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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
25 novembre 2008

Una candela per i tributi



San Matteo:
Patrono dei banchieri, notabili, tasse
San Giorgio: spa

E' capitato un pò a tutti di chiedere aiuto nei momenti di sconforto.
C'è chi si rivolge agli amici cari, chi preferisce restare solo cercando una possibile soluzione al problema e chi invece cristianamente si affida alla preghiera e all'aiuto divino dei Santi.
Accade così, che in un momento di difficoltà, anche noi dovremmo chiedere l'intercessione di qualche Santo Patrono che possa risolverci qualche problema.
Per fortuna, come si usava un tempo, la candela accesa ai piedi della statua del Patrono non sarà soltanto la nostra, perchè sono in tanti a chiedere l'intercessione.
Qualcuno, leggendo queste righe potrà pensare al famoso proverbio "scherza coi fanti ma lascia stare i Santi".
E' vero, ma in questa circostanza pare che non ci sia nulla da scherzare.
Dalla Puglia alla Sicilia le distanze si accorciano e i problemi assumono un unico comune denominatore: soldi che tardano ad arrivare.
A Nardò, una sentenza della Commissione tributaria provinciale (9^ sezione: Presidente Mario Fiorella, relatore Guglielmo Distante) ha dichiarato nulli e privi di effetti giuridici alcuni avvisi di accertamento notificati ad un contribuente.
La vicenda viene raccontata in un articolo del 24 novembre del 2008 dal titolo I Giudici amministrativi smontano le teorie della San Giorgio: nulli alcuni avvisi di accertamento (leggi).
Risalendo Le Puglie, troviamo il Comune di Brindisi, anch'esso interessato da non pochi problemi in materia di riscossione dei tributi locali.
Continuando il nostro viaggio, approdiamo a Fasano (BR), la nostra cara città, che da qualche settimana ha avviato la procedura di risoluzione del contratto con la Tricom spa o San Giorgio spa che dir si voglia, a causa di un mancato riversamento nelle casse comunali di circa 4 milioni di euro. Briciole, quisquillie, pinzillacchere . . .
Ma il nostro viaggio, ad un certo punto, ci fa arrivare ad Augusta, in Sicilia, una bellissima città, che pare abbia anch'essa qualche piccolo problemino con la riscossione dei tributi ed il relativo riversamento degli stessi nelle casse comunali.
Vi chiederete: società affidataria del servizio? La San Giorgio spa
Ora, non sappiamo e non c'interessa sapere se si tratta della stessa società o abbiamo a che fare con un caso di omonimia.
La cosa certa, invece, è che in molti enti locali sono incappati in un triste vizietto delle società affidatarie della riscossione dei tributi, che pare comincino ad avere come fattore costante il ritardo nei riversamenti, vedi Nardò, Fasano, Brindisi, Augusta.
Si tratterà della stessa società? O solo di un modo di fare che accomuna diversi soggetti pubblico/privati che si occupano della riscossione dei tributi?
Questo non lo sappiamo, perchè a noi interessa sapere chi, quando e come saranno restituiti i tanti soldi che mancano all'appello e, soprattutto, perchè i cittadini si ritrovano a pagare senza avere garanzie da chi riceve i loro soldi?
Allora, cari San Matteo e San Giorgio vedete un pò voi cosa si può fare, create magari anche voi una società mista per l'intercessione dei Santi e metteteci una buona parola.
Con Sincera Devozione ...

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Il Comune di Fasano e la vicenda Tri.Com. spa
2 - Caso Tri.Com: cosa prevede il futuro?
3 - Affissioni abusive: la Tri.Com deve darsi una mossa
4 - Swap e Tri.Com: casse comunali a rischio
5 -  Tri.Com: contratto illegittimo?
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7 - 14 ottobre '08: estratto video della puntata di Ballarò
8 - Il consiglio dell'Autotutela!



18 novembre 2008

Il consiglio dell'Autotutela!



Sinceramente non voglio annoiarvi con lunghe trattazioni sul tema Tri.Com. e, per questo, cercherò di schematizzare un po’ quello che è accaduto negli ultimi anni in materia di riscossione dei tributi comunali, in modo da fornire un quadro completo (almeno ci provo) della vicenda.
- 2003/’08: La Giunta di centrodestra del sindaco Vito Ammirabile promette di voler internalizzare la riscossione dei tributi, fino ad allora esternalizzata a favore di una cooperativa che percepiva un compenso lordo sugli accertamenti, ovvero, sull’evasione. Tale scelta, indicava la necessità di far venire a galla tutti gli evasori e allo stesso tempo, causava un invio di “cartelle pazze” per rimpinguare le casse dell’ente gestore.
Per ovviare a questo, si decise che la riscossione andava internalizzata e nel dicembre 2003 si provvedeva a fissare in 2 anni (!) un progetto di “ristrutturazione” dell’Ufficio Tributi, al fine di razionalizzare gli sprechi ed evitare disagi ai cittadini.
Il biennio sarà impiegato nella riorganizzazione di: uffici, personale, elaborazione di dati utili per la riscossione.
- 2006: Cartelle pazze? Serve una soluzione. Il consiglio comunale di Fasano delibera di “aderire in qualità di nuovo socio pubblico alla società mista Centro Tri.Com. spa”, acquistando il 5% delle azioni detenute dal comune barese, delineando così il nuovo quadro societario: comune di Polignano a Mare (49%), S. Giorgio spa (46%) e Comune di Fasano (5%). Ovviamente, per non annoiare il lettore evito di citare le percentuali relative agli aggi spettanti alla società mista e al relativo socio privato San Giorgio spa.
- Novembre 2008: Qualcuno ricorda alla città che la società Tri.Com. spa non riversa da molti mesi le entrare tributarie pagate regolarmente dai cittadini (3.549.700 euro,ndr) e l’Amministrazione Comunale corre ai ripari sollecitando i pagamenti e minacciando la rescissione del contratto di affidamento.
Nei mesi successivi, le somme ritornano nelle casse comunali, grazie anche alla predisposizione di un pagamento dei tributi mediante modello F24 in modo da evitare che i tributi passino dalla San Giorgio prima di ritornare definitivamente a Fasano.
- Gennaio-Maggio 2008: Nel primo trimestre 2008 il Comune doveva ricevere nelle proprie casse una somma pari a 595 mila euro che tarda ad arrivare. I primi giorni di maggio il sindaco sollecita nuovamente la società per chiedere il riversamento delle somme dovute, pena la continuazione di risoluzione del contratto. Nel frattempo, cala il silenzio e tutti cominciano a pensare che le cose siano ritornare alla normalità.
- Agosto 2008: Lo stesso qualcuno che aveva ricordato l’ammanco di soldi nel 2007, segnala alcune anomalie relative al contratto di affidamento del servizio di riscossione dei tributi. La segnalazione riguarda un caso simile e alcune sentenze emanate in merito dal TAR di Lecce, oltre ad un documento del Consiglio di Stato, che poggiano le loro riflessioni sulle normative europee in materia.
Vengono così poste in discussione le norme a cui deve sottostare una società mista detta “in house”, le regole da rispettare e gli adempimenti in materia di controllo da parte dell’ente pubblico che affida il servizio. Il qualcuno che pone il problema, si preoccupa di dare un consiglio all’amministrazione comunale: “Il Comune di Fasano in ogni momento e per una forma di autotutela, può procedere all’annullamento dell’atto di affidamento, che porterebbe così a rendere nulla la convenzione tra il Comune e la TriCom spa.”
- Settembre 2008: Il giorno 2 durante la seduta di Consiglio Comunale, interrogato sulla questione alla luce dell’articolo pubblicato da qualcuno nel quale si mette in discussione la “legittimità del contratto” con la Tri.Com. spa, l’assessore alle Politiche Finanziarie dice che queste cose sono abbastanza note “e non perché ce lo dice il giornalista famoso. Perché all’epoca, deve sapere il giornalista famoso, che non era vero che quel provvedimento era illegittimo”. Nell’articolo non si diceva assolutamente questo!
Poi, scivolando sull’altro tema che interessa il suo ramo, ovvero la vicenda Swap e derivati finanziari, aggiunge che anche questo secondo argomento era affrontato e ampiamente conosciuto, “non grazie anche a questo fantomatico giornalista, perché altrimenti lo facciamo così famoso che lo portiamo alla televisione”. Sta di fatto, che i due problemi esistono e sono venuti a galla solo e soltanto dopo che qualcuno li ha raccontati e speriamo che come diceva Enzo Biagi "alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa". Ma andiamo avanti.
- Novembre 2008: Un protocollo d’intesa tra il Comune di Fasano e il Comune di Polignano a Mare, soci pubblici della Tri.Com. spa, diffidano ufficialmente la società ad incassare i tributi per nome e per conto dei due comuni, questo, a causa dei mancati riversamenti e per colpa di una serie di inadempienze.
Così, nel comunicato stampa diffuso dal Comune di Fasano, si legge che tale provvedimento è finalizzato alla rimozione “in autotutela”.
A quanto pare, di tale scelta sono state informate la Corte dei Conti, la Procura di Brindisi e quella di Bari, anche se quest’ultima aveva già acquisito alcuni atti presso il Comune e la sede Tri.Com. di Fasano nei mesi scorsi.
Alla luce di tutto questo, a quel qualcuno che aveva segnalato e affrontato più volte il problema, grazie anche alla collaborazione di alcuni cittadini, restano due grandi soddisfazioni; in primis, aver raccontato nei fatti la verità e, in secondo luogo, aver dato un piccolo contributo nel proteggere le tasche dei cittadini fasanesi e non solo.

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13 novembre 2008

La Casta che ingrassa e la magra informazione



Il 12 novembre scorso, durante la seduta alla Camera dei Deputati, sono stati respintI alcuni emendamenti dell'Italia dei Valori relativo ai costi della Casta.
Ovvero, l’abolizione della legge Mancia, che disperderà 70 milioni di euro per piccoli interventi di natura "clientelare", a quello sull’abolizione delle comunità montane, per finire con quello relativo alla riduzione dei rimborsi elettorali ai partiti.
Quindi, la Casta si compatta a difesa dei suoi diritti e alla faccia dei cittadini, che oltre a non essere informati, si sentono dire di stringere la cinghia, quando loro, i Cast(r)ati, si sono perfino sbottonati i pantaloni.
Una politica sciocca, che davvero offende e fa riflettere su cosa sia oggi la democrazia rappresentativa, una sorta di giochetto delle poltrone per rappresentare i propri interessi di lobby/azienda che chiamano partito.


Oltre  a questo, è molto importante segnalare che approda in Commissione Cultura la famosa legge Levi/Prodi, detta anche "ammazzablogger".
In sostanza, come detto anche dalla campagna "Free Blogger" promossa in queste ore da Beppe Grillo.
La proposta di legge, in sintesi, stabilisce che:
- ogni blog è equiparato a un prodotto editoriale
- ogni blog che pubblica Adsense di Google o banner può risponderne all'Agenzia delle Entrate
- ogni blog deve iscriversi al ROC (Registro degli Operatori di Comunicazione)
- ogni blog è soggetto alle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa
- ogni blog che non si iscrive al ROC può essere denuciato per il reato di "stampa clandestina": due anni di carcere e sanzioni economiche.
Un blogger può scegliere se iscriversi al ROC, e correre il rischio di una delle innumerevoli denunce penali e civili sui reati a mezzo stampa che risalgono al Codice Rocco del fascismo o, in alternativa, entrare in clandestinità prima di entrare in galera. Insomma, può impiccarsi o spararsi un colpo in testa.

Documenti correlati:
- Il testo stenografico sulla vicenda dei finanziamenti ai partiti (vedere pag. 77)
- L'elenco completo della votazione o la sintesi con favorevoli e contrati


12 novembre 2008

"Gelli risparmiatore tradito? E che dire del risparmio gestito ..."

Articolo redatto dal prof. Beppe Scienza (apparso su Libero Mercato il12-11-2008 a pag. 2)




Prenome: Licio. Cognome: Gelli. Soprannome: venerabile. Età: anni 89. Professione: risparmiatore tradito.
Non è un errore di stampa, anche se per molte vittime del risparmio gestito o della previdenza integrativa sarà una sorpresa trovarsi stessa barca col discusso personaggio, recentemente riapparso in televisione. Eppure è proprio questa la veste sotto cui Gelli si presenta in un libro uscito nel 2004 e dedicato al fallimento del Banco Ambrosiano.
Già di per sé una prefazione firmata dal Maestro Venerabile dalla Loggia P2 solleva alcune perplessità, che si trasformano però in sconcerto leggendola tutta. Non solo egli dà per provato che “la bancarotta della più prestigiosa banca privata italiana sia servita [...] a nascondere interessi diversi da quelli veri della tutela del risparmio e la Banca d’Italia non se ne sia accorta, o non se ne sia voluta accorgere” (pag. 8). Ma addirittura pretende il “pagamento di tutti i danni che sono stati prodotti successivamente, sia ai piccoli azionisti sia a me” (pag. 9). Insomma lui come ad esempio quei risparmiatori a cui il Monte dei Paschi di Siena, tanto per restare in Toscana, riuscì a far perdere l’89% col fondo comune Spazio Euro Nuovo Mercato.
Ma Gelli non vuole apparire solo vittima di “certi centri di potere economico”, bensì un vero e proprio risparmiatore tradito. Il libro reca infatti in copertina il duplice titolo: “Crac ambrosiano. Il risparmio tradito”.
Peccato che le Edizioni Libreria Cortina Torino avessero già pubblicato nel 2001 “Il risparmio tradito” e che un editore, prima di scegliere un titolo, di regola si accerti che non esista già. A quanto pare non hanno avuto questo scrupolo le Edizioni Giuseppe Laterza che, malgrado la somiglianza del nome, non sono però da confondere con la Laterza che tutti conoscono, cioè la Gius. Laterza e Figli.
Una causa presso il Tribunale di Bari, attualmente in corso, farà chiarezza sulla questione se un editore possa tranquillamente copiare il titolo di un libro già uscito. A sentire uno dei primi iscritti all’albo dei consulenti i proprietà intellettuale, attivo da decenni a Torino e Milano, pare proprio di no. Come osserva infatti Mario Aprà, “si tratta quasi sicuramente della prima causa in Italia per plagio di titolo. Nell’ambito dei marchi commerciali le contraffazioni sono relativamente frequenti. Ma la tutela offerta dal diritto d’autore nei confronti del titolo di un’opera è talmente forte, che praticamente mai nessuno prova a copiarlo. E quando capita, di regola è dovuto a distrazione”.
La destra e la sinistra. Evidentemente il titolo piace un po’ troppo, come dimostra un’altra vicenda da raccontare per dovere di par condicio. Riguarda infatti l’appartenente a un’area politica distantissima da quella di Licio Gelli. Sempre nel 2004 i librai italiani ricevettero l’annuncio di una novità della casa editrice di Stefano Passigli, senatore dei Democratici di Sinistra (DS) e curiosamente pure lui toscano. L’autore era Arthur Levitt, noto negli Stati Uniti per le cariche ricoperte in ambito finanziario: presidente dell’American Stock Exchange, poi a lungo della Sec, l’equivalente dell’italiana Consob, ecc.
Tuttavia il problema non era l’autore, bensì il titolo che sorprendentemente anche questa volta era “Il risparmio tradito”. Certo che occorre una notevole inventiva per tradurre così il titolo originale del libro di Levitt ossia “Take On the Street: What Wall Street and Corporate America Don't Want You to Know”. O forse non ci voleva nessuna fantasia, trattandosi del titolo di un libro che era stato più volte in classifica e continuava a vendere.
La cosa sconcertante è però un’altra. Una svista può capitare a tutti, ma ci si sarebbe aspettati che Passigli, contestatagli la cosa, reagisse con un’immediata risposta del tipo: “Non lo sapevo. Provvedo subito a cambiarlo”. Invece no. Ci sono volute due lettere di diffida e altri interventi perché si decidesse a fare marcia indietro proprio allo scadere del termine postogli (29-7-2004).
Stupisce poi anche che fosse prevista una prefazione di Gustavo Visentini che a più forte ragione doveva sapere che il titolo non era nuovo, essendo stato a lungo presidente di Assogestioni. Per la cronaca il libro è poi uscito nel 2007 con altro titolo e una prefazione stranamente firmata non Gustavo bensì Gino Visentini.
Plagi e tradimenti. Ma lasciamo pure da parte i rischi di plagio, poco preoccupanti, perché “il diritto d’autore tutela il titolo di un’opera” come spiega ancora Mario Aprà “per 70 anni dopo la morte dell’autore, senza bisogno di registrazione del marchio”, che per altro ad abundantiam è stata effettuata. Fatto sta che editori molto più seri (Fazi, Rizzoli, Ponte alle Grazie e Chiarelettere) anziché pensare di copiare il titolo, mi hanno piuttosto proposto di pubblicare da loro la nuova edizione de “Il risparmio tradito”, ormai quasi conclusa coi doverosi aggiornamenti al crac della Lehman Brothers e al mezzo cataclisma che ne è seguito.
Affrontiamo invece un problema sostanziale. Quando è ragionevole parlare di risparmio tradito? Il termine, prima inesistente, si è diffuso dopo l’uscita del mio libro ma, almeno a mio parere, viene spesso applicato a sproposito.
Prendiamo per esempio le azioni, il cui valore si azzera quando la società fallisce, come nel caso della Parmalat o Cirio. Dov’è il tradimento? Alle società capita di fallire, altrimenti i sistemi giuridici non contemplerebbero neppure le procedure concorsuali. È connaturato all’investimento azionario che qualche società vada a gambe all’aria, magari anche a causa di malversazioni. Un po’ diverso il discorso per le obbligazioni, anche se di nuovo l’insolvenza di un debitore non necessariamente è proditoria.
A mio avviso si può parlare di risparmio tradito soprattutto nell’ambito del risparmio gestito e della previdenza integrativa e al riguardo vorrei rifarmi al mio libro che uscì nel giugno del 2001, quindi prima dei crac dell’Argentina (dicembre 2001), Cirio (2002) e Parmalat (2003) che non poteva quindi prendere in considerazione e tanto meno prevedeva. Il risparmiatore tradito è soprattutto quello che si fida di una società di fondi comuni che gli decanta le capacita dei suoi gestori, che invece regolarmente fanno peggio di come farebbe lui (e di quanto di fatto concretamente ottengono altri risparmiatori nelle sue stesse condizioni, investendo da soli). Il risparmiatore è tradito da chi gli fa comprare polizze vita con lo spauracchio di un crac dell’Inps e poi invece è lui vittima del crac della Lehman Brothers o dell’islandese Glitnir Banki. Il risparmiatore-lavoratore è tradito dai vari economisti e sindacalisti che gli decantano i fondi pensione e così poi lui perde il 26,9% con un comparto di Fopen mentre il suo collega col Tfr fa +4%.
Per giunta in tutti questi casi siamo di fronte a tradimenti di persone che si fidano, perché normalmente uno ha fiducia nella banca, ha fiducia nel collega sindacalista ecc. E il sommo poeta, non dimentichiamolo, metteva nell’ultimo cerchio infernale proprio chi fa del male a chi si fida (Divina Commedia, Inferno, canti dal 32° al 34°).

7 novembre 2008

Mi avete preso per un Presidente del Consiglio?



Dopo i tagli della Gelmini e le pressioni per trasformare le università in fondazioni, il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, ha deciso di creare e guidare personalmente una nuova università.
Simpatico com'è, non ha esitato a fare pubblicità alla sua nuova facoltà, esibendo a tutti gli ottimi risultati che vengon fuori dopo il percorso di studi.
Un esempio, la sua dichiarazione a Mosca durante la conferenza stampa di ieri: "Ho detto al Presidente ( Medvedev,nda) che Obama ha tutto per poter andare d'accordo con lui, perchè è giovane, bello e anche abbronzato e quindi, penso che si possa sviluppare una buona collaborazione".
Le sue doti eccelse fanno in un attimo il giro del mondo, tutti cominciano a sgranare agli occhi scoltando le parole di Berlusconi.
Tutti pensavano che le sue doti non potessero mai superare la grande figura al Parlamento Europeo quando diede del Kapò a Schulz o quando fece le corna in una foto di gruppo con i capi di stato europei.
Insomma, un grande uomo, una grande mente che ha studiato tanto per diventare quello che oggi è.
Peccato che questo lo pensi solo lui e i suoi vicini, pronti ad esaltare ogni sua parola o parodia.
Così, dopo le dichiarazioni sull'abbronzatura, il magnifico rettore  ritorna sulla scena e con uno spot elettorale dei suoi, nvita tutti a prendersi la laurea presso la sua nuova struttura universitaria.
Infatti, in riferimento alle sue dichiarazioni e alle polemiche che subito si sono scatenate, dice: "Perchè c'è qualcuno che ha obiettato? Uno può sempre prendere la laurea del coglione quando vuole. Se uno vuole prendere una laurea pubblica ogni occasione è buona".
Bene, finalmente abbiamo capito qual è il valore che Berlusconi da alla scuola e come rappresenta il nostro Paese agli occhi del mondo.

6 novembre 2008

Enzo Biagi



Ad un anno dalla sua scomparsa, chissà come avrebbe raccontato Enzo Biagi la vittoria di Barack Obama, la crisi internazionale, i tagli alla scuola e al futuro del nostro Paese.
Quali sarebbero state le sue reazioni alle dichiarazioni di Berlusconi che prima si vanta di poter "dare consigli ad Obama perchè più anziano" e poi dalla Russia si riferisce a lui definendolo giovane, bello e "abbronzato".
Ma, soprattutto, se ancora in vita, avrebbe risposto a quei simpatici clown che non perdono occasione per smentire la verità sulla sua cacciata dalla Rai.
Memorabile, l'intervento di Berlusconi che intervistato dal muto Gianni Riotta, disse che Biagi non era mai stato cacciato dalla Rai, ma andò via spontaneamente perchè preferiva un'alta liquidazione.
Quando ancora conduceva "Il Fatto", l'allora sottosegretario alle Comunicazioni, Massimo Baldini disse: "Ribadiamo la nostra contrarieta' all'aumento del canone Rai. Se hanno problemi con i conti possono risparmiare eliminando trasmissioni che costano molto e non servono a nulla, come ad esempio Il Fatto di Enzo Biagi''.
Per non parlare di Giuliano Ferrara, che dopo il famoso "Editto di Sofia", gli scrive "Caro Biagi, non faccia il martire, ci risparmi la solita sceneggiata [...]. Lei ha fatto campagna elettorale con i quattrini di tutti, anche degli elettori del centrodestra [...]. Quando si sparge l'incenso conformista lei è sempre il primo. Spostare Il Fatto in un altro orario non sarà come violare una vergine o sgozzare un agnello sull'altare dell'informazione. [...] Biagi è un mostro sacro degli affari suoi e un ipocrita".
E poi, quel Del Noce, che incalzato sulla cancellazione del programma di Biagi risponde con quella faccia sorridente dicendo che "si cambia in televisione, mica sempre le stesse facce [...] Biagi è acqua passata!", ignorando che quella trasmissione era un momento di serio dialogo tra Biagi e i suoi ascoltatori, oltre ad essere il programma più visto della tv pubblica.
A noi resta il suo ricordo e i suoi libri, la sua gentilezza, la sua umiltà e professionalità, il suo essere onesto con i lettori, il suo raccontare la verità.
Insomma, il suo essere Enzo Biagi.





5 novembre 2008

Berlusconi-Obama: consigli per gli acquisti



Dovevamo far finta di nulla quando il sen. Dell'Utri in un'intervista parlava di Mangano-eroe, studenti fascisti rossi, fascismo e Mussolini, Saviano che fa bene ad andar via dall'Italia.
Bisognava continuare a far finta di nulla quando i ministri Frattini e Bondi, guidando il carro del PdL ci venivano a raccontare delle similitudini tra Berlusconi e Barack Obama.
Un ultimo sforzo anche quando si viene a sapere che Licio Gelli approda in tv con un suo programma televisivo.
Però basta, siamo al limite. . . non continuate!
Invece, si sa, questo paese è pieno di burloni e non esiste un limite.
Sì, perchè nel giorno in cui gli Stati Uniti dimostrano al mondo intero di saper guardare al futuro e voler puntare sul nuovo che avanza, il nostro Presidente del Consiglio scrive ad Obama per fare i suoi auguri.
Voi direte, ma cosa c'è di strano?
Nulla, se non fosse per il fatto che Berlusconi freme nell'incontrare Obama, perchè  "potrò dargli dei consigli perchè sono più anziano". Sì, i consigli per gli acquisti?
Ma non contento, aggiunge: "quello che e’ successo e’ la dimostrazione della vitalita’ della democrazia americana".
Vero!
Anzi, verissimo, perchè mentre l'America tenta di rialzarsi e andare avanti, la nostra oramai sepolta democrazia attende invano . . . e chissà per quanto tempo ancora.
Siamo alla follia pura . . .

5 novembre 2008

In Puglia: primo tavolo tecnico sull'Aleurocanthus spiniferus

Il giorno 21 ottobre u.s., presso l’Istituto Agronomico Mediterraneo di Valenzano (IAM) si è svolto un incontro tecnico per affrontare la problematica relativa all’indesiderata introduzione in Italia di Aleurocanthus Spiniferus, in piccolo insetto dannosissimo per gli agrumi.
Al tavolo tecnico, organizzato dal prof. Francesco Porcelli del DIBCA (sezione di Entomologia e Zoologia) dell’Università di Bari e dalla dott.ssa Anna Maria D’Onghia dello IAMB, si sono confrontati tutti i soggetti coinvolti a livello regionale nel settore della difesa e controllo entomologico.
Tra questi, i dott. Guario e Percoco, rappresentanti del Servizio Fitosanitario Regionale, docenti della Facoltà di Agraria di Bari, Foggia, Padova e Napoli, alcuni rappresentanti di società produttrici di prodotti fitosanitari e rappresentanti dello IAM.
Dopo una breve introduzione dei lavori da parte del prof. Porcelli, i lavori si sono concentrati sulla valutazione del rischio di danno connesso alla presenza della specie in Italia, sulla base di esperienze di controllo condotte all’estero e in Italia nei confronti di questo dannoso insetto.
Successivamente, si è passati alla pianificazione di una sperimentazione di controllo nei confronti dell’Aleurocanthus spiniferus e la costituzione di un gruppo di lavoro nazionale e internazionale che coordini i lavori e prepari, tra le altre cose, una breve nota informativa per illustrare la situazione attuale.
Ma a cosa ci riferiamo quando parliamo di Aleurocanthus spiniferus?
Questo insetto fa registrare la sua prima presenza a livello europeo in alcuni campi del Salento pugliese, al momento circoscritti in piccole aree, attaccando diverse colture coltivate e ornamentali, tra cui gli agrumi e la vite, non disdegnando ornamentali come l’edera.
L’insettov viene già descritto nei primi del ‘900 in Asia Meridionale e ritrovato anche in Giappone, India, Centro America e America Latina, fino a giungere nel 2008 anche nel sud Italia.
L’aleirode, come dicevamo, vive a spese di numerose piante del genere Citrus, provocando danni diretti sulle piante ospiti con sottrazione di linfa e nutrienti, oltre alla produzione di abbondante melata, rendendo i frutti incommerciabili e riducendo la produzione dell’intera pianta per anni.
Per il controllo, si sta cercando di approntare un programma di IPM (Integrated Pest Management) che combini il controllo chimico, biologico ed agronomico al fine di contenere i danni dell’Aleurocanthus al di sotto di una soglia accettabile.
Tra i piani futuri, si sta valutando la possibilità di introdurre alcuni suoi nemici naturali, come predatori, parassito idi e patogeni.
All’incontro ha partecipato anche il dott. Abdul Raheem Hasanein Yousif, che ha portato la sua testimonianza in merito alle infestazioni della “Dubas bug” (Ommatissus lybicus) nei palmeti da dattero dell’Iraq, per fornire un contributo valido che possa portare all’utilizzo, anche qui in Italia, di alcune delle tecniche di lotta illustrate.
I presenti, nel dare ufficialmente il via ad un lavoro comune, si sono dati appuntamento per il prossimo incontro per valutare concretamente i numeri relativi alle zone infestate nel Salento e condurre le prime azioni di lotta mirata contro l’Aleurocanthus Spiniferus.

4 novembre 2008

Il futuro è passato



Per cortesia, non Scandalizziamoci più!
Non cominciamo a criticare le dichiarazioni del Senatore Marcello Dell’Utri rilasciate a Klaus Davi in una puntata del suo programma su Youtube “ClausCondicio”.
Qualcuno dirà: ma cosa avrà mai detto il Senatore e fondatore di FI? Nulla, ha solo detto e ridetto le tante cose che da anni ripete il Presidente del Consiglio: l’antimafia rossa, gli studenti rossi, il comunismo, insomma, un discorso rosso sangue.
Dell’Utri afferma che parlare oggi di antifascismo è obsoleto e che questo tema torna oggi in auge perché non ci sono nuovi argomenti.
Questa cosa potrei anche condividerla, perché credo che ogni parola ha un senso se legata ad un dato periodo storico, quindi, se oggi il fascismo non c’è più, di conseguenza non esiste neppure l’antifascimo.
Ma vogliamo chiederci il perché?
Io una risposta me la sono data.
Oggi, si continua a parlare con termini del passato perché la politica vive ancora nel passato.
La classe dirigente di questo Paese è vecchia di almeno trent’anni, non ha nuovi argomenti perché ormai obsoleta e non avendo altre strade da percorrere, preferisce restare sul passato e tornare sulla strada già percorsa.
Ed è questo il vero problema italiano.
Il tutto sta nel rinnovamento della classe dirigente, composta innanzitutto dai cittadini ( e non da lobby politico-economiche) che guardano al futuro.
I tagli della scuola, la paralisi della giustizia, la strafottenza verso i temi ambientali, lo sfacelo della sanità, il clientelarismo e la baronia (non solo universitaria): tutto questo è figlio della generazione dei padri che consegnano a noi figli, un paese con le pezze al culo!
Anzi, magari lo consegnassero. Loro continuano a resistere perché intendono prendersi i brandelli delle pezze e lasciarci solo il deretano.
Sì, perché il dramma italiano sta in un forte conflitto che non si basa sulla diatriba tra gli schieramenti politici, sui colori di bandiera, ma solo sul confronto generazionale.
E’ questo che bisogna comprendere, bisogna cercare di rimetterci in piedi e sfruttare, se mai ce ne fossero ancora, tutte le possibilità per ricominciare e diventare “una speranza viva per le attese di ogni persona”.
Occorre far prendere le decisioni che riguardano il futuro a coloro che lo vivranno davvero.
Ma tornando a Dell’Utri.
L’illustre Senatore parla anche di scuola, venendoci a dire: “gli studenti che impediscono di studiare e frequentare le lezioni, sono figli del fascismo rosso".
Ma come, il senatore prima ci dice che l’antifascismo è obsoleto e poi viene a parlarci di studenti fascisti rossi? Che senso ha una cosa di questo tipo?
Ammettendo che questi termini sono oramai passati e seguendo il ragionamento dell’utriano, dovremmo concludere che anche la parola comunismo è obsoleta e che bisognerà avvisare il “Navigante Silvio” e dirgli che non deve più venire a parlarci di “comunisti che bollivano i bambini” e di ideologie politiche che producono “morte, miseria e terrore”.
Purtroppo, nessuno lo ha ancora avvisato e questo Paese si ritrova nel 2008 a guardare il passato, perché tanto non ha futuro.
Mentre noi, poveri italiani, siamo ancora qui a discutere di fascismo, antifascismo, comunismo, massoneria, strategia del terrore e cacchiate di questo genere, dall’altra parte dell’oceano si va avanti.
Gli Stati Uniti d’America, avanti anni luce in materia di libertà d’informazione e rinnovamento politico, stanno eleggendo il loro nuovo Presidente, che chiunque sarà, avrà comunque un nuovo volto.
Noi, invece, siamo solo in grado di spostare le pedine politiche, salvo poi riporle sempre allo stesso posto: la politica dell’alternanza!
Ma ritorniamo a Dell’Utri, che ci parla anche di Mangano, l’eroe degli amici degli amici, rimarcando come questo signore sia stato “un eroe a modo suo”, salvo ricordare a tutti che lui si sente una vera “vittima dell’Antimafia”.
Che dire, in questo Paese anche un signore, per giunta senatore della Repubblica, può dichiararsi vittima dell’Antimafia, nonostante abbia a suo carico una “condanna a nove anni di reclusione con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa”.
Allora, qualcuno dirà: questo è un Paese garantista, esiste la presunzione d’innocenza, ecc., ma ci sarà o no un motivo che impedirà ad un politico di occuparsi del futuro degli altri? Cosa deve fare un politico per non essere più considerato un degno rappresentante del popolo? Nulla, non esistono motivi, perché tutti possono fare tutto con il giochetto della presunzione d’innocenza.
E poi, forse esisterà anche, ma in questa Italia.
Un’Italia dove Licio Gelli va in tv, si realizzano fiction sui grandi omicidi di Stato ascoltando i brigatisti e non i familiari delle vittime, si parla meritocrazia quando l’unico metodo oggettivo per valutare un avanzamento di carriera è l’anzianità o il grado di parentela, dove la politica parla al passato e i giovani non vedono il futuro, dove tutto è capovolto e falso, caro senatore, gli unici eroi sono quelli che vivono nelle nostre case e non quelli che ci venite a raccontare voi.



2 novembre 2008

Galleggiano



Ho letto un articolo pubblicato da Peppino Caldarola il 17/10/08 su Il Tempo dal titolo “Marco Travaglio, il talebano beffato”.

Premesso che seguo Travaglio sin dai suoi primi libri e che stimo e ammiro il suo lavoro di ricerca giornalistica e di obiettività, non capisco come mai e in modo distorto, continui ad essere descritto come un "forcaiolo-giustizialista,ecc."
Il lavoro del giornalista, quello vero, sta nel ricercare e documentare le notizie (e non inventarle), certamente facendo emergere il proprio punto di vista, ma la cosa fondamentale è che venga detta al lettore la PURA VERITA'.
Ecco, il caso Travaglio, oltre ad essere fondato su un fuoco incrociato da parte del centrodestra e centrosinistra che punta a screditare il suo lavoro, deve STRANAMENTE sottostare alle pesanti critiche dei suoi stessi colleghi, molto abili e scaltri nel buttare fango addosso appena si presentano le rarissime occasioni utili (vedi condanna in primo grado di qualche settimana fa).
Fa orrore, ripeto, ORRORE, leggere l'articolo di Caldarola, perchè aldilà delle affermazioni nei confronti di Marco, che credo e spero sia lui stesso a rispondere, dato che non ha certo bisogno di difensori, nel pezzo si fa più volte riferimento a tutti coloro che hanno il PIACERE (dico IO) di seguirlo.
Bene, queste persone vengono descritte dal Caldarola come "una piccola borghesia incattivita che non vuole niente ma che, come su una piazza di Teheran, vorrebbe assistere all'esecuzione di quelli che non gli piacciono. Travaglio parla a un residuo della vecchia base comunista incazzata, ai nostalgici rabbiosi del vecchio Msi, alla borghesia intellettuale urbana che non accetta di essere declassata".
E continua dicendo:"è l' Italietta di facili costumi che si annida fra i fan di Travaglio, sperando che l'odio per il declassamento si traduca in forca per tutti".
Ci terrei a far sapere al sig. Caldarola, che nella prima accozzaglia di parole che ho citato tra virgolette, si affermano delle cose che vogliono dire tutto e nulla.
Personalmente, non sono un reduce MSI, PCI, borghese incattivito (che significa?) o quant'altro, ma un giovane 25enne appassionato di giornalismo e che, quindi, non intendo apparire come uno che prova piacere nel vedere qualcuno alla ghigliottina.
Questo è un modo distorto di raccontare le cose, un abile trucco per infangare il lavoro di Travaglio e di tanti altri giornalisti come lui che faticano per far sapere alla gente quello che non si deve conoscere.
Un lavoro giornalistico, caro sig. Caldarola, che punta a mettere in discussione i lati bui della vita pubblica di un Paese, cercando di coinvolgere e far re-innamorare i cittadini alla politica, e non provocare tumulti, reazioni popolari o quant'altro.
Fabrizio De André, nel suo album “Le Nuvole”, ispirato alla commedia di Aristofane, paragonava le nuvole alle persone "al potere" che curano i propri interessi a scapito della collettività.
Ecco, il lavoro di tanti bravi giornalisti, non sta nel gusto e l’assetata voglia di vedere la pioggia, ma nel ricercare la speranza che un giorno ritorni davvero a splendere il Sole.
Poi, caro Caldarola, è facile lanciare le accuse dei soldi legati alla vendita dei libri, del business e della fama, ma mai nessuno parla della fatica che si cela nel dover dire certe cose.
Sommessamente, credo che il lavoro del giornalista è quello di controllare e se, necessario, redarguire e mettere in discussione chi ha un incarico pubblico nel nostro paese.
Una funzione sociale, insomma, che oggi sta via via scomparendo, perché anziché nuotare, si preferisce galleggiare!

1 novembre 2008

A volte rimangono

Porto alla vostra attenzione un bell'articolo di Marco Travaglio, pubblicato l'1 Novembre sull'Unità.
Come al solito, tremendamente vero . . .



Ci dissociamo preventivamente dalle polemiche che susciterà (se ne susciterà) la decisione di Odeon Tv di affidare a Licio Gelli un programma storico. Non si vede perchè il venerando e venerabile vecchietto non potrebbe dispensarci i suoi revisionismi, visto che fra l’altro è in ottima compagnia. Perché stava nella P2? Ci stavano anche il nostro premier, il suo capogruppo Cicchitto, gli ottimi Costanzo, Gervaso e Trecca (tutti conduttori di programmi in tv, ovviamente Mediaset). Perché è stato condannato per il crac Ambrosiano e i depistaggi sulle stragi? C’è chi, per molto peggio, siede in Parlamento (anche il senatore pregiudicato Ciarrapico è inseguito da anni dai creditori del fu Ambrosiano). E sono un po’ peggio di Gelli alcuni ospiti del suo programma prossimi venturi: tipo Andreotti o Dell’Utri. Oltretutto Gelli, diversamente dai nove decimi di quelli che infestano la nostra tv, è informato sui fatti. Tant’è che ieri ha elogiato Dell’Utri e la Gelmini (apprezza molto i grembiulini), attaccato le opposizioni che si oppongono e magnificato Al Tappone, “il solo che può proseguire il mio Piano di rinascita”. Piano che, tra parentesi, il Maestro nascondeva pudicamente nel doppiofondo della valigia della figlia, mentre ora l’Allievo lo annuncia (e lo peggiora) ogni giorno a reti unificate. Un solo appunto ci permettiamo di muovere al sor Licio. Il titolo del programma, “Venerabile Italia”, è loffio. Molto meglio “Gran maestro unico”. Più attuale.

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