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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
31 maggio 2009

La TriCom "si appende" ancora



Continua la telenovela inerente alla vicenda della “TriCom spa”, società mista che si occupa della riscossione dei tributi locali.
La prima notizia è che la “Tri.Com.” (che vede come socio privato la San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa) dopo aver pagato al Comune di Fasano le prime due rate del suo debito, che avevano scadenza 30 marzo e 15 aprile (da 500 mila euro), ha chiesto di posticipare la scadenza del 30 aprile (650 mila euro) al 13 maggio.
Ma a tale data le casse comunali non hanno visto arrivare neppure un centesimo e, secondo indiscrezioni, l’amministrazione si è attrezzata con la solita lettera di sollecito per chiedere il riversamento delle somme dovute.
Le ultime due rate hanno scadenza 20 maggio (650mila euro) e 10 giugno (684 mila euro) per un totale di circa 2 milioni e 984 mila euro, più interessi.
Le preoccupazioni a Palazzo di Città aumentano: se la TriCom non paga, per le disastratissime casse municipali fasanesi sono dolori.
Bisogna tener conto che lo scorso 29 aprile la Procura di Velletri (in provincia di Roma), al termine di un’indagine della Guardia di Finanza coordinata dal pm Giuseppe Patrone, ha disposto l’arresto di Giuseppe Saggese (consulente della Tributi Italia, mentre sua sorella Patrizia ne è presidente) con l’accusa di peculato.
La Procura laziale ritiene che Saggese abbia messo le mani sul denaro pagato regolarmente da migliaia di cittadini per ICI, Tarsu, e altre tasse comunali.
Il colpo di scena è avvenuto nell’ambito di uno dei tanti procedimenti penali nati dalle denunce di ammanchi presentate dai Comuni della provincia romana per i quali Tributi Italia riscuote le imposte locali, in particolare quella presentata dal segretario comunale di Nettuno.
Il gip di Velletri ha successivamente revocato il provvedimento perché, a suo giudizio, sono venute meno le esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione del reato.
Intanto le indagini sulla Tributi Italia si stanno estendendo anche a Bologna, dove mancano all’appello 3,6 milioni di euro di tributi; e dai primi giorni di maggio anche i magistrati di Latina voglio vederci chiaro su una vicenda simile capitata ad Aprilia, dove per il momento sono sotto inchiesta l’ex sindaco della città e 15 consiglieri comunali.
Indagini sulla società Tributi Italia si registrano poi anche al Alghero e Sassari. Purtroppo, nonostante ben due procure (quelle di Bari e di Brindisi) si stiano accupando delle identiche vicende fasanesi e polignanesi, nessuna delle due per il momento pare sia arrivata a delle conclusioni.
A corredo di questa vicenda, vogliamo segnalare la dichiarazione dell’on. Rita Berardini (deputata radicale del PD) che, a pochi giorni dall’arresto di Saggese, ha affermato: “L’arresto di Giuseppe Saggese, patron di Tributi Italia, dovrebbe spingere il giornalismo d’inchiesta (ma esiste?) a indagare sull’enorme bubbone che vede molti Comuni stipulare accordi con partner privati per la costituzione di società miste ai fini della riscossione dei tributi comunali, attribuendo ai soci privati un aggio spropositato (30%) rispetto all’attività svolta, con arricchimento abnorme dei privati stessi e depauperamento delle casse comunali, con pregiudizio sia dell’ente locale che della cittadinanza. (…) Insomma, il bubbone della riscossione dei tributi è purulento, e riguarda da sempre la corruzione del sistema partitocratico italiano”.
Sommessamente, pensiamo che in questa vicenda la nostra parte di giornalisti d’inchiesta l’abbiamo fatta, subendone anche gli strascichi giudiziari del caso.
Ci auguriamo solo che ognuno faccia la sua parte e che le tasse dei fasanesi restino nella nostra città: non si capisce, infatti, perché il Comune di Polignano a Mare, socio del Comune di Fasano in questa triste vicenda, abbia dato un calcio nel sedere alla TriCom Spa, mentre il Comune di Fasano ancora non prenda adeguati provvedimenti.
Evidentemente, c’è sotto qualcosa che non è troppo chiaro . . .


28 marzo 2009

Ecco chi sta dietro la TriCom

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 3 di marzo 2009



La telenovela che riguarda la riscossione dei tributi comunali è ormai nota a tutti: parliamo di soldi dei cittadini incassati dalla società che gestisce il servizio e che puntualmente non riversa le somme al Comune, di un servizio affidato, di società nuove che restano vecchie e sono sempre guidate dalle stesse persone.
Nello scorso numero di Osservatorio abbiamo ascoltato in merito a questa vicenda il sindaco di Polignano a Mare, che ha parlato, senza mezzi termini, di “scelte politiche sbagliate, ben architettate, pensate e volute”, rimarcando le gravi inadempienze da parte di questa società mista pubblico-privata affidataria del servizio, ovvero la TriCom spa, che vede tra i soci i Comuni di Fasano e Polignano a Mare, e il socio privato San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa.
Ma chi è questa “Tributi Italia spa”? Ci svela l'arcano Simone Sabattini, giornalista del Corriere di Bologna, altra città nella quale la San Giorgio ritarda nei riversamenti dei tributi, che in un articolo pubblicato il 7 febbraio scrive: “C'è la solita catena di scatole cinesi dietro Gestor, ora Tributi Italia (…) un legame di trasformazioni, fusioni, cambi di nome e parentele che porta dritto al nome di Giuseppe Saggese, ex titolare della Publiconsult poi confluita in Tributi Italia, arrestato a Pomezia (Roma) con l’accusa di corruzione e sotto inchiesta ad Aprilia (Latina) dove è stato rinviato per frode, peculato e abuso d’ufficio.
(…) Guardando la composizione societaria (di Tributi Italia spa, ndr) si scopre che oltre all’amministratore delegato Pasquale Froio – subentrato a Vito Paolo Marti dopo che questo è finito nell’inchiesta della Procura bolognese – c’è un presidente che risponde al nome di Patrizia Saggese (…), che non è solo la presidente di Tributi (Italia spa, ndr), ma anche il socio unico della srl che controlla la stessa Tributi: la San Giorgio. Resta il fatto
- conclude Sabattini – che i cognomi, se non proprio le persone restano più o meno quelli attraverso tutte le trasformazioni della società. La San Giorgio ancora prima si chiamava Publiconsult e a capo c’era un altro Saggese, Giuseppe appunto, fratello di Patrizia”.
Qualcuno potrebbe pensare: la nascita di una nuova società potrebbe significare un nuovo modo di gestione e riversamento dei tributi?
Chissà, tutto è possibile ma, per il momento, lasciamo da parte le speranze e continuiamo ad affidarci ad alcuni dati certi.
Facciamo un passo indietro e andiamo al consiglio comunale di Polignano a Mare del 27 dicembre 2008.
In quell’occasione, il consiglio comunale prende atto che “fin dall’inizio del rapporto contrattuale le società Centro Tri.Com. spa e la San Giorgio spa si sono rese gravemente inadempienti nei confronti del Comune di Polignano a Mare e del Comune di Fasano”.
A questo, si aggiunge il comportamento ondivago e contraddittorio tenuto dalle due società, in merito alla possibilità, da parte dei due comuni, di poter “controllare pienamente, e quindi senza limiti, l’attività della società mista, compresa quella che svolge il socio privato”,  a cui hanno fatto seguito dei modi di fare elusivi e ostruzionistici da parte di San Giorgio e Tri.Com. spa.
Quindi, il consiglio comunale di Polignano a Mare, anche sulla scorta del protocollo d’intesa sottoscritto con il Comune di Fasano in data 6 novembre 2008 per la rimozione in autotutela della concessione, “delibera di concludere il procedimento dichiarando la decadenza del rapporto concessorio (…) per le evidenti ragioni di interesse pubblico, e di grave inadempimento del soggetto concessionario” (cioè Centro TriCom spa e San Giorgio spa, ndr).
Fin qui, tutto fila liscio, fino a quando la Tri.Com spa non decide di fare ricorso al TAR di Bari per chiedere l’annullamento, previa la sospensione dell’efficacia, dell’atto preso dal consiglio comunale e di ogni altro atto che faccia riferimento al famoso protocollo d’intesa tra i due comuni di Polignano e Fasano.
Bene, il 27 febbraio scorso, il Tar di Bari “respinge la domanda di sospensiva” avanzata dalla Tri.Com. spa. Che significa?
La decisione del TAR dimostra come le motivazioni che hanno portato il Comune di Polignano a Mare a revocare la concessione alla Tri.Com. sono vere, fondate e supportate da riferimenti giuridici.
Vi chiederete: e Fasano ha fatto una delibera di consiglio comunale per rescindere il contratto con la TriCom? Il problema è stato affrontato a viso aperto com’è accaduto a Polignano?
Se ci affidiamo alle parole del nostro assessore alle Risorse Finanziarie, pare proprio di sì; infatti, l’assessore Zaccaria dopo il nostro articolo dell’agosto scorso nel quale consigliavamo di risolvere la vicenda facendo ricorso all’autotutela, nel consiglio comunale del 2 settembre ’08, dichiarò che la vicenda Tri.Com era ampiamente conosciuta e monitorata e che “non ci voleva l’articolo del giornale per fare aprire gli occhi di fronte ad un problema che esiste. Il problema Tri.com lo stiamo controllando quotidianamente”.
Confortati da queste parole ci sentiamo più tranquilli, monitorati e sereni. Peccato che i controlli e monitoraggi quotidiani dell’amministrazione comunale sono serviti a ben poco e, soprattutto non sono bastati a porre fine a questa storia.
Infatti, mentre l’assessore rassicura, l’avvocatura comunale, il dirigente ai servizi finanziari e il Sindaco Di Bari tornano a scrivere (il 19 febbraio scorso, ndr) alla “nuova” Tributi Italia spa e alla solita Tri.Com. spa non per fare le presentazioni di rito, ma per comunicare a lorsignori che alla data del 31 dicembre 2008 risultano non riversati nelle casse comunali le somme derivanti dai tributi locali, per un totale di soli €. 3.144.132,48 (circa 6 miliardi delle vecchie lire, ndr), oltre all’omessa consegna della banca dati dei tributi locali (richiesta già a novembre ’08 e di proprietà del Comune) e degli estratti dei conti correnti postali, portando, di fatto, ad una impossibilità di esercitare il potere di controllo.
Queste situazioni, le avevamo già ampiamente trattate in un articolo pubblicato l’agosto scorso, suscitando le ire della San Giorgio-Tri.Com., che per tutelare la sua “immagine” è passata alle vie legali.
Il problema vero è che, nel momento in cui questo numero di Osservatorio va in stampa, la TriCom deve ancora al Comune di Fasano 2 milioni e 984 mila euro! Nel frattempo, infatti, bontà sua, ha inviato un versamento di circa 160 mila euro.
Per la parte restante, ha proposto un piano di rientro articolato in cinque rate: 500 mila al 30 marzo, 500 mila al 15 aprile, 650 mila al 30 aprile, 650 mila al 20 maggio e 684 mila (più interessi maturati) al 10 giugno 2009.
Ci si chiede: una volta recuperati i suoi soldi, il Comune di Fasano avrà il coraggio, nel supremo interesse dei cittadini, di mettere alla porta questa società? Secondo fonti attendibili, sul nostro Municipio si attende l'esito del giudizio amministrativo avviato dal Comune di Polignano a Mare . . .
Questo, ad oggi, il quadro completo della vicenda.

3 settembre 2008

TriCom: contratto illegittimo?

Cominciavamo a pensare che dopo i tanti problemi sorti in questi mesi, non saremmo più stati costretti ad occuparci della vicenda legata alla Tri.Com spa. Ed, invece, dobbiamo ricrederci. Non ci si può distrarre neppure un secondo, che subito arrivano nuove sorprese.

Nelle scorse settimane, infatti, i 20.000 contribuenti fasanesi hanno dovuto fare i conti con il pagamento della TARSU (tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), in scadenza il 30 giugno 2008.

Peccato, però, che le comunicazioni per il pagamento della tassa comunale siano state recapitate ai contribuenti nei primi giorni di luglio, cioè dopo la data di scadenza e, quindi, tale ritardo nel pagamento è soggetto ad interessi di mora.

Un inconveniente, hanno spiegato quelli della Tri.Com, legato a ragioni tecniche e a problemi di servizio postale.

Così, per evitare un incasso non dovuto (le penali) e tutelare (sic!) le tasche dei cittadini, la giunta comunale con delibera di Giunta Comunale n. 135 del 17 luglio, ha stabilito che i versamenti avvenuti dal 1 al 31 luglio 2008 non saranno soggetti a sanzioni.

Fin qui, si potrebbe parlare di uno dei tanti disguidi che sta interessando l’esternalizzazione dei tributi comunali. Ma non è tutto, perché resta ancora un piccolo particolare da chiarire, che riguarda i costi che la Tri.Com chiede al cittadino, per avergli ricordato di pagare.

Infatti, in ogni lettera di avviso bonario inviata ai 20.000 contribuenti fasanesi, la Tri.Com ha scaricato sulle tasche del cittadino il costo di 1 euro relativo alle spese postali.

Non si capisce perché sul contribuente debba gravare il costo del francobollo: nelle casse della Tri.Com entrano così parecchie migliaia di euro, che invece dovrebbero essere a carico del gestore.

Un’anomalia che fa comprendere come la cosiddetta società mista Tri.Com. spa, utilizzi due pesi e due misure quando si tratta di soldi, perché da un lato chiede il recupero delle spese postali e diritti di mora non dovuti; dall’altro, invece, decide come e quando riversare le somme nelle casse comunali, così come avvenuto più volte nei mesi scorsi.

Per il momento, i ritardi relativi ai riversamenti dei tributi nelle casse del Comune di Fasano, pare siano stati risolti temporaneamente con l’introduzione di una nuova tipologia di trasferimento fondi, detta Cash Pooling. In cosa consiste?

In sostanza, la San Giorgio spa, socio privato della società mista Tri.Com, incassa sui suoi conti le entrate tributarie relative al Comune di Fasano e, quotidianamente, in modo automatico, le entrate vengono trasferite nelle casse comunali. Spetterà poi al Comune conferire alla Tri.Com gli aggi relativi al servizio offerto. Ciò, al fine di evitare che la San Giorgio si trattenga oltre il dovuto le somme incassate per conto del Comune.

Le inadempienze della Tri.Com sono state molteplici in questi primi due anni di gestione: non ultima, la mancata realizzazione di una banca dati a Palazzo di Città per monitorare i flussi e le attività della società affidataria del servizio.

Il dato più eclatante, però, è che il contratto stipulato dalla TriCom col Comune di Fasano per la gestione per 20 anni del servizio di riscossione dei tributi, sulla scorta di recenti sentenze del Tar, appare completamente illegittimo.

Per la verità, qualcuno potrebbe pensare che questa convenzione sia soggetta alle norme del “decreto Bersani” (D.L. n. 223 del 4-7-2006), dove, all’art. 13 comma 1 si legge che “le società a capitale interamente pubblico o misto, costituite o partecipate dalle amministrazioni pubbliche locali … per lo svolgimento esternalizzato di funzioni amministrative di loro competenza, devono operare esclusivamente con gli enti costituenti o partecipati o affidanti”, se così non fosse, il comma 3 dispone che “tali società cessano entro 30 mesi” (al 30 luglio ’08,ndr).

Questo decreto non interessa il soggetto Tri.Com, perché la società mista fornisce un servizio solo e soltanto agli enti partecipanti alla società, cioè ai comuni di Fasano e Polignano a Mare. Nel caso in cui fornisse il medesimo servizio ad un Comune non facente parte della società, allora solo per quell’ente il servizio si dovrebbe sospendere entro la data indicata.

Quindi, fatto salvo il decreto Bersani, c’è qualcosa che lascia seri dubbi sulla regolarità dell’affidamento del servizio: altra perla del sindaco Vito Ammirabile nel quinquennio della sua gestione amministrativa.

La “magagna” con la quale si è proceduto all’affidamento del servizio a Fasano si svela con la sentenza n. 1404 emessa il 19 maggio 2008 dalla terza sezione del Tar di Lecce, in merito ad una vicenda legata alla gestione di un parcheggio interrato da parte di una società mista.

Leggendo la sentenza, è chiaro come i giudici amministrativi diano una spiegazione su cos’è una società mista, a quali norme deve dar conto e, soprattutto, come si individua il socio privato e come è possibile la relativa concessione del servizio.

Sulla scorta delle indicazioni fornite dalla sentenza del Tar, sorgono numerosi dubbi sulla regolarità dall’affidamento del servizio alla TriCom spa.

Ma partiamo dall’inizio.

La società mista Tri.Com spa è composta al 51% da capitale pubblico (46% Polignano a Mare e 5% Fasano) e al 49% da capitale privato (San Giorgio spa). Tale tipologia di società è definita in house, cioè fatta in casa, come le orecchiette e gli strascinati. E, come le orecchiette, il mastro pastaio ha il diritto/dovere di controllare tutti gli ingredienti in tutte le fasi di lavoro. Cosa che, come vedremo, puntualmente non avviene.

L’ente pubblico, sentenzia il Tar, deve scegliere il socio privato con procedura ad evidenza pubblica: a Fasano, ciò non è avvenuto, perché la TriCom non ha partecipato a nessuna gara d’appalto per aggiudicarsi il servizio fasanese. La gara ad evidenza pubblica si rende necessaria per salvaguardare il principio del libero mercato ed evitare che un privato, di comune accordo con le pubbliche amministrazioni, metta su delle società miste al fine di bypassare la gara ad evidenza pubblica (ma quando mai!, ndr).

La gara di affidamento può essere evitata solo e soltanto se la società è a capitale interamente pubblico.

Non solo: il Tar rimarca che, sempre al fine di salvaguardare concorrenza e libero mercato, l’oggetto sociale non dev’essere generalista e/o eccessivamente ampio, perché “tale strumento può costituire l’artifizio che consente l’affidamento diretto senza passare per le procedure ad evidenza pubblica”.

Il problema s’infittisce quando, oltre alla sentenza del Tar, si comincia a dar retta al documento dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 3 marzo 2008, dove si specifica che “la giurisprudenza comunitaria dichiara illegittimo l’affidamento di servizi a società preesistenti e non appositamente costituite per quella specifica attività, anche se i soci privati siano stati selezionati con gara”.

Questa sì che è una notizia di quelle che dovrebbe far saltare più di qualcuno dalla sua comoda poltrona!

Perché, mentre il Tar ci dice che per il socio privato di una società occorre una gara pubblica (e per la TriCom non è stata fatta), il Consiglio di Stato aggiunge carne sul fuoco, dichiarando che questa benedetta società mista dev’essere costituita ex novo e per un servizio specifico.

La nostra TriCom, invece, si era già costituita tra il comune di Polignano e la San Giorgio spa con atto notarile Rep. N. 107339 n. 20167 del 27 marzo 2006 e solo successivamente, con delibera di consiglio comunale n. 71 del 29 giugno 2006, il Comune di Fasano decide di “aderire in qualità di nuovo socio pubblico” con l’acquisto del 5% di capitale pubblico.

Già questo basterebbe per scatenare una dura e seria riflessione politica sulla vicenda, ma tra le informazioni del Tar e quelle del Consiglio di Stato, non ci facciamo davvero mancare nulla, perché in ultima analisi si evince come l’ente pubblico, per i contratti di affidamento in house, deve avere il controllo totale della società.

Ma questo accade? Certo che no! Il controllo da parte del Comune di Fasano sulla Tri.Com è pressoché inesistente, a partire dal consiglio di amministrazione, composto a maggioranza dal socio privato e non dai due enti pubblici che detengono però la maggioranza del capitale societario.

La TriCom, poi, in più occasioni non ha rispettato gli impegni prescritti nella convenzione.

Infatti, all’art.10 della convenzione tra comune di Fasano e Tri.Com spa, al comma 4 si specifica testualmente che “la società (Tri.Com, ndr) ha l’obbligo di predisporre presso il Servizio Entrate del Comune di Fasano, una postazione distaccata di sola consultazione delle banche dati di tutte le entrate oggetto di affidamento, così da poter consentire al Comune stesso di ottenere notizie ed informazioni in tempo reale”.

Ovviamente, anche questa è una delle tante promesse non mantenute, nonostante il polverone del novembre scorso per i mancati riversamenti dei tributi e la promessa solenne da parte della Tri.Com di installare al più presto una postazione a Palazzo di città per il controllo delle entrate.

Ma il sindaco Di Bari, quando prese posizione e fece balenare l’idea di una possibile risoluzione del contratto, non pose tra le condizioni per sedersi al tavolo delle trattative la creazione di una postazione telematica per il controllo dei flussi all’interno del Comune? A che punto siamo? Quanti anni occorreranno ancora?

Nell’attesa dell’installazione del polo di controllo, suggeriamo all’amministrazione e al consiglio comunale, che secondo le dichiarazioni del Tar di Lecce e del Consiglio di Stato: l’affidamento di questo servizio appare illegittimo.

Il Comune di Fasano, quindi, in ogni momento e per una forma di autotutela, può procedere all’annullamento dell’atto di affidamento, che porterebbe così a rendere nulla la convenzione tra il Comune e la TriCom spa.

Si tratta di un provvedimento dovuto, in nome della tutela dei cittadini e della trasparenza amministrativa.

Dubitiamo che verrà mai assunto dall’amministrazione comunale, dato che la TriCom, oltre all’affidamento della riscossione dei tributi, ha visto affidarsi per la relativa assunzione nel proprio organico anche parenti, familiari, amici e amici degli amici di assessori, consiglieri comunali, potenti politici, sia di centrodestra che di centrosinistra.

Documenti utili in allegato:

- Consiglio di Stato: Adunanza plenaria del 3 marzo 2008 n.1
- Sez. III del TAR di Lecce: Sentenza n. 1404 del 19 maggio 2008


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