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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
24 ottobre 2008

L'ARPA Puglia e la costa fasanese

Torniamo ad occuparci del problema “inquinamento” che sta interessando il tratto di costa tra le frazioni marinare di Torre Canne e Savelletri.

Per fare un quadro completo della situazione attuale, abbiamo ascoltato il dott. Nicola Ungaro,  Coordinatore Tecnico del Gruppo di Lavoro “Acque” della Direzione Scientifica dell’ARPA Puglia.

Abbiamo posto alcune domande al dott. Ungaro, per capire qual è la situazione attuale e i possibili sviluppi futuri che verranno fuori da questa triste vicenda, che rischia di compromettere seriamente la tanto decantata vocazione turistica del nostro territorio.


Dott. Ungaro, qual è lo stato attuale delle cose nel tratto di costa fasanese interessato dal problema?

 L’ARPA Puglia, di cui attualmente sono dipendente, è stata interessata alla problematica da un contatto intercorso con la ASL BR/1.

I due Enti, nello spirito della più fattiva collaborazione, sono intervenuti durante il periodo a cavallo tra la fine di Agosto e l’inizio di Settembre 2008 nel tratto di costa menzionato, al fine di valutare una ipotetica situazione di inquinamento delle acque.

Durante i sopralluoghi (condotti per ARPA Puglia dal personale del DAP di Brindisi) si sono prelevati alcuni campioni di acqua al fine di valutarne la loro qualità.

Sono stati ricercati molteplici parametri chimici e batteriologici, come: idrocarburi, tensioattivi, nutrienti, metalli pesanti, batteri coliformi e salmonelle.

Tutti i verbali analitici hanno riportato dei pareri negativi, ossia, nessun parametro risultava fuori norma, senza evidenziare nessun segnale di inquinamento.

Unica anomalia riscontrata è stata l’elevata concentrazione della microalga tossica Ostreopsis ovata, con valori stimati di 60000 cellule/litro nelle acque.

Successivamente, altri campioni di acqua sono stati forniti dall’ASL BR/1 all’ARPA Puglia, al fine di determinarne la composizione del fitoplancton, cioè le alghe microscopiche presenti negli ambienti acquatici.

Anche qui, nessuna alga tossica, all’infuori di  Ostreopsis, era presente nei campioni.

Nelle giornate successive, mi sono personalmente recato sul posto con altri colleghi ARPA per effettuare alcuni campioni sulle acque, che hanno confermato la presenza della microalga tossica.

Nella stessa area e nello stesso periodo, sono state comunque osservate morie di organismi, prevalentemente polpi, così i veterinari dell’ASL BR/1 hanno opportunamente deciso di inviare alcuni campioni di organismi morti e ricci di mare all’Istituto Zooprofilattico di Foggia.

Il responso ha evidenziato la presenza di tossine DSP nei campioni, che provocano sindromi caratteristiche nell’uomo (diarrea, ecc.,nda) in seguito al consumo di prodotti ittici contaminati, portando così al successivo divieto di pesca di ricci di mare nel tratto di costa interessato.

Inoltre, in un esame più approfondito dei campioni da parte del Centro Ricerche Marine di Cesenatico (Centro di riferimenti nazionale per le biotossine), ha dettagliato meglio i risultati, riuscendo a determinare negli organismi campionati un'altra tossina dello stesso gruppo delle palitossine e tipica di Ostreopsis ovata.

In sintesi, tutta la problematica può essere probabilmente ricondotta all’alta concentrazione della microalga sui fondali e nelle acque costiere del litorale della costa fasanese in quel particolare periodo stagionale.

L’Ostreopsis Ovata è una microalga di origine tropicale, e prolifera nei mesi più caldi e con particolari condizioni meteo (mare calmo, alta pressione, ecc.).

Vista la situazione attuale, quali sono i rischi e le difficoltà per il settore pesca del nostro territorio e per la balneazione?

La microalga, purtroppo, oramai si è adattata e ben insediata nelle nostre acque, così come in altre aree italiane e del Mediterraneo.

Sono ben noti gli effetti che può avere sui bagnanti in caso di forti mareggiate, causando disagi soprattutto a livello respiratorio in seguito agli aerosol marini.

Talvolta, soprattutto nella piccola pesca, anche i pescatori ne subiscono le conseguenze, perché le reti risultano cariche di questa microalga, provocando un colore bruno-rossiccio che può provocare dermatiti da contatto.

Questi disagi possono essere prevenuti evitando di sostare lungo la costa durante le mareggiate, o utilizzando dei guanti durante la salpa delle reti.

Quali sono le cause che hanno portato alla presenza di questi inquinanti?

Ostreopsis ovata, che comunque non è un inquinante ma un organismo vivente, è stata molto probabilmente “importata” nel Mediterraneo con le acque di zavorra delle navi, cioè le acque che le grandi navi utilizzano in navigazione per compensare la presenza/assenza del normale carico.

Per esempio, se l’acqua di zavorra è stata caricata in un porto dei tropici, e se in questa acqua era presente qualche organismo, può succedere che lo stesso organismo sia scaricato in un porto del Mediterraneo o in un altro luogo del pianeta.

Se nel porto di arrivo vi sono delle condizioni idonee, il nuovo arrivato può ovviamente adattarsi alla nuova “casa” e nel caso specifico di Ostreopsis, l’adattamento è stato abbastanza facile, viste le temperature delle acque nostrane durante il periodo estivo.

La costa fasanese presenta numerosi scarichi derivanti da aziende che operano a ridosso del mare. Vi è anche l’impianto di depurazione. Questi fattori hanno alcune responsabilità?

Ovviamente, tutte queste descritte sono potenziali fonti di impatto sull’ambiente, ma sino ad oggi non è ancora stato trovato un chiaro nesso causa-effetto con la vicenda Ostreopsis.

Stiamo comunque studiando questa possibilità di interazione.

Vi sono altre realtà che vivono la stessa emergenza? Come ci si sta muovendo a livello regionale?

Molte altre Regioni Italiane hanno lo stesso problema, tra cui la Toscana, il Lazio, la Liguria, la Campania ed ultimamente anche le Marche.

Per quanto riguarda la Regione Puglia, finalmente in questo mese di ottobre si è formalizzato un Tavolo Tecnico sull’argomento, organizzato dall’Assessorato Regionale alle Politiche della Salute.

Vi sono delle soluzioni per tamponare e bonificare la zona?

Purtroppo attualmente nessuna. Bisogna solo imparare a convivere con questo problema, cercando di minimizzare i disagi dovuti alla presenza di questa microalga, che comunque è bene ricordare si manifestano solo stagionalmente ed in particolari condizioni meteo-climatiche.


23 ottobre 2008

Silenzio e rispetto

Silenzio e rispetto per i militari dell'Aeronautica Militare deceduti nei cieli della Francia . . .



23 ottobre 2008

L'ombra degli swap sul federalismo fiscale

Ho trovato molto interessante l'articolo di Fabio Amatucci, ricercatore del Cergas, Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale della Bocconi.

Lo pongo all'attenzione dei lettori del blog


Nel corso degli ultimi anni, le perdite derivanti dall’utilizzo di strumenti derivati negli enti locali (in particolare, swap sui tassi di interesse e strumenti strutturati) hanno raggiunto livelli significativi, tanto da portare il governo, con il recente d.l. 112/2008, convertito nella legge 133 del 6 agosto scorso, a vietare agli enti locali di effettuare nuove operazioni, per un anno. Secondo dati recenti del tesoro, gli enti locali hanno operazioni di swap in corso per 35 miliardi di euro di nozionale; le perdite, derivanti dall’andamento dei tassi di interesse, stimate in 10-12 miliardi di euro, rischiano di minare pesantemente il processo di federalismo fiscale in corso.

Le motivazioni di questa situazione sono da individuare in una molteplicità di cause. In primo luogo, le amministrazioni pubbliche non sempre dispongono di professionalità adeguate per effettuare operazioni così sofisticate; la valutazione della strutturazione di un’operazione, il calcolo del fair value dello swap, l’analisi delle clausole contrattuali, degli eventuali costi impliciti e dei rischi associati richiede competenze che difficilmente si riscontrano all’interno degli enti locali. Inoltre, i funzionari non hanno la capacità di prevedere l’evoluzione dei tassi d’interesse. Considerato che lo swap è un contratto a somma zero, cioè la perdita di un contraente è compensata dal guadagno dell’altro, nel rapporto con gli istituti di credito un’amministrazione pubblica si trova in una posizione di maggiore rischio.

A fronte di queste difficoltà, gli enti locali tendono a rivolgersi a un advisor, tipicamente un intermediario finanziario. Questo fenomeno amplifica i rischi dell’operazione, in quanto spesso l’advisor assume anche la posizione di controparte con cui l’ente stipula il contratto, generando un pericoloso caso di conflitto di interessi. Negli enti locali si riscontra, inoltre, un’eccessiva fiducia verso gli istituti di credito, alcuni dei quali adottano comportamenti opportunistici, sfruttando a proprio vantaggio la rilevante asimmetria di competenze: in molti casi l’istituto di credito che propone l’operazione è il tesoriere dell’ente, con il quale si è instaurato, nel tempo, un rapporto fiduciario.

Inoltre, anche a causa dei vincoli posti dal patto di stabilità, gli enti locali non hanno colto la vera essenza e funzionalità del contratto di swap: anziché come forma di copertura dal rischio tassi, questo viene spesso utilizzato come fonte di entrate di cassa, destinata a coprire le spese correnti; il generalizzato ricorso, soprattutto in passato, al cosiddetto up-front, ha comportato sfasamenti contabili che si ripercuotono sugli anni successivi, quando i flussi diventano sfavorevoli per l’ente, con la possibilità di generare un indebitamento ancora maggiore, e con tassi più elevati, di quello posseduto prima dello swap.

A fronte di queste problematiche, le possibili soluzioni e gli interventi correttivi sono di diversa natura. Innanzitutto, occorre effettuare procedure di gara a evidenza pubblica per la selezione dell’intermediario finanziario con cui effettuare l’operazione, al fine di realizzare migliori condizioni e stimolare una maggiore efficienza del mercato. Il ricorso, spesso, al tesoriere dell’ente quale controparte dell’operazione ha permesso di aggirare il confronto competitivo tra gli istituti di credito.

In secondo luogo, occorre un segno di discontinuità, in primo luogo culturale, nell’interpretazione dei derivati: non strumenti finalizzati a creare consenso e a supportare il ciclo politico, aggirando le norme sul limite di indebitamento e sulle forme di utilizzo dei proventi del debito, bensì sofisticati strumenti finanziari di copertura dei rischi o di rimodulazione dei tassi di interesse; questo comporta che l’ente locale, una volta effettuata l’operazione, segua quotidianamente l’andamento dei mercati finanziari e le operazioni in corso, ed eventualmente intervenga in tempi rapidi con soluzioni alternative.

Infine, il miglioramento della qualità delle operazioni passa attraverso: investimenti in competenze diffuse, non centralizzate in una task force che interviene secondo una logica top-down, con l’effetto di deresponsabilizzare e di svuotare di significato lo status di autonomia riconosciuto agli enti locali; investimenti in competenze multidisciplinari, attraverso la formazione di gruppi di lavoro e units di supporto formati da professionalità differenti provenienti dagli enti locali, dalla regioni, dall’accademia, dalla consulenza, dalla finanza; un continuo confronto tra i principali operatori del settore, al fine di stimolare una crescita reciproca e un allineamento delle aspettative pubbliche e private che permette di strutturare operazioni capaci di soddisfare le esigenze delle diverse parti coinvolte.


22 ottobre 2008

Italia d'oro!

Butto qui un istante, una fotografia del pensiero quotidiano, l'entusiasmo e la voglia di chi vive l'informazione come un impegno civile.

Il mercato fluttuante, gli studenti che protestano, i lavoratori che continuano a morire, i diritti concessi in carità a coloro che spettano per giustizia, i colori dei partiti politici, l'onestà, l'arroganza, la voglia di sopraffare, il coraggio della menzogna, la fame di potere, i soldi . . . e tanto tanto altro ancora.

Una riflessione seria sulla situazione del nostro Paese da parte di uno dei più grandi cantautori del nostro tempo: Pierangelo Bertoli in Italia d'oro.





14 ottobre 2008

Salviamo le banche con i soldi della ricerca?



Ieri si è svolto il Consiglio dei Ministri per trovare delle misure in modo da tamponare la crisi che sta investendo il mercato finanziario internazionale.
L'Italia, come gli paesi della zona Euro, attuerà delle misure per aiutare le banche e garantire la stabilità del sistema creditizio.
Il denaro da utilizzare per questa operazione sarà prelevato dai due settori che notoriamente sono al centro dei maggiori finanziamenti pubblici, ovvero: ricerca e università.
Davvero?
Certo, basta leggere il decreto del Consiglio dei Ministri approvato qualche giorno fa, dove si legge testualmente che "con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, sono individuate (...) le risorse necessarie per finanziare le operazioni  dal fondo ordinario delle universita'; delle risorse destinate alla ricerca ...".

Ora, l'idea che il sistema bancario governa il Paese e che i cittadini sempre e comunque sono costretti a pagarne le conseguenze, diventa un dato di fatto.

Con questo, si può anche comprendere che il salvataggio delle banche si reputa necessario, ma perchè tali operazioni devono riscadere sempre e comunque sulle tasche dei cittadini?

Oramai siamo alla frutta, anzi, al conto . . .


Documenti allegati:

- Testo integrale del Decreto Legge n. 237 pubblicato in G.U. il 09/10/2008

14 ottobre 2008

Quando la certezza di trasforma in paura

Riportiamo un articolo a firma di Alessandra Liotti pubblicato oggi sul quotidiano abruzzese online "Primadanoi".

PESCARA. La nomina di un legale di fiducia per una ricognizione dei contratti Swap suona come un campanello d'allarme. Di Mattia:«D'angelo assicurava che era tutto sotto controllo».


La situazione dei mercati finanziari internazionali ha portato al centro della discussione la tanto amata "Finanza Creativa".
Molti enti locali, che già vivono in una costante situazione di affanno, si ritrovano oggi a dover fare i conti con i famigerati Swap.
Questi contratti di finanza derivata che da qualche anno sono stati utilizzati troppo spesso con scarse conoscenze dagli amministratori locali, ora rischiano di causare un vero e proprio dissesto finanziario per quegli enti locali che non hanno saputo gestire questi strumenti.
Il Comune di Pescara ha deciso di affidarsi ad un avvocato d'ufficio per seguire l'andamento degli Swap comunali che, a quanto ha detto l'assessore al Bilancio del Comune, Camillo D'Angelo, sono in rosso.
Circa 350 mila sono gli euro in perdita per i contratti sottoscritti con Bnl, Unicredit e Dexiaop.
Nei giorni scorsi gli Amici di Beppe Grillo avevano chiesto all'amministrazione comunale di chiarire l'effettivo stato dei contratti sottoscritti dal Comune.
Oggi Attilio Di Mattia, esperto di finanza creativa e presidente dell'associazione Abruzzo Sostenibile si fa qualche domanda in più.
«Da tempo», ricorda Di Mattia, «stiamo cercando di sensibilizzare gli amministratori abruzzesi affinché si rendano conto del rischio che si cela dietro i contratti di Swap, ma ora, francamente, ci sembra troppo tardi per correre ai ripari».
In tutta Italia gli amministratori si chiedono come tamponare questa emergenza, cosa fare per chiudere questi contratti, quando in passato, sicuri delle loro conoscenze e potenzialità hanno "deriso" chi cercava di fargli aprire gli occhi su questa realtà.
«Non più tardi di qualche mese fa», ricorda ancora l'esperto, «in diverse trasmissioni televisive e con un botta e risposta scritto sul quotidiano PrimaDaNoi.it, segnalai il problema Swap e i rischi a cui andava incontro il Comune di Pescara. Ma l'assessore disse che era tutto sotto controllo e che i ricavi entrati nei periodi in cui il contratto era favorevole erano stati accantonati in un fondo, così come prescrive la legge. Questo, perché le somme sarebbero state utilizzate per coprire le eventuali perdite future».
Secondo Di Mattia le dichiarazioni dell'assessore non corrispondono a verità, «perché tali somme furono utilizzate per la spesa corrente, ma l'assessore continuava a replicare che non era assolutamente vero, "le somme sono state accantonate per far fronte alle perdite"».
Ma ecco la sorpresa.
In questi giorni di terremoto finanziario, la sicurezza dell'assessore si trasforma magicamente in paura, infatti, la giunta ha deliberato di affidare all'avvocato Duilio Manella per una «ricognizione dei contratti sottoscritti dall'amministrazione comunale in relazione agli Swap».

Ma sono passati solo alcuni mesi dalla pomposa sicurezza dell'assessore in materia di finanza derivata. Come mai questo incarico, questa paura?
Quando Abruzzo Sostenibile parlava di mercato incerto e fluttuante, di operazioni finanziarie ad alto rischio per gli enti pubblici e di situazioni da monitorare quotidianamente, «ci sembrava di essere una voce nel deserto che veniva taciuta dalla sicurezza e competenza di questi stessi amministratori che oggi si dimostrano impauriti e sprovveduti».
Questa vicenda mette in luce, secondo Di Mattia, «tutta la pochezza degli amministratori pubblici che troppo spesso agiscono con superficialità e scarsa conoscenza. Ma se dovessero essere loro a coprire tali perdite anziché i cittadini? Bhè, allora credo che più di qualcuno avrebbe riflettuto più volte prima di sottoscrivere i contratti e si sarebbe sin da subito adoperato per avere una consulenza esterna su queste operazioni di swap».

13 ottobre 2008

SWAP: La politica comincia a muoversi


Andamento dell'Euribor a 6 mesi da dicembre '07 a giugno '08

Si attendeva da tempo un'azione concreta della istituzioni e della politica che prendesse in mano l'annosa questione Swap.
I derivati finanziari contratti dagli enti locali rischiano di trasformarsi in veri e propri boomerang.
Da operazioni utili a contenere gli interessi sul debito, si sono presto trasformati in perdite e flussi di cassa negativi che gli enti locali non possono più sopportare.
Sono tanti gli esempi nella nostra regione: Taranto, Brindisi, Francavilla Fontana, e tanti altri . . .
Ora, finalmente l'ANCI ha compreso la gravità della situazione, vista anche la crisi finanziaria che sta coinvolgendo il sistema internazionale, tanto da promuovere un tavolo tecnico tra ANCI Puglia e ABI, al fine di chiarire la situazione attuale e le scelte future da intraprendere a tutela degli enti locali colpiti dalla febbre delle "Finanza Creativa".
Alle 15 di oggi, mentre il Presidente del Consiglio è in America al Columbus Day, il Consiglio dei Ministri si riunisce per esaminare tra gli altri, i seguenti punti:

1. creazione di una linea di credito per aumentare la liquidita' delle banche;
2. garanzie dei governi sui prestiti bancari fino al 31 dicembre 2009;
3. la possibilita' di intervento dei governi per ricapitalizzare le banche;
4. l'impegno a evitare qualsiasi fallimento di istituzioni rilevanti;
5. regole contabili piu' flessibili, con la sospensione del cosiddetto 'mark-to-market';
6. piu' cooperazione tra Paesi, Commissione Ue, Bce ed Eurogruppo.

Prossimamente gli aggiornamenti sulle azioni decise dal CdM . . .

In allegato:
- Comunicato Stampa gruppo PD al Comune di Fasano (Br)
- Comunicato Stampa ANCI Puglia

9 ottobre 2008

Buon Appetito!



Sono sei mesi che continuiamo incessantemente a ricordare la gravità del problema Swap e derivati finanziari.
Ora, nel momento di crisi in cui versa il mercato mondiale, sarebbe opportuno capire quali sono gli ulteriori rischi che dovranno sopportare gli enti locali (cioè i cittadini) che hanno contratto operazioni di questo tipo.
Basta fare una passeggiata sul web ed è facile incontrare articoli, analisi finanziarie, iniziative, interviste e considerazioni sul triste futuro che attende gli illuminati amministratori che si sono divertiti a giocare con la finanza creativa senza conoscere una beata mazza!
Da Nord a Sud, isole comprese, dal centrodestra al centrosinistra, dai piccoli comuni alle grandi città, tutti sono coinvolti nel vorticoso gioco della Finanza Creativa di Tremontiana memoria.
Anche a Fasano, per non sentirsi da meno, ci si è tuffati a capofitto in questo gioco al rialzo o al ribasso dei tassi d’interesse.
Gli amministratori hanno gestito i soldi dei cittadini mettendo sul tavolo verde i loro debiti, hanno pensato che così facendo, il debito da groppo sulle spalle delle casse comunali, si potesse trasformare in una risorsa da cui ricavare liquidità.
Così non è stato e, vista la situazione mondiale, non lo sarà per molti anni.
Nel nostro caso le perdite si sono quasi raddoppiate in un anno, senza che nessuno abbia il coraggio di trovare una soluzione e discutere del problema con dati alla mano.
Ora, speriamo solo che nonostante le tante rassicurazioni che ci arrivano dalle stanze dei bottoni, i cittadini oltre a pagare le conseguenze delle scelte assurde dei loro amministratori, non si ritrovino a rimettere mano al portafogli per salvare quelle stesse banche che da anni propongono operazioni finanziarie ad alto rischio.
E sia chiaro a tutti. Nell’affrontare il tema swap, se mai sarà affrontato, è gradito che gli amministratori non si nascondano dietro la solita scusa dei mercati fluttuanti, della congiura internazionale e della triste fase che sta affrontato il sistema bancario.
Non ci sono scuse!
Esistono solo delle colpe che hanno nomi e cognomi.
E speriamo che prima o poi qualcuno intervenga, a tutela dei cittadini e delle loro tasche bucate!

Segnalazione video: clicca sull'immagine per vedere tutti i video sugli swap



7 ottobre 2008

Energie rinnovabili: continuiamo a discutere . . .

Qualche giorno fa ho postato l'intervista fatta al prof. Renzetti dell'Enea Abruzzo in seguito ad un suo incontro svoltosi a New York l'anno scorso.
Il dibattito sulle fonti rinnovabili si è arricchito con un intervento dello stesso ricercatore in merito alla possibile realizzazione di un impianto ad olio di palma nel Comune di Fasano (Br).
Nella speranza di contribuire al dibattito sulle rinnovabili e fornire una quadro generale della vicenda a livello mondiale e locale, abbiamo ascoltato il dott. Andrea Sanità, laureato in Ecologia Industriale e iscritto alla Facoltà di Ingegneria per l'Ambiente e il Territorio presso l'Università Politecnica delle Marche.
Si è deciso di ascoltare il dott. Sanità, perchè sui temi che interessano il futuro del nostro pianeta è bene che soprattutto i giovani comincino a far sentire la loro voce.
L'intervista tratta il problema delle energie rinnovabili, con particolare attenzione alle scelte che attendono il nostro Paese in merito al Protocollo di Kyoto e le perplessità più importanti che interessano l'utilizzo delle biomasse per produrre energia.

Dott. Sanità, perché si deve andare verso fonti di energia alternative?
La scelta delle fonti energetiche alternative è una strategia necessaria per due motivi fondamentali: l’uno per la riduzione delle riserve delle fonti energetiche tradizionali, le cosiddette fossili,(carbone, petrolio, gas), la quale ha portato ad un aumento del prezzo relativo all’approvvigionamento di esse; l’altro al problema ambientale legato al forte inquinamento provocato dalle fonti tradizionali che, soprattutto nell’ultimo cinquantennio, ha generato conseguenze negative per il clima del pianeta,per gli habitat naturali e per gli essere viventi. Basta pensare che 1 kWh di energia elettrica prodotta da una fonte tradizionale, causa un'immissione in atmosfera di circa 530 g di CO2.

Le fonti alternative sono di diversa natura e alcune di queste prevedono delle combustioni. Non sarebbe meglio preferire a queste fonti come il fotovoltaico e l'eolico?
Nella categoria delle fonti energetiche alternative rientrano sia il fotovoltaico e l’eolico, forme che prevedono direttamente una conversione dell’energia prelevata dalla natura in energia elettrica, sia le Biomasse, una forma di energia che prevede una combustione. Ma per quanto riguarda quest’ultima è necessario chiarire un aspetto molto importante. Una centrale a biomasse utilizza degli scarti naturali come legno, fogliame oppure oli naturali prodotti da coltivazioni di particolari categorie di piante. La combustione di questi scarti naturali genera un’emissione di CO2 in atmosfera che risulta pari alla CO2 assorbita dagli stessi durante la fase di crescita e di vita, quindi in questo caso il bilancio tra anidride carbonica assorbita ed emessa risulta pari a zero. Per questo motivo anche le Biomasse sono ricomprese tra le fonti energetiche rinnovabili.
Anche l’idroelettrico e la Geotermia rientrano tra la Fonti alternative e rinnovabili.

Nel caso di impianti ad olio di palma, molti sostengono che questa tecnica porti ad una vero e proprio disfacimento di alcuni habitat naturali presenti nelle nazioni che maggiormente coltivano queste produzioni. Quanto è vero questo?
Spesso, quando si parla di nuove idee, nuovi progetti, ancor più in un campo strategico come quello energetico, qualcuno, magari con interessi diversi, riesce a strumentalizzare l’opportunità , trasformandola in problema. Con questo non voglio dire che il problema non esiste a priori, non è giusto però neanche lanciare allarmismi. Sicuramente nei Paesi produttori di queste coltivazioni occorre un piano agricolo che preveda la possibilità di utilizzare terreni incolti e marginali, ossia non utilizzati per diverse ragioni, di modo che non si occupino i terreni destinati per le coltivazioni dei beni necessari. Con i dati in mano ci sono migliaia di ettari non utilizzati in queste nazioni.

Perché oggi la questione ambientale ed energetica è così importante a livello mondiale?
Per le ragioni espresse in precedenza, l’energia e l’ambiente sono le due variabili più importanti del nostro secolo. Oggi chi ha in mano l’energia possiede un potere enorme. In questo nostro mondo super industrializzato e ultra tecnologico tutto funziona grazie all’energia. Quindi riuscire a produrla comporta vantaggi inimmaginabili. E’ necessario comprendere che i grandi importatori di energia come l’Italia, sono quotidianamente in balia dei produttori energetici che potrebbero in qualsiasi istante “chiudere i rubinetti”. Sapete cosa significa non ricevere più energia? Ci ricordiamo il famoso black–out del 2003? Le conseguenze sarebbero disastrose. Ecco perché l’Italia deve diventare un Paese meno dipendente dal punto di vista energetico, e questo traguardo oggi si può raggiungere anche se il nostro Paese non è ricco di fonti fossili, grazie alle fonti energetiche rinnovabili. E posso assicurare che abbiamo un grande potenziale da questo punto di vista. Basterebbe una spinta maggiore da parte dei Governi. Germania docet.
Di pari passo al problema energetico c’è quello ambientale. A causa di un’industrializzazione non sostenibile e di un consumismo sfrenato che hanno in pochi decenni distrutto l’ambiente provocando alterazioni climatiche, immissione di sostanze nocive in atmosfera, inquinamento dei corsi d’acqua, depauperamento delle risorse naturali ed altro ancora, l’uomo ha trasformato in maniera quasi irreversibile il pianeta. Siamo quasi al collasso e solo una riconversione etica e radicale dell’agire umano potranno salvarlo. Ma vedo che per adesso siamo lontani da grandi cambiamenti, basta vedere il modello di sviluppo cinese che da solo sta’ provocando gravissimi danni ambientali. Senza uno Sviluppo Sostenibile non ci sarà più aria da respirare, acqua da bere e risorse da consumare.

Da qualche mese si parla che dietro impianti che interessano fonti di energie alternative vi sia la mano delle associazioni criminali. Nella tua regione vi sono casi di questo tipo?
Per quello che ne so in Abruzzo non dovrebbero esserci fenomeni di questo tipo. Comunque la criminalità organizzata in altra regioni è riuscita ad infiltrarsi soprattutto nella gestione dei rifiuti, con la quale ha ottenuto ricavi enormi causando però danni ambientali incalcolabili. Nel territorio abruzzese non credo si siano verificati episodi simili. Parlando sempre in ambito nazionale sulle fonti rinnovabili od alternative, non conosco casi reali di gestione malavitosa. Potrebbe accadere invece che soldi venuti da chissà dove possano finanziare progetti di questo tipo, dato che ultimamente le organizzazioni malavitose preferiscono reinvestire in attività lecite.
Comunque, tornando al discorso dei rifiuti è importante capire una cosa: più si permette di far viaggiare il rifiuto, dalla raccolta fino allo smaltimento finale, più aumenta il rischio che qualche organizzazione non proprio pulita possa metterci le mani. Più il ciclo del rifiuto si esaurisce nel proprio territorio, per esempio nella propria provincia, più il rischio diminuisce. Questo aspetto può rappresentare un valido indicatore del “Rischio”.

In ambito energetico, quali sono le similitudini tra l'Abruzzo e la Puglia?
Ci sono alcune analogie tra la mia regione e la Puglia. Anche se c’è da dire che il territorio abruzzese è molto meno esteso e presenta poche zone pianeggianti rispetto al territorio pugliese. Entrambe hanno dei crinali appenninici favorevoli per l’insediamento delle Wind –Farm, cosa che infatti è già avvenuta, chiaramente in Puglia in proporzione maggiore. Altro elemento di similitudine è rappresentato dal potenziale delle biomasse. In Abruzzo c’è la possibilità di sfruttare gli scarti delle vegetazioni per la ricchezza dei boschi, mentre in Puglia si potrebbe prevedere lo sfruttamento di distese di terreni incolti per le piantagioni di girasole o di colza. Mi preme sottolineare che sarebbe opportuno per gi impianti a Biomasse di poter sfruttare la “Filiera Corta” , ossia prevedere un’ approvvigionamento della materia prima nel contesto locale, come sottolinea un grande esperto della materia il Prof. Achille Renzetti, e far ricadere i benefici dell’energia prodotta sempre sul territorio interessato dal’iniziativa. Ritengo fondamentale questo aspetto per creare un reale sviluppo.
Sulle fonti fossili non ci sono credo particolari differenze tra le due regioni,entrambe non hanno particolari riserve di gas o petrolio, per questo sono due importatori.

E le differenze?
Devo dire che in ambito dello sviluppo delle fonti rinnovabili , la Puglia è una delle regioni italiane più all’avanguardia. In questi ultimi anni c’è stato un boom di impianti eolici e di impianti fotovoltaici, anche di grande dimensione. Questo grazie sicuramente ad un territorio che si presta molto bene a questo tipo di iniziative, per la presenza del vento costante sui crinali appenninici, e per un irraggiamento solare ottimo per lo sviluppo del fotovoltaico che, grazie al Conto Energia, permette un ritorno dell’investimento rapido ed un buon guadagno assicurato.
In Abruzzo c’è una buona presenza di campi eolici, anche se c’è ancora spazio per realizzare altre Fattorie del Vento, secondo me indispensabili per rendere più autonoma la regione dal punto di vista energetico e per rispettare i parametri del protocollo di Kyoto.
Ma tante volte le “organizzazioni ambientaliste” si oppongono poiché reputano gli impianti eolici di grande impatto ambientale. Probabilmente hanno le idee un po’ confuse sul significato di impatto ambientale e sulla grande opportunità di produrre energia “pulita” da una fonte inesauribile come il vento.
Il fotovoltaico, nonostante il Conto energia rappresenta per me un validissimo strumento, poiché permette di ricevere una “Tariffa Incentivante” molto alta per ogni kWh prodotto, in Abruzzo stenta ancora a prendere piede. Il motivo principale è rappresentato da un sistema bancario che non è ancora pienamente disponibile ad appoggiare questo tipo di iniziativa.
Non conosco ancora i tempi per il rilascio dell’autorizzazione unica regionale, necessaria per questi progetti. Nella regione Puglia l’iter amministrativo ai fini autorizzatori dei grandi impianti è stato molto snellito, rendendo molto più facile l’installazione dei campi fotovoltaici.

L'Abruzzo pagherà una multa per non aver rispettato il protocollo di Kyoto in merito alla produzione di energie alternative. Perchè?

L’Italia dal 1° gennaio 2008 ogni giorno ha un costo di 4.111.000 € (47,6 € al secondo) per il mancato raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto.
Questo costo deriva dal divario di oltre 75 milioni di tonnellate di CO2 (aggiornamento al marzo 2008) che ci separa dagli obiettivi di Kyoto, poiché abbiamo raggiunto un livello di emissioni del 9.9% superiore rispetto al 1990,anno di riferimento. Va ricordato che nel periodo di adempimento 2008-2012, la quantità di emissioni assegnate all'Italia è pari a 483 Mt CO2 eq (-6,5% rispetto al 1990). Quindi siamo in pratica fuori del 16,5 %.
Questa è un'emergenza pesante in termini economici, di immagine e di mancate opportunità.
Ora in realtà questo costo del mancato raggiungimento degli obiettivi di Kyoto in realtà dovrebbe essere chiaramente suddiviso tra le regioni attraverso opportune stime. Quindi anche l’ Abruzzo ha una sua quota.
Approfondendo questo tema però non risulta ben chiaro come sarà gestita questa “multa”. In effetti per adesso non credo ci sia una vera e propria multa da pagare, poiché questo implicherebbe una condanna della Corte Europea. Credo invece questa sia una stima dei danni provocati dalla mancata applicazione del protocollo in materia di obiettivi di riduzione delle emissioni al 2020.
Poiché ogni ulteriore ritardo comporterà costi crescenti sarà fondamentale che le istituzioni mettano al centro delle politiche del Paese la questione climatica, con conseguenti scelte mirate su efficienza energetica, utilizzo delle fonti rinnovabili e trasporti.

4 ottobre 2008

A caval VOTATO non si guarda in bocca!

A caval donato non si guarda in bocca: La dentatura del cavallo ha molta importanza nella scelta dell'animale, ma qualora venga regalato dovrebbe essere accettato così come viene offerto. Il proverbio è perciò un rimprovero rivolto a coloro che anziché essere contenti dei doni ricevuti, hanno la brutta abitudine di criticarli.



Durante il Consiglio Comunale del 2 settembre scorso, al punto 5 dell’ordine del giorno si approvava la rendicontazione dell’esercizio finanziario 2007.
Negli interventi che hanno preceduto la votazione, il consigliere comunale Giorgio Cofano cita più volte l’articolo apparso sul mensile Osservatorio e su questo blog, dove si parla della possibile illegittimità legata alla convenzione stipulata dal Comune di Fasano e la società mista Tri.Com. spa per la gestione dei tributi locali, oltre a ricordare a tutti l’annosa questione degli swap e derivati finanziari in cui è incappato l’ente comunale.
Ma andiamo per ordine.
La prima questione messa sul banco degli imputati è la vicenda Tri.Com, a cui risponde il Sindaco Lello Di Bari precisando che “per il discorso Tri.com, a cui lei [il consigliere Cofano,cdr] faceva riferimento, non siamo fermi. Noi abbiamo chiesto, di comune accordo con il Comune di Polignano, una convocazione dell’assemblea straordinaria per le modifiche statutarie, così come era stato richiesto, per aver un maggior controllo della situazione. Se questo non sarà, andremo sicuramente alla revoca dell’affidamento fatto. Non siamo assolutamente fermi. Noi avevamo chiesto, il Comune di Polignano e il Comune di Fasano, che fosse fissata per stamattina [2 settembre ‘08] l’assemblea straordinaria a Polignano. Ieri [1 settembre ‘08]ci è arrivata una comunicazione che non si è ancora riunito il Consiglio di Amministrazione. Che si riunirà in questi giorni, per comunicarci la data in cui dovremo recarci a Polignano”.

Sta di fatto che il Sindaco non risponde alle perplessità sollevate dagli interventi, infatti, non si capisce perché dopo il voto unanime in consiglio comunale per provvedere alla rescissione del contratto, ancora si continua a discutere di revisioni delle convenzione, accordi, tavoli tecnici e quant’altro serva a prendere del tempo per continuare questa collaborazione che da contratto durerà fino al 2026.
A seguire, l’intervento dell’assessore alle Risorse Finanziarie, Giuseppe Zaccaria, che si diletta in un pistolotto d’altri tempi dimostrando nelle opinioni, mai nei fatti, che la vicenda Tri.Com è ampiamente conosciuta e monitorata, perché “non è vero che stiamo trascurando la cosa. Non ci voleva l’articolo del giornale per fare aprire gli occhi di fronte ad un problema che esiste. Il problema Tri.com lo stiamo controllando quotidianamente. Diceva il sindaco che abbiamo sollecitato il consigliere, espresso da questa amministrazione, ad intervenire presso la Tri.com, perché venga promossa l’assemblea, perché dobbiamo cambiare le norme statutarie.
E non perché ce lo dice il giornalista famoso. Perché all’epoca, deve sapere il giornalista famoso, che non era vero che quel provvedimento era illegittimo”.
È bene ricordare allo smemorato assessore che l’articolo cita testualmente che “il servizio di riscossione dei tributi, sulla scorta della sentenze del Tar, appare completamente illegittimo”.
In altre parole, se quello che dice il TAR è vero, attualmente la convenzione non rispetta i criteri che rendono legittimo questo tipo di affidamento e che il tutto va rivisto secondo le nuove disposizioni (sentenza n. 1404 del 19 maggio 2008 del TAR di Lecce e documento dell’adunanza plenaria del Consiglio di Stato del 3 marzo 2008 in allegato).
L'unica cosa certa è che, ad oggi, l’organizzazione delle società miste deve rispettare delle norme che a Fasano non vengono minimamente prese in considerazione e, come se non bastasse, l’assessore continua a dire che “stiamo chiedendo alla Tri.Com di rivedere, modificare le norme statutarie, così come prevede la Finanziaria del 2008”.
Cosa?
Ma se nove mesi fa, il Sindaco disse che “il 5 dicembre [2007] presso Palazzo di Città del Comune di Polignano a Mare si sono incontrati il Sindaco del Comune di Polignano a Mare (…) il Sindaco del Comune di Fasano (…) e in rappresentanza della Società San Giorgio S.p.A., il dottor Luca Petrucci, anche consigliere di amministrazione della Società TRI.COM S.p.A”, per discutere della “risoluzione delle problematiche afferenti il rapporto tra gli enti locali, la TRI.COM e la Società San Giorgio S.p.A.”.
Tradotto, l’oggetto della riunione era la risoluzione del contratto per una serie di inadempimenti della società.
La decisione fu dettata dal voto unanime del consiglio comunale il 29 novembre ’07 e, infatti, nel la seduta successiva (6 dicembre 2007,ndr), il sindaco comunica ai consiglieri che “l’avvio del procedimento per la rescissione è stato dato”.
Ora, sulla scorta di queste dichiarazioni, sapendo che la Tri.Com ha più volte ritardato i pagamenti, non sta rispettando la convenzione e si è avviata la risoluzione del contratto, come si può ancora parlare di “rivedere, modificare le norme statutarie”?
Poi l’assessore viene a dirci che sta “tutti i giorni con il fiato sul collo del sindaco perché si risolva immediatamente il contratto”. Allora, scusate, ma di cosa stiamo parlando? Volete spiegare ai cittadini se la Tri.Com dovrà andarsene o resterà, provvedendo poi alla revisione dello Statuto?
In questa vicenda, la mancanza di chiarezza la fa da padrona e si continua ad affermare tutto il contrario di tutto.
Purtroppo, però, non è solo sull’affaire Tri.Com che l’amministrazione ha le idee poco chiare, perché restando in ambito finanziario abbiamo anche la vicenda swap e derivati finanziari.
Su questo tema, l’assessore asserisce che “per quanto riguarda lo swap, lo abbiamo anche qua [in consiglio comunale, ndr] sviscerato, non grazie anche a questo fantomatico giornalista, perché altrimenti lo facciamo così famoso che lo portiamo alla televisione”.
Per fornire una quadro quanto più chiaro possibile sulla vicenda, è bene ricordare a tutti che sviscerare significa “esaminare con gran cura e attenzione, studiare a fondo” ; peccato che dalla lettura dei verbali del consiglio comunale non si evinca nulla di tutto questo.
Seguendo gli atti è facile capire come la questione swap approda per la prima volta in consiglio comunale il 29 novembre ’07.
In quella data, il consigliere Dino Musa invita “l’assessore al Bilancio a spiegare al Consiglio Comunale e ai cittadini in che cosa consistono questi swap e perché il Comune di Fasano si ritrova a dover subire le conseguenze negative di questa sorta di lotteria”.
L’assessore risponde: “mi sforzerò di spiegare che cosa significa questa parola mostruosa. Anche se, ne sono convinto, che lei [al consigliere Musa,ndr] l’avrebbe spiegato certamente meglio di me.
Si tratta di finanza derivata … di un contratto sottoscritto negli anni passati, che l’amministrazione passata ha avvallato attraverso una delibera di Giunta ed era sottinteso che l’abbiamo sottoscritta” (sic!), comunque, “era una proposta fatta dal dirigente del Servizio Finanziario il quale propose di utilizzare questo strumento perché riteneva potessero esserci dei vantaggi per l’amministrazione comunale, in termini proprio di maggiori entrate”.
Come da tempo andiamo raccontando, il dirigente ha proposto un affare e la giunta, senza sapere di cosa si stesse parlando, ha sottoscritto tutto, senza coinvolgere il consiglio comunale.
Fin qui è storia nota.
La cosa interessante è che nel continuare il suo intervento, l’assessore mette in campo tutta la sua straordinaria chiaroveggenza e conoscenza dei mercati, dichiarando che “stiamo subendo qualche perdita, abbiamo anche avuto modo di consultarci e di verificare se il fenomeno è sotto controllo o meno e allo stato lo è” ma, udite udite, “c’è una tendenza dei mercati a far scendere l’Euribor”.
Infatti, l’Euribor dal 2007 al 2008 è aumentato dell’8,92% comportando 150 mila euro di perdite per il Comune. Previsione azzeccata e ottima dimostrazione di come la situazione sia perfettamente sotto controllo.

Poi, da “buon padre di famiglia” come si definisce lui stesso, ci viene a dire che “questi tipi di strumenti sono estremamente sensibili e delicati … Tengono conto dell’andamento dei mercati. E siccome stiamo parlando di cosa pubblica, se è vero che abbiamo guadagnato 350.000 euro in questi anni, è anche vero che c’è il rischio che potremmo rimetterceli. Per cui nel momento in cui riterremo che la cosa non sarà più controllabile, immediatamente chiederemo la rescissione del contratto stesso”.
Al dibattito si aggiunge il consigliere Fabiano Amati, chiedendo all’amministrazione se “mantenere in piedi il contratto o se, in alternativa, è più utile fuggire nonostante le penali”.
L’assessore risponde dichiarandosi “preoccupato” e l’unico atto concreto fino ad oggi è la presenza di una voce nel Bilancio 2008 (pari a 100 mila euro, ndr) relativa all’estinzione del contratto di swap.
Molto interessante anche la dichiarazione del consigliere di maggioranza Mimmo Capozzi, che precisa come il contratto di swap non è stato mica sottoscritto “da un gruppetto di politici sprovveduti. In questo tranello, in questa trappola ci son caduti tantissimi comuni e tantissimi comuni anche del centro sinistra”.
Come se il problema fosse il colore politico dell’amministrazione e non il serio rischio per la finanza comunale. E poi, si evince dai fatti che gli amministratori non sono affatto sprovveduti.
Anche il consigliere di maggioranza Gianleo Moncalvo partecipa alla discussione, precisando che l’assessore “valuterà, tenendoci informati, quale sarà poi effettivamente la strada da percorrere: se pagare la penale oppure continuare a rischiare, qualora il rischio sia ragionevole”.
Come: rischio ragionevole?
Un’amministrazione comunale che gioca con i soldi dei cittadini deve continuare a farlo solo se i rischi sono ragionevoli? Ma qual è il concetto di amministrare? Ma, soprattutto, i cittadini sanno che le perdite le pagheranno loro? Perchè questi signori non giocano con i loro soldi?

Per concludere il quadretto swap e dimostrare che l’operazione è davvero sotto controllo, aggiungiamo un pezzo dell’intervista al sindaco Lello Di Bari dell’11 gennaio 2008, dove interrogato sulla vicenda swap, ci dice che “quando ci fu proposta la delibera di giunta per la sottoscrizione dello swap dall'allora detentore della delega al bilancio (l'ex sindaco Vito Ammirabile,ndr) e col parere favorevole del dirigente dell' ufficio finanziario, personalmente, parlare in quel contesto di swap o di swatch era la stessa cosa, perché non conoscevo in cosa consistesse questa rischiosa operazione . Solo nell'estate scorsa, in veste di sindaco, ho dovuto fare i conti con questi strumenti di finanza derivata e ho capito che nel nostro caso ci è stato teso un tranello dalla banca BNL e noi, come tanti altri Comuni, ci siamo cascati”.
In merito alle azioni future, il sindaco si dice “fermamente deciso a riportare a zero questa situazione: dalle informazioni in nostro possesso, abbandonare oggi lo swap ci costerebbe circa 800mila euro”.
Peccato che alla data dell’intervista (19 maggio 2008,ndr), la penale per cancellare il contratto ammontava a 220mila euro e non a 800mila come dichiarato dal sindaco.
Dalla lettura degli atti del consiglio comunale, spiace dirlo all’assessore, ma si evince che il problema swap non è stato assolutamente sviscerato in consiglio comunale, si è parlato solo di cosa sono in generale questi contratti, della loro inadeguatezza per gli enti pubblici (ma loro lo hanno fatto comunque,ndr), dei buoni propositi per il futuro e nient’altro.
Nei fatti, non è ancora giunta una risposta alla petizione portata avanti dal forum Fasancult, dove si chiedeva “al Sindaco di Fasano e all’Assessore alle Politiche Finanziarie, di argomentare la questione [swap, ndr] in consiglio comunale, mettendo in chiaro qual è la situazione attuale, i flussi di cassa registrati dal Comune in questi mesi e le iniziative future che s’intendono prendere in materia”.
La petizione, conclusasi con un incontro pubblico alla presenza di numerosi cittadini e dell’analista finanziario Attilio Di Mattia che ha lui sì sviscerato i contratti del comune di Fasano, ha visto la partecipazione attiva di tanti giovani interessati alla città e al suo futuro.
È stato un momento per chiedere all’amministrazione comunale un esempio di trasparenza e condivisione delle scelte con i cittadini, un po’ come si è tanto sbandierato in occasione del Bilancio Partecipato.
A noi non resta che attendere, dato che l’assessore Zaccaria ha comunicato al consiglio comunale che entro il mese di settembre si terrà un incontro con alcuni analisti finanziari per comprendere bene la situazione.
Speriamo che sia l’occasione buona per un consiglio comunale monotematico nel quale si affronti davvero la vicenda swap.
Magari, ci si aspetta che l’assessore, anziché sentirsi sicuro di sé per aver sviscerato cose inesistenti e garantire che è tutto sotto controllo, quando poi i fatti raccontano altro, si prodighi nel dare spiegazioni ai cittadini, senza preoccuparsi di “fantomatici giornalisti o di future comparse televisive”.
Francamente, in quel suo intervento ci si aspettava un'analisi finanziaria seria e documentata nell' illustrare il problema, e non pistolotti insignificanti che dimostrato la totale improvvisazione che questa classe dirigente ha nell’affrontare temi così importanti.


Documenti utili in allegato:

- Consiglio di Stato: Adunanza plenaria del 3 marzo 2008 n.1
- Sez. III del TAR di Lecce: Sentenza n. 1404 del 19 maggio 2008
- Leggi l'articolo 
Tri.Com: contratto illegittimo


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