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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
27 novembre 2009

Intervento alla presentazione del libro di Carlo Vulpio "La città delle nuvole"



Cari Amici,
di seguito, per chi fosse interessato, posto alcuni dei miei articoli prodotti in questi anni sulla questione tumori e sui quali si è incentrato il mio intervento alla presentazione del libro di Carlo Vulpio "La città delle nuvole", il 19 novembre scorso a Montalbano di Fasano.
Allego anche alcune foto dell'incontro e vi lascio con alcune domande che ad oggi risultano tristemente senza risposta!:

- Qual è la situazione ambientale della provincia di Brindisi?
- Quali sono i comuni che presentano le maggiori criticità e in riferimento a quali problematiche?
- Qual è la situazione del comune di Fasano?
- Le indicazioni del PRQA (Piano Regionale per la qualità dell'aria) sono rispettate dagli enti locali? Quali sviluppi sta avendo questa relazione sul territorio?
- Quali sono le attività che le P.A. devono intraprendere per far fronte a questi problemi?
- Quali sono le misure più urgenti da mettere in campo per monitorare la qualità dell’aria nel comune di Fasano?
- Da alcuni dati in mio possesso, nella frazione di Montalbano si evincono dati sulle morti per tumore che destano notevole preoccupazione. Cosa raccontano i dati ufficiali?

In allegato trovate i seguenti articoli:
- Indagine sulle morti per tumore nella frazione di Montalbano di Fasano
- Tumori e amianto
- Situazione ambientale nel comune di Fasano alla luce della redazione del PRQA
- Il Registro Tumori Jonico Salentino
- Taranto e la diossina
- Cisternino: incontro sul monitoraggio della qualità dell'aria

Foto dell'incontro: foto 1 - foto 2 - foto 3

13 novembre 2009

Questione Tumori: perchè Taranto è così vicina . . .



Giovedì 19 novembre 2009 alle ore 18.30, presso la Sala Convegni della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Montalbano di Fasano (Br), il giornalista del Corriere della Sera, Carlo Vulpio, presenterà il suo libro “La Città delle nuvole”, viaggio nel territorio più inquinato d’Europa.
L’iniziativa vuol essere un’ideale risposta alla “proposta” lanciata dalla locale SOMS il 25 ottobre scorso, in occasione della 20esima Borsa di Studio “Tonino Marinelli”, rivolta ai figli dei soci che nell’anno si sono distinti negli studi.
In quella serata, infatti, Rossano Marinelli, figlio del socio fondatore a cui è intitolato il premio, chiese ai giovani premiati di adoperarsi con un “impegno concreto verso la comunità locale e la Società Operaia”, al fine di mettere a frutto le competenze e gli studi a favore della comunità.
Sulla scorta di questo, nasce così la presentazione del libro “La Città delle nuvole”, per affrontare da vicino il tema della Salute e del “caso Taranto”.
A fare gli onori di casa, il presidente della locale SOMS, Onofrio Zaccaria e lo stesso Rossano Marinelli.
A seguire, l’introduzione di Cosimo Damiano Guarini, promotore della serata e collaboratore del mensile di attualità fasanese “Osservatorio”, testata che più volte ha affrontato il tema tumori sul territorio.
“La necessità di presentare il libro di Carlo Vulpio nasce dal dovere di voler affrontare in modo schietto e trasparente il tema del Diritto alla Salute – dichiara Guarini – troppo spesso dimenticato, soprattutto in un territorio dove i casi di tumore sono all’ordine del giorno e i dati ufficiali su questo tema stentano nel venire a galla”.
Sarà poi Carlo Vulpio a raccontare il suo libro – inchiesta dedicato ai bambini di Taranto ed incentrato sul polo siderurgico dell’Ilva, “un mostro ecologico che tiene sotto il ricatto della perdita del posto di lavoro una città intera.
Un viaggio nel territorio più inquinato d’Europa, attraverso la voce dei suoi protagonisti: inserti di una vita vissuta pericolosamente, in un clima segnato da omertà politica, rapporti occultati, vessazioni e omesse denunce. Rilevazioni contraffatte e rivelazioni scomode. E poi morti, tanti, quanti non ci si aspetterebbe, evaporati nel silenzio della città delle nuvole”.
L’appuntamento è quindi per giovedì 19 novembre, perché il Diritto alla Salute è un diritto di tutti.

Scarica la locandina in formato pdf


30 settembre 2009

SWAP Siamo salvi per miracolo!



Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese "Osservatorio" n. 9 - settembre 2009



“C’è stato perfino chi ha comprato dalla banca un derivato facendosi consigliare dal funzionario della stessa banca”.
Così scrive Sergio Rizzo nella sua inchiesta del 9 settembre sul Corriere della Sera, parlando di derivati ed enti locali e mettendo in luce come molti comuni si ritrovano oggi con le casse in rosso, per un debito nazionale che si aggira sui 27,2 miliardi di euro.
Rileggendo quanto scrive Rizzo, ci tornano in mente gli articoli che Osservatorio ha dedicato a questa vicenda, definendola senza mezzi termini come un’azione irresponsabile e scellerata degli amministratori locali, che pur di far cassa, hanno messo a rischio le tasche dei fasanesi e hanno tentato di accollare i debiti alle generazioni future.

Per fortuna, con Delibera di Giunta n. 166 del 3 settembre ’09, la mini-Giunta comunale (Di Bari, Scianaro, Anglani, Manfredi, Zaccaria,ndr) ha deciso l’estinzione dei due contratti di finanza derivata (swap) stipulati con la BNL spa.
Per procedere alla chiusura dei contratti, il Comune corrisponderà alla banca una penale pari a 61mila euro. Tale copertura finanziaria riviene da una variazione al bilancio di previsione 2009, si legge nella delibera, derivante da una minore spesa relativa agli “aggi Tricom e gestione lotta all’evasione”.

Nel complesso, dal 2004 ad oggi, l’operazione ha visto entrare nelle casse comunali 76mila euro, portando dunque un piccolo guadagno, a fronte dei forti rischi a cui le stesse sono state sottoposte con questa storia degli swap.

Ripercorriamola per sommi capi, questa storia.

Nel maggio 2004 la Giunta Ammirabile sceglie d’impegnare le proprie casse per un rischioso e allegro “gioco d’azzardo” (come ebbe modo di dichiarare in un’intervista lo stesso Sindaco Lello Di Bari), sulla scia di una non molto chiara "finanza innovativa", al fine di “ridurre i tassi d’interesse sui mutui in ammortamento”.
Venditore e consulente dell’operazione di IRS (Interest Rate Swap) è la BNL, che negli anni successivi consiglierà l’ente comunale sulle modifiche da apportare al contratto (che col tempo diventeranno due), con scadenza 2025.

Di fatto, i primi anni si dimostreranno idilliaci per la città, ma, appena i mercati cominciano ad “agitarsi” (fase ampiamente prevista dagli esperti bancari), ecco comparire le prime modifiche, con l’eliminazione delle protezioni, l’aumento dei rischi e, conseguentemente, delle perdite.

Dalla stima fatta nell’inchiesta di Osservatorio dell’aprile 2008, venne fuori che il Comune di Fasano, sino a fine contratto, rischiava addirittura di perdere 800 mila euro e, allo stesso tempo, precisammo che si tratta solo di una stima e la situazione poteva non rivelarsi così drastica.
Questa previsione vuol essere un campanello d’allarme per smuovere un po’ la situazione, che nel giugno ’08, grazie agli utenti del forum cittadino “Fasancult”, approda con successo in un incontro pubblico alla presenza degli amministratori e politici locali, per confrontarsi sul tema Swap, con la partecipazione del dott. Attilio Di Mattia, esperto in finanza derivata che ha studiato la vicenda fasanese.
Questo impegno porta ad una raccolta di firme, alla discussione del problema sugli organi d’informazione locali e regionali, e al dibattito in consiglio comunale.
In sostanza, dopo quattro anni di silenzi l’operazione Swap viene a galla con tutte le sue contraddizioni.
Ora, dopo aver esposto alla città la gravità della situazione, l’amministrazione comunale ha deciso saggiamente di tirarsi fuori da questa vicenda, così come avevamo consigliato da queste colonne nel numero di maggio ("Contratti Swap: ora è il momento opportuno per mettere fine ai giochi pericolosi”).

Però, prima di porre la parola fine, vogliamo rispondere ad una domanda che magari si saranno posta anche i lettori:

gli amministratori dell’epoca (gran parte gli stessi di oggi) sapevano a cosa si andava incontro con quest'operazione?

La risposta la troviamo in alcune dichiarazioni dell’assessore alla Risorse Finanziarie, Giuseppe Zaccaria, e del Sindaco Lello Di Bari.

Nel consiglio comunale del 29 novembre ’07, l’assessore Zaccaria incalzato sulla vicenda, dichiara: “Le dobbiamo dire come sono: non è che ci siamo alzati, l’assessore Zaccaria, il Sindaco o altri, e abbiamo fatto questo Swap. C’è stato proposto anche da qualcuno. Io personalmente, sono preoccupato davanti a queste simili proposte”.
Preoccupato? Ma, assessore, lei prima firma una delibera di giunta nel 2004 per formalizzare il contratto di swap e poi si dice preoccupato per queste proposte? Stiamo scherzando?

Altra risposta esaustiva ce la fornisce il Sindaco Di Bari, che, in una intervista del maggio 2008, dichiara: “Ricordo che nel 2004, quando ci fu proposta la delibera di giunta per la sottoscrizione dello swap dall'allora detentore della delega al bilancio (l'ex sindaco Vito Ammirabile,ndr) e col parere favorevole del dirigente dell'ufficio finanziario, personalmente, parlare in quel contesto di swap o di swatch (orologi, sic!) era la stessa cosa, perché non conoscevo in cosa consistesse la rischiosa operazione”.
Il Sindaco, come di consueto, la butta più sul casereccio con una battuta che solo dopo il felice epilogo può strappare qualche sorriso. E se non fosse andata così?

In sostanza, possiamo dire che questi amministrat(t)ori hanno preso decisioni senza conoscere nel merito a cosa si andava incontro, e solo dopo aver appreso (oramai in ritardo) in cosa consistessero gli swap hanno imparato la lezione e, anziché continuare a giocare, hanno deciso di tirarsi fuori.

Una scelta giusta al momento giusto ma, per cortesia, non venite a parlare di meriti o medaglie al valore, si tratta solo di casualità.

Comunque, sarebbe bene che per la prossima giunta si proponesse la lettura obbligatoria del libro “Rapaci” di Sergio Rizzo, dove nella dedica ai suoi figli scrive: “Perché non dimentichino mai che i soldi di tutti non sono i soldi di nessuno”.



5 luglio 2009

Farsi la doccia risparmiando



Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese "Osservatorio" n. 6 - giugno 2009

Quando si tratta di spendere, a Palazzo di Città, sono tutti pronti.
Quando invece c'è da risparmiare, l'interesse è sempre poco.
L'ennesima dimostrazione? Al Comune di Fasano è stato proposto dalla società senese Gesco Srl (Green Energy Service Company) un progetto chiamato "Doccia Light", ma nessuno pare se ne sia interessato.

Come e perchè nasce il progetto "Doccia Light"?

"Questo progetto - spiega Caterina Checcucci, responsabile nazionale dell'iniziativa - costituisce una particolare idea di risparmio idrico ed energetico, indirizzata a tutti gli impianti sportivi (pubblici e privati) e ad aziende turistico-ricettive presenti in Italia, avente come oggetto la distribuzione gratuita di Erogatori per doccia a Basso Flusso (Ebf).
L'iniziativa nasce con il preciso intento di fornire una concreta risposta alle crescenti preoccupazioni avanzate dalla comunità internazionale in tema di gestione efficiente dell'energia, risparmio idrico e conseguente riduzione dell'inquinamento ambientale".
A tal proposito, il progetto è stato anche selezionato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare nell’ambito della strategia congiunta attivata con la Commissione Europea per l’attuazione in Italia della campagna europea "Energia Sostenibile per l'Europa" e ha ottenuto il patrocinio istituzionale dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (ANCI) divisione “Energia & Ambiente” del Ministro della Gioventù, del Ministro del Turismo e del Ministero dello Sviluppo Economico.
Inoltre, “Doccia Light” si inserisce all’interno della campagna di comunicazione e sensibilizzazione sul tema del risparmio energetico denominata “Conveniente per te e per l’ambiente!”, facente parte del programma nazionale di incremento dell’efficienza energetica negli usi finali dell’energia.

Quali sono i servizi offerti dal progetto "Doccia Light"?

Sono previsti:
a) la messa in efficienza, attraverso l'installazione di EBF, del complesso dei punti doccia situati negli impianti sportivi e nelle aziende turistico-ricettive presenti sul territorio nazionale entro dicembre 2010;
b) porre in grado gli utilizzatori finali dell'impianto, per mezzo del sito internet dedicato e del materiale informativo distribuito gratuitamente alle strutture coinvolte, di adottare comportamenti virtuosi per ridurre gli sprechi idrici ed energetici;
c) dare inizio ad un percorso di collaborazione con le strutture aderenti per la sensibilizzazione della collettività e l'implementazione dei principi di sostenibilità.
Per quanto riguarda le potenzialità di risparmio secondo i calcoli formulati dall’Autorità per l’Energia Elettrica e il Gas (AEEG), in una struttura sportiva con impianto per la produzione di acqua calda costituito da caldaia a gas metano, ciascun punto doccia efficientato attraverso l’installazione di un EBF si traduce in una riduzione dei relativi costi sulla bolletta energetica pari a ca. 43 €/anno (85 €/anno in presenza di boiler elettrico), a cui vanno poi ad assommarsi i risparmi derivanti dai minori consumi idrici.
Non meno importanti sono i benefici ambientali correlati all’utilizzo del dispositivo. Basti pensare che, grazie all’installazione dell’EBF, si evita l’emissione in atmosfera di ca. 125 kg/anno di CO2 per ogni punto doccia (237 kg/anno nel caso di boiler elettrico), contribuendo così attivamente alla lotta ai cambiamenti climatici ed al raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal protocollo di Kyoto.
Per quanto concerne invece le strutture turistico-ricettive, la stessa AEEG nelle relative schede tecniche stima un potenziale di risparmio in presenza di impianto per la produzione di acqua calda alimentato a gas metano pari a ca. 8 €/punto doccia/anno (16 €/punto doccia/anno se l’impianto è costituito da boiler elettrico), con conseguente mancata emissione di ca. 24 kg/punto doccia/anno di CO2 (45 kg/punto doccia/anno con boiler elettrico).
Attualmente hanno aderito al progetto 170 comuni distribuiti uniformemente su tutto il territorio nazionale.
In particolare per la Puglia hanno aderito Barletta, Lecce, Brindisi, Foggia, Manfredonia, Ostuni, Massafra,San Giovanni Rotondo, Taranto, Trani e Terlizzi.
Il Comune di Fasano, invece, non ha aderito all'iniziativa.
"Nei mesi di ottobre e novembre ’08 - dice Caterina Checcucci - ho contattato gli uffici comunali, parlando con il sig. Domenico De Mola, che mi ha invitato a ricontattare l’ufficio nel mese di dicembre, per via del rinnovo delle concessioni.
A dicembre, invece, mi viene detto che tutte le informazioni relative al nostro progetto sono state dirottate all’ufficio tecnico e alla segreteria del sindaco.
Successivamente ho ricontattato la segreteria del sindaco e l’ufficio tecnico-lavori pubblici, sentendomi dire che a loro non era pervenuta alcuna notizia in merito al nostro progetto.
A dicembre ho scritto una mail all’Ing. Rosa Belfiore che non poteva occupartsi direttamente della vicenda, consigliandomi di contattare direttamente i dipendenti comunali: Nicola Ammirabile, Domenico De Mola o Gianfranco Mazzotta.
Sono così tornata a parlare con il sig. De Mola, che a fine gennaio mi ha riferito il suo colloquio con il sindaco, che si occupa anche della squadra di calcio, e mi ha detto che questa non era interessato alla proposta".


Questo progetto, anche perchè assolutamente gratuito, sembra invece una cosa utile, che dovrebbe vedere in prima linea le amministrazioni comunali nel creare una rete di iniziative con le scuole e le strutture turistico-ricettive.
Purtroppo, si assiste al solito scaricabarile anche sulle iniziative da intraprendere a titolo gratuito.
Comunque, tutti i soggetti interessati a promuovere il progetto "Doccia Light", soprattutto fra le tante strutture ricettive presenti nel territorio, possono contattare la dott.ssa Caterina Checcucci, responsabile del progetto "Docchia Light" di Gesco srl, ai numeri 0577.922828, 348.0141095 e 0577.043366 (caterina.checcucci@gesco.it, www.doccialight.it).

31 maggio 2009

La TriCom "si appende" ancora



Continua la telenovela inerente alla vicenda della “TriCom spa”, società mista che si occupa della riscossione dei tributi locali.
La prima notizia è che la “Tri.Com.” (che vede come socio privato la San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa) dopo aver pagato al Comune di Fasano le prime due rate del suo debito, che avevano scadenza 30 marzo e 15 aprile (da 500 mila euro), ha chiesto di posticipare la scadenza del 30 aprile (650 mila euro) al 13 maggio.
Ma a tale data le casse comunali non hanno visto arrivare neppure un centesimo e, secondo indiscrezioni, l’amministrazione si è attrezzata con la solita lettera di sollecito per chiedere il riversamento delle somme dovute.
Le ultime due rate hanno scadenza 20 maggio (650mila euro) e 10 giugno (684 mila euro) per un totale di circa 2 milioni e 984 mila euro, più interessi.
Le preoccupazioni a Palazzo di Città aumentano: se la TriCom non paga, per le disastratissime casse municipali fasanesi sono dolori.
Bisogna tener conto che lo scorso 29 aprile la Procura di Velletri (in provincia di Roma), al termine di un’indagine della Guardia di Finanza coordinata dal pm Giuseppe Patrone, ha disposto l’arresto di Giuseppe Saggese (consulente della Tributi Italia, mentre sua sorella Patrizia ne è presidente) con l’accusa di peculato.
La Procura laziale ritiene che Saggese abbia messo le mani sul denaro pagato regolarmente da migliaia di cittadini per ICI, Tarsu, e altre tasse comunali.
Il colpo di scena è avvenuto nell’ambito di uno dei tanti procedimenti penali nati dalle denunce di ammanchi presentate dai Comuni della provincia romana per i quali Tributi Italia riscuote le imposte locali, in particolare quella presentata dal segretario comunale di Nettuno.
Il gip di Velletri ha successivamente revocato il provvedimento perché, a suo giudizio, sono venute meno le esigenze cautelari e il pericolo di reiterazione del reato.
Intanto le indagini sulla Tributi Italia si stanno estendendo anche a Bologna, dove mancano all’appello 3,6 milioni di euro di tributi; e dai primi giorni di maggio anche i magistrati di Latina voglio vederci chiaro su una vicenda simile capitata ad Aprilia, dove per il momento sono sotto inchiesta l’ex sindaco della città e 15 consiglieri comunali.
Indagini sulla società Tributi Italia si registrano poi anche al Alghero e Sassari. Purtroppo, nonostante ben due procure (quelle di Bari e di Brindisi) si stiano accupando delle identiche vicende fasanesi e polignanesi, nessuna delle due per il momento pare sia arrivata a delle conclusioni.
A corredo di questa vicenda, vogliamo segnalare la dichiarazione dell’on. Rita Berardini (deputata radicale del PD) che, a pochi giorni dall’arresto di Saggese, ha affermato: “L’arresto di Giuseppe Saggese, patron di Tributi Italia, dovrebbe spingere il giornalismo d’inchiesta (ma esiste?) a indagare sull’enorme bubbone che vede molti Comuni stipulare accordi con partner privati per la costituzione di società miste ai fini della riscossione dei tributi comunali, attribuendo ai soci privati un aggio spropositato (30%) rispetto all’attività svolta, con arricchimento abnorme dei privati stessi e depauperamento delle casse comunali, con pregiudizio sia dell’ente locale che della cittadinanza. (…) Insomma, il bubbone della riscossione dei tributi è purulento, e riguarda da sempre la corruzione del sistema partitocratico italiano”.
Sommessamente, pensiamo che in questa vicenda la nostra parte di giornalisti d’inchiesta l’abbiamo fatta, subendone anche gli strascichi giudiziari del caso.
Ci auguriamo solo che ognuno faccia la sua parte e che le tasse dei fasanesi restino nella nostra città: non si capisce, infatti, perché il Comune di Polignano a Mare, socio del Comune di Fasano in questa triste vicenda, abbia dato un calcio nel sedere alla TriCom Spa, mentre il Comune di Fasano ancora non prenda adeguati provvedimenti.
Evidentemente, c’è sotto qualcosa che non è troppo chiaro . . .


29 maggio 2009

Contratti Swap: ora è il momento opportuno per mettere fine ai giochi pericolosi

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 5 maggio '09



Swap: è passato un anno ma, a quanto pare, nulla è cambiato.
Correva il mese di aprile 2008 quando Osservatorio usciva in edicola con questo titolo in copertina: “Il Comune gioca d’azzardo. Speculazione con i soldi pubblici: operazioni finanziarie ad alto rischio”.
All’interno, un’ampia inchiesta spiegava l’assurdità di queste rischiose operazioni di finanza derivata messe in atto dal Comune di Fasano, a cui faceva seguito l’intervista al dott. Attilio Di Mattia, analista finanziario che aveva studiato il “caso” fasanese e proponeva a titolo gratuito una consulenza per venir fuori da questa brutta storia.
La vicenda ebbe così un seguito grazie anche all’impegno del forum cittadino “Fasancult”, che nei mesi successivi si fece promotore di una raccolta firme e di un incontro durante il quale il dott. Di Mattia spiegava ai numerosi presenti le operazioni di ingegneria finanziaria che si nascondevano dietro la magica parolina inglese swap.
I contratti di swap stipulati dal Comune di Fasano nel maggio 2004 (giunta guidata da VitoAmmirabile , ndr) e con scadenza nel 2025, prevedevano lo “scambio” del tasso d’interesse relativo ai debiti contratti dall’ente comunale fino a tale data.
In sostanza, se il Comune di Fasano aveva dei mutui a tasso fisso, tale somma sarebbe stata pagata dalla banca (la BNL, ndr) che avrebbe così percepito dall’ente comunale un tasso d’interesse variabile, stabilito semestralmente dall’Euribor, un “termometro” del mercato finanziario che fa da punto di riferimento per tutta la durata del contratto.
A questo punto, subentrano diverse modifiche al contratto iniziale, che riguardano il debito (la somma in gioco), il numero di contratti (da uno si passa a due) e la durata (dal 2022 si passa al 2025).
In questi anni, gli iniziali ricavi si sono trasformati in perdite, per via dell’incertezza legata ai mercati finanziari, tanto da arrivare, nel solo anno 2008, ad una perdita per il comune di circa 150.000 euro.
Nei mesi a seguire, scoppia il caos nel mercato finanziario mondiale, cosa peraltro già ampiamente prevista dagli amministratori comunali che avevano sottoscritto e monitoravano queste operazioni, come ad esempio gli assessori Scianaro e Zaccaria, portando così le casse comunali in una situazione di forte rischio.
In quei mesi, infatti, se il Comune di Fasano avesse deciso di porre fine all’operazione avrebbe pagato una “penale” di circa 800 mila euro (maggio 2008) e che oggi, invece, si aggira attorno ai  111.000 euro (27 aprile 2009).
Insomma, un momento propizio per porre definitivamente la parola fine a questa brutta storia che ha visto giocare d’azzardo gli amministratori pubblici con i soldi dei cittadini.
Ora, in fase di discussione del bilancio, sarebbe bene prendere di petto questa vicenda, anche al fine di azzittire le solite dicerie che raccontano di come, nella testa dei nostri amministratori, la povera particella di sodio dell’acqua Lete si ostini nel gridare a quarciagola: “C’è nessuno?”.

28 marzo 2009

Ecco chi sta dietro la TriCom

Articolo già pubblicato sul mensile di attualità fasanese Osservatorio n. 3 di marzo 2009



La telenovela che riguarda la riscossione dei tributi comunali è ormai nota a tutti: parliamo di soldi dei cittadini incassati dalla società che gestisce il servizio e che puntualmente non riversa le somme al Comune, di un servizio affidato, di società nuove che restano vecchie e sono sempre guidate dalle stesse persone.
Nello scorso numero di Osservatorio abbiamo ascoltato in merito a questa vicenda il sindaco di Polignano a Mare, che ha parlato, senza mezzi termini, di “scelte politiche sbagliate, ben architettate, pensate e volute”, rimarcando le gravi inadempienze da parte di questa società mista pubblico-privata affidataria del servizio, ovvero la TriCom spa, che vede tra i soci i Comuni di Fasano e Polignano a Mare, e il socio privato San Giorgio spa, ora Tributi Italia spa.
Ma chi è questa “Tributi Italia spa”? Ci svela l'arcano Simone Sabattini, giornalista del Corriere di Bologna, altra città nella quale la San Giorgio ritarda nei riversamenti dei tributi, che in un articolo pubblicato il 7 febbraio scrive: “C'è la solita catena di scatole cinesi dietro Gestor, ora Tributi Italia (…) un legame di trasformazioni, fusioni, cambi di nome e parentele che porta dritto al nome di Giuseppe Saggese, ex titolare della Publiconsult poi confluita in Tributi Italia, arrestato a Pomezia (Roma) con l’accusa di corruzione e sotto inchiesta ad Aprilia (Latina) dove è stato rinviato per frode, peculato e abuso d’ufficio.
(…) Guardando la composizione societaria (di Tributi Italia spa, ndr) si scopre che oltre all’amministratore delegato Pasquale Froio – subentrato a Vito Paolo Marti dopo che questo è finito nell’inchiesta della Procura bolognese – c’è un presidente che risponde al nome di Patrizia Saggese (…), che non è solo la presidente di Tributi (Italia spa, ndr), ma anche il socio unico della srl che controlla la stessa Tributi: la San Giorgio. Resta il fatto
- conclude Sabattini – che i cognomi, se non proprio le persone restano più o meno quelli attraverso tutte le trasformazioni della società. La San Giorgio ancora prima si chiamava Publiconsult e a capo c’era un altro Saggese, Giuseppe appunto, fratello di Patrizia”.
Qualcuno potrebbe pensare: la nascita di una nuova società potrebbe significare un nuovo modo di gestione e riversamento dei tributi?
Chissà, tutto è possibile ma, per il momento, lasciamo da parte le speranze e continuiamo ad affidarci ad alcuni dati certi.
Facciamo un passo indietro e andiamo al consiglio comunale di Polignano a Mare del 27 dicembre 2008.
In quell’occasione, il consiglio comunale prende atto che “fin dall’inizio del rapporto contrattuale le società Centro Tri.Com. spa e la San Giorgio spa si sono rese gravemente inadempienti nei confronti del Comune di Polignano a Mare e del Comune di Fasano”.
A questo, si aggiunge il comportamento ondivago e contraddittorio tenuto dalle due società, in merito alla possibilità, da parte dei due comuni, di poter “controllare pienamente, e quindi senza limiti, l’attività della società mista, compresa quella che svolge il socio privato”,  a cui hanno fatto seguito dei modi di fare elusivi e ostruzionistici da parte di San Giorgio e Tri.Com. spa.
Quindi, il consiglio comunale di Polignano a Mare, anche sulla scorta del protocollo d’intesa sottoscritto con il Comune di Fasano in data 6 novembre 2008 per la rimozione in autotutela della concessione, “delibera di concludere il procedimento dichiarando la decadenza del rapporto concessorio (…) per le evidenti ragioni di interesse pubblico, e di grave inadempimento del soggetto concessionario” (cioè Centro TriCom spa e San Giorgio spa, ndr).
Fin qui, tutto fila liscio, fino a quando la Tri.Com spa non decide di fare ricorso al TAR di Bari per chiedere l’annullamento, previa la sospensione dell’efficacia, dell’atto preso dal consiglio comunale e di ogni altro atto che faccia riferimento al famoso protocollo d’intesa tra i due comuni di Polignano e Fasano.
Bene, il 27 febbraio scorso, il Tar di Bari “respinge la domanda di sospensiva” avanzata dalla Tri.Com. spa. Che significa?
La decisione del TAR dimostra come le motivazioni che hanno portato il Comune di Polignano a Mare a revocare la concessione alla Tri.Com. sono vere, fondate e supportate da riferimenti giuridici.
Vi chiederete: e Fasano ha fatto una delibera di consiglio comunale per rescindere il contratto con la TriCom? Il problema è stato affrontato a viso aperto com’è accaduto a Polignano?
Se ci affidiamo alle parole del nostro assessore alle Risorse Finanziarie, pare proprio di sì; infatti, l’assessore Zaccaria dopo il nostro articolo dell’agosto scorso nel quale consigliavamo di risolvere la vicenda facendo ricorso all’autotutela, nel consiglio comunale del 2 settembre ’08, dichiarò che la vicenda Tri.Com era ampiamente conosciuta e monitorata e che “non ci voleva l’articolo del giornale per fare aprire gli occhi di fronte ad un problema che esiste. Il problema Tri.com lo stiamo controllando quotidianamente”.
Confortati da queste parole ci sentiamo più tranquilli, monitorati e sereni. Peccato che i controlli e monitoraggi quotidiani dell’amministrazione comunale sono serviti a ben poco e, soprattutto non sono bastati a porre fine a questa storia.
Infatti, mentre l’assessore rassicura, l’avvocatura comunale, il dirigente ai servizi finanziari e il Sindaco Di Bari tornano a scrivere (il 19 febbraio scorso, ndr) alla “nuova” Tributi Italia spa e alla solita Tri.Com. spa non per fare le presentazioni di rito, ma per comunicare a lorsignori che alla data del 31 dicembre 2008 risultano non riversati nelle casse comunali le somme derivanti dai tributi locali, per un totale di soli €. 3.144.132,48 (circa 6 miliardi delle vecchie lire, ndr), oltre all’omessa consegna della banca dati dei tributi locali (richiesta già a novembre ’08 e di proprietà del Comune) e degli estratti dei conti correnti postali, portando, di fatto, ad una impossibilità di esercitare il potere di controllo.
Queste situazioni, le avevamo già ampiamente trattate in un articolo pubblicato l’agosto scorso, suscitando le ire della San Giorgio-Tri.Com., che per tutelare la sua “immagine” è passata alle vie legali.
Il problema vero è che, nel momento in cui questo numero di Osservatorio va in stampa, la TriCom deve ancora al Comune di Fasano 2 milioni e 984 mila euro! Nel frattempo, infatti, bontà sua, ha inviato un versamento di circa 160 mila euro.
Per la parte restante, ha proposto un piano di rientro articolato in cinque rate: 500 mila al 30 marzo, 500 mila al 15 aprile, 650 mila al 30 aprile, 650 mila al 20 maggio e 684 mila (più interessi maturati) al 10 giugno 2009.
Ci si chiede: una volta recuperati i suoi soldi, il Comune di Fasano avrà il coraggio, nel supremo interesse dei cittadini, di mettere alla porta questa società? Secondo fonti attendibili, sul nostro Municipio si attende l'esito del giudizio amministrativo avviato dal Comune di Polignano a Mare . . .
Questo, ad oggi, il quadro completo della vicenda.

13 dicembre 2008

Io sto con Carlo Vulpio

Riporto di seguito un post di Marco Travaglio che riprende la vicenda del giornalista Carlo Vulpio.
Nel confermare la mia stima incondizionata per Carlo Vulpio, Marco Travaglio e quanti oggi portano ancora avanti il mestiere serio del giornalista, dico loro un sentito GRAZIE!!
In questi casi, il silenzio  equivale a voltarsi dall'altra parte, turarsi il naso e chiudere gli occhi facendo finta di non sapere quello che accade.
Un appello: facciamoci sentire!!!!!

L'inviato del Corriere della Sera Carlo Vulpio, che per due anni aveva seguito per il suo giornale le inchieste sul caso De Magistris, è stato sollevato dall'incarico. Lo annuncia lui stesso sul suo sito.

Comunque la si pensi su quello che sta accadendo ed è accaduto a Catanzaro, questa non è una bella notizia. Vulpio è uno dei giornalisti perquisiti e intercettati dalla procura di Matera perché indagati, assieme a un capitano dei carabinieri, per il singolare reato di associazione per delinquere finalizzata alla diffamazione a mezzo stampa e alla violazione del segreto istruttorio. Un reato inventato (i cronisti sono obbligati a cercare e dire sempre quella che ritengono essere la verità) in un'inchiesta servita ad ottenere il trasferimento dell'ufficiale dell'Arma che cercava di far luce sui comportamenti scorretti di alcuni magistrati del palazzo di giustizia di Potenza. All'epoca il Corriere aveva garantito a Vulpio il pieno appoggio. Oggi no.

Non è un caso. Esiste nel nostro paese un intricato groviglio di rapporti tra parte del mondo della politica, della magistratura, delle istituzioni e dell'imprenditoria, in grado di influenzare le indagini giudiziarie più delicate. Per raccontare l'intreccio, e svolgere così quella funzione di controllo che in democrazia spetta anche alla stampa, è necessario conoscere a fondo le vicende per poter distinguere i fatti dalle voci o dalle suggestioni. Non è un lavoro semplice. Anzi è un'attività faticosa, ricca di errori e povera di soddisfazioni. Ma va fatta. E Vulpio la faceva.

Oggi la scelta - e non solo da parte del Corriere - è invece quella di non provare nemmeno a districarsi in queste storie. Semplicemente non se ne parla. E più che la voglia di censura, vince l'immotivata speranza che la tempesta passi da sola. Un po' come ha fatto il Csm che, al corrente dal 2007 di quanto stava accadendo a Catanzaro, per molti mesi ha evitato di occuparsene. Per arrivare così a queste tragicomiche giornate caratterizzate da schiaffi mollati in faccia a destra e a manca dall'organo di autogoverno della magistratura, come se ciò che avviene tra le toghe campane e quelle calabresi fosse una zuffa tra bambini, sedata da un papà arrivato all'improvviso.

Nascondere lo sporco sotto il tappeto, infatti, non è mai una buona soluzione. Né per se stessi, né per il paese. Perché trasferire tutta l'Italia all'estero è purtroppo impossibile.

Materiali utili:

Via di qui. Cattivi magistrati e cattivi giornalisti di Carlo Vulpio

ADERISCI ALL'INIZIATIVA DI MICROMEGA

Aderisci su Facebook al gruppo "Solidarietà al giornalista Carlo Vulpio"

Firma la petizione Siamo tutti Carlo Vulpio

Ascolta l'intervista a Carlo Vulpio di Radio Radicale

L'invito è quello di NON COMPRARE IL CORSERA FIN QUANDO CARLO VULPIO NON SARA' REINTEGRATO NELLE SUE INCHIESTE!!!


18 novembre 2008

Il consiglio dell'Autotutela!



Sinceramente non voglio annoiarvi con lunghe trattazioni sul tema Tri.Com. e, per questo, cercherò di schematizzare un po’ quello che è accaduto negli ultimi anni in materia di riscossione dei tributi comunali, in modo da fornire un quadro completo (almeno ci provo) della vicenda.
- 2003/’08: La Giunta di centrodestra del sindaco Vito Ammirabile promette di voler internalizzare la riscossione dei tributi, fino ad allora esternalizzata a favore di una cooperativa che percepiva un compenso lordo sugli accertamenti, ovvero, sull’evasione. Tale scelta, indicava la necessità di far venire a galla tutti gli evasori e allo stesso tempo, causava un invio di “cartelle pazze” per rimpinguare le casse dell’ente gestore.
Per ovviare a questo, si decise che la riscossione andava internalizzata e nel dicembre 2003 si provvedeva a fissare in 2 anni (!) un progetto di “ristrutturazione” dell’Ufficio Tributi, al fine di razionalizzare gli sprechi ed evitare disagi ai cittadini.
Il biennio sarà impiegato nella riorganizzazione di: uffici, personale, elaborazione di dati utili per la riscossione.
- 2006: Cartelle pazze? Serve una soluzione. Il consiglio comunale di Fasano delibera di “aderire in qualità di nuovo socio pubblico alla società mista Centro Tri.Com. spa”, acquistando il 5% delle azioni detenute dal comune barese, delineando così il nuovo quadro societario: comune di Polignano a Mare (49%), S. Giorgio spa (46%) e Comune di Fasano (5%). Ovviamente, per non annoiare il lettore evito di citare le percentuali relative agli aggi spettanti alla società mista e al relativo socio privato San Giorgio spa.
- Novembre 2008: Qualcuno ricorda alla città che la società Tri.Com. spa non riversa da molti mesi le entrare tributarie pagate regolarmente dai cittadini (3.549.700 euro,ndr) e l’Amministrazione Comunale corre ai ripari sollecitando i pagamenti e minacciando la rescissione del contratto di affidamento.
Nei mesi successivi, le somme ritornano nelle casse comunali, grazie anche alla predisposizione di un pagamento dei tributi mediante modello F24 in modo da evitare che i tributi passino dalla San Giorgio prima di ritornare definitivamente a Fasano.
- Gennaio-Maggio 2008: Nel primo trimestre 2008 il Comune doveva ricevere nelle proprie casse una somma pari a 595 mila euro che tarda ad arrivare. I primi giorni di maggio il sindaco sollecita nuovamente la società per chiedere il riversamento delle somme dovute, pena la continuazione di risoluzione del contratto. Nel frattempo, cala il silenzio e tutti cominciano a pensare che le cose siano ritornare alla normalità.
- Agosto 2008: Lo stesso qualcuno che aveva ricordato l’ammanco di soldi nel 2007, segnala alcune anomalie relative al contratto di affidamento del servizio di riscossione dei tributi. La segnalazione riguarda un caso simile e alcune sentenze emanate in merito dal TAR di Lecce, oltre ad un documento del Consiglio di Stato, che poggiano le loro riflessioni sulle normative europee in materia.
Vengono così poste in discussione le norme a cui deve sottostare una società mista detta “in house”, le regole da rispettare e gli adempimenti in materia di controllo da parte dell’ente pubblico che affida il servizio. Il qualcuno che pone il problema, si preoccupa di dare un consiglio all’amministrazione comunale: “Il Comune di Fasano in ogni momento e per una forma di autotutela, può procedere all’annullamento dell’atto di affidamento, che porterebbe così a rendere nulla la convenzione tra il Comune e la TriCom spa.”
- Settembre 2008: Il giorno 2 durante la seduta di Consiglio Comunale, interrogato sulla questione alla luce dell’articolo pubblicato da qualcuno nel quale si mette in discussione la “legittimità del contratto” con la Tri.Com. spa, l’assessore alle Politiche Finanziarie dice che queste cose sono abbastanza note “e non perché ce lo dice il giornalista famoso. Perché all’epoca, deve sapere il giornalista famoso, che non era vero che quel provvedimento era illegittimo”. Nell’articolo non si diceva assolutamente questo!
Poi, scivolando sull’altro tema che interessa il suo ramo, ovvero la vicenda Swap e derivati finanziari, aggiunge che anche questo secondo argomento era affrontato e ampiamente conosciuto, “non grazie anche a questo fantomatico giornalista, perché altrimenti lo facciamo così famoso che lo portiamo alla televisione”. Sta di fatto, che i due problemi esistono e sono venuti a galla solo e soltanto dopo che qualcuno li ha raccontati e speriamo che come diceva Enzo Biagi "alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa". Ma andiamo avanti.
- Novembre 2008: Un protocollo d’intesa tra il Comune di Fasano e il Comune di Polignano a Mare, soci pubblici della Tri.Com. spa, diffidano ufficialmente la società ad incassare i tributi per nome e per conto dei due comuni, questo, a causa dei mancati riversamenti e per colpa di una serie di inadempienze.
Così, nel comunicato stampa diffuso dal Comune di Fasano, si legge che tale provvedimento è finalizzato alla rimozione “in autotutela”.
A quanto pare, di tale scelta sono state informate la Corte dei Conti, la Procura di Brindisi e quella di Bari, anche se quest’ultima aveva già acquisito alcuni atti presso il Comune e la sede Tri.Com. di Fasano nei mesi scorsi.
Alla luce di tutto questo, a quel qualcuno che aveva segnalato e affrontato più volte il problema, grazie anche alla collaborazione di alcuni cittadini, restano due grandi soddisfazioni; in primis, aver raccontato nei fatti la verità e, in secondo luogo, aver dato un piccolo contributo nel proteggere le tasche dei cittadini fasanesi e non solo.

Articoli correlati:

1 -
Il Comune di Fasano e la vicenda Tri.Com. spa
2 - Caso Tri.Com: cosa prevede il futuro?
3 - Affissioni abusive: la Tri.Com deve darsi una mossa
4 - Swap e Tri.Com: casse comunali a rischio
5 -  Tri.Com: contratto illegittimo?
6 - A caval votato non si guarda in bocca!
7 - 14 ottobre '08: estratto video della puntata di Ballarò


6 novembre 2008

Enzo Biagi



Ad un anno dalla sua scomparsa, chissà come avrebbe raccontato Enzo Biagi la vittoria di Barack Obama, la crisi internazionale, i tagli alla scuola e al futuro del nostro Paese.
Quali sarebbero state le sue reazioni alle dichiarazioni di Berlusconi che prima si vanta di poter "dare consigli ad Obama perchè più anziano" e poi dalla Russia si riferisce a lui definendolo giovane, bello e "abbronzato".
Ma, soprattutto, se ancora in vita, avrebbe risposto a quei simpatici clown che non perdono occasione per smentire la verità sulla sua cacciata dalla Rai.
Memorabile, l'intervento di Berlusconi che intervistato dal muto Gianni Riotta, disse che Biagi non era mai stato cacciato dalla Rai, ma andò via spontaneamente perchè preferiva un'alta liquidazione.
Quando ancora conduceva "Il Fatto", l'allora sottosegretario alle Comunicazioni, Massimo Baldini disse: "Ribadiamo la nostra contrarieta' all'aumento del canone Rai. Se hanno problemi con i conti possono risparmiare eliminando trasmissioni che costano molto e non servono a nulla, come ad esempio Il Fatto di Enzo Biagi''.
Per non parlare di Giuliano Ferrara, che dopo il famoso "Editto di Sofia", gli scrive "Caro Biagi, non faccia il martire, ci risparmi la solita sceneggiata [...]. Lei ha fatto campagna elettorale con i quattrini di tutti, anche degli elettori del centrodestra [...]. Quando si sparge l'incenso conformista lei è sempre il primo. Spostare Il Fatto in un altro orario non sarà come violare una vergine o sgozzare un agnello sull'altare dell'informazione. [...] Biagi è un mostro sacro degli affari suoi e un ipocrita".
E poi, quel Del Noce, che incalzato sulla cancellazione del programma di Biagi risponde con quella faccia sorridente dicendo che "si cambia in televisione, mica sempre le stesse facce [...] Biagi è acqua passata!", ignorando che quella trasmissione era un momento di serio dialogo tra Biagi e i suoi ascoltatori, oltre ad essere il programma più visto della tv pubblica.
A noi resta il suo ricordo e i suoi libri, la sua gentilezza, la sua umiltà e professionalità, il suo essere onesto con i lettori, il suo raccontare la verità.
Insomma, il suo essere Enzo Biagi.





5 novembre 2008

In Puglia: primo tavolo tecnico sull'Aleurocanthus spiniferus

Il giorno 21 ottobre u.s., presso l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Valenzano (IAM) si è svolto un incontro tecnico per affrontare la problematica relativa all’indesiderata introduzione in Italia di Aleurocanthus Spiniferus, in piccolo insetto dannosissimo per gli agrumi.
Al tavolo tecnico, organizzato dal prof. Francesco Porcelli del DIBCA (sezione di Entomologia e Zoologia) dell’Università di Bari e dalla dott.ssa Anna Maria D’Onghia dello IAMB, si sono confrontati tutti i soggetti coinvolti a livello regionale nel settore della difesa e controllo entomologico.
Tra questi, i dott. Guario e Percoco, rappresentanti del Servizio Fitosanitario Regionale, docenti della Facoltà di Agraria di Bari, Foggia, Padova e Napoli, alcuni rappresentanti di società produttrici di prodotti fitosanitari e rappresentanti dello IAM.
Dopo una breve introduzione dei lavori da parte del prof. Porcelli, i lavori si sono concentrati sulla valutazione del rischio di danno connesso alla presenza della specie in Italia, sulla base di esperienze di controllo condotte all’estero e in Italia nei confronti di questo dannoso insetto.
Successivamente, si è passati alla pianificazione di una sperimentazione di controllo nei confronti dell’Aleurocanthus spiniferus e la costituzione di un gruppo di lavoro nazionale e internazionale che coordini i lavori e prepari, tra le altre cose, una breve nota informativa per illustrare la situazione attuale.
Ma a cosa ci riferiamo quando parliamo di Aleurocanthus spiniferus?
Questo insetto fa registrare la sua prima presenza a livello europeo in alcuni campi del Salento pugliese, al momento circoscritti in piccole aree, attaccando diverse colture coltivate e ornamentali, tra cui gli agrumi e la vite, non disdegnando ornamentali come l’edera.
L’insettov viene già descritto nei primi del ‘900 in Asia Meridionale e ritrovato anche in Giappone, India, Centro America e America Latina, fino a giungere nel 2008 anche nel sud Italia.
L’aleirode, come dicevamo, vive a spese di numerose piante del genere Citrus, provocando danni diretti sulle piante ospiti con sottrazione di linfa e nutrienti, oltre alla produzione di abbondante melata, rendendo i frutti incommerciabili e riducendo la produzione dell’intera pianta per anni.
Per il controllo, si sta cercando di approntare un programma di IPM (Integrated Pest Management) che combini il controllo chimico, biologico ed agronomico al fine di contenere i danni dell’Aleurocanthus al di sotto di una soglia accettabile.
Tra i piani futuri, si sta valutando la possibilità di introdurre alcuni suoi nemici naturali, come predatori, parassito idi e patogeni.
All’incontro ha partecipato anche il dott. Abdul Raheem Hasanein Yousif, che ha portato la sua testimonianza in merito alle infestazioni della “Dubas bug” (Ommatissus lybicus) nei palmeti da dattero dell’Iraq, per fornire un contributo valido che possa portare all’utilizzo, anche qui in Italia, di alcune delle tecniche di lotta illustrate.
I presenti, nel dare ufficialmente il via ad un lavoro comune, si sono dati appuntamento per il prossimo incontro per valutare concretamente i numeri relativi alle zone infestate nel Salento e condurre le prime azioni di lotta mirata contro l’Aleurocanthus Spiniferus.

2 novembre 2008

Galleggiano



Ho letto un articolo pubblicato da Peppino Caldarola il 17/10/08 su Il Tempo dal titolo “Marco Travaglio, il talebano beffato”.

Premesso che seguo Travaglio sin dai suoi primi libri e che stimo e ammiro il suo lavoro di ricerca giornalistica e di obiettività, non capisco come mai e in modo distorto, continui ad essere descritto come un "forcaiolo-giustizialista,ecc."
Il lavoro del giornalista, quello vero, sta nel ricercare e documentare le notizie (e non inventarle), certamente facendo emergere il proprio punto di vista, ma la cosa fondamentale è che venga detta al lettore la PURA VERITA'.
Ecco, il caso Travaglio, oltre ad essere fondato su un fuoco incrociato da parte del centrodestra e centrosinistra che punta a screditare il suo lavoro, deve STRANAMENTE sottostare alle pesanti critiche dei suoi stessi colleghi, molto abili e scaltri nel buttare fango addosso appena si presentano le rarissime occasioni utili (vedi condanna in primo grado di qualche settimana fa).
Fa orrore, ripeto, ORRORE, leggere l'articolo di Caldarola, perchè aldilà delle affermazioni nei confronti di Marco, che credo e spero sia lui stesso a rispondere, dato che non ha certo bisogno di difensori, nel pezzo si fa più volte riferimento a tutti coloro che hanno il PIACERE (dico IO) di seguirlo.
Bene, queste persone vengono descritte dal Caldarola come "una piccola borghesia incattivita che non vuole niente ma che, come su una piazza di Teheran, vorrebbe assistere all'esecuzione di quelli che non gli piacciono. Travaglio parla a un residuo della vecchia base comunista incazzata, ai nostalgici rabbiosi del vecchio Msi, alla borghesia intellettuale urbana che non accetta di essere declassata".
E continua dicendo:"è l' Italietta di facili costumi che si annida fra i fan di Travaglio, sperando che l'odio per il declassamento si traduca in forca per tutti".
Ci terrei a far sapere al sig. Caldarola, che nella prima accozzaglia di parole che ho citato tra virgolette, si affermano delle cose che vogliono dire tutto e nulla.
Personalmente, non sono un reduce MSI, PCI, borghese incattivito (che significa?) o quant'altro, ma un giovane 25enne appassionato di giornalismo e che, quindi, non intendo apparire come uno che prova piacere nel vedere qualcuno alla ghigliottina.
Questo è un modo distorto di raccontare le cose, un abile trucco per infangare il lavoro di Travaglio e di tanti altri giornalisti come lui che faticano per far sapere alla gente quello che non si deve conoscere.
Un lavoro giornalistico, caro sig. Caldarola, che punta a mettere in discussione i lati bui della vita pubblica di un Paese, cercando di coinvolgere e far re-innamorare i cittadini alla politica, e non provocare tumulti, reazioni popolari o quant'altro.
Fabrizio De André, nel suo album “Le Nuvole”, ispirato alla commedia di Aristofane, paragonava le nuvole alle persone "al potere" che curano i propri interessi a scapito della collettività.
Ecco, il lavoro di tanti bravi giornalisti, non sta nel gusto e l’assetata voglia di vedere la pioggia, ma nel ricercare la speranza che un giorno ritorni davvero a splendere il Sole.
Poi, caro Caldarola, è facile lanciare le accuse dei soldi legati alla vendita dei libri, del business e della fama, ma mai nessuno parla della fatica che si cela nel dover dire certe cose.
Sommessamente, credo che il lavoro del giornalista è quello di controllare e se, necessario, redarguire e mettere in discussione chi ha un incarico pubblico nel nostro paese.
Una funzione sociale, insomma, che oggi sta via via scomparendo, perché anziché nuotare, si preferisce galleggiare!

1 novembre 2008

A volte rimangono

Porto alla vostra attenzione un bell'articolo di Marco Travaglio, pubblicato l'1 Novembre sull'Unità.
Come al solito, tremendamente vero . . .



Ci dissociamo preventivamente dalle polemiche che susciterà (se ne susciterà) la decisione di Odeon Tv di affidare a Licio Gelli un programma storico. Non si vede perchè il venerando e venerabile vecchietto non potrebbe dispensarci i suoi revisionismi, visto che fra l’altro è in ottima compagnia. Perché stava nella P2? Ci stavano anche il nostro premier, il suo capogruppo Cicchitto, gli ottimi Costanzo, Gervaso e Trecca (tutti conduttori di programmi in tv, ovviamente Mediaset). Perché è stato condannato per il crac Ambrosiano e i depistaggi sulle stragi? C’è chi, per molto peggio, siede in Parlamento (anche il senatore pregiudicato Ciarrapico è inseguito da anni dai creditori del fu Ambrosiano). E sono un po’ peggio di Gelli alcuni ospiti del suo programma prossimi venturi: tipo Andreotti o Dell’Utri. Oltretutto Gelli, diversamente dai nove decimi di quelli che infestano la nostra tv, è informato sui fatti. Tant’è che ieri ha elogiato Dell’Utri e la Gelmini (apprezza molto i grembiulini), attaccato le opposizioni che si oppongono e magnificato Al Tappone, “il solo che può proseguire il mio Piano di rinascita”. Piano che, tra parentesi, il Maestro nascondeva pudicamente nel doppiofondo della valigia della figlia, mentre ora l’Allievo lo annuncia (e lo peggiora) ogni giorno a reti unificate. Un solo appunto ci permettiamo di muovere al sor Licio. Il titolo del programma, “Venerabile Italia”, è loffio. Molto meglio “Gran maestro unico”. Più attuale.

23 ottobre 2008

Silenzio e rispetto

Silenzio e rispetto per i militari dell'Aeronautica Militare deceduti nei cieli della Francia . . .



22 ottobre 2008

Italia d'oro!

Butto qui un istante, una fotografia del pensiero quotidiano, l'entusiasmo e la voglia di chi vive l'informazione come un impegno civile.

Il mercato fluttuante, gli studenti che protestano, i lavoratori che continuano a morire, i diritti concessi in carità a coloro che spettano per giustizia, i colori dei partiti politici, l'onestà, l'arroganza, la voglia di sopraffare, il coraggio della menzogna, la fame di potere, i soldi . . . e tanto tanto altro ancora.

Una riflessione seria sulla situazione del nostro Paese da parte di uno dei più grandi cantautori del nostro tempo: Pierangelo Bertoli in Italia d'oro.





21 agosto 2008

I politici hanno paura anche della loro ombra

E' notizia di qualche giorno fa che il tribunale di Milano ha respinto la richiesta del sequestro del libro di Marco Travaglio e Peter Gomez "Se li conosci li eviti".
La richiesta, presentata dal deputato leghista Matteo Brigandì, chiedeva di far sparire il volume per il suo contenuto diffamatorio. Cosa?
Un libro che racconta la vita pubblica dei politici deve sparire dalle edicole solo perchè può infastidire la calma e tranquilla esistenza di questi signori che si fanno descrivere come "onorevoli"!
Qualcuno, sempre più spesso, comincia ad etichettare questo periodo storico come una fase stracolma di rigurgiti fascisti e xenofobi, densa di amministratori della cosa pubblica che tutelano in modo corporativo i propri interessi a spese dei cittadini, di un Paese malato che continua inesorabilmente a profondare nel baratro, dove il contraddittorio e la critica sono stati cassati dai palinsesti televisivi e dai giornali.
In tutto questo, si tenta inesorabilmente in modo arrogante e prepotente di cancellare anche quelle poche, pochissime voci libere che tentano di ricordare ai cittadini comuni che esiste ancora la dignità e l'onestà.
In merito alla decisione del tribunale di Milano che ha bocciato la richiesta del Brigandi, Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo21 dichiara: "E speriamo che serva da lezione. Quello di Travaglio e Gomez è un libro documentatissimo scritto da due autori che tra l'altro vincono tutte lo loro cause per la serietà con cui compiono la verifica delle fonti. I tribunali, francamente, piuttosto che perdere tempo con richieste di sequestri di libri dovrebbero avere il tempo di preoccuparsi dei tanti gaglioffi in libertà e di quanti cercando di picconare quello che resta dell'art.21 della Costituzione. Sarebbe stato davvero singolare se si fosse arrivati al sequestro. Tuttavia, il solo fatto che qualcuno arrivi a chiederlo ci fa capire qual è lo spirito dei tempi e che il vento di intolleranza che si è abbattuto contro Famiglia Cristiana e tanti altri dimostra che non è una vento passeggero ma che è destinato a soffiare ancora più forte nel prossimo autunno. Per quanto ci riguarda continueremo a contrastare con la massima durezza tutti i tentativi di questo genere".
Questa classe politica non è abituata alla contraddizione, alla discussione sul merito delle cose, all'analisi dei fatti. Sfuggono, evitano il confronto, hanno paura persino della loro ombra.
Oggi, la libertà di stampa ed i pochi giornalisti seri ancora in circolazione, solo l'unica speranza della gente perbene, che in loro trova ancora la forza e la voglia di RESISTERE!


19 luglio 2008

19 luglio 1992: Per non dimenticare!!

Riporto un articolo di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza dal sito www.chiarelettere.it

’... una pietra tombale su una delle vicende giudiziarie più inquietanti degli ultimi tempi‘’. Sono queste le parole usate dal Procuratore aggiunto di Caltanissetta (ora procuratore di Agrigento) Renato Di Natale e dal sostituto Rocco Liguori nel ricorso per cassazione proposto contro la sentenza del gup Paolo Scotto Di Luzio che ha prosciolto il colonnello dei carabinieri del Ros Giovanni Arcangioli dall’accusa di avere rubato l’agenda rossa di Paolo Borsellino pochi minuti dopo l’esplosione in via D’Amelio, il pomeriggio del 19 luglio 1992.

Il mistero dell’agenda rossa, a sedici anni dalla morte di Borsellino e dei cinque agenti di scorta,  appare dunque più impenetrabile che mai. I due magistrati di Caltanissetta, infatti, giudicano  le motivazioni del gup ‘’contraddittorie, manifestamente illogiche, con un travisamento della prova’’. E l’unica possibilità di scavare sui retroscena della sparizione di quell’agenda, definita da Marco Travaglio la ‘’scatola nera’’ della Seconda Repubblica, resta ora appesa al filo di un ricorso alla Corte di Cassazione, chiamata a decidere se sollevare quella ‘’pietra tombale’’, ordinando di processare l’imputato Arcangioli.

‘’Di sicuro non vi è certezza sull’identificazione del soggetto cui fu consegnata la borsa del dottor Borsellino una volta prelevata dalla macchina blindata - scrivono Di Natale e Liguori - ma non può essere messo in discussione che, dopo un margine di tempo presumibilmente breve, la borsa ricompare nelle mani dell’imputato mentre si dirige in via Autonomia Siciliana‘’.

Quel che accadde quel pomeriggio attorno alla blindata annerita dalle fiamme non è chiaro: le testimonianze restano contraddittorie, i ricordi confusi: ‘’ma si tratta di vuoti - scrivono i pm - che meritavano un approfondimento dibattimentale che attraverso confronti o ricognizioni personali potevano essere colmati’’. Per questo motivo, i magistrati della procura nissena concludono il loro ricorso, affermando che ‘’il procedimento in oggetto può anzi definirsi un classico caso in cui è necessario un vaglio dibattimentale’’. Il caso, insomma, è ancora aperto. Mentre Palermo si mobilita per commemorare Paolo Borsellino e i poliziotti morti con lui nell’esplosione di via D’Amelio, la parola passa alla Suprema Corte.



11 maggio 2008

Swap al Comune di Fasano: cambierà qualcosa?

 

Oggi, domenica 11 maggio 2008, "Il Levante", quotidiano d'informazione della provincia di Bari con il quale collaboro dalla sua nascita, ha dedicato ampio spazio alla mia personale inchiesta sugli swap e derivati.
L'argomento interessa molto da vicino il mio comune, Fasano (BR), perchè nel 2004 l'allora amministrazione comunale ha sottoscritto un contratto di Interest Rate Swap, come strumento ottimale per la gestione attiva del debito.
Peccato che questi strumenti di finanza derivata, a quanto pare, creano più problemi che vantaggi a chi li sottoscrive e, per vederci chiaro, ho realizzato uno studio sulla vicenda.
Il mensile di attualità fasanese, "Osservatorio", si è occupato del problema dedicando due pagine di approfondimento e la copertina del mese di aprile 2008.
Stessa cosa ha fatto Il Levante, con un titolo centrale il prima pagina e due pagine all'interno.
Lo studio si è reso possibile grazie alla gentile disponibilità del dott. Attilio Di Mattia, dell'associazione "Abruzzo Sostenibile".
Alla luce di tutto questo: cambierà qualcosa? Saranno informati i cittadini su queste operazioni di speculazione con i soldi pubblici?
In attesa di risposte ufficiali e atti concreti,
vi segnalo i link per chi volesse approfondire al questione...

Articolo e analisi della vicenda
Intervista al dott. Attilio Di Mattia

21 aprile 2008

V2-Day sulla Libera Informazione

VI ASPETTO . . .



continua
25 marzo 2008

Un virgulto di coraggio

Ieri sera, al programma Niente di personale sul La7, condotto da Antonello Piroso, è stata data voce ai tanti familiari delle vittime di Mafia.
I visi, le emozioni, le persone che da sempre sono state relegate al silenzio, per due ore hanno avuto la possibilità di ricordare e raccontare i propri cari che hanno perso la vita per colpa della criminalità organizzata.
Al termine della puntata, un'esortazione di Don Luigi Ciotti, presidente dell'associazione Libera . . . guardate il video e un sentito grazie a La7 per aver fornito un servizio che spettava alla troppo spesso assente TV di STATO!!!




settembre       
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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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