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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
7 ottobre 2008

Energie rinnovabili: continuiamo a discutere . . .

Qualche giorno fa ho postato l'intervista fatta al prof. Renzetti dell'Enea Abruzzo in seguito ad un suo incontro svoltosi a New York l'anno scorso.
Il dibattito sulle fonti rinnovabili si è arricchito con un intervento dello stesso ricercatore in merito alla possibile realizzazione di un impianto ad olio di palma nel Comune di Fasano (Br).
Nella speranza di contribuire al dibattito sulle rinnovabili e fornire una quadro generale della vicenda a livello mondiale e locale, abbiamo ascoltato il dott. Andrea Sanità, laureato in Ecologia Industriale e iscritto alla Facoltà di Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio presso l'Università Politecnica delle Marche.
Si è deciso di ascoltare il dott. Sanità, perchè sui temi che interessano il futuro del nostro pianeta è bene che soprattutto i giovani comincino a far sentire la loro voce.
L'intervista tratta il problema delle energie rinnovabili, con particolare attenzione alle scelte che attendono il nostro Paese in merito al Protocollo di Kyoto e le perplessità più importanti che interessano l'utilizzo delle biomasse per produrre energia.

Dott. Sanità, perché si deve andare verso fonti di energia alternative?
La scelta delle fonti energetiche alternative è una strategia necessaria per due motivi fondamentali: l’uno per la riduzione delle riserve delle fonti energetiche tradizionali, le cosiddette fossili,(carbone, petrolio, gas), la quale ha portato ad un aumento del prezzo relativo all’approvvigionamento di esse; l’altro al problema ambientale legato al forte inquinamento provocato dalle fonti tradizionali che, soprattutto nell’ultimo cinquantennio, ha generato conseguenze negative per il clima del pianeta,per gli habitat naturali e per gli essere viventi. Basta pensare che 1 kWh di energia elettrica prodotta da una fonte tradizionale, causa un'immissione in atmosfera di circa 530 g di CO2.

Le fonti alternative sono di diversa natura e alcune di queste prevedono delle combustioni. Non sarebbe meglio preferire a queste fonti come il fotovoltaico e l'eolico?
Nella categoria delle fonti energetiche alternative rientrano sia il fotovoltaico e l’eolico, forme che prevedono direttamente una conversione dell’energia prelevata dalla natura in energia elettrica, sia le Biomasse, una forma di energia che prevede una combustione. Ma per quanto riguarda quest’ultima è necessario chiarire un aspetto molto importante. Una centrale a biomasse utilizza degli scarti naturali come legno, fogliame oppure oli naturali prodotti da coltivazioni di particolari categorie di piante. La combustione di questi scarti naturali genera un’emissione di CO2 in atmosfera che risulta pari alla CO2 assorbita dagli stessi durante la fase di crescita e di vita, quindi in questo caso il bilancio tra anidride carbonica assorbita ed emessa risulta pari a zero. Per questo motivo anche le Biomasse sono ricomprese tra le fonti energetiche rinnovabili.
Anche l’idroelettrico e la Geotermia rientrano tra la Fonti alternative e rinnovabili.

Nel caso di impianti ad olio di palma, molti sostengono che questa tecnica porti ad una vero e proprio disfacimento di alcuni habitat naturali presenti nelle nazioni che maggiormente coltivano queste produzioni. Quanto è vero questo?
Spesso, quando si parla di nuove idee, nuovi progetti, ancor più in un campo strategico come quello energetico, qualcuno, magari con interessi diversi, riesce a strumentalizzare l’opportunità , trasformandola in problema. Con questo non voglio dire che il problema non esiste a priori, non è giusto però neanche lanciare allarmismi. Sicuramente nei Paesi produttori di queste coltivazioni occorre un piano agricolo che preveda la possibilità di utilizzare terreni incolti e marginali, ossia non utilizzati per diverse ragioni, di modo che non si occupino i terreni destinati per le coltivazioni dei beni necessari. Con i dati in mano ci sono migliaia di ettari non utilizzati in queste nazioni.

Perché oggi la questione ambientale ed energetica è così importante a livello mondiale?
Per le ragioni espresse in precedenza, l’energia e l’ambiente sono le due variabili più importanti del nostro secolo. Oggi chi ha in mano l’energia possiede un potere enorme. In questo nostro mondo super industrializzato e ultra tecnologico tutto funziona grazie all’energia. Quindi riuscire a produrla comporta vantaggi inimmaginabili. E’ necessario comprendere che i grandi importatori di energia come l’Italia, sono quotidianamente in balia dei produttori energetici che potrebbero in qualsiasi istante “chiudere i rubinetti”. Sapete cosa significa non ricevere più energia? Ci ricordiamo il famoso black–out del 2003? Le conseguenze sarebbero disastrose. Ecco perché l’Italia deve diventare un Paese meno dipendente dal punto di vista energetico, e questo traguardo oggi si può raggiungere anche se il nostro Paese non è ricco di fonti fossili, grazie alle fonti energetiche rinnovabili. E posso assicurare che abbiamo un grande potenziale da questo punto di vista. Basterebbe una spinta maggiore da parte dei Governi. Germania docet.
Di pari passo al problema energetico c’è quello ambientale. A causa di un’industrializzazione non sostenibile e di un consumismo sfrenato che hanno in pochi decenni distrutto l’ambiente provocando alterazioni climatiche, immissione di sostanze nocive in atmosfera, inquinamento dei corsi d’acqua, depauperamento delle risorse naturali ed altro ancora, l’uomo ha trasformato in maniera quasi irreversibile il pianeta. Siamo quasi al collasso e solo una riconversione etica e radicale dell’agire umano potranno salvarlo. Ma vedo che per adesso siamo lontani da grandi cambiamenti, basta vedere il modello di sviluppo cinese che da solo sta’ provocando gravissimi danni ambientali. Senza uno Sviluppo Sostenibile non ci sarà più aria da respirare, acqua da bere e risorse da consumare.

Da qualche mese si parla che dietro impianti che interessano fonti di energie alternative vi sia la mano delle associazioni criminali. Nella tua regione vi sono casi di questo tipo?
Per quello che ne so in Abruzzo non dovrebbero esserci fenomeni di questo tipo. Comunque la criminalità organizzata in altra regioni è riuscita ad infiltrarsi soprattutto nella gestione dei rifiuti, con la quale ha ottenuto ricavi enormi causando però danni ambientali incalcolabili. Nel territorio abruzzese non credo si siano verificati episodi simili. Parlando sempre in ambito nazionale sulle fonti rinnovabili od alternative, non conosco casi reali di gestione malavitosa. Potrebbe accadere invece che soldi venuti da chissà dove possano finanziare progetti di questo tipo, dato che ultimamente le organizzazioni malavitose preferiscono reinvestire in attività lecite.
Comunque, tornando al discorso dei rifiuti è importante capire una cosa: più si permette di far viaggiare il rifiuto, dalla raccolta fino allo smaltimento finale, più aumenta il rischio che qualche organizzazione non proprio pulita possa metterci le mani. Più il ciclo del rifiuto si esaurisce nel proprio territorio, per esempio nella propria provincia, più il rischio diminuisce. Questo aspetto può rappresentare un valido indicatore del “Rischio”.

In ambito energetico, quali sono le similitudini tra l'Abruzzo e la Puglia?
Ci sono alcune analogie tra la mia regione e la Puglia. Anche se c’è da dire che il territorio abruzzese è molto meno esteso e presenta poche zone pianeggianti rispetto al territorio pugliese. Entrambe hanno dei crinali appenninici favorevoli per l’insediamento delle Wind –Farm, cosa che infatti è già avvenuta, chiaramente in Puglia in proporzione maggiore. Altro elemento di similitudine è rappresentato dal potenziale delle biomasse. In Abruzzo c’è la possibilità di sfruttare gli scarti delle vegetazioni per la ricchezza dei boschi, mentre in Puglia si potrebbe prevedere lo sfruttamento di distese di terreni incolti per le piantagioni di girasole o di colza. Mi preme sottolineare che sarebbe opportuno per gi impianti a Biomasse di poter sfruttare la “Filiera Corta” , ossia prevedere un’ approvvigionamento della materia prima nel contesto locale, come sottolinea un grande esperto della materia il Prof. Achille Renzetti, e far ricadere i benefici dell’energia prodotta sempre sul territorio interessato dal’iniziativa. Ritengo fondamentale questo aspetto per creare un reale sviluppo.
Sulle fonti fossili non ci sono credo particolari differenze tra le due regioni,entrambe non hanno particolari riserve di gas o petrolio, per questo sono due importatori.

E le differenze?
Devo dire che in ambito dello sviluppo delle fonti rinnovabili , la Puglia è una delle regioni italiane più all’avanguardia. In questi ultimi anni c’è stato un boom di impianti eolici e di impianti fotovoltaici, anche di grande dimensione. Questo grazie sicuramente ad un territorio che si presta molto bene a questo tipo di iniziative, per la presenza del vento costante sui crinali appenninici, e per un irraggiamento solare ottimo per lo sviluppo del fotovoltaico che, grazie al Conto Energia, permette un ritorno dell’investimento rapido ed un buon guadagno assicurato.
In Abruzzo c’è una buona presenza di campi eolici, anche se c’è ancora spazio per realizzare altre Fattorie del Vento, secondo me indispensabili per rendere più autonoma la regione dal punto di vista energetico e per rispettare i parametri del protocollo di Kyoto.
Ma tante volte le “organizzazioni ambientaliste” si oppongono poiché reputano gli impianti eolici di grande impatto ambientale. Probabilmente hanno le idee un po’ confuse sul significato di impatto ambientale e sulla grande opportunità di produrre energia “pulita” da una fonte inesauribile come il vento.
Il fotovoltaico, nonostante il Conto energia rappresenta per me un validissimo strumento, poiché permette di ricevere una “Tariffa Incentivante” molto alta per ogni kWh prodotto, in Abruzzo stenta ancora a prendere piede. Il motivo principale è rappresentato da un sistema bancario che non è ancora pienamente disponibile ad appoggiare questo tipo di iniziativa.
Non conosco ancora i tempi per il rilascio dell’autorizzazione unica regionale, necessaria per questi progetti. Nella regione Puglia l’iter amministrativo ai fini autorizzatori dei grandi impianti è stato molto snellito, rendendo molto più facile l’installazione dei campi fotovoltaici.

L'Abruzzo pagherà una multa per non aver rispettato il protocollo di Kyoto in merito alla produzione di energie alternative. Perchè?

L’Italia dal 1° gennaio 2008 ogni giorno ha un costo di 4.111.000 € (47,6 € al secondo) per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
Questo costo deriva dal divario di oltre 75 milioni di tonnellate di CO2 (aggiornamento al marzo 2008) che ci separa dagli obiettivi di Kyoto, poiché abbiamo raggiunto un livello di emissioni del 9.9% superiore rispetto al 1990,anno di riferimento. Va ricordato che nel periodo di adempimento 2008-2012, la quantità di emissioni assegnate all'Italia è pari a 483 Mt CO2 eq (-6,5% rispetto al 1990). Quindi siamo in pratica fuori del 16,5 %.
Questa è un'emergenza pesante in termini economici, di immagine e di mancate opportunità.
Ora in realtà questo costo del mancato raggiungimento degli obiettivi di Kyoto in realtà dovrebbe essere chiaramente suddiviso tra le regioni attraverso opportune stime. Quindi anche l’ Abruzzo ha una sua quota.
Approfondendo questo tema però non risulta ben chiaro come sarà gestita questa “multa”. In effetti per adesso non credo ci sia una vera e propria multa da pagare, poiché questo implicherebbe una condanna della Corte Europea. Credo invece questa sia una stima dei danni provocati dalla mancata applicazione del protocollo in materia di obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020.
Poiché ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti sarà fondamentale che le istituzioni mettano al centro delle politiche del Paese la questione climatica, con conseguenti scelte mirate su efficienza energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e trasporti.

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