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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
1 novembre 2009

Le stravaganze della Lega e la disponibilità dei pugliesi

Pubblichiamo alcune dichiarazioni sulla proposta del Consigliere Regionale Veneto, Emilio Zamboni (Lega Nord), che sta facendo molto discutere.

Ferie in Puglia per la "ronda delle tasse" - Corriere del Mezzogiorno 29-10-09 (leggi l'articolo originale):

La proposta potrebbe essere sintetizzata così: settentrionali in vacanza al Sud per svolgere com­piti da «ronda» delle tasse. Coniu­gare cioè, il diritto alle ferie con l’attività di controllo sugli investi­menti compiuti nel Mezzogiorno. E dal Veneto parte la proposta di un bonus di mille euro da spen­dere in Puglia per ogni famiglia che sceglie di trascorrere le vacan­ze nella regione meridionale: l’idea è del consigliere regionale della Lega Nord Emilio Zamboni per creare una sorta di «gemellag­gio » turistico tra le due regioni e permettere ai veneti, soprattutto, «di controllare da vicino dove fi­nisce parte delle loro tasse». «Ogni regione del Nord deve pa­gare le tasse anche per una regio­ne del Sud - spiega Zamboni in un comunicato diffuso dal grup­po consigliare veneto del Carroc­cio - . Da una ricerca risulterebbe che il Veneto per le sue dimensio­ni corrisponde circa alla Puglia, quindi molto probabilmente i no­stri soldi finiscono proprio lì». Il consigliere della Lega propone di «dare un bonus di mille euro a ogni famiglia veneta da spendere solo in Puglia», una cifra giudica­ta «sufficiente, perchè in Puglia la vita costa meno» che in Vene­to. «Con questo gemellaggio ­conclude Zamboni - diamo la pos­sibilità ai veneti di controllare da vicino dove finisce parte delle lo­ro tasse e di verificare di persona se i soldi vengono spesi bene». Il consigliere veneto si chiede peral­tro come mai «molti beni prodot­ti al nord e trasportati per più di mille chilometri finiscano sul mercato pugliese ad un prezzo in­feriore a quello praticato in set­tentrione » .

Attenti al turista spione del Veneto - La Gazzetta del Mezzogiorno del 30-10-09 (leggi l'articolo originale):
Quanto sono noiosi questi antimeridionali. L’ultima trovata è di tal Emilio Zamboni, consigliere regionale veneto della Lega Nord. Ha proposto che a ogni famiglia della sua regione sia assegnato un bonus di mille euro perché vengano in vacanza in Puglia. Uno dice, che bello, grazie. Ma siccome a questo mondo nessuno mediamente fa niente per niente, il dubbio è che nella proposta ci sia la fregatura.
 Con pronta conferma: devono venirci soprattutto per controllare se sono spesi bene i loro soldi, quelli che i veneti pagano con le tasse e che poi lo Stato passerebbe al Sud, Puglia compresa. Insomma vacanza a fine di spionaggio, li immaginiamo già farci domande a trucco su questo e quell’altro, in costume da bagno e col metro misurare le cabine troppo lussuose, nottetempo nelle città con la macchina fotografica per beccare le insegne lasciate accese.
 Si potrebbe subito dire, allo Zamboni, che i loro presunti soldi li spendiamo per far stare meglio in vacanza proprio i signori veneti, che amano alla follia la Puglia, ma tant’è. E poi, siccome le cavolate sono come le ciliegie, una tira l’altra, il suddetto si chiede come mai molte merci del Nord trasportate al Sud per più di mille chilometri, poi vengono vendute al Sud a prezzo minore che al Nord. 
Dovrebbe andare a chiederlo ai suoi compaesani produttori. E ricordarsi che il Nord si prende l’olio e il vino sfusi del Sud e poi glieli rivende a un prezzo da rapina, ma purtroppo è il Sud a farsi rapinare perché il suo vino e il suo olio non se li imbottiglia da sé con le sue etichette. Ciò che importa però non è il conto della spesa, ma l’aria che tira.
 Ora però siccome i leghisti sono un po’ sboccati, fanno i ruzzulani ma non scendono affatto dalla montagna, l’uscita del consigliere veneto non è casuale. Si lavora al federalismo, e la si spara grossa per ottenerne le migliori condizioni a danno altrui. Ciò che per loro significa tenersi quanti più soldi possibile, con tanti saluti all’unità d’Italia della quale gli interessa poco e niente. Ma non fino alla secessione, che minacciano ma non faranno mai perché non sono stupidi e non gli conviene, a quale Sud poi vendono?
 E quanto a ciò che sarebbe stato elargito al Sud, è altrettanto noioso stare a ricordare l’esempio principe, la Cassa per il Mezzogiorno, e non solo. Per calcolare appunto quanto di quel denaro pubblico sia stato dato al Sud, ma sia poi tornato al Nord i cui prodotti il Sud ha consumato. E quanti appalti, commesse, servizi, lavori, forniture al Sud siano finiti a imprese del Nord, che al Sud hanno concesso solo i subappalti, cioè le briciole. E quanto dello sviluppo del Nord sia dovuto ai soldi risparmiati dai meridionali che le banche hanno prestato poi al Nord. E quanto dello sviluppo del Nord sia dovuto ai meridionali che vi lavorano: è stato calcolato più di un quinto. E quanti dei profitti di imprese settentrionali al Sud siano tassati al Nord (dove hanno sede legale), quel Nord che per bocca dello Zamponi si lamenta di dare i suoi soldi al Sud.
 Il problema del Sud è nei suoi molti peccati, negli sprechi che comunque ci sono stati ma non fino al punto di dire che è stato tutto uno spreco. Però non è scritto da nessuna parte che dobbiamo morire tutti leghisti. E per chiederselo anche nel Popolo della Libertà, che con la Lega Nord è alleato, devono essere scocciatini anche loro. Come ha dimostrato in questi giorni la baruffa sul pur competente Tremonti, il ministro più leghista dei non leghisti, che i suoi colleghi di partito non sopportano più anche per questo. E che, di fronte alle critiche e al gelo di Berlusconi compreso, Bossi ha rilanciato nel suo eterno poker, proponendolo addirittura unico vice primo ministro. Come dire, Lega padrona del governo.
 Ma se non dobbiamo morire tutti leghisti, non è neanche detto che dobbiamo morire tutti sudisti sporchi, brutti e cattivi. E stare eternamente in attesa che i grandi partiti nazionali si decidano a considerare il Mezzogiorno l’unico in grado di far sviluppare l’intero Paese.
Quindi Sud non problema, ma soluzione. E in attesa che qualcuno una volta per tutte si studi cosa al Sud non ha funzionato e perché. Magari per buttare a mare il pregiudizio e la propaganda antimeridionali che massacrano il Sud dall’Unità a oggi, mica da poco.
 Un Partito del Sud può far comodo alla Lega che così può dire, bene, voi da una parte noi dall’altra. Ma il Sud non può continuare a sfogliare la margherita e farsi impallinare dallo Zamboni di turno. Mentre magari il sottosegretario Miccichè, cioè uno di questo governo, rivela che un Partito del Sud non dispiacerebbe neanche a Berlusconi per non rimanere ostaggio di Bossi. Atroce sospetto: vuoi vedere che hanno capito prima loro che noi che il Partito del Sud non sarebbe un’idea malvagia?

La puglia è terra d'incontri, i veneti vengano pure - Quotidiano di Puglia 01-11-09:
Lettera aperta di Domenico Del Vecchio, Presidente dell'Oleificio Cooperativo CC DD PP di Ostuni al Consigliere Emilio Zamboni.

Egregio Consigliere Emilio Zamboni, ho letto con attenzione la sua proposta "provocatoria" rivolta al Consiglio Regionale Veneto, al quale chiede di creare un "gemellaggio turistico tra le due regioni e permettere ai veneti di controllare da vicino dove finisce parte delle loro tasse e controllare se i soldi vengono spesi bene".
Intendiamo risponderle con qualche informazione in merito alla nostra attività e, allo stesso tempo, confermando disponibilità e ospitalità.
In primis, la struttura che presiedo rappresenta circa 400 piccoli e medi produttori olivicoli del Comune di Ostuni, che da cinquant'anni trasforma e commercializza il prodotto principe del nsotro territorio: l'olio extravergine di oliva.
Ed è proprio da questo prodotto e dalla sua pianta, che vorremmo partire.
L'olio, da sempre, rappresenta un simbolio di unione e incontro tra le genti, con la sua storia millenaria racconta ai tanti visitatori di Puglia, la cultura e il tempo di queste terre, le fatiche, le sfide, le ambizioni e, perchè no, le sconfitte e le ingiustizie.
Una pianta "universale" e "unica" da amare e riscoprire, così come il suo prodotto.
Da tempo, infatti, la nostra struttura è impegnata in una campagna di promozione e divulgazione della "cultura dell'olio extravergine di oliva", in un viaggio che lega cultura, territorio, storia, produzione, qualità e salute.
Le confessiamo, peraltro, che sono sempre più numerosi i nostri ospiti, suoi conterranei, che nel periodo estivo accettano di scoprire i sapori della Puglia.
Il nostro impegno, quindi, Cons. Zamboni, è rivolto in particolar modo al voler "ospitare" la sua provocazione, dimonstrando nel nostro piccolo come con senso del dovere e rispetto per le istituzioni ed il Paese, si può crescere, senza trascurare il territorio e le sue potenzialità.
Pensi ad un tour guidato tra diverse realtà pugliesi, pubbliche e private, al fine di chiarire i vostri dubbi e, allo stesso tempo, arricchire "pugliesi" e "veneti" con un gemellaggio culturale che guardi in avanti.

Commento del caporedattore Rosanna Metrangolo
Caro Sig. Del Vecchio, io penso che spesso le "stupidaggini" nascano dalla non conoscenza delle cose unita ad una disposizione del cuore non proprio benevola.
Che la trovata del consigliere regionale della Liga veneta sia stupida, oltre che offensiva, ci sembra persino scontato.
La sua risposta, invece, è una lezione di stile per il garbo con cui invita i turisti veneti a venire in Puglia con lo spirito del viaggiatore che vuole conoscere, scambiare esperienze e saperi, in un dave e avere che va oltre la logica della contabilità, della convenienza e dell'utile aritmentico e risponde invece al bisogno dell'anima, del nutrimento spirituale, del respiro che mette le ali alcervello e scopre approdi sempre diversi, sempre nuovi e per questo affascinanti.
Lei parla dell'ulivo, pianta cara agli dei, dell'olio che ci accompagna dal primo vagito fino all'ultimo alito di vita.
Lei cita la cultura di una coltura che, peraltro, non è certo solo nostra, ma che da noi ha la forma contorta e millenaria dei tronchi di quegli alberi che colorano d'argento i nostri orizzonti.
Sono certa che i veneti spenderanno al meglio il bonus proposto dal loro assessore e verranno non per spiarci ma per scambiare con noi la gioia di essere cittadini di un unico Paese.

5 novembre 2008

In Puglia: primo tavolo tecnico sull'Aleurocanthus spiniferus

Il giorno 21 ottobre u.s., presso l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Valenzano (IAM) si è svolto un incontro tecnico per affrontare la problematica relativa all’indesiderata introduzione in Italia di Aleurocanthus Spiniferus, in piccolo insetto dannosissimo per gli agrumi.
Al tavolo tecnico, organizzato dal prof. Francesco Porcelli del DIBCA (sezione di Entomologia e Zoologia) dell’Università di Bari e dalla dott.ssa Anna Maria D’Onghia dello IAMB, si sono confrontati tutti i soggetti coinvolti a livello regionale nel settore della difesa e controllo entomologico.
Tra questi, i dott. Guario e Percoco, rappresentanti del Servizio Fitosanitario Regionale, docenti della Facoltà di Agraria di Bari, Foggia, Padova e Napoli, alcuni rappresentanti di società produttrici di prodotti fitosanitari e rappresentanti dello IAM.
Dopo una breve introduzione dei lavori da parte del prof. Porcelli, i lavori si sono concentrati sulla valutazione del rischio di danno connesso alla presenza della specie in Italia, sulla base di esperienze di controllo condotte all’estero e in Italia nei confronti di questo dannoso insetto.
Successivamente, si è passati alla pianificazione di una sperimentazione di controllo nei confronti dell’Aleurocanthus spiniferus e la costituzione di un gruppo di lavoro nazionale e internazionale che coordini i lavori e prepari, tra le altre cose, una breve nota informativa per illustrare la situazione attuale.
Ma a cosa ci riferiamo quando parliamo di Aleurocanthus spiniferus?
Questo insetto fa registrare la sua prima presenza a livello europeo in alcuni campi del Salento pugliese, al momento circoscritti in piccole aree, attaccando diverse colture coltivate e ornamentali, tra cui gli agrumi e la vite, non disdegnando ornamentali come l’edera.
L’insettov viene già descritto nei primi del ‘900 in Asia Meridionale e ritrovato anche in Giappone, India, Centro America e America Latina, fino a giungere nel 2008 anche nel sud Italia.
L’aleirode, come dicevamo, vive a spese di numerose piante del genere Citrus, provocando danni diretti sulle piante ospiti con sottrazione di linfa e nutrienti, oltre alla produzione di abbondante melata, rendendo i frutti incommerciabili e riducendo la produzione dell’intera pianta per anni.
Per il controllo, si sta cercando di approntare un programma di IPM (Integrated Pest Management) che combini il controllo chimico, biologico ed agronomico al fine di contenere i danni dell’Aleurocanthus al di sotto di una soglia accettabile.
Tra i piani futuri, si sta valutando la possibilità di introdurre alcuni suoi nemici naturali, come predatori, parassito idi e patogeni.
All’incontro ha partecipato anche il dott. Abdul Raheem Hasanein Yousif, che ha portato la sua testimonianza in merito alle infestazioni della “Dubas bug” (Ommatissus lybicus) nei palmeti da dattero dell’Iraq, per fornire un contributo valido che possa portare all’utilizzo, anche qui in Italia, di alcune delle tecniche di lotta illustrate.
I presenti, nel dare ufficialmente il via ad un lavoro comune, si sono dati appuntamento per il prossimo incontro per valutare concretamente i numeri relativi alle zone infestate nel Salento e condurre le prime azioni di lotta mirata contro l’Aleurocanthus Spiniferus.

7 ottobre 2008

Energie rinnovabili: continuiamo a discutere . . .

Qualche giorno fa ho postato l'intervista fatta al prof. Renzetti dell'Enea Abruzzo in seguito ad un suo incontro svoltosi a New York l'anno scorso.
Il dibattito sulle fonti rinnovabili si è arricchito con un intervento dello stesso ricercatore in merito alla possibile realizzazione di un impianto ad olio di palma nel Comune di Fasano (Br).
Nella speranza di contribuire al dibattito sulle rinnovabili e fornire una quadro generale della vicenda a livello mondiale e locale, abbiamo ascoltato il dott. Andrea Sanità, laureato in Ecologia Industriale e iscritto alla Facoltà di Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio presso l'Università Politecnica delle Marche.
Si è deciso di ascoltare il dott. Sanità, perchè sui temi che interessano il futuro del nostro pianeta è bene che soprattutto i giovani comincino a far sentire la loro voce.
L'intervista tratta il problema delle energie rinnovabili, con particolare attenzione alle scelte che attendono il nostro Paese in merito al Protocollo di Kyoto e le perplessità più importanti che interessano l'utilizzo delle biomasse per produrre energia.

Dott. Sanità, perché si deve andare verso fonti di energia alternative?
La scelta delle fonti energetiche alternative è una strategia necessaria per due motivi fondamentali: l’uno per la riduzione delle riserve delle fonti energetiche tradizionali, le cosiddette fossili,(carbone, petrolio, gas), la quale ha portato ad un aumento del prezzo relativo all’approvvigionamento di esse; l’altro al problema ambientale legato al forte inquinamento provocato dalle fonti tradizionali che, soprattutto nell’ultimo cinquantennio, ha generato conseguenze negative per il clima del pianeta,per gli habitat naturali e per gli essere viventi. Basta pensare che 1 kWh di energia elettrica prodotta da una fonte tradizionale, causa un'immissione in atmosfera di circa 530 g di CO2.

Le fonti alternative sono di diversa natura e alcune di queste prevedono delle combustioni. Non sarebbe meglio preferire a queste fonti come il fotovoltaico e l'eolico?
Nella categoria delle fonti energetiche alternative rientrano sia il fotovoltaico e l’eolico, forme che prevedono direttamente una conversione dell’energia prelevata dalla natura in energia elettrica, sia le Biomasse, una forma di energia che prevede una combustione. Ma per quanto riguarda quest’ultima è necessario chiarire un aspetto molto importante. Una centrale a biomasse utilizza degli scarti naturali come legno, fogliame oppure oli naturali prodotti da coltivazioni di particolari categorie di piante. La combustione di questi scarti naturali genera un’emissione di CO2 in atmosfera che risulta pari alla CO2 assorbita dagli stessi durante la fase di crescita e di vita, quindi in questo caso il bilancio tra anidride carbonica assorbita ed emessa risulta pari a zero. Per questo motivo anche le Biomasse sono ricomprese tra le fonti energetiche rinnovabili.
Anche l’idroelettrico e la Geotermia rientrano tra la Fonti alternative e rinnovabili.

Nel caso di impianti ad olio di palma, molti sostengono che questa tecnica porti ad una vero e proprio disfacimento di alcuni habitat naturali presenti nelle nazioni che maggiormente coltivano queste produzioni. Quanto è vero questo?
Spesso, quando si parla di nuove idee, nuovi progetti, ancor più in un campo strategico come quello energetico, qualcuno, magari con interessi diversi, riesce a strumentalizzare l’opportunità , trasformandola in problema. Con questo non voglio dire che il problema non esiste a priori, non è giusto però neanche lanciare allarmismi. Sicuramente nei Paesi produttori di queste coltivazioni occorre un piano agricolo che preveda la possibilità di utilizzare terreni incolti e marginali, ossia non utilizzati per diverse ragioni, di modo che non si occupino i terreni destinati per le coltivazioni dei beni necessari. Con i dati in mano ci sono migliaia di ettari non utilizzati in queste nazioni.

Perché oggi la questione ambientale ed energetica è così importante a livello mondiale?
Per le ragioni espresse in precedenza, l’energia e l’ambiente sono le due variabili più importanti del nostro secolo. Oggi chi ha in mano l’energia possiede un potere enorme. In questo nostro mondo super industrializzato e ultra tecnologico tutto funziona grazie all’energia. Quindi riuscire a produrla comporta vantaggi inimmaginabili. E’ necessario comprendere che i grandi importatori di energia come l’Italia, sono quotidianamente in balia dei produttori energetici che potrebbero in qualsiasi istante “chiudere i rubinetti”. Sapete cosa significa non ricevere più energia? Ci ricordiamo il famoso black–out del 2003? Le conseguenze sarebbero disastrose. Ecco perché l’Italia deve diventare un Paese meno dipendente dal punto di vista energetico, e questo traguardo oggi si può raggiungere anche se il nostro Paese non è ricco di fonti fossili, grazie alle fonti energetiche rinnovabili. E posso assicurare che abbiamo un grande potenziale da questo punto di vista. Basterebbe una spinta maggiore da parte dei Governi. Germania docet.
Di pari passo al problema energetico c’è quello ambientale. A causa di un’industrializzazione non sostenibile e di un consumismo sfrenato che hanno in pochi decenni distrutto l’ambiente provocando alterazioni climatiche, immissione di sostanze nocive in atmosfera, inquinamento dei corsi d’acqua, depauperamento delle risorse naturali ed altro ancora, l’uomo ha trasformato in maniera quasi irreversibile il pianeta. Siamo quasi al collasso e solo una riconversione etica e radicale dell’agire umano potranno salvarlo. Ma vedo che per adesso siamo lontani da grandi cambiamenti, basta vedere il modello di sviluppo cinese che da solo sta’ provocando gravissimi danni ambientali. Senza uno Sviluppo Sostenibile non ci sarà più aria da respirare, acqua da bere e risorse da consumare.

Da qualche mese si parla che dietro impianti che interessano fonti di energie alternative vi sia la mano delle associazioni criminali. Nella tua regione vi sono casi di questo tipo?
Per quello che ne so in Abruzzo non dovrebbero esserci fenomeni di questo tipo. Comunque la criminalità organizzata in altra regioni è riuscita ad infiltrarsi soprattutto nella gestione dei rifiuti, con la quale ha ottenuto ricavi enormi causando però danni ambientali incalcolabili. Nel territorio abruzzese non credo si siano verificati episodi simili. Parlando sempre in ambito nazionale sulle fonti rinnovabili od alternative, non conosco casi reali di gestione malavitosa. Potrebbe accadere invece che soldi venuti da chissà dove possano finanziare progetti di questo tipo, dato che ultimamente le organizzazioni malavitose preferiscono reinvestire in attività lecite.
Comunque, tornando al discorso dei rifiuti è importante capire una cosa: più si permette di far viaggiare il rifiuto, dalla raccolta fino allo smaltimento finale, più aumenta il rischio che qualche organizzazione non proprio pulita possa metterci le mani. Più il ciclo del rifiuto si esaurisce nel proprio territorio, per esempio nella propria provincia, più il rischio diminuisce. Questo aspetto può rappresentare un valido indicatore del “Rischio”.

In ambito energetico, quali sono le similitudini tra l'Abruzzo e la Puglia?
Ci sono alcune analogie tra la mia regione e la Puglia. Anche se c’è da dire che il territorio abruzzese è molto meno esteso e presenta poche zone pianeggianti rispetto al territorio pugliese. Entrambe hanno dei crinali appenninici favorevoli per l’insediamento delle Wind –Farm, cosa che infatti è già avvenuta, chiaramente in Puglia in proporzione maggiore. Altro elemento di similitudine è rappresentato dal potenziale delle biomasse. In Abruzzo c’è la possibilità di sfruttare gli scarti delle vegetazioni per la ricchezza dei boschi, mentre in Puglia si potrebbe prevedere lo sfruttamento di distese di terreni incolti per le piantagioni di girasole o di colza. Mi preme sottolineare che sarebbe opportuno per gi impianti a Biomasse di poter sfruttare la “Filiera Corta” , ossia prevedere un’ approvvigionamento della materia prima nel contesto locale, come sottolinea un grande esperto della materia il Prof. Achille Renzetti, e far ricadere i benefici dell’energia prodotta sempre sul territorio interessato dal’iniziativa. Ritengo fondamentale questo aspetto per creare un reale sviluppo.
Sulle fonti fossili non ci sono credo particolari differenze tra le due regioni,entrambe non hanno particolari riserve di gas o petrolio, per questo sono due importatori.

E le differenze?
Devo dire che in ambito dello sviluppo delle fonti rinnovabili , la Puglia è una delle regioni italiane più all’avanguardia. In questi ultimi anni c’è stato un boom di impianti eolici e di impianti fotovoltaici, anche di grande dimensione. Questo grazie sicuramente ad un territorio che si presta molto bene a questo tipo di iniziative, per la presenza del vento costante sui crinali appenninici, e per un irraggiamento solare ottimo per lo sviluppo del fotovoltaico che, grazie al Conto Energia, permette un ritorno dell’investimento rapido ed un buon guadagno assicurato.
In Abruzzo c’è una buona presenza di campi eolici, anche se c’è ancora spazio per realizzare altre Fattorie del Vento, secondo me indispensabili per rendere più autonoma la regione dal punto di vista energetico e per rispettare i parametri del protocollo di Kyoto.
Ma tante volte le “organizzazioni ambientaliste” si oppongono poiché reputano gli impianti eolici di grande impatto ambientale. Probabilmente hanno le idee un po’ confuse sul significato di impatto ambientale e sulla grande opportunità di produrre energia “pulita” da una fonte inesauribile come il vento.
Il fotovoltaico, nonostante il Conto energia rappresenta per me un validissimo strumento, poiché permette di ricevere una “Tariffa Incentivante” molto alta per ogni kWh prodotto, in Abruzzo stenta ancora a prendere piede. Il motivo principale è rappresentato da un sistema bancario che non è ancora pienamente disponibile ad appoggiare questo tipo di iniziativa.
Non conosco ancora i tempi per il rilascio dell’autorizzazione unica regionale, necessaria per questi progetti. Nella regione Puglia l’iter amministrativo ai fini autorizzatori dei grandi impianti è stato molto snellito, rendendo molto più facile l’installazione dei campi fotovoltaici.

L'Abruzzo pagherà una multa per non aver rispettato il protocollo di Kyoto in merito alla produzione di energie alternative. Perchè?

L’Italia dal 1° gennaio 2008 ogni giorno ha un costo di 4.111.000 € (47,6 € al secondo) per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
Questo costo deriva dal divario di oltre 75 milioni di tonnellate di CO2 (aggiornamento al marzo 2008) che ci separa dagli obiettivi di Kyoto, poiché abbiamo raggiunto un livello di emissioni del 9.9% superiore rispetto al 1990,anno di riferimento. Va ricordato che nel periodo di adempimento 2008-2012, la quantità di emissioni assegnate all'Italia è pari a 483 Mt CO2 eq (-6,5% rispetto al 1990). Quindi siamo in pratica fuori del 16,5 %.
Questa è un'emergenza pesante in termini economici, di immagine e di mancate opportunità.
Ora in realtà questo costo del mancato raggiungimento degli obiettivi di Kyoto in realtà dovrebbe essere chiaramente suddiviso tra le regioni attraverso opportune stime. Quindi anche l’ Abruzzo ha una sua quota.
Approfondendo questo tema però non risulta ben chiaro come sarà gestita questa “multa”. In effetti per adesso non credo ci sia una vera e propria multa da pagare, poiché questo implicherebbe una condanna della Corte Europea. Credo invece questa sia una stima dei danni provocati dalla mancata applicazione del protocollo in materia di obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020.
Poiché ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti sarà fondamentale che le istituzioni mettano al centro delle politiche del Paese la questione climatica, con conseguenti scelte mirate su efficienza energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e trasporti.

24 giugno 2008

Dopo il Punteruolo rosso delle palme, nuovo allarme in Puglia

Un nuovo allarme per le produzioni agricole pugliesi. Mentre si discute ancora sulla lotta al Punteruolo rosso delle palme che sta creando non pochi problemi alle regioni del Bacino del Mediterraneo, nuovi segnali giungono dagli organismi internazionali sull’arrivo nella nostra regione di un nuovo e temibile insetto.
L'Aleurocanthus spiniferus, questo il nome scientifico del piccolo ma temutissimo Aleurodide, minaccia seriamente le produzioni agricole pugliesi, ed in primis, la vite.
La Puglia è una delle regioni maggiormente interessata dalla produzione vitivinicola e, l’arrivo involontario di un nuovo insetto che trova vita facile, potrebbe creare una nuova emergenza e mettere in crisi l’intero comparto produttivo.
L’insetto in questione si nutre succhiando la linfa alle piante come agrumi, ornamentali, spontanee e risulta particolarmente dannoso per vite, Pero, melo, kaki e rose.
Questo Aleurodide preferisce le foglie più basse della pianta infestata che sono presto ricoperte da funghi neri che si sviluppano sugli escrementi zuccherini.
La segnalazione giunge dall’ European and Mediterranean Plant Protection Organization (EPPO), organizzazione intergovernativa responsabile della cooperazione per la protezione delle piante in Europa e nella regione mediterranea, nata nel 1951 e con sede a Parigi.
Tra gli obiettivi dell'EPPO ci sono la protezione delle piante, lo sviluppo di strategie internazionali contro l'introduzione e la diffusione di malattie delle piante e la promozione di metodi di controllo sicuri ed efficaci.
Il problema interessa particolarmente da vicino la nostra regione, perché l’insetto è stato trovato per la prima volta in Europa e, precisamente, in alcune zone della Puglia l’attacco risulta particolarmente grave.
Qualche mese fa, infatti, si è riscontrato il primo attacco su alcuni alberi di arancio, un sospetto che ha subito trovato conferma nelle analisi di alcuni laboratori specializzati di Inghilterra e Olanda.
Così, data l’importanza di questo organismo nocivo per agrumeti e vigneti, è stato condotto un sondaggio al fine di ottenere maggiori informazioni sulla portata dell’infestazione.
Dalle analisi e dalla discussione con alcuni produttori agricoli pugliesi, si è scoperto che l’Aleurocanthus spiniferus era già ampiamente diffuso da qualche anno, in particolare nel sud della regione, ma purtroppo è stato identificato erroneamente.
Allo stato attuale, l’origine della contaminazione è ancora sconosciuta e dai documenti dell’EPPO si sostiene che l’insetto è già troppo diffuso per essere debellato.
Un problema, quello inerente all’importazione d’insetti nel nostro paese, che chiede nuovamente grande attenzione per le organizzazioni internazionali, al fine di impedire che questa e altre specie arrivino in Europa e provochino gravi danni.
Un lotta all’Aleurodide, che si somma al lavoro che da tempo gli esperti stanno mettendo in atto contro il Punteruolo rosso delle palme, per cercare di contenere i danni.
La speranza è che questa volta si riesca ad intervenire tempestivamente senza temporeggiare e che sulla scorsa delle esperienze passate si possa finalmente creare un organismo che sia in grado di prevedere questi rischi senza portare allo stato di emergenza, com’è invece avvenuto per il Punteruolo rosso delle palme.

9 aprile 2008

Riflessione pre-elettorale

A pochi giorni dal voto per le Elezioni Politiche del 13 e 14 aprile, vale la pena fare una piccola riflessione su un tema molto sentito dai cittadini.

In questi mesi, molto è stato detto sulla forte attenzione dell’opinione pubblica nei confronti della precarietà, del potere d’acquisto, del lavoro ai giovani, ma anche dei costi della “casta politica”, della Pubblica Amministrazione, del problema ambientale, della scuola, della comunicazione e del mondo dei media, e in numerosi frangenti, della legalità e giustizia, della sicurezza dei cittadini e lotta alla criminalità organizzata.

Bene, su questo ultimo argomento vale la pena soffermarsi un po’, perché se da un lato si garantisce sicurezza ai cittadini e lotta alle grandi organizzazioni malavitose del nostro paese, dall’altro, non va dimenticato che nella scorsa legislatura è stata varata la legge sull’indulto, cioè, “un provvedimento generale di clemenza, ispirato, almeno originariamente, a ragioni di opportunità politica e pacificazione sociale, ma a volte degenerato nella prassi in strumento di periodico sfoltimento delle carceri”.

La legge n. 241 del 31 luglio 2006 (concessione di Indulto,ndr), prevede che “è concesso indulto per tutti i reati commessi fino al 2  maggio  2006,  nella  misura  non superiore a tre anni per le pene detentive  e non superiore a 10.000 euro per quelle pecuniarie sole o congiunte  a  pene  detentive”.

Dall’indulto, sono esclusi alcuni reati, come: terrorismo, strage, banda armata, mafia (salvo il 416-ter), riduzione in schiavitù, prostituzione minorile, pedo-pornografia, tratta di persone, violenza sessuale, sequestro di persona, riciclaggio, usura, razzismo, produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti.

Da più parti si sono sollevati applausi o fischi a questo provvedimenti “bipartisan”


continua
8 marzo 2008

Dati sui tumori: “Fasano conferma una situazione abbastanza tranquilla”

Parlando d’inquinamento ambientale del territorio e di tutte le problematiche legate alla salute, non possiamo non affrontare la delicata questione legata ai tumori. Da qualche giorno sono stati resi ufficiali i dati raccolti dal “Registro Tumori Jonico Salentino”, che nasce allo scopo di sopperire alla mancanza di strumenti che fungano da termometro della situazione. Sul territorio nazionale, la presenza dei registri tumori è molto disomogenea, facendo registrare una forte diffuse nel nord Italia ed una loro esigua presenza nelle aree meridionali. La necessità di questo “termometro dei tumori” è dettata anche dalla forte presenza nella nostra regione di aree ad alto rischio ambientale, come i poli industriali di Brindisi e Taranto. Attualmente, la direzione scientifica del RTJS è affidata al prof. Giorgio Assennato, ordinario di Medicina del Lavoro all’Università di Bari e Direttore Generale dell’Arpa Puglia (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ndr). Le fonti d’informazione per la raccolta dati sono molteplici e tra queste ritroviamo i dati Istat e regionali sulla mortalità e le schede di dimissione ospedaliera (SDO, ndr). Ad oggi, il registro tumori è l’unico strumento in grado di fornire incidenza e numero di nuovi casi neoplastici sul territorio, anche riguardo ai casi non mortali.

continua
3 marzo 2008

Migliorano di poco i dati disastrosi della raccolta differenziata nel comune di Fasano

Il comune di Fasano, in collaborazione con la ditta che si occupa dello smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel territorio comunale, qualche mese ha dato vita ad una campagna di sensibilizzazione alla raccolta differenziata, con lo slogan “E’ ora di fare la differenza”. Bene, dai primi dati resi noti dalla regione Puglia per l’ATO (Ambito Territoriale Ottimale, ndr) BR 1, nel quale rientra anche il Comune di Fasano, pare ci sia una lieve inversione di tendenza. Siamo ancora molto lontani dal 45% di raccolta differenziata, così come stabilito dal decreto legislativo n. 152 del 3 aprile 2006, però si registra finalmente l’aumento di qualche punto percentuale che fa ben sperare per il futuro. Per l’anno 2006, il comune di Fasano, a fronte del 45% così come imposto dalla legge, è riuscito a differenziare solo il 5,41% dei suoi rifiuti, praticamente nulla. E anche con piccoli miglioramenti, il nulla continua a persistere, visto che nel 2007 Fasano ha differenziato solo il 5,69%.

continua
1 marzo 2008

Il cantautore Daniele Di Maglie: tra musica e realtà

Questa è davvero una “Puglia d’Autore”.

La rassegna organizzata al Teatro Abeliano di Bari dall’associazione culturale “Radicanto”, allo scopo di portare a galla la musica d’autore pugliese, riporta alla memoria i tanti locali che hanno fatto la storia e la vita del cantautorato italiano.

Tra i sette appuntamenti in programma, anche l’esibizione del cantautore tarantino di nascita, ma barese d’adozione, Daniele Di Maglie.

Il giovane cantautore, “nato alle pendici dell'Italsider”, mette su uno spettacolo struggente ed emozionante, affrontando temi vicini alle realtà quotidiane, troppo spesso dimenticati o trattati con  superficialità.

“Molta attenzione viene riservata alla vita vissuta, – così come ci racconta lo stesso cantautore a fine concerto – perché le mie canzoni nascono dalla quotidianità. La mia passione per la musica e le parole, mi danno la
possibilità di raccontare le vicende umane che ho conosciuto nella mia vita”.
Di Maglie scrive canzoni dall’età di 16 e sembra rappresentare al meglio il pensiero di Fabrizio De Andrè in Amico fragile, quando dice: “pensavo è bello che dove finiscono le mie dita, debba in qualche modo incominciare una chitarra”.

E’ questo il pensiero che ci circonda ascoltando il giovane Daniele, che scrive e suona la chitarra dall’età di 16 anni.

Nella sua vita, oltre all’esperienza di cantautore, Daniele di Maglie è uno degli educatori presso un centro diurno di accoglienza, a dimostrazione che i suoi scritti nascono dal contatto diretto con la vita vissuta.

All’apertura del sipario, molto simpatica l’idea del voler parafrasare la pubblicità del canone Rai, mettendo al lato del palco, un uomo che ascolta il concerto dal “posto in prima fila” e che talvolta discute con gli stessi musicisti nei momenti di pausa davanti ad un buon bicchiere di rhum.

Nell’esibizione, oltre alla sua chitarra e voce, è stato accompagnato dai musicisti Cristò Chiapperini (piano elettrico e tastiere) e Gianni Gelao (chitarra, mandolino, bouzuky, banjo, flauti, ciaramella) e, chi ha assistito per la prima volta ad un suo concerto, torna a casa con lo stato d’animo di chi, grazie alla musica, ha potuto soffermarsi un attimo a riflettere sui ritmi della vita quotidiana e sulla sua esclusività.

L’accurata scelta delle parole, la veridicità del testo, la bella musica e l’ottima interpretazione dell’artista, regalano allo spettatore un concerto piacevole, inteso e ricco di significato.

Uno dei brani più veri, “Marilena voleva gli allievi”, su una ragazza schizofrenica che racconta di fare colazione con gli allievi e, da qui, si parte per raccontare la sua vita, la solitudine e il suo disagio.

Molto interessante, anche il “Canto del grillo guardiano”, dove l’artista prende in prestito il punto di vista dell’insetto che assiste ad un omicidio e racconta la sua esperienza.

Tra i brani in scaletta, oltre a quelli contenuti nel suo primo album “Non so più che cosa scrivo”, ci sono alcuni del nuovo album, come “Gli Angoli”, dedicata ai punti di vista dai quali si osserva la vita, “Non lavorare stanca”, “Destituzione d’uno spaventapasseri”, “L’uomo assente” e “Un fatto di foga”, che tratta il tema della droga.

Delle vecchie canzoni, oltre a “Non so più che cosa scrivo” che ha dato il titolo al suo primo album, Daniele di Maglie ha interpretato “Mattinale”, “Serale”, “Canzone per l’Inverno”, “La ragazza di Paolo”, “Il pescatore calabro”, “La Ballata del vecchio marinaio”, “Ezechiele” e la bellissima “In mezzo ai soldati”.

Uno spettacolo molto interessante, che dimostra la qualità del giovane cantautore pugliese.



26 febbraio 2008

Il Punteruolo rosso delle palme minaccia la Puglia

Da tempo la vegetazione urbana delle città italiane sta facendo i conti con un temibile nemico: il Rhynchophorus ferrugineus, meglio noto come punteruolo rosso delle palme.

Fin dalla prima segnalazione dell’indesiderata introduzione in Italia del minaccioso curculionide, avvenuta nel 2004, è stato chiaro agli esperti del settore che questo insetto avrebbe lasciato un segno indelebile sul nostro territorio.

La pianta maggiormente interessata dall’attacco è la Phoenix canariensis o Palma delle Canarie, che da tempo è divenuta un elemento architettonico e paesaggistico nostri centri abitati.

L’adozione di questa tipologia di piante è stata giustificata nel tempo, dalla facilità di rinverdimento di nuovi quartieri, conferendo un aspetto curato e gradevole all’edilizia urbana, incrementando così il valore immobiliare dei centri storici e residenziali delle città.

Negli anni, la messa a dimora di palme di grandi dimensioni è stata considerata una scelta di sicuro successo, ma l’arrivo del punteruolo e la sua pronta acclimatazione, processo che possiamo considerare ormai concluso, rischia oggi di stravolgere il nostro l’ambiente urbano.

Il piccolo insetto, lungo circa due centimetri e mezzo, predilige palme di grandi dimensioni che vengono attaccate per alcuni mesi e sono la sede prediletta per ricavare nutrimento e portare avanti le fasi di riproduzione.

Le migliaia di “vittime” che il rincoforo ha causato in Italia, confermano la forte capacità d’attacco, ottenuta grazie alla spinta specializzazione biologica ed etologia, oltre che all’adattamento sviluppato nel corso di milioni di anni.

Le osservazioni condotte in Puglia, al fine di comprendere la biologia e il comportamento di questa specie, hanno visto l’impegno del Dipartimento di Biologia e Chimica agro-forestale ed ambientale (DiBCA) - sez. Entomologia e Zoologia dell’Università di Bari, in collaborazione con la dott.ssa Erminia Traversa della Ripartizione Edilizia e Lavori Pubblici settore Giardini Pubblici, del dott. Antonio Guario e della dott.ssa Anna Percoco, del Servizio Fitosanitario Regionale.

In ambito nazionale, invece, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha messo su un gruppo di lavoro sugli “Organismi nocivi delle palme”, per individuare le misure e i limiti nel controllo del rincoforo, che risulta quantomai dannoso.

Analizzando le fasi dell’attacco, vediamo che gli adulti, in genere maschi, raggiungono in volo una prima palma, che ha una funzione attrattiva a causa delle ferite derivanti da potature o “sagomature” dello stipite.

Il rincoforo, atterrato così nei pressi della pianta, comincia la sua “scalata” raggiungendo dapprima le superfici dei tagli, ancora umide, e affondando il suo rostro comincia a nutrirsi dei tessuti teneri.

Successivamente, segue la fase di richiamo che viene captata dagli altri individui, adesso femmine, dando vita alle fasi di accoppiamento.

A questa, segue la deposizione delle uova ad una profondità di circa 3-4 millimetri, dalle quali usciranno poi le larve che cominceranno a scavare la pianta, fino ad interessare tutta la regione della corona fogliare. Per dare un’idea di quanto sia numericamente sostanzioso l’attacco messo in campo dal Rhynchophorus ferrugineus, basta pensare che ciascuna femmina può deporne fino a 200 uova.

In poco tempo, le centinaia di larve hanno attaccato tutta la base fogliare della pianta, fanno assumere alla chioma il caratteristico aspetto ad ”ombrello aperto”, a causa delle lesioni provocate alla base dei piccioli fogliari.

Nel frattempo, l’insetto va avanti nello sviluppo e le larve sono pronte a trasformarsi in adulti, che avranno il compito di infestare e distruggere nuove palme.

Allo stato attuale, a causa del suo comportamento, risulta difficile, e per ora impossibile, il controllo del rincoforo.

La maggiore difficoltà degli studiosi, risiede nel praticare una diagnosi precoce al fine di impedire la riproduzione del coleottero; a questo, si somma l’impossibilità d’intercettare i centinaia di individui che, evasi dalla palma ormai morta, si disperdono sul territorio alla ricerca di una nuova vittima.

Molti hanno invocato l’utilizzo delle trappole innescate con feromone o con parti di pianta, ma in questo caso non avrebbero nessun successo, anzi, non farebbero altro che attirare ancor più gli insetti, magari anche verso quelle piante che risultano non recettive.

Allora si potrebbe pensare all’utilizzo di sostanze repellenti, come la naftalina, ma anche qui, oltre ad un’efficacia tutta da provare, va ricordato che questo composto rientra nella classe degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), ben noti per la loro pericolosità sulla salute umana.

Stessa analisi va fatta per l’imponente arsenale di insetticidi chimici di sintesi, che possono essere adoperati sulle piante solo dopo una loro preventiva registrazione, che consenta l’utilizzo in ambiente urbano.

Così, ci restano solo alcune armi, in realtà potenti e, soprattutto, intelligenti.

Un ottimo strumento da mettere in campo per contenere l’azione del rincoforo è il controllo del territorio attraverso il personale dei comuni e delle municipalizzate, che dovrebbero comunicare prontamente la presenza di piante sospette ai tecnici del Servizio Fitosanitario Regionale, al fine di garantire una precoce asportazione.

A tal proposito, vale la pena ricordare che le palme di sesso maschile sono molto più suscettibili di quelle femminili, ed è quindi alle prime che deve essere riservata la maggiore attenzione.

Ma la vera chiave di volta per fermare questo insetto è il pronto abbattimento delle piante infestate, ovvero, prima che gli adulti abbandonino la palma uccisa, ed impedendo così le successiva infestazioni e diffusioni del punteruolo.

Altra pratica utile al fine di contenere l’attacco del Rhynchophorus ferrugineus, è la modifica del calendario per le operazioni colturali.

Ad esempio, se si fa coincidere la potatura delle piante con la stagione invernale, o comunque, si curano i giardini durante la stagione fredda, si può scongiurare l’attacco del rincoforo, perchè manifesta una bassa attività al di sotto dei 20 °C. Inoltre, si potrebbe limitare la potatura alla sola asportazione delle foglie secche, evitando così ferite utili all’attacco e garantendo così una maggiore salvaguardia della pianta.

Per ora, e fino a che non si potranno utilizzare dei prodotti chimici utili a bloccare l’attacco del rincoforo, l’unico modo per contrastarlo è batterlo sul tempo.


26 febbraio 2008

Prezzo del latte alla stalla: parte la mobilitazione

Nella conferenza stampa dell’8 gennaio scorso, il Presidente della Confagricoltura di Taranto, Gerardo Giovinazzi, annuncia la mobilitazione degli allevatori tarantini, che producono più di un mezzo del latte pugliese, contro le aziende di trasformazione. La vertenza, dopo 3 tentativi andati a vuoto, sta generando un conflitto all’interno del settore zootecnico pugliese. La mobilitazione è figlia dell’atteggiamento di chiusura da parte delle rappresentanze dei trasformatori (Confindustria-Confartigianato-CNA) per il rifiuto di ritoccare al rialzo il prezzo del latte da 0,40 a 0,48 cent €/litro. Per questo, ieri si è svolta un’assemblea degli allevatori pugliesi presso l’hotel “Cecere” a Mottola per fare il punto della situazione ed individuare le strategie per il nuovo confronto dell’11 gennaio che si terrrà con le rappresentanze dei trasformatoripresso la sede della Coldiretti di Bari. <<> e lamentando <>. Per Coldiretti, CIA, Confagricoltura e Copagri si tratta dell’ultimo tentativo per evitare che il mondo della trasformazione faccia il gioco degli speculatori e favorisca l’importazione e la vendita di prodotti di bassa qualità a basso prezzo, a danno dell’economia regionale e dei cittadini pugliesi.
continua
21 febbraio 2008

Gli informatici pugliesi hanno un cuore "senza frontiere"

Per raccontare una bella storia di solidarietà, la affidiamo alle parole che Kofi Annan (già segretario generale dell’ONU) pronunciò al vertice mondiale sulla società dell’informazione svoltosi a Tunisi il 16 novembre del 2005: “La comunità internazionale si mobiliti per garantire anche ai paesi poveri un pieno accesso alle nuove tecnologie. L’obiettivo è di connettere tutti i villaggi del mondo a Internet. Solo così avremo la democrazia digitale”. Nasce così l’onlus “Informatici senza Frontiere”, allo scopo di mettere a disposizione di popolazioni e soggetti bisognosi le professionalità dei propri associati. Così, un gruppo di manager veneti che lavorano nel settore informatico, convinti che l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenti un prerequisito essenziale allo sviluppo economico e sociale di tutti i popoli, danno vita a questo entusiasmante progetto di solidarietà. Nei paesi sviluppati del nostro pianeta, sostengono “Informatici senza Frontiere”, esiste un grande spreco di tecnologia, in particolare hardware e la nostra sfida consiste nel contribuire a colmare questo paradosso.
continua
9 febbraio 2008

Impianti superintensivi per salvare l'olivicoltura pugliese

Dalle colonne di questo giornale ci siamo occupati della sperimentazione in campo, messa in atto dalla Facoltà di Agraria di Bari, per la raccolta meccanica in oliveti superintensivi. Per comprendere meglio il percorso di questa nuova strada, abbiamo ascoltato il Prof. Angelo Godini, Direttore del Dipartimento di Scienze delle Produzioni Vegetali dell’Università di Bari.
continua
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