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27 settembre 2008

Centrale elettrica a olio di palma: intervista al prof. Achille Remo Renzetti

Articolo già pubblicato sul mensile OSSERVATORIO n.9 - settembre 2008

L'intervista rilasciata nel mese di agosto dal sindaco Lello Di Bari al mensile Osservatorio, dove il primo cittadino manifestava il suo favore verso il progetto della "I.S.O.A. srl" per la realizzazione di una centrale elettrica alimentata a olio di palma negli ex Oleifici Fasanesi, ha scatenato un vero e proprio putiferio.
Oltre ad una petizione popolare avviata dagli abitanti della zona circostante, sono gli operatori turistici locali quelli più impegnati a scongiurare che la centrale si faccia.
C'è la ferma presa di posizione delle "Masserie del Faso", che hanno inviato una lettera aperta al sindaco manifestando le loro rimostranze per una simile iniziativa, che potrebbe arrecare enormi danni all'attività turistico - alberghiera della città.
Ancor più drastica è stata l'azione di Vito Muolo, proprietario di quattro strutture alberghiere, due delle quali, la Masseria Torre Coccaro e la Masseria Maizza, ubicate a poche centinaia di metri dal sito dove la centrale dovrebbe sorgere.
Nei giorni scorsi, Muolo ha inviato a Palazzo di Città una delegazione di suoi dipendenti guidata dal figlio Vittorio, facendo presente al sindaco che una autorizzazione alla costruzione della centrale eletttrica comporterebbe automaticamente la chiusura delle sue strutture alberghiere e il licenziamento di un centinaio di persone.
Pare che Vito Muolo abbia anche fatto recapitare al sindaco una lettera dai toni non proprio idilliaci . . .
Dal canto nostro, per capire bene quale progetto s'intende realizzare a Fasano, ci siamo avvalsi della cortese e preziosa collaborazione del prof. Achille Remo Renzetti, docente di Tecnologie innovative nel settore energetico - ambientale all'Università di Pescara - Chieti, nonchè da quarant'anni ricercatore dell'ENEA Abruzzo e consulente in materia energetica per numerose ammnistrazioni locali.
Tra le sue tante pubblicazioni e interventi in materia di energia e sostenibilità ambientale, spicca la partecipazione del prof. Renzetti come relatore alla Conferenza Internazionale su Ambiente, Energia, Acqua e Sostenibilità, svoltasi l’anno scorso presso la Scuola d’Italia “G. Marconi” di New York.
Dopo un'attenta analisi del progetto che s'intende realizzare a Fasano, il prof. Renzetti ci ha concesso un'intervista.

Professore, le caratteristiche tecniche di quest’impianto quale fabbisogno energetico possono soddisfare?
Per rispondere ad un quesito di questo genere vanno presi in esame 2 aspetti: le caratteristiche tecniche dell’impianto e i consumi medi per ogni famiglia.
Tenendo conto che dai dati progettuali si stima un periodo di lavorazione di circa 8.000 ore/anno, quindi meno di 365 giorni all’anno, l’impianto sarà in grado di produrre 720.000.000 di KWh all’anno, ovvero riuscirà a soddisfare il fabbisogno energetico di circa 240.000 famiglie.
Se consideriamo che in media una famiglia è composta da 3 o 4 persone, l’impianto fasanese sarà sufficiente per coprire le necessità energetiche di 720.000 abitanti. Ovviamente, tali dati hanno un loro valore se parliamo solo di famiglie, ma non dimentichiamo che abbiamo a che fare anche con aziende, attività commerciali o immissione dell’energia direttamente nella rete nazionale.

Si corrono dei rischi nel realizzare un impianto di questo tipo in un territorio a vocazione turistica come il nostro?
In materia di rischi, posso dire che se in fase di realizzazione vengono rispettate tutte le precauzioni e le norme a cui fa riferimento il progetto non vi è nessun rischio.
Del resto, un consiglio che mi sento di dare a tutte le parti in causa per questo progetto, è quello di fare il possibile per individuare un consulente esterno super partes che sia in grado di controllare in modo continuo tutte le tappe della filiera di produzione.

Quali potrebbero essere i vantaggi che trarrebbe la comunità locale?
Il primo pensiero che salta in mente è quello di garantire comunque alla comunità locale un vantaggio. E per far questo, ad esempio, si potrebbe pensare al rifornimento di energia elettrica per tutti gli edifici pubblici: parlo di ospedali, scuole, sedi municipali; oppure, ad una diminuzione del costo dell’energia elettrica per i residente del comune di Fasano, che grazie a tale impianto vedrebbero diminuire il loro approvvigionamento dalla rete tradizionale.
Non solo: si potrebbe pensare a qualcosa di molto più importante, e in particolare mi riferisco al teleriscaldamento. Dico questo, perché analizzando i dati progettuali dell’impianto si evince che la produzione di calore ottenuta viene utilizzata solo in parte per produrre energia elettrica, mentre l’altra parte non si comprende bene che fine faccia. E allora, ecco la mia proposta: tracciare un’area circostante all’impianto, attrezzarla con una rete e fornire tramite questo calore in eccesso il teleriscaldamento gratuito o a basso costo per tutti gli insediamenti adiacenti la struttura. Questa è una delle tante soluzioni possibili.

In merito al traffico di Tir che dovrebbero trasportare la materia prima, lei non crede che si creerebbe un intasamento delle arterie stradali cittadine?
Viste le quantità lavorate quotidianamente, da un breve calcolo possiamo dire che l’impianto necessiterà di circa 18 Tir al giorno per trasportare la materia prima utile a far funzionare a regime tutta al struttura, a meno che non sia prevista la creazione di un oleodotto. Sta di fatto che, studiando attentamente un piano del traffico, e di concerto con le autorità competenti, si può decidere una fascia oraria di minor affluenza per far transitare le autobotti, evitando grossi problemi di viabilità.

Per impianti di questo tipo è necessario un apporto di materia prima prevalentemente dall'estero. Come potrebbe contribuire l'agricoltura locale nella produzione di materia prima?
In linea teorica, ma strettamente legata alla progettualità e realizzazione di una soluzione di questo tipo, si potrebbe risolvere il problema spingendo verso una produzione in loco della materia prima. Per fare questo, basterebbe destinare le aree agricole marginali e non utilizzate del territorio, alla produzione di girasole o colza, da cui si potrebbe ottenere olio utile all’impianto. Ma la cosa più interessante potrebbe rivelarsi la nascita di una cooperativa o di un’attività commerciale privata che si occupi di raccogliere gli scarti di olio fritto derivanti dalla ristorazione o dalle abitazioni private. Questo prodotto, dopo aver subito un pre-trattamento, si potrebbe utilizzare nell’impianto. Per quantificare quest’ultima possibile azione territoriale, basti pensare che, in media, ogni cittadino in un anno utilizza 6-7 litri di olio solo per friggere.

Nei mesi scorsi si è registrata una lamentela da parte di alcuni operatori turistici e residenti della zona in cui dovrebbe sorgere l’impianto. Esiste la possibilità di trovare un punto d'incontro?
Innanzi tutto, in un quadro più generale, occorre che tutti i cittadini comincino a prendere coscienza che occorre intraprendere azioni concrete per diminuire la dipendenza nazionale dalle fonti di energia, siano esse petrolio o gas.
A livello europeo si parla molto dei “tre 20”, ovvero: riduzione del 20% di anidride carbonica, aumento del 20% dell’efficienza energetica e portare al 20% la produzione di energia da fonti rinnovabili.
In questo, la Puglia sta dimostrando una forte vocazione per le fonti di energia rinnovabile, tra cui anche la biomassa.
Per quanto concerne le lamentele relative alla realizzazione dell’impianto, innanzi tutto, andrebbero rispettate al meglio tutte quelle precauzioni che tendono a prevenire disagi come le fonti di rumore, il traffico veicolare, gli odori e quant’altro.
In secondo luogo, occorre “distribuire” ai residenti e alle realtà vicine all’impianto le risorse derivanti dallo stesso, come ad esempio il teleriscaldamento, ed infine, sono convinto che se un impianto così progettato si preoccupa di raggiungere sempre la migliore efficacia ed efficienza, credo non vi sia nessun problema di sorta.

Dunque, le dichiarazioni del prof. Renzetti forniscono un valido ausilio per valutare meglio la possibilità della nascita di questo nuovo impianto.
Scelta, che spetta, sì, alla politica, ma che deve necessariamente coinvolgere tutta la città e tutti gli “attori” interessati al futuro del territorio.
La cosa fondamentale da chiarire è se questo impianto sia compatibile con la vocazione turistica del territorio e se il sito prescelto sia il più idoneo, affinché produzione energetica e turismo possano viaggiare di pari passo.

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