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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
4 novembre 2008

Il futuro è passato



Per cortesia, non Scandalizziamoci più!
Non cominciamo a criticare le dichiarazioni del Senatore Marcello Dell’Utri rilasciate a Klaus Davi in una puntata del suo programma su Youtube “ClausCondicio”.
Qualcuno dirà: ma cosa avrà mai detto il Senatore e fondatore di FI? Nulla, ha solo detto e ridetto le tante cose che da anni ripete il Presidente del Consiglio: l’antimafia rossa, gli studenti rossi, il comunismo, insomma, un discorso rosso sangue.
Dell’Utri afferma che parlare oggi di antifascismo è obsoleto e che questo tema torna oggi in auge perché non ci sono nuovi argomenti.
Questa cosa potrei anche condividerla, perché credo che ogni parola ha un senso se legata ad un dato periodo storico, quindi, se oggi il fascismo non c’è più, di conseguenza non esiste neppure l’antifascimo.
Ma vogliamo chiederci il perché?
Io una risposta me la sono data.
Oggi, si continua a parlare con termini del passato perché la politica vive ancora nel passato.
La classe dirigente di questo Paese è vecchia di almeno trent’anni, non ha nuovi argomenti perché ormai obsoleta e non avendo altre strade da percorrere, preferisce restare sul passato e tornare sulla strada già percorsa.
Ed è questo il vero problema italiano.
Il tutto sta nel rinnovamento della classe dirigente, composta innanzitutto dai cittadini ( e non da lobby politico-economiche) che guardano al futuro.
I tagli della scuola, la paralisi della giustizia, la strafottenza verso i temi ambientali, lo sfacelo della sanità, il clientelarismo e la baronia (non solo universitaria): tutto questo è figlio della generazione dei padri che consegnano a noi figli, un paese con le pezze al culo!
Anzi, magari lo consegnassero. Loro continuano a resistere perché intendono prendersi i brandelli delle pezze e lasciarci solo il deretano.
Sì, perché il dramma italiano sta in un forte conflitto che non si basa sulla diatriba tra gli schieramenti politici, sui colori di bandiera, ma solo sul confronto generazionale.
E’ questo che bisogna comprendere, bisogna cercare di rimetterci in piedi e sfruttare, se mai ce ne fossero ancora, tutte le possibilità per ricominciare e diventare “una speranza viva per le attese di ogni persona”.
Occorre far prendere le decisioni che riguardano il futuro a coloro che lo vivranno davvero.
Ma tornando a Dell’Utri.
L’illustre Senatore parla anche di scuola, venendoci a dire: “gli studenti che impediscono di studiare e frequentare le lezioni, sono figli del fascismo rosso".
Ma come, il senatore prima ci dice che l’antifascismo è obsoleto e poi viene a parlarci di studenti fascisti rossi? Che senso ha una cosa di questo tipo?
Ammettendo che questi termini sono oramai passati e seguendo il ragionamento dell’utriano, dovremmo concludere che anche la parola comunismo è obsoleta e che bisognerà avvisare il “Navigante Silvio” e dirgli che non deve più venire a parlarci di “comunisti che bollivano i bambini” e di ideologie politiche che producono “morte, miseria e terrore”.
Purtroppo, nessuno lo ha ancora avvisato e questo Paese si ritrova nel 2008 a guardare il passato, perché tanto non ha futuro.
Mentre noi, poveri italiani, siamo ancora qui a discutere di fascismo, antifascismo, comunismo, massoneria, strategia del terrore e cacchiate di questo genere, dall’altra parte dell’oceano si va avanti.
Gli Stati Uniti d’America, avanti anni luce in materia di libertà d’informazione e rinnovamento politico, stanno eleggendo il loro nuovo Presidente, che chiunque sarà, avrà comunque un nuovo volto.
Noi, invece, siamo solo in grado di spostare le pedine politiche, salvo poi riporle sempre allo stesso posto: la politica dell’alternanza!
Ma ritorniamo a Dell’Utri, che ci parla anche di Mangano, l’eroe degli amici degli amici, rimarcando come questo signore sia stato “un eroe a modo suo”, salvo ricordare a tutti che lui si sente una vera “vittima dell’Antimafia”.
Che dire, in questo Paese anche un signore, per giunta senatore della Repubblica, può dichiararsi vittima dell’Antimafia, nonostante abbia a suo carico una “condanna a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa”.
Allora, qualcuno dirà: questo è un Paese garantista, esiste la presunzione d’innocenza, ecc., ma ci sarà o no un motivo che impedirà ad un politico di occuparsi del futuro degli altri? Cosa deve fare un politico per non essere più considerato un degno rappresentante del popolo? Nulla, non esistono motivi, perché tutti possono fare tutto con il giochetto della presunzione d’innocenza.
E poi, forse esisterà anche, ma in questa Italia.
Un’Italia dove Licio Gelli va in tv, si realizzano fiction sui grandi omicidi di Stato ascoltando i brigatisti e non i familiari delle vittime, si parla meritocrazia quando l’unico metodo oggettivo per valutare un avanzamento di carriera è l’anzianità o il grado di parentela, dove la politica parla al passato e i giovani non vedono il futuro, dove tutto è capovolto e falso, caro senatore, gli unici eroi sono quelli che vivono nelle nostre case e non quelli che ci venite a raccontare voi.



9 febbraio 2008

Caso Tri.Com.: cosa prevede il futuro?

E’ proprio vero che a Natale siamo tutti più buoni! Il 19 dicembre scorso, un “raggiante” comunicato stampa del Comune di Fasano informava la città del felice (sic!) epilogo della questione Tri.Com. spa, che vede il ritorno nelle casse comunali le entrate relative ad Ici e Tarsu per un ammontare di 3.549.700,50 euro. L’alone di letizia che ha illuminato improvvisamente il comune di Fasano, però, ci impone un triste quesito: ma in tutta la “questione Tri.Com. spa”, c’è davvero da essere “raggianti”? Per saperlo, dobbiamo analizzare nei fatti l’intera vicenda. Il 23 novembre 2007, prende il via l’entusiasmante avventura del quotidiano “Il Levante”, esordendo nelle edicole con un titolo davvero eclatante: “ I Signori dell’ICI stanno impoverendo la Puglia”. E nella parte dedicata al nostro territorio: “Il Comune di Fasano e la questione Tri.Com. spa”. Per molte settimane, si porta a conoscenza dei lettori l’anomalia dell’esternalizzazione dei tributi in numerosi comuni italiani per mano di altrettanto numerose società miste, che il più delle volte vedono però comparire come socio privato la “S. Giorgio spa”.
continua
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