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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
31 maggio 2009

La TriCom "si appende" ancora



Continua la telenovela inerente alla vicenda della “TriCom spa”, società mista che si occupa della riscossione dei tributi locali.
La prima notizia è che la “Tri.Com.” (che vede come socio privato la San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa) dopo aver pagato al Comune di Fasano le prime due rate del suo debito, che avevano scadenza 30 marzo e 15 aprile (da 500 mila euro), ha chiesto di posticipare la scadenza del 30 aprile (650 mila euro) al 13 maggio.
Ma a tale data le casse comunali non hanno visto arrivare neppure un centesimo e, secondo indiscrezioni, l’amministrazione si è attrezzata con la solita lettera di sollecito per chiedere il riversamento delle somme dovute.
Le ultime due rate hanno scadenza 20 maggio (650mila euro) e 10 giugno (684 mila euro) per un totale di circa 2 milioni e 984 mila euro, più interessi.
Le preoccupazioni a Palazzo di Città aumentano: se la TriCom non paga, per le disastratissime casse municipali fasanesi sono dolori.
Bisogna tener conto che lo scorso 29 aprile la Procura di Velletri (in provincia di Roma), al termine di un’indagine della Guardia di Finanza coordinata dal pm Giuseppe Patrone, ha disposto l’arresto di Giuseppe Saggese (consulente della Tributi Italia, mentre sua sorella Patrizia ne è presidente) con l’accusa di peculato.
La Procura laziale ritiene che Saggese abbia messo le mani sul denaro pagato regolarmente da migliaia di cittadini per ICI, Tarsu, e altre tasse comunali.
Il colpo di scena è avvenuto nell’ambito di uno dei tanti procedimenti penali nati dalle denunce di ammanchi presentate dai Comuni della provincia romana per i quali Tributi Italia riscuote le imposte locali, in particolare quella presentata dal segretario comunale di Nettuno.
Il gip di Velletri ha successivamente revocato il provvedimento perché, a suo giudizio, sono venute meno le esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione del reato.
Intanto le indagini sulla Tributi Italia si stanno estendendo anche a Bologna, dove mancano all’appello 3,6 milioni di euro di tributi; e dai primi giorni di maggio anche i magistrati di Latina voglio vederci chiaro su una vicenda simile capitata ad Aprilia, dove per il momento sono sotto inchiesta l’ex sindaco della città e 15 consiglieri comunali.
Indagini sulla società Tributi Italia si registrano poi anche al Alghero e Sassari. Purtroppo, nonostante ben due procure (quelle di Bari e di Brindisi) si stiano accupando delle identiche vicende fasanesi e polignanesi, nessuna delle due per il momento pare sia arrivata a delle conclusioni.
A corredo di questa vicenda, vogliamo segnalare la dichiarazione dell’on. Rita Berardini (deputata radicale del PD) che, a pochi giorni dall’arresto di Saggese, ha affermato: “L’arresto di Giuseppe Saggese, patron di Tributi Italia, dovrebbe spingere il giornalismo d’inchiesta (ma esiste?) a indagare sull’enorme bubbone che vede molti Comuni stipulare accordi con partner privati per la costituzione di società miste ai fini della riscossione dei tributi comunali, attribuendo ai soci privati un aggio spropositato (30%) rispetto all’attività svolta, con arricchimento abnorme dei privati stessi e depauperamento delle casse comunali, con pregiudizio sia dell’ente locale che della cittadinanza. (…) Insomma, il bubbone della riscossione dei tributi è purulento, e riguarda da sempre la corruzione del sistema partitocratico italiano”.
Sommessamente, pensiamo che in questa vicenda la nostra parte di giornalisti d’inchiesta l’abbiamo fatta, subendone anche gli strascichi giudiziari del caso.
Ci auguriamo solo che ognuno faccia la sua parte e che le tasse dei fasanesi restino nella nostra città: non si capisce, infatti, perché il Comune di Polignano a Mare, socio del Comune di Fasano in questa triste vicenda, abbia dato un calcio nel sedere alla TriCom Spa, mentre il Comune di Fasano ancora non prenda adeguati provvedimenti.
Evidentemente, c’è sotto qualcosa che non è troppo chiaro . . .


28 marzo 2009

Ecco chi sta dietro la TriCom

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 3 di marzo 2009



La telenovela che riguarda la riscossione dei tributi comunali è ormai nota a tutti: parliamo di soldi dei cittadini incassati dalla società che gestisce il servizio e che puntualmente non riversa le somme al Comune, di un servizio affidato, di società nuove che restano vecchie e sono sempre guidate dalle stesse persone.
Nello scorso numero di Osservatorio abbiamo ascoltato in merito a questa vicenda il sindaco di Polignano a Mare, che ha parlato, senza mezzi termini, di “scelte politiche sbagliate, ben architettate, pensate e volute”, rimarcando le gravi inadempienze da parte di questa società mista pubblico-privata affidataria del servizio, ovvero la TriCom spa, che vede tra i soci i Comuni di Fasano e Polignano a Mare, e il socio privato San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa.
Ma chi è questa “Tributi Italia spa”? Ci svela l'arcano Simone Sabattini, giornalista del Corriere di Bologna, altra città nella quale la San Giorgio ritarda nei riversamenti dei tributi, che in un articolo pubblicato il 7 febbraio scrive: “C'è la solita catena di scatole cinesi dietro Gestor, ora Tributi Italia (…) un legame di trasformazioni, fusioni, cambi di nome e parentele che porta dritto al nome di Giuseppe Saggese, ex titolare della Publiconsult poi confluita in Tributi Italia, arrestato a Pomezia (Roma) con l’accusa di corruzione e sotto inchiesta ad Aprilia (Latina) dove è stato rinviato per frode, peculato e abuso d’ufficio.
(…) Guardando la composizione societaria (di Tributi Italia spa, ndr) si scopre che oltre all’amministratore delegato Pasquale Froio – subentrato a Vito Paolo Marti dopo che questo è finito nell’inchiesta della Procura bolognese – c’è un presidente che risponde al nome di Patrizia Saggese (…), che non è solo la presidente di Tributi (Italia spa, ndr), ma anche il socio unico della srl che controlla la stessa Tributi: la San Giorgio. Resta il fatto
- conclude Sabattini – che i cognomi, se non proprio le persone restano più o meno quelli attraverso tutte le trasformazioni della società. La San Giorgio ancora prima si chiamava Publiconsult e a capo c’era un altro Saggese, Giuseppe appunto, fratello di Patrizia”.
Qualcuno potrebbe pensare: la nascita di una nuova società potrebbe significare un nuovo modo di gestione e riversamento dei tributi?
Chissà, tutto è possibile ma, per il momento, lasciamo da parte le speranze e continuiamo ad affidarci ad alcuni dati certi.
Facciamo un passo indietro e andiamo al consiglio comunale di Polignano a Mare del 27 dicembre 2008.
In quell’occasione, il consiglio comunale prende atto che “fin dall’inizio del rapporto contrattuale le società Centro Tri.Com. spa e la San Giorgio spa si sono rese gravemente inadempienti nei confronti del Comune di Polignano a Mare e del Comune di Fasano”.
A questo, si aggiunge il comportamento ondivago e contraddittorio tenuto dalle due società, in merito alla possibilità, da parte dei due comuni, di poter “controllare pienamente, e quindi senza limiti, l’attività della società mista, compresa quella che svolge il socio privato”,  a cui hanno fatto seguito dei modi di fare elusivi e ostruzionistici da parte di San Giorgio e Tri.Com. spa.
Quindi, il consiglio comunale di Polignano a Mare, anche sulla scorta del protocollo d’intesa sottoscritto con il Comune di Fasano in data 6 novembre 2008 per la rimozione in autotutela della concessione, “delibera di concludere il procedimento dichiarando la decadenza del rapporto concessorio (…) per le evidenti ragioni di interesse pubblico, e di grave inadempimento del soggetto concessionario” (cioè Centro TriCom spa e San Giorgio spa, ndr).
Fin qui, tutto fila liscio, fino a quando la Tri.Com spa non decide di fare ricorso al TAR di Bari per chiedere l’annullamento, previa la sospensione dell’efficacia, dell’atto preso dal consiglio comunale e di ogni altro atto che faccia riferimento al famoso protocollo d’intesa tra i due comuni di Polignano e Fasano.
Bene, il 27 febbraio scorso, il Tar di Bari “respinge la domanda di sospensiva” avanzata dalla Tri.Com. spa. Che significa?
La decisione del TAR dimostra come le motivazioni che hanno portato il Comune di Polignano a Mare a revocare la concessione alla Tri.Com. sono vere, fondate e supportate da riferimenti giuridici.
Vi chiederete: e Fasano ha fatto una delibera di consiglio comunale per rescindere il contratto con la TriCom? Il problema è stato affrontato a viso aperto com’è accaduto a Polignano?
Se ci affidiamo alle parole del nostro assessore alle Risorse Finanziarie, pare proprio di sì; infatti, l’assessore Zaccaria dopo il nostro articolo dell’agosto scorso nel quale consigliavamo di risolvere la vicenda facendo ricorso all’autotutela, nel consiglio comunale del 2 settembre ’08, dichiarò che la vicenda Tri.Com era ampiamente conosciuta e monitorata e che “non ci voleva l’articolo del giornale per fare aprire gli occhi di fronte ad un problema che esiste. Il problema Tri.com lo stiamo controllando quotidianamente”.
Confortati da queste parole ci sentiamo più tranquilli, monitorati e sereni. Peccato che i controlli e monitoraggi quotidiani dell’amministrazione comunale sono serviti a ben poco e, soprattutto non sono bastati a porre fine a questa storia.
Infatti, mentre l’assessore rassicura, l’avvocatura comunale, il dirigente ai servizi finanziari e il Sindaco Di Bari tornano a scrivere (il 19 febbraio scorso, ndr) alla “nuova” Tributi Italia spa e alla solita Tri.Com. spa non per fare le presentazioni di rito, ma per comunicare a lorsignori che alla data del 31 dicembre 2008 risultano non riversati nelle casse comunali le somme derivanti dai tributi locali, per un totale di soli €. 3.144.132,48 (circa 6 miliardi delle vecchie lire, ndr), oltre all’omessa consegna della banca dati dei tributi locali (richiesta già a novembre ’08 e di proprietà del Comune) e degli estratti dei conti correnti postali, portando, di fatto, ad una impossibilità di esercitare il potere di controllo.
Queste situazioni, le avevamo già ampiamente trattate in un articolo pubblicato l’agosto scorso, suscitando le ire della San Giorgio-Tri.Com., che per tutelare la sua “immagine” è passata alle vie legali.
Il problema vero è che, nel momento in cui questo numero di Osservatorio va in stampa, la TriCom deve ancora al Comune di Fasano 2 milioni e 984 mila euro! Nel frattempo, infatti, bontà sua, ha inviato un versamento di circa 160 mila euro.
Per la parte restante, ha proposto un piano di rientro articolato in cinque rate: 500 mila al 30 marzo, 500 mila al 15 aprile, 650 mila al 30 aprile, 650 mila al 20 maggio e 684 mila (più interessi maturati) al 10 giugno 2009.
Ci si chiede: una volta recuperati i suoi soldi, il Comune di Fasano avrà il coraggio, nel supremo interesse dei cittadini, di mettere alla porta questa società? Secondo fonti attendibili, sul nostro Municipio si attende l'esito del giudizio amministrativo avviato dal Comune di Polignano a Mare . . .
Questo, ad oggi, il quadro completo della vicenda.

18 marzo 2009

Polignano ha detto addio alla TriCom. E noi?

Articolo pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 2 di Febbraio 2009

Paese che vai, usanze che trovi. Il famoso detto popolare si dimostra quanto mai attuale nella vicenda cittadina in materia di tributi e azioni istituzionali, per non parlare di misteriosi “problemi politici interni” che portano gli enti locali ad agire in modo differente.
Ma cerchiamo di andare per ordine.
L’oramai nota vicenda politica della riscossione dei tributi, che vede al centro la società mista Tri.Com. spa, giunge al capolinea.
Le somme mancanti sono state recuperate, il consiglio comunale ha deciso di andare dritto per la sua strada, gli atti sono stati trasmessi alle autorità competenti e tutti i legami intercorsi tra il Comune e la società sono definitivamente chiusi.
Il Comune in questione, però, non è quello di Fasano, ma quello di Polignano a Mare, socio pubblico della Tri.Com spa per una quota del 46% del capitale sociale.
L’altro comune che detiene il 5%, Fasano, non ha invece dimostrato la stessa voglia di andare avanti in questa “battaglia”.
Sarà perché a Polignano esistono amministratori responsabili e attenti al futuro della città? Questo non possiamo certo dirlo noi, ma sicuramente si può affermare che l’amministrazione comunale polignanese (centrodestra) ha dato concretezza alle azioni che da mesi vengono scritte su carta.
Per capire quali sono stati i motivi di tale scelta, abbiamo ascoltato Angelo Bovino, sindaco di Polignano a Mare, che cortesemente ci ha rilasciato un’intervista esclusiva.
“Le inadempienze registrate nel tempo e i ritardi nei riversamenti dei tributi nelle casse comunali da parte della San Giorgio spa – spiega il dott. Bovino ad Osservatorio – hanno portato non pochi disagi e preoccupazioni. A seguito di ciò, abbiamo monitorato costantemente la situazione, anche sulla scorta di altre vicende simili che nel frattempo si stavano verificando in altre città italiane. Insomma, in un periodo di crisi come questo, non potevamo certo esporre le casse comunali a un rischio. Così, abbiamo deciso di correre ai ripari e mettere la parola fine a questa storia, caratterizzata da inadempienze, disservizi, carenze e, soprattutto, scelte politiche poco chiare”.
Come siete giunti a questa decisione?
“Già nel Natale 2007 ci siamo occupati del problema con un consiglio comunale monotematico per elaborare un documento comune, votato all’unanimità e che fu interamente costruito in aula, al fine di comprendere il presente e il futuro della riscossione tributi nel comune di Polignano a Mare, e inoltre per mettere a nudo tutte le inadempienze e anomalie che si nascondevano dietro la nascita di questa società mista”.
I Comuni di Polignano e Fasano sono la parte pubblica della società mista Tri.Com. Qual è il rapporto tra i due enti?
“Con il Comune di Fasano c’è sempre stata una forte unione d’intenti e un ottimo rapporto di cordialità. A Fasano ho molti amici e credo che le due città debbano continuare ad avere un rapporto di stima reciproca.
Fino a quando è stato possibile, tra i due comuni c’è stata un’azione sinergica, sfociata nel protocollo d’intesa (sottoscritto il 7 novembre 2008, ndr) per chiedere la risoluzione del contratto in autotutela.
Subito dopo, è stato convocato un consiglio comunale che ha deliberato la ferma volontà nel proseguire su questa strada.
Con profondo rammarico, devo dire che l’opposizione (centrosinistra) ha preferito il silenzio, dimostrando una scarsa attenzione al futuro della nostra città, forse anche per nascondere colpe politiche del passato che ci hanno portato in questa situazione.
Fasano, invece, si trova in una situazione ben diversa dalla nostra, a causa di scelte differenti dettate da problemi politici interni (sic!, ndr) sotto l’aspetto dei servizi, dei livelli occupazionali e delle somme che deve ancora ricevere dalla S. Giorgio spa. Una realtà che non spetta certo a me giudicare.
Comunque, l’intesa con il Comune di Fasano risultava quanto mai necessaria, perché siamo entrambi soci della Tri.Com. spa, e come parte pubblica dovevamo agire in sintonia per capire le cause che hanno portato la struttura a scricchiolare”.

A cosa si deve, secondo Lei, questo “scricchiolio” della Tri.Com?
“In primis, la San Giorgio spa assicurava il denaro versato dai cittadini sui suoi conti, con una fideiussione che, in pratica, garantiva i fantasmi (sic!, ndr).
Altro dato critico riguardava la cessione del 5% del capitale sociale al comune di Fasano, che non doveva essere ceduto dal socio pubblico (Comune di Polignano a Mare, ndr) ma dal socio privato (San Giorgio spa, ndr). Tutto questo, in modo da garantire una maggioranza pubblica certa che, purtroppo, col tempo, si è dimostrata solo nei numeri.
Infatti, la società Tri.Com. è stata architettata in modo da garantire una maggioranza pubblica dal punto di vista azionario, ma in termini gestionali e decisionali era il privato quello che deteneva il potere. Non a caso, nel consiglio di amministrazione era il socio privato a detenere la maggioranza.
Insomma, un percorso astuto per diminuire l’autonomia degli enti pubblici e lasciare tutto in mano al socio privato, dimostrando la “pessima” intuizione da parte degli amministratori comunali che hanno condotto questa operazione.”

Quindi, par di capire che Lei non crede nelle società miste!
“Le società miste pubblico-privato si possono fare, io sono stato un precursore in questo, ma tutto dipende dal “come” si fanno.
E’ ovvio che si può incorrere in errori, imprevisti, ma qui siamo davanti a delle scelte sbagliate, ben architettate, pensate e volute.
Per questo, la nostra azione amministrativa è stata sin da subito decisa verso uno sblocco del disservizio, un recupero delle somme non versate nelle casse comunali e una garanzia verso un servizio tributi di qualità e nel massimo rispetto delle tasche dei cittadini.”

Come giudica l’esperienza Tri.Com.?
“Io non ce l’ho con la San Giorgio, ora “Tributi Italia”, perché è un’azienda privata che opera nel settore a livello nazionale, fa i suoi interessi e cerca di fare del suo meglio.
Però, se tale azienda mette a repentaglio la sicurezza economica della città, procura un disservizio e compie una serie di inadempienze, allora, è chiaro che per me diventa un “nemico” da contrastare.
Tengo a ribadire, però, che i veri nemici dei cittadini sono stati quelli amministratori che hanno attuato scelte scellerate e pericolose, architettate ad arte per creare questa situazione, e che oggi preferiscono il silenzio o si fingono indifferenti ed ingenui.
Uomini politici che hanno assunto delle scelte contro la città, meritano di non ricoprire più nessun incarico pubblico, perché con le loro azioni si sono dimostrati dei veri e propri pericoli pubblici”.

Cosa prevede il futuro?
“Al momento, la San Giorgio spa ha impugnato il nostro atto consiliare con il quale si chiudono tutti i rapporti, perché secondo loro non sussistevano le ragioni per intraprendere una scelta così drastica.
I motivi che avvalorano la nostra scelta sono tanti, ma basterebbe dire che in questi anni è venuto a mancare un rapporto fiduciario tra i soggetti, tanto da non giustificare più alcun tipo di collaborazione.
Inoltre, mi preme dire che su questa vicenda è in corso un’indagine della magistratura, verso la quale nutro fiducia e profondo rispetto. Mi auguro che i magistrati facciano fino in fondo il proprio lavoro, accertando tutta la verità e le eventuali responsabilità.
Per quanto riguarda la gestione del servizio tributi, la nostra città ha intrapreso la strada dell’internalizzazione, con tutte le difficoltà connesse a tale scelta e stiamo lavorando per garantire sicurezza nei pagamenti, un corretto servizio di riscossione e maggiore efficienza agli sportelli.
Un percorso difficile, ma che va fatto per rispetto alla città, al futuro del territorio e di tutti i cittadini onesti che con le loro tasse contribuiscono al miglioramento della collettività.”


Le parole del Sindaco Bovino ci fanno tirare un sospiro di sollievo, perché cominciavamo a pensare che fossimo noi i visionari che per mesi hanno parlato del forte rischio a cui sono state sottoposte le casse comunali e delle scelte politiche scellerate che ci hanno condotto in questa situazione.
In questo scenario, mentre la città di Domenico Modugno ha messo le ali, decidendo di Volare via da questa vicenda, il Faso, con le sue ali rattrappite, resta fermo e immobile. Salvo smentite!

18 novembre 2008

Il consiglio dell'Autotutela!



Sinceramente non voglio annoiarvi con lunghe trattazioni sul tema Tri.Com. e, per questo, cercherò di schematizzare un po’ quello che è accaduto negli ultimi anni in materia di riscossione dei tributi comunali, in modo da fornire un quadro completo (almeno ci provo) della vicenda.
- 2003/’08: La Giunta di centrodestra del sindaco Vito Ammirabile promette di voler internalizzare la riscossione dei tributi, fino ad allora esternalizzata a favore di una cooperativa che percepiva un compenso lordo sugli accertamenti, ovvero, sull’evasione. Tale scelta, indicava la necessità di far venire a galla tutti gli evasori e allo stesso tempo, causava un invio di “cartelle pazze” per rimpinguare le casse dell’ente gestore.
Per ovviare a questo, si decise che la riscossione andava internalizzata e nel dicembre 2003 si provvedeva a fissare in 2 anni (!) un progetto di “ristrutturazione” dell’Ufficio Tributi, al fine di razionalizzare gli sprechi ed evitare disagi ai cittadini.
Il biennio sarà impiegato nella riorganizzazione di: uffici, personale, elaborazione di dati utili per la riscossione.
- 2006: Cartelle pazze? Serve una soluzione. Il consiglio comunale di Fasano delibera di “aderire in qualità di nuovo socio pubblico alla società mista Centro Tri.Com. spa”, acquistando il 5% delle azioni detenute dal comune barese, delineando così il nuovo quadro societario: comune di Polignano a Mare (49%), S. Giorgio spa (46%) e Comune di Fasano (5%). Ovviamente, per non annoiare il lettore evito di citare le percentuali relative agli aggi spettanti alla società mista e al relativo socio privato San Giorgio spa.
- Novembre 2008: Qualcuno ricorda alla città che la società Tri.Com. spa non riversa da molti mesi le entrare tributarie pagate regolarmente dai cittadini (3.549.700 euro,ndr) e l’Amministrazione Comunale corre ai ripari sollecitando i pagamenti e minacciando la rescissione del contratto di affidamento.
Nei mesi successivi, le somme ritornano nelle casse comunali, grazie anche alla predisposizione di un pagamento dei tributi mediante modello F24 in modo da evitare che i tributi passino dalla San Giorgio prima di ritornare definitivamente a Fasano.
- Gennaio-Maggio 2008: Nel primo trimestre 2008 il Comune doveva ricevere nelle proprie casse una somma pari a 595 mila euro che tarda ad arrivare. I primi giorni di maggio il sindaco sollecita nuovamente la società per chiedere il riversamento delle somme dovute, pena la continuazione di risoluzione del contratto. Nel frattempo, cala il silenzio e tutti cominciano a pensare che le cose siano ritornare alla normalità.
- Agosto 2008: Lo stesso qualcuno che aveva ricordato l’ammanco di soldi nel 2007, segnala alcune anomalie relative al contratto di affidamento del servizio di riscossione dei tributi. La segnalazione riguarda un caso simile e alcune sentenze emanate in merito dal TAR di Lecce, oltre ad un documento del Consiglio di Stato, che poggiano le loro riflessioni sulle normative europee in materia.
Vengono così poste in discussione le norme a cui deve sottostare una società mista detta “in house”, le regole da rispettare e gli adempimenti in materia di controllo da parte dell’ente pubblico che affida il servizio. Il qualcuno che pone il problema, si preoccupa di dare un consiglio all’amministrazione comunale: “Il Comune di Fasano in ogni momento e per una forma di autotutela, può procedere all’annullamento dell’atto di affidamento, che porterebbe così a rendere nulla la convenzione tra il Comune e la TriCom spa.”
- Settembre 2008: Il giorno 2 durante la seduta di Consiglio Comunale, interrogato sulla questione alla luce dell’articolo pubblicato da qualcuno nel quale si mette in discussione la “legittimità del contratto” con la Tri.Com. spa, l’assessore alle Politiche Finanziarie dice che queste cose sono abbastanza note “e non perché ce lo dice il giornalista famoso. Perché all’epoca, deve sapere il giornalista famoso, che non era vero che quel provvedimento era illegittimo”. Nell’articolo non si diceva assolutamente questo!
Poi, scivolando sull’altro tema che interessa il suo ramo, ovvero la vicenda Swap e derivati finanziari, aggiunge che anche questo secondo argomento era affrontato e ampiamente conosciuto, “non grazie anche a questo fantomatico giornalista, perché altrimenti lo facciamo così famoso che lo portiamo alla televisione”. Sta di fatto, che i due problemi esistono e sono venuti a galla solo e soltanto dopo che qualcuno li ha raccontati e speriamo che come diceva Enzo Biagi "alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa". Ma andiamo avanti.
- Novembre 2008: Un protocollo d’intesa tra il Comune di Fasano e il Comune di Polignano a Mare, soci pubblici della Tri.Com. spa, diffidano ufficialmente la società ad incassare i tributi per nome e per conto dei due comuni, questo, a causa dei mancati riversamenti e per colpa di una serie di inadempienze.
Così, nel comunicato stampa diffuso dal Comune di Fasano, si legge che tale provvedimento è finalizzato alla rimozione “in autotutela”.
A quanto pare, di tale scelta sono state informate la Corte dei Conti, la Procura di Brindisi e quella di Bari, anche se quest’ultima aveva già acquisito alcuni atti presso il Comune e la sede Tri.Com. di Fasano nei mesi scorsi.
Alla luce di tutto questo, a quel qualcuno che aveva segnalato e affrontato più volte il problema, grazie anche alla collaborazione di alcuni cittadini, restano due grandi soddisfazioni; in primis, aver raccontato nei fatti la verità e, in secondo luogo, aver dato un piccolo contributo nel proteggere le tasche dei cittadini fasanesi e non solo.

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3 - Affissioni abusive: la Tri.Com deve darsi una mossa
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6 - A caval votato non si guarda in bocca!
7 - 14 ottobre '08: estratto video della puntata di Ballarò


4 ottobre 2008

A caval VOTATO non si guarda in bocca!

A caval donato non si guarda in bocca: La dentatura del cavallo ha molta importanza nella scelta dell'animale, ma qualora venga regalato dovrebbe essere accettato così come viene offerto. Il proverbio è perciò un rimprovero rivolto a coloro che anziché essere contenti dei doni ricevuti, hanno la brutta abitudine di criticarli.



Durante il Consiglio Comunale del 2 settembre scorso, al punto 5 dell’ordine del giorno si approvava la rendicontazione dell’esercizio finanziario 2007.
Negli interventi che hanno preceduto la votazione, il consigliere comunale Giorgio Cofano cita più volte l’articolo apparso sul mensile Osservatorio e su questo blog, dove si parla della possibile illegittimità legata alla convenzione stipulata dal Comune di Fasano e la società mista Tri.Com. spa per la gestione dei tributi locali, oltre a ricordare a tutti l’annosa questione degli swap e derivati finanziari in cui è incappato l’ente comunale.
Ma andiamo per ordine.
La prima questione messa sul banco degli imputati è la vicenda Tri.Com, a cui risponde il Sindaco Lello Di Bari precisando che “per il discorso Tri.com, a cui lei [il consigliere Cofano,cdr] faceva riferimento, non siamo fermi. Noi abbiamo chiesto, di comune accordo con il Comune di Polignano, una convocazione dell’assemblea straordinaria per le modifiche statutarie, così come era stato richiesto, per aver un maggior controllo della situazione. Se questo non sarà, andremo sicuramente alla revoca dell’affidamento fatto. Non siamo assolutamente fermi. Noi avevamo chiesto, il Comune di Polignano e il Comune di Fasano, che fosse fissata per stamattina [2 settembre ‘08] l’assemblea straordinaria a Polignano. Ieri [1 settembre ‘08]ci è arrivata una comunicazione che non si è ancora riunito il Consiglio di Amministrazione. Che si riunirà in questi giorni, per comunicarci la data in cui dovremo recarci a Polignano”.

Sta di fatto che il Sindaco non risponde alle perplessità sollevate dagli interventi, infatti, non si capisce perché dopo il voto unanime in consiglio comunale per provvedere alla rescissione del contratto, ancora si continua a discutere di revisioni delle convenzione, accordi, tavoli tecnici e quant’altro serva a prendere del tempo per continuare questa collaborazione che da contratto durerà fino al 2026.
A seguire, l’intervento dell’assessore alle Risorse Finanziarie, Giuseppe Zaccaria, che si diletta in un pistolotto d’altri tempi dimostrando nelle opinioni, mai nei fatti, che la vicenda Tri.Com è ampiamente conosciuta e monitorata, perché “non è vero che stiamo trascurando la cosa. Non ci voleva l’articolo del giornale per fare aprire gli occhi di fronte ad un problema che esiste. Il problema Tri.com lo stiamo controllando quotidianamente. Diceva il sindaco che abbiamo sollecitato il consigliere, espresso da questa amministrazione, ad intervenire presso la Tri.com, perché venga promossa l’assemblea, perché dobbiamo cambiare le norme statutarie.
E non perché ce lo dice il giornalista famoso. Perché all’epoca, deve sapere il giornalista famoso, che non era vero che quel provvedimento era illegittimo”.
È bene ricordare allo smemorato assessore che l’articolo cita testualmente che “il servizio di riscossione dei tributi, sulla scorta della sentenze del Tar, appare completamente illegittimo”.
In altre parole, se quello che dice il TAR è vero, attualmente la convenzione non rispetta i criteri che rendono legittimo questo tipo di affidamento e che il tutto va rivisto secondo le nuove disposizioni (sentenza n. 1404 del 19 maggio 2008 del TAR di Lecce e documento dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 3 marzo 2008 in allegato).
L'unica cosa certa è che, ad oggi, l’organizzazione delle società miste deve rispettare delle norme che a Fasano non vengono minimamente prese in considerazione e, come se non bastasse, l’assessore continua a dire che “stiamo chiedendo alla Tri.Com di rivedere, modificare le norme statutarie, così come prevede la Finanziaria del 2008”.
Cosa?
Ma se nove mesi fa, il Sindaco disse che “il 5 dicembre [2007] presso Palazzo di Città del Comune di Polignano a Mare si sono incontrati il Sindaco del Comune di Polignano a Mare (…) il Sindaco del Comune di Fasano (…) e in rappresentanza della Società San Giorgio S.p.A., il dottor Luca Petrucci, anche consigliere di amministrazione della Società TRI.COM S.p.A”, per discutere della “risoluzione delle problematiche afferenti il rapporto tra gli enti locali, la TRI.COM e la Società San Giorgio S.p.A.”.
Tradotto, l’oggetto della riunione era la risoluzione del contratto per una serie di inadempimenti della società.
La decisione fu dettata dal voto unanime del consiglio comunale il 29 novembre ’07 e, infatti, nel la seduta successiva (6 dicembre 2007,ndr), il sindaco comunica ai consiglieri che “l’avvio del procedimento per la rescissione è stato dato”.
Ora, sulla scorta di queste dichiarazioni, sapendo che la Tri.Com ha più volte ritardato i pagamenti, non sta rispettando la convenzione e si è avviata la risoluzione del contratto, come si può ancora parlare di “rivedere, modificare le norme statutarie”?
Poi l’assessore viene a dirci che sta “tutti i giorni con il fiato sul collo del sindaco perché si risolva immediatamente il contratto”. Allora, scusate, ma di cosa stiamo parlando? Volete spiegare ai cittadini se la Tri.Com dovrà andarsene o resterà, provvedendo poi alla revisione dello Statuto?
In questa vicenda, la mancanza di chiarezza la fa da padrona e si continua ad affermare tutto il contrario di tutto.
Purtroppo, però, non è solo sull’affaire Tri.Com che l’amministrazione ha le idee poco chiare, perché restando in ambito finanziario abbiamo anche la vicenda swap e derivati finanziari.
Su questo tema, l’assessore asserisce che “per quanto riguarda lo swap, lo abbiamo anche qua [in consiglio comunale, ndr] sviscerato, non grazie anche a questo fantomatico giornalista, perché altrimenti lo facciamo così famoso che lo portiamo alla televisione”.
Per fornire una quadro quanto più chiaro possibile sulla vicenda, è bene ricordare a tutti che sviscerare significa “esaminare con gran cura e attenzione, studiare a fondo” ; peccato che dalla lettura dei verbali del consiglio comunale non si evinca nulla di tutto questo.
Seguendo gli atti è facile capire come la questione swap approda per la prima volta in consiglio comunale il 29 novembre ’07.
In quella data, il consigliere Dino Musa invita “l’assessore al Bilancio a spiegare al Consiglio Comunale e ai cittadini in che cosa consistono questi swap e perché il Comune di Fasano si ritrova a dover subire le conseguenze negative di questa sorta di lotteria”.
L’assessore risponde: “mi sforzerò di spiegare che cosa significa questa parola mostruosa. Anche se, ne sono convinto, che lei [al consigliere Musa,ndr] l’avrebbe spiegato certamente meglio di me.
Si tratta di finanza derivata … di un contratto sottoscritto negli anni passati, che l’amministrazione passata ha avvallato attraverso una delibera di Giunta ed era sottinteso che l’abbiamo sottoscritta” (sic!), comunque, “era una proposta fatta dal dirigente del Servizio Finanziario il quale propose di utilizzare questo strumento perché riteneva potessero esserci dei vantaggi per l’amministrazione comunale, in termini proprio di maggiori entrate”.
Come da tempo andiamo raccontando, il dirigente ha proposto un affare e la giunta, senza sapere di cosa si stesse parlando, ha sottoscritto tutto, senza coinvolgere il consiglio comunale.
Fin qui è storia nota.
La cosa interessante è che nel continuare il suo intervento, l’assessore mette in campo tutta la sua straordinaria chiaroveggenza e conoscenza dei mercati, dichiarando che “stiamo subendo qualche perdita, abbiamo anche avuto modo di consultarci e di verificare se il fenomeno è sotto controllo o meno e allo stato lo è” ma, udite udite, “c’è una tendenza dei mercati a far scendere l’Euribor”.
Infatti, l’Euribor dal 2007 al 2008 è aumentato dell’8,92% comportando 150 mila euro di perdite per il Comune. Previsione azzeccata e ottima dimostrazione di come la situazione sia perfettamente sotto controllo.

Poi, da “buon padre di famiglia” come si definisce lui stesso, ci viene a dire che “questi tipi di strumenti sono estremamente sensibili e delicati … Tengono conto dell’andamento dei mercati. E siccome stiamo parlando di cosa pubblica, se è vero che abbiamo guadagnato 350.000 euro in questi anni, è anche vero che c’è il rischio che potremmo rimetterceli. Per cui nel momento in cui riterremo che la cosa non sarà più controllabile, immediatamente chiederemo la rescissione del contratto stesso”.
Al dibattito si aggiunge il consigliere Fabiano Amati, chiedendo all’amministrazione se “mantenere in piedi il contratto o se, in alternativa, è più utile fuggire nonostante le penali”.
L’assessore risponde dichiarandosi “preoccupato” e l’unico atto concreto fino ad oggi è la presenza di una voce nel Bilancio 2008 (pari a 100 mila euro, ndr) relativa all’estinzione del contratto di swap.
Molto interessante anche la dichiarazione del consigliere di maggioranza Mimmo Capozzi, che precisa come il contratto di swap non è stato mica sottoscritto “da un gruppetto di politici sprovveduti. In questo tranello, in questa trappola ci son caduti tantissimi comuni e tantissimi comuni anche del centro sinistra”.
Come se il problema fosse il colore politico dell’amministrazione e non il serio rischio per la finanza comunale. E poi, si evince dai fatti che gli amministratori non sono affatto sprovveduti.
Anche il consigliere di maggioranza Gianleo Moncalvo partecipa alla discussione, precisando che l’assessore “valuterà, tenendoci informati, quale sarà poi effettivamente la strada da percorrere: se pagare la penale oppure continuare a rischiare, qualora il rischio sia ragionevole”.
Come: rischio ragionevole?
Un’amministrazione comunale che gioca con i soldi dei cittadini deve continuare a farlo solo se i rischi sono ragionevoli? Ma qual è il concetto di amministrare? Ma, soprattutto, i cittadini sanno che le perdite le pagheranno loro? Perchè questi signori non giocano con i loro soldi?

Per concludere il quadretto swap e dimostrare che l’operazione è davvero sotto controllo, aggiungiamo un pezzo dell’intervista al sindaco Lello Di Bari dell’11 gennaio 2008, dove interrogato sulla vicenda swap, ci dice che “quando ci fu proposta la delibera di giunta per la sottoscrizione dello swap dall'allora detentore della delega al bilancio (l'ex sindaco Vito Ammirabile,ndr) e col parere favorevole del dirigente dell' ufficio finanziario, personalmente, parlare in quel contesto di swap o di swatch era la stessa cosa, perché non conoscevo in cosa consistesse questa rischiosa operazione . Solo nell'estate scorsa, in veste di sindaco, ho dovuto fare i conti con questi strumenti di finanza derivata e ho capito che nel nostro caso ci è stato teso un tranello dalla banca BNL e noi, come tanti altri Comuni, ci siamo cascati”.
In merito alle azioni future, il sindaco si dice “fermamente deciso a riportare a zero questa situazione: dalle informazioni in nostro possesso, abbandonare oggi lo swap ci costerebbe circa 800mila euro”.
Peccato che alla data dell’intervista (19 maggio 2008,ndr), la penale per cancellare il contratto ammontava a 220mila euro e non a 800mila come dichiarato dal sindaco.
Dalla lettura degli atti del consiglio comunale, spiace dirlo all’assessore, ma si evince che il problema swap non è stato assolutamente sviscerato in consiglio comunale, si è parlato solo di cosa sono in generale questi contratti, della loro inadeguatezza per gli enti pubblici (ma loro lo hanno fatto comunque,ndr), dei buoni propositi per il futuro e nient’altro.
Nei fatti, non è ancora giunta una risposta alla petizione portata avanti dal forum Fasancult, dove si chiedeva “al Sindaco di Fasano e all’Assessore alle Politiche Finanziarie, di argomentare la questione [swap, ndr] in consiglio comunale, mettendo in chiaro qual è la situazione attuale, i flussi di cassa registrati dal Comune in questi mesi e le iniziative future che s’intendono prendere in materia”.
La petizione, conclusasi con un incontro pubblico alla presenza di numerosi cittadini e dell’analista finanziario Attilio Di Mattia che ha lui sì sviscerato i contratti del comune di Fasano, ha visto la partecipazione attiva di tanti giovani interessati alla città e al suo futuro.
È stato un momento per chiedere all’amministrazione comunale un esempio di trasparenza e condivisione delle scelte con i cittadini, un po’ come si è tanto sbandierato in occasione del Bilancio Partecipato.
A noi non resta che attendere, dato che l’assessore Zaccaria ha comunicato al consiglio comunale che entro il mese di settembre si terrà un incontro con alcuni analisti finanziari per comprendere bene la situazione.
Speriamo che sia l’occasione buona per un consiglio comunale monotematico nel quale si affronti davvero la vicenda swap.
Magari, ci si aspetta che l’assessore, anziché sentirsi sicuro di sé per aver sviscerato cose inesistenti e garantire che è tutto sotto controllo, quando poi i fatti raccontano altro, si prodighi nel dare spiegazioni ai cittadini, senza preoccuparsi di “fantomatici giornalisti o di future comparse televisive”.
Francamente, in quel suo intervento ci si aspettava un'analisi finanziaria seria e documentata nell' illustrare il problema, e non pistolotti insignificanti che dimostrato la totale improvvisazione che questa classe dirigente ha nell’affrontare temi così importanti.


Documenti utili in allegato:

- Consiglio di Stato: Adunanza plenaria del 3 marzo 2008 n.1
- Sez. III del TAR di Lecce: Sentenza n. 1404 del 19 maggio 2008
- Leggi l'articolo 
Tri.Com: contratto illegittimo


10 febbraio 2008

Caso Tri.Com spa: risoluzione o revisione del contratto?

Adesso che fare? È sicuramente questa la domanda che molti cittadini si pongono in merito alla questione Tri. Com. Per dare una risposta, partiamo dalla lettera – diffida inviata nel novembre scorso dal Sindaco Di Bari alla Tri.Com e alla S. Giorgio. Nella missiva, si fa riferimento alla richiesta di risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali che chiederà il comune di Fasano alla società affidataria del servizio, oltre a valutare la vicenda sotto il profilo penale, interessando, nel caso in cui si dovessero ravvisare ipotesi di reato in relazione all’art. 646 del Codice penale, la competente autorità giudiziaria. Bene, nel capo II del Codice Penale si parla di “Delitti contro il patrimonio mediante frode” e specificatamente, nell’art. 646 si affronta il tema dell’appropriazione indebita; ovvero, chiunque, per procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto, si appropria di denaro a qualsiasi titolo. Per questo, innanzitutto, sarebbe utile capire se il reato è stato riscontrato e da questo partire per intraprendere le azioni future.
continua
20 novembre 2007

Il Comune di Fasano e la questione Tri.Com. spa

Si è parlato spesso di abbattimento dei costi e miglioramento dei servizi, ed in questo, il Comune di Fasano ha fatto del suo meglio. Facciamo un passo indietro. Durante l’Amministrazione del sindaco Ammirabile, terminata la primavera scorsa, ci si era attrezzati sin da subito per provvedere ad un’internalizzazione dei tributi comunali, in quanto, fino ad allora gli stessi erano esternalizzati a favore di una cooperativa che percepiva un compenso lordo sugli accertamenti, ovvero, sull’evasione.
continua
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