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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
14 marzo 2009

Rifiuti ed energia: innovative soluzioni nel rispetto dell’ambiente

Ricevo e pubblico dall'Associazione "Nuova Città Futura" di Monopoli il seguente invito per la conferenza

Con il patrocinio del Comune di Monopoli  l’Associazione

 

Progetto Città Futura

 

organizza all’HOTEL CLIO alle ore 17,00 del 19.03.2009 il convegno:


Rifiuti ed energia: innovative soluzioni nel rispetto dell’ambiente”.


Sono ancora impresse negli occhi di tutti le immagini poco edificanti dei cumuli di rifiuti in Campania. Ciò che è successo in quella regione, si dice non possa succedere in Puglia. Sta di fatto che la Magistratura è sempre più concentrata sullo stato dell’arte dei rifiuti sul territorio regionale pugliese, in perenne emergenza, procedendo a sequestri e imposizioni di chiusure di discariche, termovalorizzatori etc. Il Decreto Ronchi, del febbraio del ’97, già stabiliva come avrebbe dovuto essere gestito il ciclo dei rifiuti, spostando l’attenzione dalla logica dello smaltimento indifferenziato alla logica di una gestione ambientalmente sostenibile, anche alla luce delle numerose direttive europee, ponendo come priorità la prevenzione, il riutilizzo e la riduzione a monte dei rifiuti. Oggi è pertanto diventato importante ed imprescindibile perseguire tre obiettivi qualitativi: la protezione dell’ambiente nelle attività di recupero e smaltimento dei rifiuti; la cooperazione tra pubblico e privato (per es. attraverso una massiccia raccolta differenziata) e l’applicazione del principio “chi inquina paga”. Quindi, fermo restando che non si possono più creare discariche per accogliere rifiuti solidi urbani tal quali, perché lo impongono le norme comunitarie e nazionali, l’attenzione degli operatori, e non solo, si sta spostando sugli impianti e le nuove tecnologie deputate, non solo a smaltire correttamente i rifiuti ma a ricavarne   preziose fonti di energia. In tale quadro, uno degli aspetti più importanti è rivestito dal cosiddetto processo di compostaggio. Durante il Convegno, sarà spiegato come oggi vi sia, a livello mondiale, una tecnologia basata su microrganismi messa a punto dal Prof. Teruo Higa, che ha risolto in modo eccellente tutte le problematiche legate al processo di stabilizzazione biologica aerobica delle biomasse umide, di composizione prevalentemente organica. Altro rilevantissimo aspetto per il corretto smaltimento dei rifiuti, è rappresentato dalla cosiddetta termodistruzione dei rifiuti ed in particolare della frazione secca. Come è noto, gli effetti collaterali derivanti dalla termodistruzione sono quelli legati a cosa e come viene termodistrutto ed all’emissione di diossina in atmosfera, con tutte le conseguenze negative del caso. Anche in questo ambito, durante il Convegno, gli illustri Relatori della Matrix Strategic Solutions avranno modo di presentare un innovativo processo tecnologico, finalizzato non solo al trattamento e smaltimento dei rifiuti indifferenziati, ma a ricavarne energia nel totale e pieno rispetto dell’ambiente. L’avvio quasi imminente dell’ATO BA5, quindi, dovrà fare necessariamente i conti  con l’attuale situazione in ordine agli impianti esistenti e a quelli che potranno contribuire in modo efficiente ed efficace al trattamento e smaltimento dei rifiuti e, perché no, al recupero di preziosa energia attraverso tecnologie assolutamente rispettose dell’Ambiente in cui viviamo.


Pertanto, lieto di averLa quale gradito ospite, Le porgo i più cordiali saluti.

 

                                                                                                  Il Presidente

                                                                                      Avv. Filippo Grattagliano


Documenti allegati:

Copia dell'invito e alcune informazioni utili sul tema

 


7 marzo 2009

Il territorio pulito che sogniamo



Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio, n.1 Gennaio 2009

“In questo campo non possiamo restare indietro: tutti i comuni stanno dando molta attenzione al problema dell’energia. Credo che il 2009 per il Comune di Fasano sarà decisivo per la programmazione nel campo energetico”.
Queste parole del sindaco Lello Di Bari, apparse nel numero scorso di Osservatorio e che tracciano in modo chiaro le volontà politiche dell’attuale amministrazione comunale nel portare avanti un piano energetico che prenda in considerazione anche l’avvio di un impianto che produca energia elettrica alimentata con olio di palma.
A tal proposito, vi è già una richiesta presentata dalla “Green Energy” per la costruzione di una centrale da 140 Megawatt nella zona ASI di Pezze di Greco.
Una proposta, che sta sollevando critiche e preoccupazioni da parte degli operatori turistici locali, delle associazioni ambientaliste del territorio e delle tante onlus operanti nel settore sanitario: tutte, presto, saranno chiamate a porsi per lo meno delle domande in merito ai rischi che un impianto di questo tipo potrebbe rappresentare per la nostra città.
Quindi seguito, riportiamo integralmente la nota sottoscritta dal Consorzio Turistico “Puglia D.O.C.” e dall’associazione onlus “The Wall”, i cui componenti si sono riuniti nei primi giorni del nuovo anno a Masseria San Domenico per esaminare la questione della possibile realizzazione di una centrale elettrica a Fasano.
L’associazione “The Wall”, nata circa un anno fa, vede riuniti agricoltori, associazioni di categoria, artigiani, professionisti, liberi cittadini e operatori turistici, impegnati nella tutela ambientale e paesaggistica del territorio.
“Sogniamo una Savelletri con un porticciolo turistico a levante che possa accogliere in tutto non più di altre 200 imbarcazioni, che non sia invasivo e che valorizzi Savelletri e che faccia tornare il sorriso sulla bocca dei pescatori con un opportuno dragaggio dei fondali e con servizi quali pompa di carburante ed efficienti depositi per lo smaltimento degli oli esausti.
Sogniamo banchine attrezzate con graziosa lega navale e passerelle in mogano marino.
Desideriamo creare attrattive si shopping e boutiques sulla falsariga di Capri-Portofino.
Sogniamo un turismo di qualità, non d’èlite (i ristoranti fasanesi anch’essi hanno dimostrato di seguire l’impronta della qualità, salendo di tono negli ultimi 15 anni).
Sogniamo una zona costiera pulita, attrezzata ed ordinata, sulla falsariga di quella tra Egnazia e Savelletri, ma appunto dotata di parcheggi a monte ed essenze mediterranee e comode passerelle per raggiungere la zona costiera a piedi o in bicicletta.
Sogniamo di perorare e risolvere la causa delle meravigliose Dune millenarie a mare tra Torre Canne e il Comune di Ostuni che, nonostante la zona SIC, stanno colpevolmente (da parte di tutti noi) subendo una disastrosa erosione.
Esistono brevetti di multinazionali spagnole che riescono a risolvere il problema (abbiamo documentazione fotografica).
Sogniamo di fruire tutti, dunque, in maniera ecologica, con i servizi igienici realizzati in legno e/o materiali ecocompatibili nei 2-3 chilometri di spiagge retrostanti le predette Dune, fasanesi e turisti, del mare più bello.
Sogniamo di organizzare eventi fieristici per coniugare al meglio le forze produttive del paese e con workshop internazionali farle conoscere al mondo (agricoltura – turismo – artigianato – servizi, sulla scia della Fiera di Abril di Siviglia).
Abbiamo contenitori culturali quali l’Abbazia di San Lorenzo e cave varie nelle quali realizzare anfiteatri.
Sogniamo semplicemente di valorizzare a livello culturale la sinergia Egnazia – insediamenti rupestri, recuperando al meglio e al massimo questi ultimi e di realizzare piste ciclabili al mare e soprattutto tra i nostri “unici al mondo” ulivi secolari millenari e secolari della piana di Fasano ed Ostuni senza, per favore, la presenza di orridi e fetidi tir che trasportino olio di palma o quant’altro a centrali elettriche che daranno posto di lavoro a 20 persone e lo toglieranno a svariate centinaia che lo trovano già nel turismo, nell’agricoltura, nell’artigianato o nell’edilizia oggi già connessi.
Sogniamo strade pulite e non con fogli di eternit accatastati nelle strade di campagna accanto ad eccellenti produzioni orticole ed olivicole.
Sogniamo un rilancio delle nostre zone collinari con servizi di qualità (Spa, circoli sportivi, carine case da thè) in quell’amenità che ancora miracolosamente conserviamo nonostante grezzi di costruzioni fermi da vent’anni che non vengono né rimossi, né condotti a termine.
Signor Sindaco, abbiamo cercato un confronto civile con la sua Giunta, vi abbiamo rivolto poche e semplici richieste che sono cadute nel nulla.
Cosa ne penserebbe la nostra regione di un qualcosa di così inadeguato come una centrale elettrica a ridosso di centri abitati come Pezze di Greco e Pozzo Guaceto e nel bel mezzo di gioielli dell’architettura e della storia come: Salamina, Abbazia San Lorenzo, Signorello, la Cirasina, Borgo San Marco, Abate Risi e, appena più in là, San Domenico, Torre Coccaro, Torre Maizza, Don Luigi, la Minerva, Brigantino, Marzalossa e, soprattutto, la piana degli ulivi millenari e secolari, il Consorzio Agroalimentare e i famosi orti fasanesi?
Che coerenza avrebbe la legge regionale che sancisce la tutela degli uliveti monumentali?
Che coerenza costituzionale avrebbe la delibera dalla maggior parte di Voi attuali amministratori emendata nell’ottobre 2002?
Vi rendete conto che gli olivicoltori fasanesi, quest’anno, saranno gravati da pensanti passivi per la persistente e difficilmente reversibile crisi del mercato oleario?
Vi rendete conto che l’eccellente produzione orticola che rende famoso il nostro paese necessita anch’essa di ausilio e supporto?
Perché non far funzionare al meglio il nostro Consorzio agroalimentare creando marchi DOP sia per l’olio, sia per gli ortofrutticoli, magari in sinergia e in concerto con gli eccellenti manager turistici locali che hanno dimostrato di essere capaci di porsi all’attenzione di tutti i media a livello internazionale?
Cerchiamo, allora, civilmente e per il bene comune del paese, che siamo convinti avrebbe ricadute disastrose sul lavoro futuro dei nostri giovani se il nostro sogno fosse infranto, un confronto costruttivo, magari con una conferenza stampa aperta ai cittadini ed alla stampa, di stabilire insieme un fattivo e produttivo sviluppo di questo paese che ci è stato consegnato già bello da uomini del calibro di Aquilino Giannaccari, Gianmatteo Colucci, Gastone Ballotta e dai Melpignano ai Muolo a tutti noi che, in maniera più o meno incisiva, ne abbiamo decretato il successo con il nostro amore.
«. . . A egregie cose il forte animo accendono l’urne dei forti, o Piendimonte; e bella e santa fanno al peregrin la terra che le ricetta . . .»
Fasano merita che sia la regione intera, la nazione e il mondo a decretare quale sia il suo destino.
Facciamolo decidere a tutti coloro che la amano, compresi gli stranieri che sono venuti fiduciosi ad investire i loro soldi in questo paradiso.
Sogniamo un paese dove l’azzurro del cielo e del mare possano rimanere tali e attraverso lo sviluppo di quello che faticosamente è stato realizzato fino ad oggi, di un drappello di uomini che non vengono rispettati, i giovani possano continuare a sorridere fiduciosi nel lavoro e a non temere dinieghi alle loro richieste.
Sì, sogniamo un territorio con magari altri campi da golf, altre masserie hotel, energie rinnovabili e a zero impatto ambientale e paesaggistico quali il fotovoltaico e non le centrali elettriche; per questo ci dichiariamo più che disponibili ad una concertazione, perché questo meraviglioso paese merita ben altro impegno e rispetto.
Immagina che, invece, ci sia una delibera comunale positiva sulla centrale e che questa gente “incazzata a ciuccio” per il mazzo che si è fatta tra mutui, P.O.R. e . . . gentili dinieghi delle banche, adisca con i migliori professionisti italiani le vie legali e chieda “legittimi” risarcimenti, forti di una delibera del 2002 . . . e che il Comune un giorno debba rifondere di svariate decine di milioni di euro imprenditori e collaboratori?
Ma, se qualcuno non avesse ancora capito e ne diamo volentieri documentazione, com’è stata data già a Lei, caro Sindaco, lo vogliamo capire o no che la nostra è tra le più belle e invidiate zone turistiche al mondo?
Atteso il successo già riscontrato, è così difficile capire che questo sta interessando tutte le categorie produttive (edilizia, artigianato, agricoltura). Perché interrompere questo circolo virtuoso?
Forse sarebbe più proficuo che il sogno già concreto al 70% . . . si realizzasse?
Immagina che la centrale insista su un terreno a meno di 500 metri da una lama e che, sebben gestita nel migliore dei modi (bah!?), accidentalmente, qualcosa di nocivo penetri nella falda?
Cosa accadrebbe, infatti, se quella centrale si realizzasse? Davvero non interessa che ci siano ricadute gravi sull’occupazione?
Parliamone civilmente e con uno sguardo, viva Dio, al bene comune della nostra città, in una conferenza, invitando tutte le forze politiche del paese, quelle imprenditoriali e quelle dei lavoratori, ascoltando i pareri dei più autorevoli economisti, paesaggisti ed ambientalisti a livello nazionale, cosa per la quale siamo già attivi.
Tutti coloro che intendono apportare il proprio contributo possono farlo all’indirizzo email associazione_thewall@libero.it, perché il futuro passa anche dalle nostre mani”.
Nella lunga nota si fa riferimento ad una delibera di consiglio comunale risalente al lontano 2002, quando il massimo consesso cittadino (e da allora circa il 50% dei consiglieri è rimasto invariato, ndr) deliberò di “dare atto dell’incompatibilità ambientale e territoriale dell’impianto per la produzione di energia elettrica da 10 MW alimentato con combustibile ecologico e di ulteriori ed altri ad esso assimilabili (. . .) di adoperarsi a contrastare qualunque forzatura che possa pervenire dalle sedi istituzionali competenti (nazionale, regionale e provinciale) atta a sostenere e favorire l’insediamento del termovalorizzatore, di inceneritori e/o altri impianti di combustione assimilabili e non”.
E, infine, di “notificare la presente deliberazione alla Regione Puglia, alla Provincia di Brindisi, al SIRSI, alla Sovrintendenza di Bari, chiedendone l’applicazione in tutti i futuri atti e provvedimenti amministrativi”.
Ora, nel corso della riunione tenutasi a San Domenico, dalla quale è scaturito il documento che bbiamo pubblicato, i partecipanti si sono chiesti perché la maggior parte di quei consiglieri comunicali che avevano espresso la volontà di non far realizzare una centrale elettrica a Fasano, adesso hanno cambiato opinione?
Comunque, ferme restando le volontà dell’una e dell’altra parte, diviene ora più che mai necessario un percorso comune che veda pubblico e privato discutere insieme per il bene dell’intera collettività.

Documenti correlati:

- 19 settembre 2008: Energie rinnovabili: discutiamone insieme!
- 27 settembre 2008: Centrale elettrica a olio di palma: intervista al prof. Achille Remo Renzetti
- 7 ottobre 2008: Energie rinnovabili: continuiamo a discutere . . .

31 gennaio 2009

"I bisognosi di Ostuni pesano di più": risponde il dirigente del Comune di Ostuni

In merito al mio articolo "I bisognosi di Ostuni pesano di più", pubblicato sul numero di novembre 2008 del mensile Osservatorio, risponde con una lettera al direttore della testata, il Coordinatore dell'Ufficio di Piano dell'Ambito Territoriale Sociale e dirigente settore servizi sociali del Comune di Ostuni, dott. Antonio Minna.

Ecco il testo della lettera apparsa nel numero di dicembre 2008:

Gentile Direttore,
ho letto con interesse l'articolo I bisognosi di Ostuni pesano di più, a proposito della erogazione dell'assegno di cura alle persone non autosufficienti dell'Ambito Territoriale Sociale.
Lo sottoscrivo in gran parte, condividendo alcune perplessità sollevate e lo "spirito" pungolatore che deve assolutamente appartenere ai giornalisti locali.
Ma alcune precisazioni mi sembrano doverose.

Le risorse per l'assegno di cura, previste dal bando nel 2007 pari a 309.980 euro, come da voi correttamente riferito, sono state incrementate in un primo tempo con un finanziamento supplementare della Regione (110.000 euro), e poi con altre risorse del Piano di Zona, fino a raggiungere la cifra attuale di circa 740.000 euro.
Ad oggi, sono il liquidazione 73 contributi, ai quali se ne aggiungeranno nelle prossime settimane circa altri 60, rispetto ai circa 1.300 richiedenti.
Una goccia nel mare, evidentemente!

Perchè vi siano meno fasanesi in testa alla graduatoria, francamente, non saprei dire: è una cosa che potremmo approfondire, anche se ritengo non sia questo il punto centrale.
Dice bene il giornale affermando che non si possono ipotizzare manomissioni alla graduatoria generale, frutto della pura e meccanica integrazione fra le graduatorie comunali, anche se poi si contraddice ventilando il sospetto che abbia influito negativamente l'asserita capacità gestionale del Comune di Fasano rispetto ad Ostuni.

Tra l'altro la gestione della graduatoria di Ambito è interamente affidata al Comune di Cisternino e non ad Ostuni.

A me pare che le questioni più rilevanti sollevate dall'articolo siano due: pochi beneficiari sui 1.500 richiedenti, che fine fanno le altre persone? Ed ancora: come e da chi è valutata la non autosufficienza?

La prima questione: purtroppo gran parte del peso continua a ricadere sulle famiglie.
Come è noto, il Fondo Nazionale per la non autosufficienza, istituito solo da quest'anno (governo Prodi), comincia già a non avere certezze per il futuro (con la finanziaria di quest'anno).
La Regione Puglia ha approvato recentemente le linee guida per l'intervento specifico e nei prossimi mesi saranno assegnati agli Ambiti i fondi e potranno partire i nuovi bandi.
Di sicuro continuerà ad esserci uno scarto notevole tra richiedenti e beneficiari, perchè le risorse disponibili restano sempre pur poche.
Il Piano di Zona ha previsto anche progetti per disabili gravi ed a giorni partiranno i relativi bandi, con una disponibilità di circa 200 mila euro.

La seconda questione mi sembra ancora più pregnante.
Quella della valutazione socio-sanitaria della non autosufficienza apparve sin da subito come una questione cruciale.
L'Ambito ha impiegato inutilmente parecchi mesi per trovare la collaborazione dei medici di famiglia, nel tentativo di arrivare per ogni singolo caso a una valutazione congiunta con l'Assistente Sociale.
L'incontro convocato insieme al Distretto sanitario con i medici di Fasano, per esempio, il 19 dicembre dell'anno scorso, andò deserto.
Per questio decidemmo di scindere la procedura di valutazione: l'Assistente Sociale comunale ha infatti visitato tutte le famiglie interessate, per verificare e confermare i dati dichiarati nella domanda dalle famiglie.
Al medico di famiglia è stato chiesto di completare una scheda per indicare il grado di non autosufficienza del suo paziente.

Le verifiche, quindi, sono state fatte, anche se, ne siamo consapevoli, qualcosa non ha funzionato.

Di sicuro ne faremo tesoro per il prossimo bando, perchè l'esperienza ci servirà per migliorare il meccanismo.

20 dicembre 2008

I bisognosi di Ostuni pesano di più?



Sta facendo discutere i diretti interessati e anche qualche addetto ai lavori la recente attribuzione dell'assegno di cura a persone non autosufficienti e ai loro nuclei familiari, dato a 54 famiglie nell'ambito del Piano di Zona per il progetto "Supporto alla domiciliarità".
Il bando, riferito all'anno 2006, è finanziato con apposite risorse provenienti dall'assessorato regionale alla solidarietà per un importo di euro 218.900, e con quelle provenienti dal Piano di Zona per 91.080 euro, per un totale complessivo di 309.980 euro.
La finalità del progetto, che vede insieme, in un unico intervento, i Comuni di Fasano, Ostuni e Cisternino, è quella di "rimuovere ovvero ridurre l'incidenza che i vincoli economici e il disagio derivante da reddito insufficiente possono esercitare sulla scelta e sulla capacità di un nucleo familiare di prendersi carico, per la parte di competenza, del lavoro di cura di una persona in condizione di fragilità derivante da non autosufficienza, favorendo così il ricorso ai servizi domiciliari e comunitari per prolungare la permanenza del soggetto non autosufficiente nel proprio contesto familiare".
Destinatari di questi contributi economici sono le persone con disabilità fisica, psichica o sensoriale in condizioni di non autosufficienza grave, che vivono da soli, e i nuclei familiari in cui vivano da almeno un anno, alla data del 30-10-2006, una o più persone non autosufficienti per le quali sia possibile una adeguata assistenza a domicilio.
Per rientrare nelle condizioni di ammissibilità, è necessario che l'ISEE (indicatore della situazione economica equivalente) del reddito familiare non sia superiore a 40 mila euro, e che il reddito della persona non autosufficiente nell'anno fiscale 2005 non sia stato superiore ai 25 mila euro.
Ovviamente, la graduatoria viene stilata in base ad alcuni criteri espressamente stabiliti dal bando, che privilegia redditi più bassi.
Sono state dunque presentate ben 1.321 domande di cittadini residenti nei tre Comuni di Fasano, Ostuni e Cisternino.
Il dato che lascia perplessi è che a fronte di 493 domande presentate da fasanesi (pari al 37,32%), 462 presentate invcece da ostunesi (34,98%) e 366 da cistranesi (27,70%), sono stati erogati 54 contributi (con assegni da 6.000 a 5.400 euro annui, fino all'esaurimento dei fondi disponibili) così ripartiti: 39 (pari al 72,22%) a richiedenti di Ostuni, 10 (18,52%) a richiedenti di Cisternino e solo 5 (9,26%) a cittadini di Fasano.
Un caso molto singolare, considerando anche che Ostuni ha 32.514 abitanti, mentre Fasano ne ha ben 38.271 (secondo i dati Istat 2007).
Non potendo assolutamente ipotizzare che siano state fatte manomissioni alle graduatorie, perchè ogni Comune attraverso il proprio ufficio dei servizi sociali esamina le singole pratiche attribuendo loro un punteggio che poi determina la classifica finale, viene il sospetto che siano stati usati parametri di valutazione leggermente differenti e un pò discutibili.
C'è infatti chi sostiene che per stilare la graduatoria siano state prese come oro colato le dichiarazioni degli utenti in base alla documentazione presentata.
E si fanno degli esempi: un cieco ha invalidità e accompagnamento, ma può svolgere alcune funzioni della vita che lo rendono autonomo.
Un soggetto con distrofia muscolare, che sta a letto, va invece accudito per tutte le cose essenziali.
Sono state valutate caso per caso queste situazioni?
La risposta pare sia negativa: la verifica dei singoli soggetti sarebbe stata fatta solo a chi è risultato idoneo, e la valutazione è stata effettuata solo sulla base della documentazione clinica (certificato d'invalidità).
Fra chi ha usufruito del contributo risulterebbero soggetti handicappati che vivono da soli con il proprio unico reddito.
Ma come fa un disabile non autosufficiente a vivere da solo?
E' assai improbabile che un soggetto non autosufficiente possa vivere da solo, salvo i casi un cui ci sia un minimo di autonomia.
E nel bando non è prevista la verifica dell'autonomia, ne è stata chiesta una documentazione specifica e aggiornata.
In più, fra coloro che hanno compilato la graduatoria non è prevista la componente medica, che può valutare lo stato di autonomia del soggetto.
A quanto pare, la graduatoria è stata elaborata attraverso un computer in base a semplici parametri: reddito, certificato di invalidità e accompagnamento.
Non è un pò riduttivo? Perchè non sono state verificate concretamente le diverse situazioni soggettive?
Le verifiche sono stae fatte dall'ufficio ai servizi sociali di appartenenza del richiedente.
E' opinione diffusa, che tale verifica non possa farla solamente l'assistente sociale, perchè non ha le competenze professionali per giudicare l'autonomia clinica.
Nella commissione occorrerebbe anche la presenza di un medico.
Quindi, il tutto si è risolto sulla base di un'autodichiarazione del soggetto, previa verifica solo nel caso in cui lo stesso risultava assegnatario dell'assegno di cura.
Ma, per esempio, si dice che non si sia entrati nel merito della verifica dei certificati ISEE.
In qualche caso, pare che alcuni beneficiari, previa opportuna "suddivisione" del domicilio, abbiano potuto usufrire di un cerficato ISEE dal quale risulta solo il reddito del soggetto invalido.
E nessuno in fase di verifica si sarebbe posta la domanda di come possa un soggetto non autosufficiente avere come unico reddito il suo e vivere da solo.
A riprova di come ci sia qualcosa che non funziona nei criteri adottati per la compilazione della graduatoria, si porta qualche esempio.
Un cieco che vive da solo, con ISEE basso, assistito dai familiari, ma che sullo stato di famiglia risulta unico residente, riceve l'assegno.
Un'anziana donna che vive non marito ottantenne e figlia, con ISEE più alto, affetta da demenza senile, e che abbisogna di assistenza 24 ore su 24, non riceve l'assegno.
E come caso clamoroso di esclusione dalla graduatoria si porta quello di un giovane 35enne  affetto da patologia neurologica degenerativa, che non ha nessuno che lo assista e non ha alcun reddito, ma risulta proprietario di una casa perchè gli è stata intestata da alcuni parenti.
Sono comunque situazioni di grande disagio sociale che meriterebbero maggiori attenzioni.
E qui non si vuole discutere chi merita e chi no, ma il metodo con il quale è stata stilata e il modo in cui sono state fatte le verifiche.
Il dramma è che, su una graduatoria di quasi 1.500 persone del distretto sanitario Cisternino - Fasano - Ostuni che abbisognano di aiuto, solo a 54 è stato riconosciuto l'assegno: che fine fanno le altre persone?
Gli aventi diritto al contributo, che oscilla tra i 450 e i 500 euro mensili, sono stati quantificati in base ai soldi disponibili per l'ambito territoriale.
Come già detto, però, c'è una cosa che salta subito all'occhio: la maggior parte dei beneficiari sono di Ostuni. Perché?
Sorge il sospetto che in questa prevalenza ostunese giochi un ruolo il fatto che il Comune di Fasano, purtroppo, per propria incapacità gestionale, abbia totalmente delegato al Municipio della "Città Bianca" le funzioni di Comune capofila del cosiddetto "Ambito Territoriale Sociale".

24 ottobre 2008

L'ARPA Puglia e la costa fasanese

Torniamo ad occuparci del problema “inquinamento” che sta interessando il tratto di costa tra le frazioni marinare di Torre Canne e Savelletri.

Per fare un quadro completo della situazione attuale, abbiamo ascoltato il dott. Nicola Ungaro,  Coordinatore Tecnico del Gruppo di Lavoro “Acque” della Direzione Scientifica dell’ARPA Puglia.

Abbiamo posto alcune domande al dott. Ungaro, per capire qual è la situazione attuale e i possibili sviluppi futuri che verranno fuori da questa triste vicenda, che rischia di compromettere seriamente la tanto decantata vocazione turistica del nostro territorio.


Dott. Ungaro, qual è lo stato attuale delle cose nel tratto di costa fasanese interessato dal problema?

 L’ARPA Puglia, di cui attualmente sono dipendente, è stata interessata alla problematica da un contatto intercorso con la ASL BR/1.

I due Enti, nello spirito della più fattiva collaborazione, sono intervenuti durante il periodo a cavallo tra la fine di Agosto e l’inizio di Settembre 2008 nel tratto di costa menzionato, al fine di valutare una ipotetica situazione di inquinamento delle acque.

Durante i sopralluoghi (condotti per ARPA Puglia dal personale del DAP di Brindisi) si sono prelevati alcuni campioni di acqua al fine di valutarne la loro qualità.

Sono stati ricercati molteplici parametri chimici e batteriologici, come: idrocarburi, tensioattivi, nutrienti, metalli pesanti, batteri coliformi e salmonelle.

Tutti i verbali analitici hanno riportato dei pareri negativi, ossia, nessun parametro risultava fuori norma, senza evidenziare nessun segnale di inquinamento.

Unica anomalia riscontrata è stata l’elevata concentrazione della microalga tossica Ostreopsis ovata, con valori stimati di 60000 cellule/litro nelle acque.

Successivamente, altri campioni di acqua sono stati forniti dall’ASL BR/1 all’ARPA Puglia, al fine di determinarne la composizione del fitoplancton, cioè le alghe microscopiche presenti negli ambienti acquatici.

Anche qui, nessuna alga tossica, all’infuori di  Ostreopsis, era presente nei campioni.

Nelle giornate successive, mi sono personalmente recato sul posto con altri colleghi ARPA per effettuare alcuni campioni sulle acque, che hanno confermato la presenza della microalga tossica.

Nella stessa area e nello stesso periodo, sono state comunque osservate morie di organismi, prevalentemente polpi, così i veterinari dell’ASL BR/1 hanno opportunamente deciso di inviare alcuni campioni di organismi morti e ricci di mare all’Istituto Zooprofilattico di Foggia.

Il responso ha evidenziato la presenza di tossine DSP nei campioni, che provocano sindromi caratteristiche nell’uomo (diarrea, ecc.,nda) in seguito al consumo di prodotti ittici contaminati, portando così al successivo divieto di pesca di ricci di mare nel tratto di costa interessato.

Inoltre, in un esame più approfondito dei campioni da parte del Centro Ricerche Marine di Cesenatico (Centro di riferimenti nazionale per le biotossine), ha dettagliato meglio i risultati, riuscendo a determinare negli organismi campionati un'altra tossina dello stesso gruppo delle palitossine e tipica di Ostreopsis ovata.

In sintesi, tutta la problematica può essere probabilmente ricondotta all’alta concentrazione della microalga sui fondali e nelle acque costiere del litorale della costa fasanese in quel particolare periodo stagionale.

L’Ostreopsis Ovata è una microalga di origine tropicale, e prolifera nei mesi più caldi e con particolari condizioni meteo (mare calmo, alta pressione, ecc.).

Vista la situazione attuale, quali sono i rischi e le difficoltà per il settore pesca del nostro territorio e per la balneazione?

La microalga, purtroppo, oramai si è adattata e ben insediata nelle nostre acque, così come in altre aree italiane e del Mediterraneo.

Sono ben noti gli effetti che può avere sui bagnanti in caso di forti mareggiate, causando disagi soprattutto a livello respiratorio in seguito agli aerosol marini.

Talvolta, soprattutto nella piccola pesca, anche i pescatori ne subiscono le conseguenze, perché le reti risultano cariche di questa microalga, provocando un colore bruno-rossiccio che può provocare dermatiti da contatto.

Questi disagi possono essere prevenuti evitando di sostare lungo la costa durante le mareggiate, o utilizzando dei guanti durante la salpa delle reti.

Quali sono le cause che hanno portato alla presenza di questi inquinanti?

Ostreopsis ovata, che comunque non è un inquinante ma un organismo vivente, è stata molto probabilmente “importata” nel Mediterraneo con le acque di zavorra delle navi, cioè le acque che le grandi navi utilizzano in navigazione per compensare la presenza/assenza del normale carico.

Per esempio, se l’acqua di zavorra è stata caricata in un porto dei tropici, e se in questa acqua era presente qualche organismo, può succedere che lo stesso organismo sia scaricato in un porto del Mediterraneo o in un altro luogo del pianeta.

Se nel porto di arrivo vi sono delle condizioni idonee, il nuovo arrivato può ovviamente adattarsi alla nuova “casa” e nel caso specifico di Ostreopsis, l’adattamento è stato abbastanza facile, viste le temperature delle acque nostrane durante il periodo estivo.

La costa fasanese presenta numerosi scarichi derivanti da aziende che operano a ridosso del mare. Vi è anche l’impianto di depurazione. Questi fattori hanno alcune responsabilità?

Ovviamente, tutte queste descritte sono potenziali fonti di impatto sull’ambiente, ma sino ad oggi non è ancora stato trovato un chiaro nesso causa-effetto con la vicenda Ostreopsis.

Stiamo comunque studiando questa possibilità di interazione.

Vi sono altre realtà che vivono la stessa emergenza? Come ci si sta muovendo a livello regionale?

Molte altre Regioni Italiane hanno lo stesso problema, tra cui la Toscana, il Lazio, la Liguria, la Campania ed ultimamente anche le Marche.

Per quanto riguarda la Regione Puglia, finalmente in questo mese di ottobre si è formalizzato un Tavolo Tecnico sull’argomento, organizzato dall’Assessorato Regionale alle Politiche della Salute.

Vi sono delle soluzioni per tamponare e bonificare la zona?

Purtroppo attualmente nessuna. Bisogna solo imparare a convivere con questo problema, cercando di minimizzare i disagi dovuti alla presenza di questa microalga, che comunque è bene ricordare si manifestano solo stagionalmente ed in particolari condizioni meteo-climatiche.


7 ottobre 2008

Energie rinnovabili: continuiamo a discutere . . .

Qualche giorno fa ho postato l'intervista fatta al prof. Renzetti dell'Enea Abruzzo in seguito ad un suo incontro svoltosi a New York l'anno scorso.
Il dibattito sulle fonti rinnovabili si è arricchito con un intervento dello stesso ricercatore in merito alla possibile realizzazione di un impianto ad olio di palma nel Comune di Fasano (Br).
Nella speranza di contribuire al dibattito sulle rinnovabili e fornire una quadro generale della vicenda a livello mondiale e locale, abbiamo ascoltato il dott. Andrea Sanità, laureato in Ecologia Industriale e iscritto alla Facoltà di Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio presso l'Università Politecnica delle Marche.
Si è deciso di ascoltare il dott. Sanità, perchè sui temi che interessano il futuro del nostro pianeta è bene che soprattutto i giovani comincino a far sentire la loro voce.
L'intervista tratta il problema delle energie rinnovabili, con particolare attenzione alle scelte che attendono il nostro Paese in merito al Protocollo di Kyoto e le perplessità più importanti che interessano l'utilizzo delle biomasse per produrre energia.

Dott. Sanità, perché si deve andare verso fonti di energia alternative?
La scelta delle fonti energetiche alternative è una strategia necessaria per due motivi fondamentali: l’uno per la riduzione delle riserve delle fonti energetiche tradizionali, le cosiddette fossili,(carbone, petrolio, gas), la quale ha portato ad un aumento del prezzo relativo all’approvvigionamento di esse; l’altro al problema ambientale legato al forte inquinamento provocato dalle fonti tradizionali che, soprattutto nell’ultimo cinquantennio, ha generato conseguenze negative per il clima del pianeta,per gli habitat naturali e per gli essere viventi. Basta pensare che 1 kWh di energia elettrica prodotta da una fonte tradizionale, causa un'immissione in atmosfera di circa 530 g di CO2.

Le fonti alternative sono di diversa natura e alcune di queste prevedono delle combustioni. Non sarebbe meglio preferire a queste fonti come il fotovoltaico e l'eolico?
Nella categoria delle fonti energetiche alternative rientrano sia il fotovoltaico e l’eolico, forme che prevedono direttamente una conversione dell’energia prelevata dalla natura in energia elettrica, sia le Biomasse, una forma di energia che prevede una combustione. Ma per quanto riguarda quest’ultima è necessario chiarire un aspetto molto importante. Una centrale a biomasse utilizza degli scarti naturali come legno, fogliame oppure oli naturali prodotti da coltivazioni di particolari categorie di piante. La combustione di questi scarti naturali genera un’emissione di CO2 in atmosfera che risulta pari alla CO2 assorbita dagli stessi durante la fase di crescita e di vita, quindi in questo caso il bilancio tra anidride carbonica assorbita ed emessa risulta pari a zero. Per questo motivo anche le Biomasse sono ricomprese tra le fonti energetiche rinnovabili.
Anche l’idroelettrico e la Geotermia rientrano tra la Fonti alternative e rinnovabili.

Nel caso di impianti ad olio di palma, molti sostengono che questa tecnica porti ad una vero e proprio disfacimento di alcuni habitat naturali presenti nelle nazioni che maggiormente coltivano queste produzioni. Quanto è vero questo?
Spesso, quando si parla di nuove idee, nuovi progetti, ancor più in un campo strategico come quello energetico, qualcuno, magari con interessi diversi, riesce a strumentalizzare l’opportunità , trasformandola in problema. Con questo non voglio dire che il problema non esiste a priori, non è giusto però neanche lanciare allarmismi. Sicuramente nei Paesi produttori di queste coltivazioni occorre un piano agricolo che preveda la possibilità di utilizzare terreni incolti e marginali, ossia non utilizzati per diverse ragioni, di modo che non si occupino i terreni destinati per le coltivazioni dei beni necessari. Con i dati in mano ci sono migliaia di ettari non utilizzati in queste nazioni.

Perché oggi la questione ambientale ed energetica è così importante a livello mondiale?
Per le ragioni espresse in precedenza, l’energia e l’ambiente sono le due variabili più importanti del nostro secolo. Oggi chi ha in mano l’energia possiede un potere enorme. In questo nostro mondo super industrializzato e ultra tecnologico tutto funziona grazie all’energia. Quindi riuscire a produrla comporta vantaggi inimmaginabili. E’ necessario comprendere che i grandi importatori di energia come l’Italia, sono quotidianamente in balia dei produttori energetici che potrebbero in qualsiasi istante “chiudere i rubinetti”. Sapete cosa significa non ricevere più energia? Ci ricordiamo il famoso black–out del 2003? Le conseguenze sarebbero disastrose. Ecco perché l’Italia deve diventare un Paese meno dipendente dal punto di vista energetico, e questo traguardo oggi si può raggiungere anche se il nostro Paese non è ricco di fonti fossili, grazie alle fonti energetiche rinnovabili. E posso assicurare che abbiamo un grande potenziale da questo punto di vista. Basterebbe una spinta maggiore da parte dei Governi. Germania docet.
Di pari passo al problema energetico c’è quello ambientale. A causa di un’industrializzazione non sostenibile e di un consumismo sfrenato che hanno in pochi decenni distrutto l’ambiente provocando alterazioni climatiche, immissione di sostanze nocive in atmosfera, inquinamento dei corsi d’acqua, depauperamento delle risorse naturali ed altro ancora, l’uomo ha trasformato in maniera quasi irreversibile il pianeta. Siamo quasi al collasso e solo una riconversione etica e radicale dell’agire umano potranno salvarlo. Ma vedo che per adesso siamo lontani da grandi cambiamenti, basta vedere il modello di sviluppo cinese che da solo sta’ provocando gravissimi danni ambientali. Senza uno Sviluppo Sostenibile non ci sarà più aria da respirare, acqua da bere e risorse da consumare.

Da qualche mese si parla che dietro impianti che interessano fonti di energie alternative vi sia la mano delle associazioni criminali. Nella tua regione vi sono casi di questo tipo?
Per quello che ne so in Abruzzo non dovrebbero esserci fenomeni di questo tipo. Comunque la criminalità organizzata in altra regioni è riuscita ad infiltrarsi soprattutto nella gestione dei rifiuti, con la quale ha ottenuto ricavi enormi causando però danni ambientali incalcolabili. Nel territorio abruzzese non credo si siano verificati episodi simili. Parlando sempre in ambito nazionale sulle fonti rinnovabili od alternative, non conosco casi reali di gestione malavitosa. Potrebbe accadere invece che soldi venuti da chissà dove possano finanziare progetti di questo tipo, dato che ultimamente le organizzazioni malavitose preferiscono reinvestire in attività lecite.
Comunque, tornando al discorso dei rifiuti è importante capire una cosa: più si permette di far viaggiare il rifiuto, dalla raccolta fino allo smaltimento finale, più aumenta il rischio che qualche organizzazione non proprio pulita possa metterci le mani. Più il ciclo del rifiuto si esaurisce nel proprio territorio, per esempio nella propria provincia, più il rischio diminuisce. Questo aspetto può rappresentare un valido indicatore del “Rischio”.

In ambito energetico, quali sono le similitudini tra l'Abruzzo e la Puglia?
Ci sono alcune analogie tra la mia regione e la Puglia. Anche se c’è da dire che il territorio abruzzese è molto meno esteso e presenta poche zone pianeggianti rispetto al territorio pugliese. Entrambe hanno dei crinali appenninici favorevoli per l’insediamento delle Wind –Farm, cosa che infatti è già avvenuta, chiaramente in Puglia in proporzione maggiore. Altro elemento di similitudine è rappresentato dal potenziale delle biomasse. In Abruzzo c’è la possibilità di sfruttare gli scarti delle vegetazioni per la ricchezza dei boschi, mentre in Puglia si potrebbe prevedere lo sfruttamento di distese di terreni incolti per le piantagioni di girasole o di colza. Mi preme sottolineare che sarebbe opportuno per gi impianti a Biomasse di poter sfruttare la “Filiera Corta” , ossia prevedere un’ approvvigionamento della materia prima nel contesto locale, come sottolinea un grande esperto della materia il Prof. Achille Renzetti, e far ricadere i benefici dell’energia prodotta sempre sul territorio interessato dal’iniziativa. Ritengo fondamentale questo aspetto per creare un reale sviluppo.
Sulle fonti fossili non ci sono credo particolari differenze tra le due regioni,entrambe non hanno particolari riserve di gas o petrolio, per questo sono due importatori.

E le differenze?
Devo dire che in ambito dello sviluppo delle fonti rinnovabili , la Puglia è una delle regioni italiane più all’avanguardia. In questi ultimi anni c’è stato un boom di impianti eolici e di impianti fotovoltaici, anche di grande dimensione. Questo grazie sicuramente ad un territorio che si presta molto bene a questo tipo di iniziative, per la presenza del vento costante sui crinali appenninici, e per un irraggiamento solare ottimo per lo sviluppo del fotovoltaico che, grazie al Conto Energia, permette un ritorno dell’investimento rapido ed un buon guadagno assicurato.
In Abruzzo c’è una buona presenza di campi eolici, anche se c’è ancora spazio per realizzare altre Fattorie del Vento, secondo me indispensabili per rendere più autonoma la regione dal punto di vista energetico e per rispettare i parametri del protocollo di Kyoto.
Ma tante volte le “organizzazioni ambientaliste” si oppongono poiché reputano gli impianti eolici di grande impatto ambientale. Probabilmente hanno le idee un po’ confuse sul significato di impatto ambientale e sulla grande opportunità di produrre energia “pulita” da una fonte inesauribile come il vento.
Il fotovoltaico, nonostante il Conto energia rappresenta per me un validissimo strumento, poiché permette di ricevere una “Tariffa Incentivante” molto alta per ogni kWh prodotto, in Abruzzo stenta ancora a prendere piede. Il motivo principale è rappresentato da un sistema bancario che non è ancora pienamente disponibile ad appoggiare questo tipo di iniziativa.
Non conosco ancora i tempi per il rilascio dell’autorizzazione unica regionale, necessaria per questi progetti. Nella regione Puglia l’iter amministrativo ai fini autorizzatori dei grandi impianti è stato molto snellito, rendendo molto più facile l’installazione dei campi fotovoltaici.

L'Abruzzo pagherà una multa per non aver rispettato il protocollo di Kyoto in merito alla produzione di energie alternative. Perchè?

L’Italia dal 1° gennaio 2008 ogni giorno ha un costo di 4.111.000 € (47,6 € al secondo) per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
Questo costo deriva dal divario di oltre 75 milioni di tonnellate di CO2 (aggiornamento al marzo 2008) che ci separa dagli obiettivi di Kyoto, poiché abbiamo raggiunto un livello di emissioni del 9.9% superiore rispetto al 1990,anno di riferimento. Va ricordato che nel periodo di adempimento 2008-2012, la quantità di emissioni assegnate all'Italia è pari a 483 Mt CO2 eq (-6,5% rispetto al 1990). Quindi siamo in pratica fuori del 16,5 %.
Questa è un'emergenza pesante in termini economici, di immagine e di mancate opportunità.
Ora in realtà questo costo del mancato raggiungimento degli obiettivi di Kyoto in realtà dovrebbe essere chiaramente suddiviso tra le regioni attraverso opportune stime. Quindi anche l’ Abruzzo ha una sua quota.
Approfondendo questo tema però non risulta ben chiaro come sarà gestita questa “multa”. In effetti per adesso non credo ci sia una vera e propria multa da pagare, poiché questo implicherebbe una condanna della Corte Europea. Credo invece questa sia una stima dei danni provocati dalla mancata applicazione del protocollo in materia di obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020.
Poiché ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti sarà fondamentale che le istituzioni mettano al centro delle politiche del Paese la questione climatica, con conseguenti scelte mirate su efficienza energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e trasporti.

27 settembre 2008

Centrale elettrica a olio di palma: intervista al prof. Achille Remo Renzetti

Articolo già pubblicato sul mensile OSSERVATORIO n.9 - settembre 2008

L'intervista rilasciata nel mese di agosto dal sindaco Lello Di Bari al mensile Osservatorio, dove il primo cittadino manifestava il suo favore verso il progetto della "I.S.O.A. srl" per la realizzazione di una centrale elettrica alimentata a olio di palma negli ex Oleifici Fasanesi, ha scatenato un vero e proprio putiferio.
Oltre ad una petizione popolare avviata dagli abitanti della zona circostante, sono gli operatori turistici locali quelli più impegnati a scongiurare che la centrale si faccia.
C'è la ferma presa di posizione delle "Masserie del Faso", che hanno inviato una lettera aperta al sindaco manifestando le loro rimostranze per una simile iniziativa, che potrebbe arrecare enormi danni all'attività turistico - alberghiera della città.
Ancor più drastica è stata l'azione di Vito Muolo, proprietario di quattro strutture alberghiere, due delle quali, la Masseria Torre Coccaro e la Masseria Maizza, ubicate a poche centinaia di metri dal sito dove la centrale dovrebbe sorgere.
Nei giorni scorsi, Muolo ha inviato a Palazzo di Città una delegazione di suoi dipendenti guidata dal figlio Vittorio, facendo presente al sindaco che una autorizzazione alla costruzione della centrale eletttrica comporterebbe automaticamente la chiusura delle sue strutture alberghiere e il licenziamento di un centinaio di persone.
Pare che Vito Muolo abbia anche fatto recapitare al sindaco una lettera dai toni non proprio idilliaci . . .
Dal canto nostro, per capire bene quale progetto s'intende realizzare a Fasano, ci siamo avvalsi della cortese e preziosa collaborazione del prof. Achille Remo Renzetti, docente di Tecnologie innovative nel settore energetico - ambientale all'Università di Pescara - Chieti, nonchè da quarant'anni ricercatore dell'ENEA Abruzzo e consulente in materia energetica per numerose ammnistrazioni locali.
Tra le sue tante pubblicazioni e interventi in materia di energia e sostenibilità ambientale, spicca la partecipazione del prof. Renzetti come relatore alla Conferenza Internazionale su Ambiente, Energia, Acqua e Sostenibilità, svoltasi l’anno scorso presso la Scuola d’Italia “G. Marconi” di New York.
Dopo un'attenta analisi del progetto che s'intende realizzare a Fasano, il prof. Renzetti ci ha concesso un'intervista.

Professore, le caratteristiche tecniche di quest’impianto quale fabbisogno energetico possono soddisfare?
Per rispondere ad un quesito di questo genere vanno presi in esame 2 aspetti: le caratteristiche tecniche dell’impianto e i consumi medi per ogni famiglia.
Tenendo conto che dai dati progettuali si stima un periodo di lavorazione di circa 8.000 ore/anno, quindi meno di 365 giorni all’anno, l’impianto sarà in grado di produrre 720.000.000 di KWh all’anno, ovvero riuscirà a soddisfare il fabbisogno energetico di circa 240.000 famiglie.
Se consideriamo che in media una famiglia è composta da 3 o 4 persone, l’impianto fasanese sarà sufficiente per coprire le necessità energetiche di 720.000 abitanti. Ovviamente, tali dati hanno un loro valore se parliamo solo di famiglie, ma non dimentichiamo che abbiamo a che fare anche con aziende, attività commerciali o immissione dell’energia direttamente nella rete nazionale.

Si corrono dei rischi nel realizzare un impianto di questo tipo in un territorio a vocazione turistica come il nostro?
In materia di rischi, posso dire che se in fase di realizzazione vengono rispettate tutte le precauzioni e le norme a cui fa riferimento il progetto non vi è nessun rischio.
Del resto, un consiglio che mi sento di dare a tutte le parti in causa per questo progetto, è quello di fare il possibile per individuare un consulente esterno super partes che sia in grado di controllare in modo continuo tutte le tappe della filiera di produzione.

Quali potrebbero essere i vantaggi che trarrebbe la comunità locale?
Il primo pensiero che salta in mente è quello di garantire comunque alla comunità locale un vantaggio. E per far questo, ad esempio, si potrebbe pensare al rifornimento di energia elettrica per tutti gli edifici pubblici: parlo di ospedali, scuole, sedi municipali; oppure, ad una diminuzione del costo dell’energia elettrica per i residente del comune di Fasano, che grazie a tale impianto vedrebbero diminuire il loro approvvigionamento dalla rete tradizionale.
Non solo: si potrebbe pensare a qualcosa di molto più importante, e in particolare mi riferisco al teleriscaldamento. Dico questo, perché analizzando i dati progettuali dell’impianto si evince che la produzione di calore ottenuta viene utilizzata solo in parte per produrre energia elettrica, mentre l’altra parte non si comprende bene che fine faccia. E allora, ecco la mia proposta: tracciare un’area circostante all’impianto, attrezzarla con una rete e fornire tramite questo calore in eccesso il teleriscaldamento gratuito o a basso costo per tutti gli insediamenti adiacenti la struttura. Questa è una delle tante soluzioni possibili.

In merito al traffico di Tir che dovrebbero trasportare la materia prima, lei non crede che si creerebbe un intasamento delle arterie stradali cittadine?
Viste le quantità lavorate quotidianamente, da un breve calcolo possiamo dire che l’impianto necessiterà di circa 18 Tir al giorno per trasportare la materia prima utile a far funzionare a regime tutta al struttura, a meno che non sia prevista la creazione di un oleodotto. Sta di fatto che, studiando attentamente un piano del traffico, e di concerto con le autorità competenti, si può decidere una fascia oraria di minor affluenza per far transitare le autobotti, evitando grossi problemi di viabilità.

Per impianti di questo tipo è necessario un apporto di materia prima prevalentemente dall'estero. Come potrebbe contribuire l'agricoltura locale nella produzione di materia prima?
In linea teorica, ma strettamente legata alla progettualità e realizzazione di una soluzione di questo tipo, si potrebbe risolvere il problema spingendo verso una produzione in loco della materia prima. Per fare questo, basterebbe destinare le aree agricole marginali e non utilizzate del territorio, alla produzione di girasole o colza, da cui si potrebbe ottenere olio utile all’impianto. Ma la cosa più interessante potrebbe rivelarsi la nascita di una cooperativa o di un’attività commerciale privata che si occupi di raccogliere gli scarti di olio fritto derivanti dalla ristorazione o dalle abitazioni private. Questo prodotto, dopo aver subito un pre-trattamento, si potrebbe utilizzare nell’impianto. Per quantificare quest’ultima possibile azione territoriale, basti pensare che, in media, ogni cittadino in un anno utilizza 6-7 litri di olio solo per friggere.

Nei mesi scorsi si è registrata una lamentela da parte di alcuni operatori turistici e residenti della zona in cui dovrebbe sorgere l’impianto. Esiste la possibilità di trovare un punto d'incontro?
Innanzi tutto, in un quadro più generale, occorre che tutti i cittadini comincino a prendere coscienza che occorre intraprendere azioni concrete per diminuire la dipendenza nazionale dalle fonti di energia, siano esse petrolio o gas.
A livello europeo si parla molto dei “tre 20”, ovvero: riduzione del 20% di anidride carbonica, aumento del 20% dell’efficienza energetica e portare al 20% la produzione di energia da fonti rinnovabili.
In questo, la Puglia sta dimostrando una forte vocazione per le fonti di energia rinnovabile, tra cui anche la biomassa.
Per quanto concerne le lamentele relative alla realizzazione dell’impianto, innanzi tutto, andrebbero rispettate al meglio tutte quelle precauzioni che tendono a prevenire disagi come le fonti di rumore, il traffico veicolare, gli odori e quant’altro.
In secondo luogo, occorre “distribuire” ai residenti e alle realtà vicine all’impianto le risorse derivanti dallo stesso, come ad esempio il teleriscaldamento, ed infine, sono convinto che se un impianto così progettato si preoccupa di raggiungere sempre la migliore efficacia ed efficienza, credo non vi sia nessun problema di sorta.

Dunque, le dichiarazioni del prof. Renzetti forniscono un valido ausilio per valutare meglio la possibilità della nascita di questo nuovo impianto.
Scelta, che spetta, sì, alla politica, ma che deve necessariamente coinvolgere tutta la città e tutti gli “attori” interessati al futuro del territorio.
La cosa fondamentale da chiarire è se questo impianto sia compatibile con la vocazione turistica del territorio e se il sito prescelto sia il più idoneo, affinché produzione energetica e turismo possano viaggiare di pari passo.

19 settembre 2008

Energie rinnovabili: discutiamone insieme!



In queste settimane, almeno a livello locale, sta tornando in modo preponderante al centro della discussione politica e non solo, la questione ambientale.
Da molto tempo, infatti, continuavano a circolare voci sullo stato non molto confortante che stavano vivendo le acque di balneazione del nostro territorio, troppo spesso rese una vera e propria spazzatura dall'incuria e sciacallagine di qualche personaggio senza scrupoli e dalla mano troppo leggera delle autorità deputate al controllo.
Altro tema scottante che occupa (o almeno dovrebbe) occupare l'agenda politica delle istituzioni e dei rappresentanti politici locali è inerente alla possibilità che a Fasano nasca, nei pressi della stazione ferroviaria, un impianto a biomasse capace di produrre energia elettrica attraverso l'utilizzo di olio di palma.
Su questo tema vi sono diverse prese di posizione, ma per cercare di entrare nel merito della vicenda e affrontare in concreto su cosa si basa tale progetto e quali sono le prospettive a livello scientifico, ho incontrato il prof. Achille Remo Renzetti, Ricercatore dell'ENEA Abruzzo, uno dei maggiori esperti del settore a livello nazionale.
Il prof. Renzetti, che vedete nel video in alto, meno di un anno fa è stato chiamato dal Consolato Italiano di New York per tenere una conferenza su "Energia, Ambiente e Sostenibilità", presso la prestigiosa scuola italiana G. Marconi con sede negli Stati Uniti.
Così, approfittando della cortese disponibilità del prof. Renzetti e della sua esperienza quarantennale nel settore della ricerca, abbiamo chiesto uno studio del progetto che s'intende realizzare a Fasano e la possibilità di rispondere ad alcuni quesiti.
Per il momento lascio il video, a breve, troverete pubblicata l'intervista sul blog e sul mensile di attualità fasanese, Osservatorio.

Nota:
- Chi è il prof. Achille Remo Renzetti? Ecco il suo CV




28 luglio 2008

Smaltimento reflui dei frantoi: intervista al prof. Nicola Senesi

Ci siamo già occupati del problema relativo allo smaltimento dei reflui derivanti dai frantoi e ritorniamo sul tema ascoltando il dr. prof. Nicola Senesi, Professore Ordinario di Chimica del Suolo e Direttore del Dipartimento di Biologia e Chimica Agroforestale e Ambientale dell’Università di Bari. Il prof. Senesi, attuale Vice-Presidente della Società Italiana Scienza del Suolo (SISS), ricopre numerose cariche in società scientifiche nazionali e internazionali, oltre ad essere coautore di numerosi testi scientifici e coordinatore di alcuni progetti di ricerca della Commissione Europea (CE), MURST, CNR, Regione Puglia e U.S. Army.
Una voce autorevole, quindi, a cui abbiamo chiesto alcuni chiarimenti in merito a questo problema, per cercare di capire quali siano i rischi ambientali legati alla pratica dello smaltimento dei reflui nel nostro territorio e gli effetti che lo stesso ha nei confronti del suolo.
Prof. Senesi, recentemente ci siamo occupati dello smaltimento dei reflui derivanti dai frantoio e, in particolare, delle acque di vegetazione. Vi sono dei rischi ambientali legati allo smaltimento?
Va subito detto che le acque di vegetazione, pur essendo dei reflui di origine vegetale, possono considerarsi dei materiali a rischio ambientale.
Per una corretta valutazione del rischio, quindi, vanno tenuti presenti degli aspetti importanti, come: il tipo di suolo, il tipo di colture in atto ed, il periodo e le modalità di smaltimento dei reflui.
Sulle nostre terre rosse, ad esempio, generalmente non si pongono particolari problemi, a differenza di quelli sabbiosi, che sono molto permeabili e sui quali lo spandimento delle acque di vegetazione potrebbe provocare l’inquinamento della falda.
Stesso discorso, però, va fatto per alcune terre rosse che presentano delle fessurazioni, che faciliterebbero la percolazione dei reflui in profondità.
Comunque, in qualsiasi caso, come previsto altresì dalle normative vigenti, il suolo di smaltimento andrebbe debitamente analizzato e valutato caso per caso, prima che lo spandimento sia autorizzato.
Altro aspetto molto importante da tener presente è il periodo dello smaltimento, evitando i mesi estivi, ma per questo aspetto non dovrebbero porsi problemi in quanto le acque di vegetazione vengono prodotte in autunno-inverno.
Per quanto riguarda poi le quantità e i volumi da smaltire, ovviamente, vanno seguite rigorosamente le disposizioni stabilite dai regolamenti vigenti che sanciscono le norme per l’utilizzazione agronomica delle acque di vegetazione e delle sanse umide dei frantoi oleari.
Inoltre, lo spandimento dei reflui dev’essere realizzato in modo uniforme su tutto il suolo e vanno evitati quei suoli nei quali sono in atto coltivazioni di prodotti ortivi e alcune colture arboree sensibili, come ciliegio, albicocco e pesco.
Quando possono insorgere dei problemi d’inquinamento ambientale?
Dal punto di vista del suolo, non vi sono particolari problemi ambientali, perché lo stesso, entro certe quantità, è in grado di “digerire” i reflui. I problemi si riscontrano quando le acque di vegetazione vengono sversate in pozzi o cavità naturali, molto presenti nel nostro territorio.
Queste operazioni, che comunque sono vietate dalle disposizioni di legge in materia, risultano molto pericolose, perché causano l’ inquinamento della falda e, di conseguenza, dei pozzi di emungimento delle acque sotterranee vicine ai luoghi di scarico.
Quali sono i rischi d’inquinamento legati alle falde acquifere?
L’inquinamento delle falde è causato dalla presenza di polifenoli e altre sostanze presenti nelle acque di vegetazione, che possono risultare tossiche per l’uomo, per gli animali e per le colture ortive.
Tale inquinamento, inoltre, va ad interessare i pozzi di emungimento delle acque di falda, che in caso d’inquinamento, andrebbero chiusi, perché in termini di legge, tali acque sono da considerarsi inquinate.
L’opinione pubblica è interessata al problema a causa degli odori molesti derivanti da queste operazioni di smaltimento.
E’ vero, le acque di vegetazione fanno molto discutere per il loro cattivo odore, causato da una serie di fermentazioni in atto nei prodotti.
Va detto, però, che quando si parla di reflui derivanti da frantoi, abbiamo a che fare con degli scarti di origine vegetale, quindi naturali e non industriali.
Questi odori, pertanto, non sono causa di inquinamento, ma addirittura, il suolo può trarre un beneficio dall’apporto di questi reflui, perché col tempo si trasformano in humus.
Al fine di ridurre gli odori derivanti da queste operazioni di scarico dei reflui è buona pratica provvedere, in fase di spandimento, ad una lavorazione del suolo in modo da rimescolarne gli strati più superficiali, abbattendo così notevolmente la presenza di odori molesti.
Per questi reflui, si potrebbe pensare alla strada del compostaggio?
Certo. In un una serie di studi che abbiamo condotto negli ultimi due decenni, sono state utilizzate le acque di vegetazione per irrigare masse in compostaggio, quali, per esempio, residui di potatura e altri scarti vegetali, portando alla realizzazione di un buon compost e lo stesso discorso lo si può estendere alle sanse umide, che dopo un’accurata verifica di qualità, possono essere destinate al compostaggio.
La documentazione fotografica prodotta in alcune zone del territorio, ci mostra come in alcuni terreni si è provveduto ad uno spandimento delle sanse umide in modo sconsiderato e in notevoli quantità. Quali sono i rischi derivanti da azioni di questo genere?
Le sanse umide sono materiali semisolidi molto ricchi di sostanza organica “fresca” soggetta a fermentazione e un suo spandimento sul suolo, oltre agli odori molesti e ai rischi per gli operatori, provoca il riscaldamento del suolo, con compromissione degli apparati radicali e grossi problemi a livello agronomico.
Come si evince dal materiale fotografico, uno spandimento di quel tipo è dannosissimo dal punto di vista ambientale e agricolo e porta alla degradazione del suolo.
Inoltre, tecnicamente ci potrebbero essere dei rischi d’inquinamento della falda, soprattutto se allo spandimento seguono dei periodi di pioggia intensa.
In questi casi, andrebbe subito ripristinato lo stato iniziale dei luoghi, provvedendo ad una lavorazione del suolo se lo scarico è di piccole quantità o all’asportazione delle sanse in caso di uno strato consistente; la cosa certa è che queste operazioni sono irragionevoli sia dal punto di vista agronomico che ambientale.
Sui reati ambientali di questo tipo è auspicabile che, prima del giornalista o del tecnico, vi sia l’intervento delle autorità competenti e preposte in materia di tutela dell’ambiente e del territorio.

Articolo correlato:
Scarichi degli insediamenti produttivi: le norme vengono rispettate?

23 luglio 2008

Il 65% delle spiagge pugliesi è a rischio erosione

Si sta facendo un gran parlare della questione spiagge. C’è chi da un lato, a livello nazionale, lancia campagne quotidiane sul “caro spiagge” e sul costo dettagliato di sdraio, ombrellone e attività varie offerte dai diversi stabilimenti nazionali italiani.

Dall’altra parte, con l’arrivo dell’estate non possono mancare i servizi di gossip e storielle amorose di vip al mare in compagnia di amici, figli, amanti e scappatelle segrete. Insomma, nel periodo estivo si parla di spiagge e non ci facciamo mancare proprio nulla.

Scendendo poi a livello locale, la discussione diventa più seria, dove al piatto fisso “riscaldato” del caro spiagge ci aggiungiamo la privatizzazione delle spiagge, la mancanza di accessi liberi al mare, le proteste sulla privatizzazione della costa e, se ci va bene, qualcosa che riguarda anche i vari abusi che da anni si perpetuano sul territorio costiero.

Nella discussione spiagge, però, non ci è venuto in mente che molto probabilmente stiamo parlando di una qualcosa di insensato. Che a breve non sarà più un problema.

Questo, non perché qualcuno risolverà tutto e renderà finalmente giustizia, ma semplicemente perché da qui a qualche anno, le spiagge non ci saranno più e col passare del tempo la costa italiana è destinata a scomparire, spazzata via dal vento.

Su questo tema, meno di una settimana fa è stata prodotto un’interessantissima inchiesta da parte del giornalista Peter Popham, dalle righe del giornale britannico “The Indipendent”.

La storia raccontata dal giornalista inglese riguarda un lido balneare in Provincia di Lecce, dove nel tempo le spiagge si sono più che dimezzate.

La zona interessata è quella di “San Cataldo”, ma dall’inchiesta si apprende che “la stessa sorte sta interessando decine di altre spiagge in giro per l’Italia che vengono spazzate via dal vento. Si riducono di stagione in stagione”. Così come si riduce il futuro per queste mete di vacanze estive.

L’obiettivo è quello di riportare a riva la sabbia presente in alcune profondità marine dei territori vicini e con simili caratteristiche, in modo che la spiaggia possa rinascere.

“E’ un rimedio – scrive Popham - che l’Italia si troverà ad usare sempre di più nei prossimi anni se vuole continuare ad accogliere i milioni di turisti, locali e stranieri, che passano le loro vacanze sui 3,952 km di coste italiane occupate da spiagge di cui il 42.5% soffre di erosione. In Puglia, la percentuale è del 64.6%, nel vicino Molise del 91%. E con le previsioni di innalzamento del livello del mare di 18-30 cm nel prossimo secolo, la situazione non può che peggiorare”.

Ma con l’operazione di “nutrimento”, si chiama così questa tecnica, si può scongiurare il tutto, andando alla ricerca di sabbia dello stesso tipo e consistenza di quella che sta scomparendo; si risucchiano così decine di migliaia di metri cubi di essa nella stiva di una draga, la si trasporta a riva e la si riversa sulla spiaggia”.

Sul problema sono in atto delle discussioni tra i comuni di Lecce e Brindisi, con il coinvolgimento anche della Regione Puglia.

Una situazione che a distanza di pochi chilometri dalla costa fasanese, dovrebbe cominciare a far riflettere anche i soggetti del settore turistico e le istituzioni del nostro territorio, perché il problema interessa anche noi.

Basta fare una sana passeggiata in riva al mare e ci si può accorgere di come una parte consistente della costa fasanese è interessata dalla “scomparsa” della spiaggia, dove in molti casi si è provveduto a “nascondere” questo problema con il taglio e abbattimento delle dune e della macchia mediterranea, pur di garantire ai turisti qualche centimetro in più per le loro giornate al mare.

Una pratica artigianale molto in voga sulla nostra costa, fatta alla luce del sole, soprattutto grazie all'occhio vigile e attento degli organi deputati alla tutela e conservazione del territorio



18 luglio 2008

Online i dati dell'Arpa sulle acque di balneazione: Fasano ok! Ma c'è qualche dubbio da chiarire

Da qualche giorno, l’Arpa Puglia ha messo a disposizione sul sito web una sezione dedicata alle acque di balneazione.
Tutti i cittadini e le istituzioni interessate al problema, potranno consultare i dati relativi al proprio territorio e sapere qual è lo stato chimico-fisico e microbiologico delle acque e il loro stato di balneabilità.
Dal rilevamento è interessato l’intero territorio regionale, con ben 757 punti controllati; è inoltre possibile visionare ogni singola parte della costa o di un intero territorio comunale, accedendo anche ad uno storico delle informazioni.
Abbiamo fatto questa operazione per i 19 punti di rilevamento del Comune di Fasano, ottenendo un buon risultato, dato che secondo l’Arpa Puglia, l’intero litorale della costa fasanese rispetta tutti i parametri che permettono la balneabilità e presentano una costa totalmente idonea alla balneazione.
Ma entriamo nel dettaglio, cercando di dare un significato ai dati.
Oltre ai valori relativi alla temperatura delle acque,stato del mare, intensità e direzione del vento, vengono esaminati i parametri chimico-fisici e microbiologici delle acque.
Non staremo certo a fare una lezione di chimica delle acque o di microbiologia, ma vale la pena capire il significato di alcuni parametri e il loro valore numerico.
Il primo dato è relativo agli olii minerali, dove all’esame visivo si deve riscontrare l’assenza di una pellicola visibile alla superficie, assenza di odore e un dato numerico uguale o minore a 0,5 mg/litro.
Gli olii minerali sono degli importanti indicatori di qualità e possono derivare da rilasci di natanti, secondariamente da attività industriali e una loro assenza fornisce un valore estetico alle acque di balneazione. Questo dato, risulta non disponibile (N.D.).
Il secondo parametro è la presenza di fenoli e, anche qui, si deve riscontrare all’esame ispettivo l’assenza di odore specifico o, comunque, un valore uguale o minore a 0,05 mg/l.
In questo caso abbiamo a che fare con sostanze chimiche in genere di origine industriale che hanno odore, sapore sgradevole e i composti contenenti cloro (clorofenoli) hanno ripercussioni sulla salute, provocando irritazioni. Purtroppo, dato non disponibile.
Il terzo dato interessato è la presenza di tensioattivi, dove nuovamente all’analisi ispettiva si deve riscontrare l’assenza di schiuma persistente e un valore uguale o minore a 0,5 mg/l.
Queste sostanze si trovano principalmente nei detersivi e la loro presenza esalta la tossicità di altri contaminanti, sono sorgenti di fosforo che è un nutriente per i microrganismi acquatici e, di conseguenza, contribuiscono alla eutrofizzazione. Anche qui, dato non disponibile.
Altri parametri analizzati che rientrano nel ranch consentito sono: il pH, dove una sua variazione può derivare da condizioni naturali o da attività umane, l’ossigeno disciolto, con valori bassi che indicano inquinamento organico e valori elevati che parlano di un’eutrofizzazione in atto ed, infine, le salmonelle, per fortuna assenti che causano infezioni.
L’ultima triade è rappresentata dai coliformi totali, fecali e gli streptococchi fecali che quantificano l'entità della contaminazione da parte di liquami biologici e un controllo regolare garantisce il mantenimento di un elevato livello di protezione dell'ambiente e della salute umana.
Una situazione tranquilla, ma restano i dubbi dei dati non disponibili. Speriamo di avere presto lumi in merito.

24 giugno 2008

Dopo il Punteruolo rosso delle palme, nuovo allarme in Puglia

Un nuovo allarme per le produzioni agricole pugliesi. Mentre si discute ancora sulla lotta al Punteruolo rosso delle palme che sta creando non pochi problemi alle regioni del Bacino del Mediterraneo, nuovi segnali giungono dagli organismi internazionali sull’arrivo nella nostra regione di un nuovo e temibile insetto.
L'Aleurocanthus spiniferus, questo il nome scientifico del piccolo ma temutissimo Aleurodide, minaccia seriamente le produzioni agricole pugliesi, ed in primis, la vite.
La Puglia è una delle regioni maggiormente interessata dalla produzione vitivinicola e, l’arrivo involontario di un nuovo insetto che trova vita facile, potrebbe creare una nuova emergenza e mettere in crisi l’intero comparto produttivo.
L’insetto in questione si nutre succhiando la linfa alle piante come agrumi, ornamentali, spontanee e risulta particolarmente dannoso per vite, Pero, melo, kaki e rose.
Questo Aleurodide preferisce le foglie più basse della pianta infestata che sono presto ricoperte da funghi neri che si sviluppano sugli escrementi zuccherini.
La segnalazione giunge dall’ European and Mediterranean Plant Protection Organization (EPPO), organizzazione intergovernativa responsabile della cooperazione per la protezione delle piante in Europa e nella regione mediterranea, nata nel 1951 e con sede a Parigi.
Tra gli obiettivi dell'EPPO ci sono la protezione delle piante, lo sviluppo di strategie internazionali contro l'introduzione e la diffusione di malattie delle piante e la promozione di metodi di controllo sicuri ed efficaci.
Il problema interessa particolarmente da vicino la nostra regione, perché l’insetto è stato trovato per la prima volta in Europa e, precisamente, in alcune zone della Puglia l’attacco risulta particolarmente grave.
Qualche mese fa, infatti, si è riscontrato il primo attacco su alcuni alberi di arancio, un sospetto che ha subito trovato conferma nelle analisi di alcuni laboratori specializzati di Inghilterra e Olanda.
Così, data l’importanza di questo organismo nocivo per agrumeti e vigneti, è stato condotto un sondaggio al fine di ottenere maggiori informazioni sulla portata dell’infestazione.
Dalle analisi e dalla discussione con alcuni produttori agricoli pugliesi, si è scoperto che l’Aleurocanthus spiniferus era già ampiamente diffuso da qualche anno, in particolare nel sud della regione, ma purtroppo è stato identificato erroneamente.
Allo stato attuale, l’origine della contaminazione è ancora sconosciuta e dai documenti dell’EPPO si sostiene che l’insetto è già troppo diffuso per essere debellato.
Un problema, quello inerente all’importazione d’insetti nel nostro paese, che chiede nuovamente grande attenzione per le organizzazioni internazionali, al fine di impedire che questa e altre specie arrivino in Europa e provochino gravi danni.
Un lotta all’Aleurodide, che si somma al lavoro che da tempo gli esperti stanno mettendo in atto contro il Punteruolo rosso delle palme, per cercare di contenere i danni.
La speranza è che questa volta si riesca ad intervenire tempestivamente senza temporeggiare e che sulla scorsa delle esperienze passate si possa finalmente creare un organismo che sia in grado di prevedere questi rischi senza portare allo stato di emergenza, com’è invece avvenuto per il Punteruolo rosso delle palme.

15 maggio 2008

Energia, Agricoltura e Jacopo Fo


Mercoledì 14 maggio, presso l’aula magna della Facoltà di Agraria di Bari si è svolto un incontro organizzato dalla componente studentesca PAF (Progetto Agraria Forestale) per discutere del rapporto esistente tra energia pulita e agricoltura.
A fare gli onori di casa, il prof. Savino, preside della facoltà che ha sottolineato la necessità che tematiche di questo genere debbano interessare sempre più i giovani studenti universitari.
A moderare l’incontro, l’ing. De Petro, conduttore della trasmissione Agri7 di Telenorba.
Al tavolo dei relatori, oltre a docenti ed esperti del settore, erano presenti diverse rappresentanze sindacali che hanno espresso il proprio punto di vista sul tema delle agrienergie.
Ogni soggetto presente ha illustrato ai tanti presenti le soluzioni e le prospettive per portare avanti un progetto comune di energia pulita che si lega strettamente al settore agricolo, basti pensare alla produzione di energia da residui di produzioni vegetali e scarti che rappresentano per le aziende agricole un costo per lo smaltimento.
Per il mondo degli agronomi, il dott. Milillo, Presidente dell’Ordine degli Agronomi pugliesi ha sottolineato la centralità degli agronomi in attività di questo genere, come esperti del settore e conoscitori delle colture agricole.

continua
7 maggio 2008

Raccolta differenziata: Fasano è troppo avanti

Finalmente! Basta a lamentarsi sull’inefficienza della pubblica amministrazione, sui suoi ritardi e le sue mancanze, perché in questo caso abbiamo superato tutti.
Sì, dopo la campagna di sensibilizzazione “”E’ ora di fare la differenza” per stimolare i cittadini verso la raccolta differenziata, il comune di Fasano è davvero avanti. Forse, anche troppo!
Solo qualche settimana fa, l’assessore comunale all'Ecologia, Sergio Pagliara, comunicò con soddisfazione i primi dati positivi sulla raccolta differenziata in città, dando un netto segnale di discontinuità rispetto alle disastrose percentuali registrate in passato.
Dati, che fanno ben sperare per il futuro e spingono i cittadini a fare sempre meglio.
Ma non solo, perché se qualcuno si prendesse la briga di consultare personalmente questi dati, si accorgerebbe di come questa raccolta differenziata stia spiccando il volo, battendo tutti i tempi!
Infatti, per conoscere la situazione dello smaltimento dei rifiuti nel proprio territorio comunale, basta collegarsi con il Portale Ambientale della Regione Puglia.
Sul sito web, infatti, si trovano i dati sulla raccolta dei rifiuti, su tutti i comuni pugliesi.
Bene, ci sono due comuni, Fasano (ATO BR1) e San Marco in Lamis (ATO FG 1) che hanno battuto tutti sul tempo e, addirittura, presentano i dati della raccolta differenziata, rispettivamente di giugno e luglio 2008! Miracolo!

continua
23 aprile 2008

Dolmen di Montalbano: da sito archeologico a discarica



Siamo alle solite. Nonostante le denunce e le prese di posizione su un tema importante come la tutela dell’ambiente, si continua a violare la bellezza del territorio e a far finta di nulla.

Solo qualche mese fa avevamo segnalato un’inchiesta di alcuni consiglieri circoscrizionali di Pezze di Greco che armati di macchina fotografica e tanta pazienza, si erano preoccupati di individuare e segnalare le numerose discariche a cielo aperto presenti sul territorio della circoscrizione fasanese.

Ora, spostandoci nella frazione di Montalbano, la musica non cambia, anzi, si riesce a fare anche di peggio.

Nel sito archeologico dove insiste il Dolmen, sempre più meta dei numerosi turisti e, sempre più abbandonato a sé stesso, ci si imbatte in una sorta di cimitero dell’usato dove si trova di tutto.

Perché non si sa mai, tra un megalite e una ventata di archeologia, qualcuno potrebbe approfittare del mercatino dell’usato e fiutare qualche affare da quattro soldi.

Siamo in contrada Occhio Piccolo, sita nell’agro della circoscrizione di Montalbano – Speziale, a ridosso della SS 16 che collega Fasano ad Ostuni.

Chi si accinge a percorrere la strada che conduce al megalite, risalente alla prima età del Bronzo (2000-1500 a.C.), non può certo fare a meno di notare l’inciviltà di alcuni cittadini che preferiscono smaltire i rifiuti ingombranti ai bordi delle strade meno trafficate, dando un’immagine indecorosa della città.


continua
21 marzo 2008

Il punteruolo rosso delle palme: la parola dell'esperto

Per avere il quadro completo in merito alla vicenda del Punteruolo rosso delle palme, abbiamo ascoltato il prof. Francesco Porcelli, Professore Associato di Entomologia Generale ed Applicata presso la Facoltà di Agraria di Bari.

Prof. Porcelli, com’è arrivato il temutissimo rincoforo nel nostro territorio?

L’arrivo di questo insetto è imputabile all’incontrollata importazione di palme dall’Egitto. Nel nostro territorio, il rincoforo non aveva nessun nemico naturale, potendo così procedere ad un attacco incontrollato sulla vegetazione.

In merito, vorrei sottolineare che l’importazione del fitofago è avvenuta  in piccole quantità, ma col passare del tempo, anche grazie all’assenza di nemici naturali, ha fatto registrare uno sviluppo incontrastato.

Per questo, una delle soluzioni da tener presente, sarebbe proprio l’introduzione di nemici naturali, provvedendo così ad un controllo biologico del patogeno con risultati duraturi nel tempo.


continua
8 marzo 2008

Veltrusconi e tutti i candidati PREMIER cosa rispondono?

Gente disperata disposta a morire bruciata pur di salvare il proprio territorio già abbondantemente martoriato dall'immondizia...
Ora, bruciamo anche le ECOBALLE . . .



no comment . . .

continua
8 marzo 2008

Dati sui tumori: “Fasano conferma una situazione abbastanza tranquilla”

Parlando d’inquinamento ambientale del territorio e di tutte le problematiche legate alla salute, non possiamo non affrontare la delicata questione legata ai tumori. Da qualche giorno sono stati resi ufficiali i dati raccolti dal “Registro Tumori Jonico Salentino”, che nasce allo scopo di sopperire alla mancanza di strumenti che fungano da termometro della situazione. Sul territorio nazionale, la presenza dei registri tumori è molto disomogenea, facendo registrare una forte diffuse nel nord Italia ed una loro esigua presenza nelle aree meridionali. La necessità di questo “termometro dei tumori” è dettata anche dalla forte presenza nella nostra regione di aree ad alto rischio ambientale, come i poli industriali di Brindisi e Taranto. Attualmente, la direzione scientifica del RTJS è affidata al prof. Giorgio Assennato, ordinario di Medicina del Lavoro all’Università di Bari e Direttore Generale dell’Arpa Puglia (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ndr). Le fonti d’informazione per la raccolta dati sono molteplici e tra queste ritroviamo i dati Istat e regionali sulla mortalità e le schede di dimissione ospedaliera (SDO, ndr). Ad oggi, il registro tumori è l’unico strumento in grado di fornire incidenza e numero di nuovi casi neoplastici sul territorio, anche riguardo ai casi non mortali.

continua
3 marzo 2008

Migliorano di poco i dati disastrosi della raccolta differenziata nel comune di Fasano

Il comune di Fasano, in collaborazione con la ditta che si occupa dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel territorio comunale, qualche mese ha dato vita ad una campagna di sensibilizzazione alla raccolta differenziata, con lo slogan “E’ ora di fare la differenza”. Bene, dai primi dati resi noti dalla regione Puglia per l’ATO (Ambito Territoriale Ottimale, ndr) BR 1, nel quale rientra anche il Comune di Fasano, pare ci sia una lieve inversione di tendenza. Siamo ancora molto lontani dal 45% di raccolta differenziata, così come stabilito dal decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, però si registra finalmente l’aumento di qualche punto percentuale che fa ben sperare per il futuro. Per l’anno 2006, il comune di Fasano, a fronte del 45% così come imposto dalla legge, è riuscito a differenziare solo il 5,41% dei suoi rifiuti, praticamente nulla. E anche con piccoli miglioramenti, il nulla continua a persistere, visto che nel 2007 Fasano ha differenziato solo il 5,69%.

continua
28 febbraio 2008

Allarme diossina: tutti dobbiamo sentirci coinvolti

In questo caso non vale l’antico detto “occhio non vede e cuore non duole”. Anche se l’emergenza diossina interessa in particolar modo le città di Taranto e Brindisi, in tutta la regione e, in particolare, nei comuni vicini a queste due grandi realtà industriali, si deve sentire il dovere di alzare la voce.

E’ inutile ripetere che l’articolo 32 della Costituzione “tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” o che con la Legge n. 426 del 1998 in materia di “nuovi interventi in campo ambientale”, si riconoscono i territori di Taranto e Brindisi (già ricadenti nell’area dichiarata ad elevato rischio ambientale, ndr) come 2 dei “14 siti d’interesse nazionale destinati alla realizzazione dei primi interventi urgenti di bonifica”.

Non occorrono più questi flashback giuridici, bisogna agire! Ed è quello che sta facendo una parte della Taranto sana, che vuol tutelare la salute dei suoi concittadini e delle future generazioni.

Qualcuno dirà: ma che c’entra l’emergenza campana o la diossina tarantina o l’inquinamento brindisino con la nostra Fasano?

Continua ...


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