passo al problema energetico c’è quello ambientale. A causa di un’industrializzazione non sostenibile e di un consumismo sfrenato che hanno in pochi decenni distrutto l’ambiente provocando alterazioni climatiche, immissione di sostanze nocive in atmosfera, inquinamento dei corsi d’acqua, depauperamento delle risorse naturali ed altro ancora, l’uomo ha trasformato in maniera quasi irreversibile il pianeta. Siamo quasi al collasso e solo una riconversione etica e radicale dell’agire umano potranno salvarlo. Ma vedo che per adesso siamo lontani da grandi cambiamenti, basta vedere il modello di sviluppo cinese che da solo sta’ provocando gravissimi danni ambientali. Senza uno Sviluppo Sostenibile non ci sarà più aria da respirare, acqua da bere e risorse da consumare.

Da qualche mese si parla che dietro impianti che interessano fonti di energie alternative vi sia la mano delle associazioni criminali. Nella tua regione vi sono casi di questo tipo?
Per quello che ne so in Abruzzo non dovrebbero esserci fenomeni di questo tipo. Comunque la criminalità organizzata in altra regioni è riuscita ad infiltrarsi soprattutto nella gestione dei rifiuti, con la quale ha ottenuto ricavi enormi causando però danni ambientali incalcolabili. Nel territorio abruzzese non credo si siano verificati episodi simili. Parlando sempre in ambito nazionale sulle fonti rinnovabili od alternative, non conosco casi reali di gestione malavitosa. Potrebbe accadere invece che soldi venuti da chissà dove possano finanziare progetti di questo tipo, dato che ultimamente le organizzazioni malavitose preferiscono reinvestire in attività lecite.
Comunque, tornando al discorso dei rifiuti è importante capire una cosa: più si permette di far viaggiare il rifiuto, dalla raccolta fino allo smaltimento finale, più aumenta il rischio che qualche organizzazione non proprio pulita possa metterci le mani. Più il ciclo del rifiuto si esaurisce nel proprio territorio, per esempio nella propria provincia, più il rischio diminuisce. Questo aspetto può rappresentare un valido indicatore del “Rischio”.

In ambito energetico, quali sono le similitudini tra l'Abruzzo e la Puglia?
Ci sono alcune analogie tra la mia regione e la Puglia. Anche se c’è da dire che il territorio abruzzese è molto meno esteso e presenta poche zone pianeggianti rispetto al territorio pugliese. Entrambe hanno dei crinali appenninici favorevoli per l’insediamento delle Wind –Farm, cosa che infatti è già avvenuta, chiaramente in Puglia in proporzione maggiore. Altro elemento di similitudine è rappresentato dal potenziale delle biomasse. In Abruzzo c’è la possibilità di sfruttare gli scarti delle vegetazioni per la ricchezza dei boschi, mentre in Puglia si potrebbe prevedere lo sfruttamento di distese di terreni incolti per le piantagioni di girasole o di colza. Mi preme sottolineare che sarebbe opportuno per gi impianti a Biomasse di poter sfruttare la “Filiera Corta” , ossia prevedere un’ approvvigionamento della materia prima nel contesto locale, come sottolinea un grande esperto della materia il Prof. Achille Renzetti, e far ricadere i benefici dell’energia prodotta sempre sul territorio interessato dal’iniziativa. Ritengo fondamentale questo aspetto per creare un reale sviluppo.
Sulle fonti fossili non ci sono credo particolari differenze tra le due regioni,entrambe non hanno particolari riserve di gas o petrolio, per questo sono due importatori.

E le differenze?
Devo dire che in ambito dello sviluppo delle fonti rinnovabili , la Puglia è una delle regioni italiane più all’avanguardia. In questi ultimi anni c’è stato un boom di impianti eolici e di impianti fotovoltaici, anche di grande dimensione. Questo grazie sicuramente ad un territorio che si presta molto bene a questo tipo di iniziative, per la presenza del vento costante sui crinali appenninici, e per un irraggiamento solare ottimo per lo sviluppo del fotovoltaico che, grazie al Conto Energia, permette un ritorno dell’investimento rapido ed un buon guadagno assicurato.
In Abruzzo c’è una buona presenza di campi eolici, anche se c’è ancora spazio per realizzare altre Fattorie del Vento, secondo me indispensabili per rendere più autonoma la regione dal punto di vista energetico e per rispettare i parametri del protocollo di Kyoto.
Ma tante volte le “organizzazioni ambientaliste” si oppongono poiché reputano gli impianti eolici di grande impatto ambientale. Probabilmente hanno le idee un po’ confuse sul significato di impatto ambientale e sulla grande opportunità di produrre energia “pulita” da una fonte inesauribile come il vento.
Il fotovoltaico, nonostante il Conto energia rappresenta per me un validissimo strumento, poiché permette di ricevere una “Tariffa Incentivante” molto alta per ogni kWh prodotto, in Abruzzo stenta ancora a prendere piede. Il motivo principale è rappresentato da un sistema bancario che non è ancora pienamente disponibile ad appoggiare questo tipo di iniziativa.
Non conosco ancora i tempi per il rilascio dell’autorizzazione unica regionale, necessaria per questi progetti. Nella regione Puglia l’iter amministrativo ai fini autorizzatori dei grandi impianti è stato molto snellito, rendendo molto più facile l’installazione dei campi fotovoltaici.

L'Abruzzo pagherà una multa per non aver rispettato il protocollo di Kyoto in merito alla produzione di energie alternative. Perchè?

L’Italia dal 1° gennaio 2008 ogni giorno ha un costo di 4.111.000 € (47,6 € al secondo) per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
Questo costo deriva dal divario di oltre 75 milioni di tonnellate di CO2 (aggiornamento al marzo 2008) che ci separa dagli obiettivi di Kyoto, poiché abbiamo raggiunto un livello di emissioni del 9.9% superiore rispetto al 1990,anno di riferimento. Va ricordato che nel periodo di adempimento 2008-2012, la quantità di emissioni assegnate all'Italia è pari a 483 Mt CO2 eq (-6,5% rispetto al 1990). Quindi siamo in pratica fuori del 16,5 %.
Questa è un'emergenza pesante in termini economici, di immagine e di mancate opportunità.
Ora in realtà questo costo del mancato raggiungimento degli obiettivi di Kyoto in realtà dovrebbe essere chiaramente suddiviso tra le regioni attraverso opportune stime. Quindi anche l’ Abruzzo ha una sua quota.
Approfondendo questo tema però non risulta ben chiaro come sarà gestita questa “multa”. In effetti per adesso non credo ci sia una vera e propria multa da pagare, poiché questo implicherebbe una condanna della Corte Europea. Credo invece questa sia una stima dei danni provocati dalla mancata applicazione del protocollo in materia di obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020.
Poiché ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti sarà fondamentale che le istituzioni mettano al centro delle politiche del Paese la questione climatica, con conseguenti scelte mirate su efficienza energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e trasporti.

3 settembre 2008

TriCom: contratto illegittimo?

Cominciavamo a pensare che dopo i tanti problemi sorti in questi mesi, non saremmo più stati costretti ad occuparci della vicenda legata alla Tri.Com spa. Ed, invece, dobbiamo ricrederci. Non ci si può distrarre neppure un secondo, che subito arrivano nuove sorprese.

Nelle scorse settimane, infatti, i 20.000 contribuenti fasanesi hanno dovuto fare i conti con il pagamento della TARSU (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), in scadenza il 30 giugno 2008.

Peccato, però, che le comunicazioni per il pagamento della tassa comunale siano state recapitate ai contribuenti nei primi giorni di luglio, cioè dopo la data di scadenza e, quindi, tale ritardo nel pagamento è soggetto ad interessi di mora.

Un inconveniente, hanno spiegato quelli della Tri.Com, legato a ragioni tecniche e a problemi di servizio postale.

Così, per evitare un incasso non dovuto (le penali) e tutelare (sic!) le tasche dei cittadini, la giunta comunale con delibera di Giunta Comunale n. 135 del 17 luglio, ha stabilito che i versamenti avvenuti dal 1 al 31 luglio 2008 non saranno soggetti a sanzioni.

Fin qui, si potrebbe parlare di uno dei tanti disguidi che sta interessando l’esternalizzazione dei tributi comunali. Ma non è tutto, perché resta ancora un piccolo particolare da chiarire, che riguarda i costi che la Tri.Com chiede al cittadino, per avergli ricordato di pagare.

Infatti, in ogni lettera di avviso bonario inviata ai 20.000 contribuenti fasanesi, la Tri.Com ha scaricato sulle tasche del cittadino il costo di 1 euro relativo alle spese postali.

Non si capisce perché sul contribuente debba gravare il costo del francobollo: nelle casse della Tri.Com entrano così parecchie migliaia di euro, che invece dovrebbero essere a carico del gestore.

Un’anomalia che fa comprendere come la cosiddetta società mista Tri.Com. spa, utilizzi due pesi e due misure quando si tratta di soldi, perché da un lato chiede il recupero delle spese postali e diritti di mora non dovuti; dall’altro, invece, decide come e quando riversare le somme nelle casse comunali, così come avvenuto più volte nei mesi scorsi.

Per il momento, i ritardi relativi ai riversamenti dei tributi nelle casse del Comune di Fasano, pare siano stati risolti temporaneamente con l’introduzione di una nuova tipologia di trasferimento fondi, detta Cash Pooling. In cosa consiste?

In sostanza, la San Giorgio spa, socio privato della società mista Tri.Com, incassa sui suoi conti le entrate tributarie relative al Comune di Fasano e, quotidianamente, in modo automatico, le entrate vengono trasferite nelle casse comunali. Spetterà poi al Comune conferire alla Tri.Com gli aggi relativi al servizio offerto. Ciò, al fine di evitare che la San Giorgio si trattenga oltre il dovuto le somme incassate per conto del Comune.

Le inadempienze della Tri.Com sono state molteplici in questi primi due anni di gestione: non ultima, la mancata realizzazione di una banca dati a Palazzo di Città per monitorare i flussi e le attività della società affidataria del servizio.

Il dato più eclatante, però, è che il contratto stipulato dalla TriCom col Comune di Fasano per la gestione per 20 anni del servizio di riscossione dei tributi, sulla scorta di recenti sentenze del Tar, appare completamente illegittimo.

Per la verità, qualcuno potrebbe pensare che questa convenzione sia soggetta alle norme del “decreto Bersani” (D.L. n. 223 del 4-7-2006), dove, all’art. 13 comma 1 si legge che “le società a capitale interamente pubblico o misto, costituite o partecipate dalle amministrazioni pubbliche locali … per lo svolgimento esternalizzato di funzioni amministrative di loro competenza, devono operare esclusivamente con gli enti costituenti o partecipati o affidanti”, se così non fosse, il comma 3 dispone che “tali società cessano entro 30 mesi” (al 30 luglio ’08,ndr).

Questo decreto non interessa il soggetto Tri.Com, perché la società mista fornisce un servizio solo e soltanto agli enti partecipanti alla società, cioè ai comuni di Fasano e Polignano a Mare. Nel caso in cui fornisse il medesimo servizio ad un Comune non facente parte della società, allora solo per quell’ente il servizio si dovrebbe sospendere entro la data indicata.

Quindi, fatto salvo il decreto Bersani, c’è qualcosa che lascia seri dubbi sulla regolarità dell’affidamento del servizio: altra perla del sindaco Vito Ammirabile nel quinquennio della sua gestione amministrativa.

La “magagna” con la quale si è proceduto all’affidamento del servizio a Fasano si svela con la sentenza n. 1404 emessa il 19 maggio 2008 dalla terza sezione del Tar di Lecce, in merito ad una vicenda legata alla gestione di un parcheggio interrato da parte di una società mista.

Leggendo la sentenza, è chiaro come i giudici amministrativi diano una spiegazione su cos’è una società mista, a quali norme deve dar conto e, soprattutto, come si individua il socio privato e come è possibile la relativa concessione del servizio.

Sulla scorta delle indicazioni fornite dalla sentenza del Tar, sorgono numerosi dubbi sulla regolarità dall’affidamento del servizio alla TriCom spa.

Ma partiamo dall’inizio.

La società mista Tri.Com spa è composta al 51% da capitale pubblico (46% Polignano a Mare e 5% Fasano) e al 49% da capitale privato (San Giorgio spa). Tale tipologia di società è definita in house, cioè fatta in casa, come le orecchiette e gli strascinati. E, come le orecchiette, il mastro pastaio ha il diritto/dovere di controllare tutti gli ingredienti in tutte le fasi di lavoro. Cosa che, come vedremo, puntualmente non avviene.

L’ente pubblico, sentenzia il Tar, deve scegliere il socio privato con procedura ad evidenza pubblica: a Fasano, ciò non è avvenuto, perché la TriCom non ha partecipato a nessuna gara d’appalto per aggiudicarsi il servizio fasanese. La gara ad evidenza pubblica si rende necessaria per salvaguardare il principio del libero mercato ed evitare che un privato, di comune accordo con le pubbliche amministrazioni, metta su delle società miste al fine di bypassare la gara ad evidenza pubblica (ma quando mai!, ndr).

La gara di affidamento può essere evitata solo e soltanto se la società è a capitale interamente pubblico.

Non solo: il Tar rimarca che, sempre al fine di salvaguardare concorrenza e libero mercato, l’oggetto sociale non dev’essere generalista e/o eccessivamente ampio, perché “tale strumento può costituire l’artifizio che consente l’affidamento diretto senza passare per le procedure ad evidenza pubblica”.

Il problema s’infittisce quando, oltre alla sentenza del Tar, si comincia a dar retta al documento dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 3 marzo 2008, dove si specifica che “la giurisprudenza comunitaria dichiara illegittimo l’affidamento di servizi a società preesistenti e non appositamente costituite per quella specifica attività, anche se i soci privati siano stati selezionati con gara”.

Questa sì che è una notizia di quelle che dovrebbe far saltare più di qualcuno dalla sua comoda poltrona!

Perché, mentre il Tar ci dice che per il socio privato di una società occorre una gara pubblica (e per la TriCom non è stata fatta), il Consiglio di Stato aggiunge carne sul fuoco, dichiarando che questa benedetta società mista dev’essere costituita ex novo e per un servizio specifico.

La nostra TriCom, invece, si era già costituita tra il comune di Polignano e la San Giorgio spa con atto notarile Rep. N. 107339 n. 20167 del 27 marzo 2006 e solo successivamente, con delibera di consiglio comunale n. 71 del 29 giugno 2006, il Comune di Fasano decide di “aderire in qualità di nuovo socio pubblico” con l’acquisto del 5% di capitale pubblico.

Già questo basterebbe per scatenare una dura e seria riflessione politica sulla vicenda, ma tra le informazioni del Tar e quelle del Consiglio di Stato, non ci facciamo davvero mancare nulla, perché in ultima analisi si evince come l’ente pubblico, per i contratti di affidamento in house, deve avere il controllo totale della società.

Ma questo accade? Certo che no! Il controllo da parte del Comune di Fasano sulla Tri.Com è pressoché inesistente, a partire dal consiglio di amministrazione, composto a maggioranza dal socio privato e non dai due enti pubblici che detengono però la maggioranza del capitale societario.

La TriCom, poi, in più occasioni non ha rispettato gli impegni prescritti nella convenzione.

Infatti, all’art.10 della convenzione tra comune di Fasano e Tri.Com spa, al comma 4 si specifica testualmente che “la società (Tri.Com, ndr) ha l’obbligo di predisporre presso il Servizio Entrate del Comune di Fasano, una postazione distaccata di sola consultazione delle banche dati di tutte le entrate oggetto di affidamento, così da poter consentire al Comune stesso di ottenere notizie ed informazioni in tempo reale”.

Ovviamente, anche questa è una delle tante promesse non mantenute, nonostante il polverone del novembre scorso per i mancati riversamenti dei tributi e la promessa solenne da parte della Tri.Com di installare al più presto una postazione a Palazzo di città per il controllo delle entrate.

Ma il sindaco Di Bari, quando prese posizione e fece balenare l’idea di una possibile risoluzione del contratto, non pose tra le condizioni per sedersi al tavolo delle trattative la creazione di una postazione telematica per il controllo dei flussi all’interno del Comune? A che punto siamo? Quanti anni occorreranno ancora?

Nell’attesa dell’installazione del polo di controllo, suggeriamo all’amministrazione e al consiglio comunale, che secondo le dichiarazioni del Tar di Lecce e del Consiglio di Stato: l’affidamento di questo servizio appare illegittimo.

Il Comune di Fasano, quindi, in ogni momento e per una forma di autotutela, può procedere all’annullamento dell’atto di affidamento, che porterebbe così a rendere nulla la convenzione tra il Comune e la TriCom spa.

Si tratta di un provvedimento dovuto, in nome della tutela dei cittadini e della trasparenza amministrativa.

Dubitiamo che verrà mai assunto dall’amministrazione comunale, dato che la TriCom, oltre all’affidamento della riscossione dei tributi, ha visto affidarsi per la relativa assunzione nel proprio organico anche parenti, familiari, amici e amici degli amici di assessori, consiglieri comunali, potenti politici, sia di centrodestra che di centrosinistra.

Documenti utili in allegato:

- Consiglio di Stato: Adunanza plenaria del 3 marzo 2008 n.1
- Sez. III del TAR di Lecce: Sentenza n. 1404 del 19 maggio 2008


28 luglio 2008

Smaltimento reflui dei frantoi: intervista al prof. Nicola Senesi

Ci siamo già occupati del problema relativo allo smaltimento dei reflui derivanti dai frantoi e ritorniamo sul tema ascoltando il dr. prof. Nicola Senesi, Professore Ordinario di Chimica del Suolo e Direttore del Dipartimento di Biologia e Chimica Agroforestale e Ambientale dell’Università di Bari. Il prof. Senesi, attuale Vice-Presidente della Società Italiana Scienza del Suolo (SISS), ricopre numerose cariche in società scientifiche nazionali e internazionali, oltre ad essere coautore di numerosi testi scientifici e coordinatore di alcuni progetti di ricerca della Commissione Europea (CE), MURST, CNR, Regione Puglia e U.S. Army.
Una voce autorevole, quindi, a cui abbiamo chiesto alcuni chiarimenti in merito a questo problema, per cercare di capire quali siano i rischi ambientali legati alla pratica dello smaltimento dei reflui nel nostro territorio e gli effetti che lo stesso ha nei confronti del suolo.
Prof. Senesi, recentemente ci siamo occupati dello smaltimento dei reflui derivanti dai frantoio e, in particolare, delle acque di vegetazione. Vi sono dei rischi ambientali legati allo smaltimento?
Va subito detto che le acque di vegetazione, pur essendo dei reflui di origine vegetale, possono considerarsi dei materiali a rischio ambientale.
Per una corretta valutazione del rischio, quindi, vanno tenuti presenti degli aspetti importanti, come: il tipo di suolo, il tipo di colture in atto ed, il periodo e le modalità di smaltimento dei reflui.
Sulle nostre terre rosse, ad esempio, generalmente non si pongono particolari problemi, a differenza di quelli sabbiosi, che sono molto permeabili e sui quali lo spandimento delle acque di vegetazione potrebbe provocare l’inquinamento della falda.
Stesso discorso, però, va fatto per alcune terre rosse che presentano delle fessurazioni, che faciliterebbero la percolazione dei reflui in profondità.
Comunque, in qualsiasi caso, come previsto altresì dalle normative vigenti, il suolo di smaltimento andrebbe debitamente analizzato e valutato caso per caso, prima che lo spandimento sia autorizzato.
Altro aspetto molto importante da tener presente è il periodo dello smaltimento, evitando i mesi estivi, ma per questo aspetto non dovrebbero porsi problemi in quanto le acque di vegetazione vengono prodotte in autunno-inverno.
Per quanto riguarda poi le quantità e i volumi da smaltire, ovviamente, vanno seguite rigorosamente le disposizioni stabilite dai regolamenti vigenti che sanciscono le norme per l’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide dei frantoi oleari.
Inoltre, lo spandimento dei reflui dev’essere realizzato in modo uniforme su tutto il suolo e vanno evitati quei suoli nei quali sono in atto coltivazioni di prodotti ortivi e alcune colture arboree sensibili, come ciliegio, albicocco e pesco.
Quando possono insorgere dei problemi d’inquinamento ambientale?
Dal punto di vista del suolo, non vi sono particolari problemi ambientali, perché lo stesso, entro certe quantità, è in grado di “digerire” i reflui. I problemi si riscontrano quando le acque di vegetazione vengono sversate in pozzi o cavità naturali, molto presenti nel nostro territorio.
Queste operazioni, che comunque sono vietate dalle disposizioni di legge in materia, risultano molto pericolose, perché causano l’ inquinamento della falda e, di conseguenza, dei pozzi di emungimento delle acque sotterranee vicine ai luoghi di scarico.
Quali sono i rischi d’inquinamento legati alle falde acquifere?
L’inquinamento delle falde è causato dalla presenza di polifenoli e altre sostanze presenti nelle acque di vegetazione, che possono risultare tossiche per l’uomo, per gli animali e per le colture ortive.
Tale inquinamento, inoltre, va ad interessare i pozzi di emungimento delle acque di falda, che in caso d’inquinamento, andrebbero chiusi, perché in termini di legge, tali acque sono da considerarsi inquinate.
L’opinione pubblica è interessata al problema a causa degli odori molesti derivanti da queste operazioni di smaltimento.
E’ vero, le acque di vegetazione fanno molto discutere per il loro cattivo odore, causato da una serie di fermentazioni in atto nei prodotti.
Va detto, però, che quando si parla di reflui derivanti da frantoi, abbiamo a che fare con degli scarti di origine vegetale, quindi naturali e non industriali.
Questi odori, pertanto, non sono causa di inquinamento, ma addirittura, il suolo può trarre un beneficio dall’apporto di questi reflui, perché col tempo si trasformano in humus.
Al fine di ridurre gli odori derivanti da queste operazioni di scarico dei reflui è buona pratica provvedere, in fase di spandimento, ad una lavorazione del suolo in modo da rimescolarne gli strati più superficiali, abbattendo così notevolmente la presenza di odori molesti.
Per questi reflui, si potrebbe pensare alla strada del compostaggio?
Certo. In un una serie di studi che abbiamo condotto negli ultimi due decenni, sono state utilizzate le acque di vegetazione per irrigare masse in compostaggio, quali, per esempio, residui di potatura e altri scarti vegetali, portando alla realizzazione di un buon compost e lo stesso discorso lo si può estendere alle sanse umide, che dopo un’accurata verifica di qualità, possono essere destinate al compostaggio.
La documentazione fotografica prodotta in alcune zone del territorio, ci mostra come in alcuni terreni si è provveduto ad uno spandimento delle sanse umide in modo sconsiderato e in notevoli quantità. Quali sono i rischi derivanti da azioni di questo genere?
Le sanse umide sono materiali semisolidi molto ricchi di sostanza organica “fresca” soggetta a fermentazione e un suo spandimento sul suolo, oltre agli odori molesti e ai rischi per gli operatori, provoca il riscaldamento del suolo, con compromissione degli apparati radicali e grossi problemi a livello agronomico.
Come si evince dal materiale fotografico, uno spandimento di quel tipo è dannosissimo dal punto di vista ambientale e agricolo e porta alla degradazione del suolo.
Inoltre, tecnicamente ci potrebbero essere dei rischi d’inquinamento della falda, soprattutto se allo spandimento seguono dei periodi di pioggia intensa.
In questi casi, andrebbe subito ripristinato lo stato iniziale dei luoghi, provvedendo ad una lavorazione del suolo se lo scarico è di piccole quantità o all’asportazione delle sanse in caso di uno strato consistente; la cosa certa è che queste operazioni sono irragionevoli sia dal punto di vista agronomico che ambientale.
Sui reati ambientali di questo tipo è auspicabile che, prima del giornalista o del tecnico, vi sia l’intervento delle autorità competenti e preposte in materia di tutela dell’ambiente e del territorio.

Articolo correlato:
Scarichi degli insediamenti produttivi: le norme vengono rispettate?

18 luglio 2008

Online i dati dell'Arpa sulle acque di balneazione: Fasano ok! Ma c'è qualche dubbio da chiarire

Da qualche giorno, l’Arpa Puglia ha messo a disposizione sul sito web una sezione dedicata alle acque di balneazione.
Tutti i cittadini e le istituzioni interessate al problema, potranno consultare i dati relativi al proprio territorio e sapere qual è lo stato chimico-fisico e microbiologico delle acque e il loro stato di balneabilità.
Dal rilevamento è interessato l’intero territorio regionale, con ben 757 punti controllati; è inoltre possibile visionare ogni singola parte della costa o di un intero territorio comunale, accedendo anche ad uno storico delle informazioni.
Abbiamo fatto questa operazione per i 19 punti di rilevamento del Comune di Fasano, ottenendo un buon risultato, dato che secondo l’Arpa Puglia, l’intero litorale della costa fasanese rispetta tutti i parametri che permettono la balneabilità e presentano una costa totalmente idonea alla balneazione.
Ma entriamo nel dettaglio, cercando di dare un significato ai dati.
Oltre ai valori relativi alla temperatura delle acque,stato del mare, intensità e direzione del vento, vengono esaminati i parametri chimico-fisici e microbiologici delle acque.
Non staremo certo a fare una lezione di chimica delle acque o di microbiologia, ma vale la pena capire il significato di alcuni parametri e il loro valore numerico.
Il primo dato è relativo agli olii minerali, dove all’esame visivo si deve riscontrare l’assenza di una pellicola visibile alla superficie, assenza di odore e un dato numerico uguale o minore a 0,5 mg/litro.
Gli olii minerali sono degli importanti indicatori di qualità e possono derivare da rilasci di natanti, secondariamente da attività industriali e una loro assenza fornisce un valore estetico alle acque di balneazione. Questo dato, risulta non disponibile (N.D.).
Il secondo parametro è la presenza di fenoli e, anche qui, si deve riscontrare all’esame ispettivo l’assenza di odore specifico o, comunque, un valore uguale o minore a 0,05 mg/l.
In questo caso abbiamo a che fare con sostanze chimiche in genere di origine industriale che hanno odore, sapore sgradevole e i composti contenenti cloro (clorofenoli) hanno ripercussioni sulla salute, provocando irritazioni. Purtroppo, dato non disponibile.
Il terzo dato interessato è la presenza di tensioattivi, dove nuovamente all’analisi ispettiva si deve riscontrare l’assenza di schiuma persistente e un valore uguale o minore a 0,5 mg/l.
Queste sostanze si trovano principalmente nei detersivi e la loro presenza esalta la tossicità di altri contaminanti, sono sorgenti di fosforo che è un nutriente per i microrganismi acquatici e, di conseguenza, contribuiscono alla eutrofizzazione. Anche qui, dato non disponibile.
Altri parametri analizzati che rientrano nel ranch consentito sono: il pH, dove una sua variazione può derivare da condizioni naturali o da attività umane, l’ossigeno disciolto, con valori bassi che indicano inquinamento organico e valori elevati che parlano di un’eutrofizzazione in atto ed, infine, le salmonelle, per fortuna assenti che causano infezioni.
L’ultima triade è rappresentata dai coliformi totali, fecali e gli streptococchi fecali che quantificano l'entità della contaminazione da parte di liquami biologici e un controllo regolare garantisce il mantenimento di un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana.
Una situazione tranquilla, ma restano i dubbi dei dati non disponibili. Speriamo di avere presto lumi in merito.

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