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cdg "Alla fine il reato più grave diventa quello di chi racconta certe cose, anziché di chi le fa. La colpa non è dello specchio, ma di chi ci sta davanti" Enzo Biagi
28 febbraio 2008

Allarme diossina: tutti dobbiamo sentirci coinvolti

In questo caso non vale l’antico detto “occhio non vede e cuore non duole”. Anche se l’emergenza diossina interessa in particolar modo le città di Taranto e Brindisi, in tutta la regione e, in particolare, nei comuni vicini a queste due grandi realtà industriali, si deve sentire il dovere di alzare la voce.

E’ inutile ripetere che l’articolo 32 della Costituzione “tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” o che con la Legge n. 426 del 1998 in materia di “nuovi interventi in campo ambientale”, si riconoscono i territori di Taranto e Brindisi (già ricadenti nell’area dichiarata ad elevato rischio ambientale, ndr) come 2 dei “14 siti d’interesse nazionale destinati alla realizzazione dei primi interventi urgenti di bonifica”.

Non occorrono più questi flashback giuridici, bisogna agire! Ed è quello che sta facendo una parte della Taranto sana, che vuol tutelare la salute dei suoi concittadini e delle future generazioni.

Qualcuno dirà: ma che c’entra l’emergenza campana o la diossina tarantina o l’inquinamento brindisino con la nostra Fasano?

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28 febbraio 2008

Allarme diossina: tutti dobbiamo sentirci coinvolti

In questo caso non vale l’antico detto “occhio non vede e cuore non duole”. Anche se l’emergenza diossina interessa in particolar modo le città di Taranto e Brindisi, in tutta la regione e, in particolare, nei comuni vicini a queste due grandi realtà industriali, si deve sentire il dovere di alzare la voce.

E’ inutile ripetere che l’articolo 32 della Costituzione “tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività” o che con la Legge n. 426 del 1998 in materia di “nuovi interventi in campo ambientale”, si riconoscono i territori di Taranto e Brindisi (già ricadenti nell’area dichiarata ad elevato rischio ambientale, ndr) come 2 dei “14 siti d’interesse nazionale destinati alla realizzazione dei primi interventi urgenti di bonifica”.

Non occorrono più questi flashback giuridici, bisogna agire! Ed è quello che sta facendo una parte della Taranto sana, che vuol tutelare la salute dei suoi concittadini e delle future generazioni.

Qualcuno dirà: ma che c’entra l’emergenza campana o la diossina tarantina o l’inquinamento brindisino con la nostra Fasano?

E’ presto detto. Innanzitutto, un problema di così grande portata non può essere relegato ad un solo territorio, come magari, ma interessa l’intera regione. Poi, quanti chilometri di distanza ci sono dalla nostra Fasano a Taranto e Brindisi? Quanti prodotti alimentari che ritroviamo sulle nostre tavole provengono da queste aree “ad alto rischio”? Quanti figli, nipoti, genitori si recano quotidianamente in queste zone per motivi di lavoro? E’ un caso che in queste aree continuino ad aumentare i decessi per tumori e compaiano altre patologie?

Sono domande che, innanzitutto, dovremmo cominciare a porci e, poi, cercare di ottenere delle risposte.

La conferma che questo problema interessi anche noi, ci viene dimostrato anche dal fatto che tra gli impianti responsabili dell’emissione di diossine, vi sono inceneritori, centrali termoelettriche, raffinerie di petrolio.

Per di più, le diossine, essendo solubili nei grassi, si accumulano nei tessuti viventi e risalgono tutta la catena alimentare fino all’uomo. Infatti, il 96% dell'esposizione umana a questo composto si ha attraverso gli alimenti (grassi animali nelle carni, nei prodotti lattiero caseari e nei prodotti ittici, ndr).

Dai dati del registro INES (Inventario Nazionale delle Emissioni e loro Sorgenti) si presuppone che solo dal polo industriale tarantino, esca il 90% della diossina italiana e circa l’8,8% di quella prodotta in Europa, dati spaventosi, nonostante la Convenzione di Stoccolma del 2001 (aderirono 150 paesi, ndr) si poneva come obiettivo l'eliminazione e la diminuzione di alcune sostanze, tra cui le diossine.

Un intervento, quello contro le diossine, reso necessario anche per il forte impatto nocivo che queste sostanze hanno per la salute umana, per l'ambiente, oltre alla loro prolungata presenza nell'aria, nell'acqua o nel terreno, dando vita a fenomeni di “bio-accumulo” e scarsa degradabilità.

Quindi, è innegabile che le diossine, sono oramai riconosciute come sostanze cancerogene, ma numerosi studi stanno evidenziando altri possibili danni alla salute provocati anche da dosi molto basse, mettendo a rischio il sistema endocrino (es. disfunzioni tiroidee, ndr) e quello immunitario.

E’ notizia di queste settimane che l’associazione ambientalista TarantoViva, ha promosso una campagna per quantificare la presenza di diossina nel sangue dei tarantini e, dalle analisi, si sono riscontrati dei livelli record, ben 4 volte al di sopra della media.

Il principale responsabile per le emissioni di questi inquinanti nell’ambiente tarantino è il complesso industriale dell’Ilva, così come si evince dai dati dell’APAT (Agenzia Protezione Ambiente e servizi Tecnici), dove si dimostra che il 93%  dell’inquinamento presente sul territorio è di origine industriale.

Ma prima di ricercare le cause, abbiamo sotto gli occhi una serie di effetti derivanti da questa situazione che fanno davvero rabbrividire.

Ad esempio, il dott. Salvatore Pignatelli dell’Asl di Taranto, in una recente intervista ha dichiarato che “sul territorio jonico sono 284 i bambini che hanno disturbi della comunicazione e della relazione riconducibili all’autismo e potrebbe esserci un legame con l’inquinamento”, mentre, “negli ultimi 10 anni – scrive in un comunicato l’associazione Taranto Viva  - l'aumento di bimbi autistici è pari a circa il 50%”.

Dati molto preoccupanti, che certamente dovrebbero accendere una spia d’allarme per tutti comuni che confinano con queste “fabbriche della morte”.

Ovviamente, ci vorranno una serie di esami per riscontrare il legame tra patologia ed inquinamento, e nel frattempo, attendiamo in questi giorni la pubblicazione dei risultati relativi all’analisi delle diossine nel latte per avere un primo dato concreto su cui discutere.


27 febbraio 2008

Affissioni abusive: dopo la denuncia comincia a muoversi qualcosa

Strane coincidenze. Nei giorni scorsi avevamo segnalato all’attenzione dei lettori come nella città di Fasano e nelle sue frazioni, vigeva un incontrollato sviluppo di affissioni abusive che interessavano semafori, cancellate pubbliche e private, segnaletica stradale, cabine telefoniche, muri e marciapiedi. Una pratica, quella dell’affissione abusiva, che ormai cominciava a seccare più di qualcuno, oltre ad offrire un immagine indecorosa della nostra città. Tra i soggetti contagiati dall’abusivismo sfrenato, abbiamo i politici locali a causa della scorsa campagna per le amministrative e li troviamo in compagnia di chiromanti e compratori d’oro, dj e sagre varie, fino ad arrivare alle locandine che espongono addirittura il patrocinio di enti pubblici, come regione, provincia e comune. Tutto questo ci sembrava davvero troppo. Così, armati di buona pazienza e teleobiettivo, abbiamo deciso di sgranchirci le gambe e fare una salutare passeggiata per la città, al fine di individuare prendere contezza del problema. Come ricorderete, la ditta che si occupa delle pubbliche affissioni nel comune di Fasano è la Tri.Com spa, alla quale ponemmo idealmente un interrogativo: “La Tri.Com, oltre alla gestione esclusiva di: ICI, TARSU, TOSAP (occupazione di suolo pubblico) e imposta comunale sulla pubblicità, è impegnata anche nel controllare il settore delle pubbliche affissioni.
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26 febbraio 2008

Il Punteruolo rosso delle palme minaccia la Puglia

Da tempo la vegetazione urbana delle città italiane sta facendo i conti con un temibile nemico: il Rhynchophorus ferrugineus, meglio noto come punteruolo rosso delle palme.

Fin dalla prima segnalazione dell’indesiderata introduzione in Italia del minaccioso curculionide, avvenuta nel 2004, è stato chiaro agli esperti del settore che questo insetto avrebbe lasciato un segno indelebile sul nostro territorio.

La pianta maggiormente interessata dall’attacco è la Phoenix canariensis o Palma delle Canarie, che da tempo è divenuta un elemento architettonico e paesaggistico nostri centri abitati.

L’adozione di questa tipologia di piante è stata giustificata nel tempo, dalla facilità di rinverdimento di nuovi quartieri, conferendo un aspetto curato e gradevole all’edilizia urbana, incrementando così il valore immobiliare dei centri storici e residenziali delle città.

Negli anni, la messa a dimora di palme di grandi dimensioni è stata considerata una scelta di sicuro successo, ma l’arrivo del punteruolo e la sua pronta acclimatazione, processo che possiamo considerare ormai concluso, rischia oggi di stravolgere il nostro l’ambiente urbano.

Il piccolo insetto, lungo circa due centimetri e mezzo, predilige palme di grandi dimensioni che vengono attaccate per alcuni mesi e sono la sede prediletta per ricavare nutrimento e portare avanti le fasi di riproduzione.

Le migliaia di “vittime” che il rincoforo ha causato in Italia, confermano la forte capacità d’attacco, ottenuta grazie alla spinta specializzazione biologica ed etologia, oltre che all’adattamento sviluppato nel corso di milioni di anni.

Le osservazioni condotte in Puglia, al fine di comprendere la biologia e il comportamento di questa specie, hanno visto l’impegno del Dipartimento di Biologia e Chimica agro-forestale ed ambientale (DiBCA) - sez. Entomologia e Zoologia dell’Università di Bari, in collaborazione con la dott.ssa Erminia Traversa della Ripartizione Edilizia e Lavori Pubblici settore Giardini Pubblici, del dott. Antonio Guario e della dott.ssa Anna Percoco, del Servizio Fitosanitario Regionale.

In ambito nazionale, invece, il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali ha messo su un gruppo di lavoro sugli “Organismi nocivi delle palme”, per individuare le misure e i limiti nel controllo del rincoforo, che risulta quantomai dannoso.

Analizzando le fasi dell’attacco, vediamo che gli adulti, in genere maschi, raggiungono in volo una prima palma, che ha una funzione attrattiva a causa delle ferite derivanti da potature o “sagomature” dello stipite.

Il rincoforo, atterrato così nei pressi della pianta, comincia la sua “scalata” raggiungendo dapprima le superfici dei tagli, ancora umide, e affondando il suo rostro comincia a nutrirsi dei tessuti teneri.

Successivamente, segue la fase di richiamo che viene captata dagli altri individui, adesso femmine, dando vita alle fasi di accoppiamento.

A questa, segue la deposizione delle uova ad una profondità di circa 3-4 millimetri, dalle quali usciranno poi le larve che cominceranno a scavare la pianta, fino ad interessare tutta la regione della corona fogliare. Per dare un’idea di quanto sia numericamente sostanzioso l’attacco messo in campo dal Rhynchophorus ferrugineus, basta pensare che ciascuna femmina può deporne fino a 200 uova.

In poco tempo, le centinaia di larve hanno attaccato tutta la base fogliare della pianta, fanno assumere alla chioma il caratteristico aspetto ad ”ombrello aperto”, a causa delle lesioni provocate alla base dei piccioli fogliari.

Nel frattempo, l’insetto va avanti nello sviluppo e le larve sono pronte a trasformarsi in adulti, che avranno il compito di infestare e distruggere nuove palme.

Allo stato attuale, a causa del suo comportamento, risulta difficile, e per ora impossibile, il controllo del rincoforo.

La maggiore difficoltà degli studiosi, risiede nel praticare una diagnosi precoce al fine di impedire la riproduzione del coleottero; a questo, si somma l’impossibilità d’intercettare i centinaia di individui che, evasi dalla palma ormai morta, si disperdono sul territorio alla ricerca di una nuova vittima.

Molti hanno invocato l’utilizzo delle trappole innescate con feromone o con parti di pianta, ma in questo caso non avrebbero nessun successo, anzi, non farebbero altro che attirare ancor più gli insetti, magari anche verso quelle piante che risultano non recettive.

Allora si potrebbe pensare all’utilizzo di sostanze repellenti, come la naftalina, ma anche qui, oltre ad un’efficacia tutta da provare, va ricordato che questo composto rientra nella classe degli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), ben noti per la loro pericolosità sulla salute umana.

Stessa analisi va fatta per l’imponente arsenale di insetticidi chimici di sintesi, che possono essere adoperati sulle piante solo dopo una loro preventiva registrazione, che consenta l’utilizzo in ambiente urbano.

Così, ci restano solo alcune armi, in realtà potenti e, soprattutto, intelligenti.

Un ottimo strumento da mettere in campo per contenere l’azione del rincoforo è il controllo del territorio attraverso il personale dei comuni e delle municipalizzate, che dovrebbero comunicare prontamente la presenza di piante sospette ai tecnici del Servizio Fitosanitario Regionale, al fine di garantire una precoce asportazione.

A tal proposito, vale la pena ricordare che le palme di sesso maschile sono molto più suscettibili di quelle femminili, ed è quindi alle prime che deve essere riservata la maggiore attenzione.

Ma la vera chiave di volta per fermare questo insetto è il pronto abbattimento delle piante infestate, ovvero, prima che gli adulti abbandonino la palma uccisa, ed impedendo così le successiva infestazioni e diffusioni del punteruolo.

Altra pratica utile al fine di contenere l’attacco del Rhynchophorus ferrugineus, è la modifica del calendario per le operazioni colturali.

Ad esempio, se si fa coincidere la potatura delle piante con la stagione invernale, o comunque, si curano i giardini durante la stagione fredda, si può scongiurare l’attacco del rincoforo, perchè manifesta una bassa attività al di sotto dei 20 °C. Inoltre, si potrebbe limitare la potatura alla sola asportazione delle foglie secche, evitando così ferite utili all’attacco e garantendo così una maggiore salvaguardia della pianta.

Per ora, e fino a che non si potranno utilizzare dei prodotti chimici utili a bloccare l’attacco del rincoforo, l’unico modo per contrastarlo è batterlo sul tempo.


26 febbraio 2008

Prezzo del latte alla stalla: parte la mobilitazione

Nella conferenza stampa dell’8 gennaio scorso, il Presidente della Confagricoltura di Taranto, Gerardo Giovinazzi, annuncia la mobilitazione degli allevatori tarantini, che producono più di un mezzo del latte pugliese, contro le aziende di trasformazione. La vertenza, dopo 3 tentativi andati a vuoto, sta generando un conflitto all’interno del settore zootecnico pugliese. La mobilitazione è figlia dell’atteggiamento di chiusura da parte delle rappresentanze dei trasformatori (Confindustria-Confartigianato-CNA) per il rifiuto di ritoccare al rialzo il prezzo del latte da 0,40 a 0,48 cent €/litro. Per questo, ieri si è svolta un’assemblea degli allevatori pugliesi presso l’hotel “Cecere” a Mottola per fare il punto della situazione ed individuare le strategie per il nuovo confronto dell’11 gennaio che si terrrà con le rappresentanze dei trasformatoripresso la sede della Coldiretti di Bari. <<> e lamentando <>. Per Coldiretti, CIA, Confagricoltura e Copagri si tratta dell’ultimo tentativo per evitare che il mondo della trasformazione faccia il gioco degli speculatori e favorisca l’importazione e la vendita di prodotti di bassa qualità a basso prezzo, a danno dell’economia regionale e dei cittadini pugliesi.
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26 febbraio 2008

Aumentati i costi di produzione: le aziende zootecniche pugliesi destinate a morte certa?

Nel 2005, la linea politica statunitense si è incentrata sulla produzione di biodiesel allo scopo di ridurre del 20% la dipendenza dal petrolio e l’emissione di gas serra entro il 2017. Uno studio dei ricercatori della Cornell University e dell'Università della California di Berkeley, pubblicato sulla rivista "Natural Resources Research", analizza la trasformazione di piante quali il mais, la soia o il girasole in carburante, evidenziando che <>, prendendo in esame il rapporto fra energia in ingresso e in uscita. Il piano del Presidente Bush prevede la produzione di 35 miliardi di galloni (circa 133 miliardi di litri,ndr) di etanolo all’anno entro il 2017 e le compagnie USA stanno investendo molto tempo nella costruzione di nuove particolari distillerie per etanolo che superano il numero complessivo di raffinerie di petrolio insediate negli Stati Uniti negli ultimi 25 anni, facendo registrare un aumento del 48% nella conversione di aziende agricole in fabbriche di bio-carburanti. Una situazione di questo genere, nel giro di 2-3 anni porterà a raddoppiare la domanda di mais e di altri cereali per produrre etanolo.
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26 febbraio 2008

Costi di produzione alle stelle: la voce degli allevatori

La scelta dell’amministrazione Bush nel destinare il mais alla produzione di biodiesel ha fatto schizzare in alto i costi delle materie prime. Per comprendere al meglio qual è la realtà nella quale vivono le aziende zootecniche pugliesi, abbiamo ascoltato il dott. Vito Cantore, proprietario dell’Azienda Agricola “Masseria Ciccolucci” di Fasano. Dal suo punto di vista, qual è la situazione attuale della produzione lattiero-casearia pugliese? La mia è una realtà zootecnica di 500 capi, dei quali 170 in lattazione. La quota latte nazionale è pari a 105 milioni di quintali, e di questi, circa 3 milioni vengono prodotti in Puglia. Ad oggi, viviamo una situazione insostenibile, che rasenta la sopravvivenza. Il prezzo del latte alla stalla è il più basso che si registra nelle regioni italiane. A questo folle prezzo, si contrappone un aumento dei costi di alimentazione del 135% circa che ricade interamente su noi allevatori. A proposito di costi, qual è il prezzo del latte alla stalla in Puglia? In Puglia è di 0,40 cent. € al litro e il latte tedesco, che importano i caseificatori pugliesi, non ha un prezzo minore del nostro, perché si aggira attorno agli 0,46 cent/€ al litro. Faccio il confronto con il latte estero perché molti sostengono di realizzare prodotti caseari con latte locale, ed invece, importano notevoli quantità di latte ad un prezzo maggiore. Firmare un accordo per un prezzo del latte ad una cifra irreale e vergognosa, così come allora pensarono numerosi allevatori, significa che i sottoscrittori non avevano idea dell’andamento dei costi di produzione, e quindi, della realtà in cui vivono le aziende zootecniche. Come si fissa il prezzo del latte su scala regionale? La fissazione del prezzo si ha in seguito ad un accordo che vede da un lato le rappresentanze degli allevatori, e dall’altro, i caseificatori e le realtà industriali. Nell’ultimo incontro, tenutosi il 3 gennaio scorso, i rappresentanti dei caseificatori e degli industriali non hanno mostrato nessun tipo d’interesse. Allo stato attuale, siamo di fronte al forte potere contrattuale di caseificatori ed industriali, che oltre a non comprendere la difficile situazione degli allevatori, dichiarano di non poter garantire a lungo il fantastico prezzo di 0,40 cent €/litro. Ma la cosa ben più grave è che questo accordo è stato siglato ad agosto ’07, mentre noi allevatori già da febbraio ’07 stiamo sostenendo maggiori costi di produzione. Adesso, siamo in un periodo di calo dei consumi, ed in fase di trattativa non avremo un forte peso contrattuale.
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26 febbraio 2008

Pezze di Greco: intervista al capogruppo del Partito Socialista

L’ 1 febbraio scorso si è svolto il consiglio circoscrizionale di Pezze di Greco e tra i punti iscritti all’ordine del giorno, compariva la problematica ambientale del territorio. Negli altri punti, si è discusso della denominazione di nuove strade nel territorio circoscrizionale e degli interventi urgenti di bitumazione da effettuare su alcune vie del territorio. Sicuramente, la tematica ambientale era la questione più importante, visto anche l’impegno che l’opposizione consiliare sta mettendo in campo. Nelle scorse settimane, infatti, già “Il Levante” aveva riportato una parte della documentazione fotografica relativa al monitoraggio delle discariche a cielo aperto. Avendo a cuore la tematica ambientale, oggi più che mai attuale, abbiamo intervistato Antonio Zizzi, capogruppo della Partito Socialista in consiglio circoscrizionale.
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26 febbraio 2008

Intervista al Sindaco di Fasano: Lello Di Bari

L’arrivo del 2008 ci obbliga a fare il punto della situazione sui temi più urgenti che interessano la città. Per tracciare un quadro d’insieme sulla situazione attuale e capire quali siano le strategie messe in campo dall’amministrazione comunale per il futuro, abbiamo ascoltato il Sindaco di Fasano, dott. Lello Di Bari. Sig. Sindaco, partiamo il nostro viaggio dalla questione “Masseria Tavernese”. In passato, si era parlato di una destinazione dell’area per il nuovo ospedale che si dovrebbe realizzare nella zona nord della Provincia di Brindisi. In seguito, pare che questa ipotesi sia tramontata. Qual è la situazione allo stato attuale?
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26 febbraio 2008

Agroalimentare: in visita, 17 borsisti provenienti da 10 paesi del Mediterraneo

In più occasioni ci siamo occupati del centro agroalimentare di Fasano e delle sue problematiche legate alla gestione degli stand e dei problemi interni alla struttura. Ritorniamo su questa realtà agroalimentare molto forte sul territorio, per raccontarvi finalmente una notizia positiva. Giovedì 21 febbraio, infatti, un gruppo composto da 17 borsisti, tra cui neolaureati in agraria, agronomi e ricercatori, hanno visitato la struttura mercatale di contrada S. Angelo, grazie alla giuda del prof. Noureddin Driouech dell’Istituto Agronomico Mediterraneo (IAM, ndr). I visitatori, provenienti da 10 paesi del Mediterraneo: Albania, Algeria,Egitto,Iraq,Libano,Libia, Marocco, Siria, Tunisia e Turchia, sono stati accompagnati nella visita alla nostra realtà agroalimentare, dal dott. Driouech, dello IAM di Bari, struttura presso cui vi è anche la sede italiana del CIHEAM (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterranèennes) e dal docente greco, Prof. Ioannis Arvanitoyannis. A fare gli onori di casa ci hanno pensato il Presidente del centro agroalimentare, il dott. Paolo Pace e il Direttore, Fiorenzo Marsella.
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24 febbraio 2008

La Chiesa fasanese e la vicenda del casinò

Nella trasmissione di Italian Job si è fatto riferimento – in alcuni passaggi – alla chiesa locale. È noto a tutta la cittadinanza che questa è stata da sempre contraria alla istituzione sul territorio di un casinò. Di questo se n’è parlato anche nel Consiglio comunale di venerdì scorso, quando il sindaco Lello Di Bari ha ricordato di aver detto al sedicente imprenditore russo che a Fasano la sala da gioco sarebbe stata difficile da impiantare perché la chiesa locale è contraria a tutto ciò. E la prova è la lettera che oggi “Il Levante” pubblica, scritta da don Sandro Ramirez – vicario del Vescovo per la zona di Fasano e parroco della Chiesa Matrice – indirizzata al sindaco Lello Di Bari, datata 12 luglio 2007. Una lettera riservata e personale. Ecco i passaggi. Apprendo dagli organi di informazione la sua volontà di far aprire, a Fasano, un casinò, certo dettata dalla necessità di muovere un po’ le acque e di attirare turismo in città. Come responsabile della comunità cristiana di Fasano – scrive don Sandro nella lettera –, dopo aver ascoltato i confratelli parroci e facendo eco agli interventi del magistero dei vescovi italiani a riguardo, mi permetto di farle notare (qui inizia il carattere in grassetto e corsivo, ndr) la inopportunità, per un territorio a rischio come il nostro, di impiantare delle attività del genere che spesso sono portatrici di un indotto legato al riciclaggio, all’usura e a tanti altri mali”.
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24 febbraio 2008

Lellollywood: cronistoria semiseria sul consiglio comunale dedicato alla trasmissione "The Italian Job"

Ore 9.30, mattinata di fuoco. Prima dell’inizio del match tutti gli attori cominciano a scaldarsi. Nel primo round, si parte con un lungo racconto storico del sindaco Di Bari sul perché Fasano è legata al casinò sin da tempi non sospetti, mentre l’opposizione sbadiglia aspettando il momento giusto per attaccare. Dalla maggioranza, un silenzio tombale, in modo da rimarcare il celebre detto del silenzio assenso; anzi, in molti, danno l’impressione di non sapere neppure di cosa si stia discutendo e così scelgono la pausa caffè. Ma appena il sindaco comincia a riassumere le vicende contenuto nel video televisivo, ecco che l’opposizione si fa prendere da una incontenibile voglia di prendere appunti, senza risparmiare i consueti sorrisi sotto i baffi, pensando all’allegra vicenda carnascialesca che è piombata sulla città. Insomma, il primo attacco decisivo del sindaco si concretizza ai danni dell’opposizione, “pronta a strumentalizzare ogni vicenda” e, allo stesso tempo, sferra un duro colpo alla trasmissione televisiva autrice del disastro mediatico, tranquillizzando i presenti che Fasano chiederà i danni d’immagine per questa penosa faccenda realizzata ad opera d’arte. Ma a molti sorge una domanda: E se fosse la città a chiedere i danni a quest’amministrazione per la brutta immagine che abbiamo dato in tutta Italia?.
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21 febbraio 2008

Gli informatici pugliesi hanno un cuore "senza frontiere"

Per raccontare una bella storia di solidarietà, la affidiamo alle parole che Kofi Annan (già segretario generale dell’ONU) pronunciò al vertice mondiale sulla società dell’informazione svoltosi a Tunisi il 16 novembre del 2005: “La comunità internazionale si mobiliti per garantire anche ai paesi poveri un pieno accesso alle nuove tecnologie. L’obiettivo è di connettere tutti i villaggi del mondo a Internet. Solo così avremo la democrazia digitale”. Nasce così l’onlus “Informatici senza Frontiere”, allo scopo di mettere a disposizione di popolazioni e soggetti bisognosi le professionalità dei propri associati. Così, un gruppo di manager veneti che lavorano nel settore informatico, convinti che l’accesso alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione rappresenti un prerequisito essenziale allo sviluppo economico e sociale di tutti i popoli, danno vita a questo entusiasmante progetto di solidarietà. Nei paesi sviluppati del nostro pianeta, sostengono “Informatici senza Frontiere”, esiste un grande spreco di tecnologia, in particolare hardware e la nostra sfida consiste nel contribuire a colmare questo paradosso.
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21 febbraio 2008

La lunga agonia delle Foibe

“Anche se molte cose non sono state scritte nei libri di storia o non sono rimaste nell’immaginario collettivo, questo non vuol dire che esse non siano accadute. Aiutateci a non dimenticare . . .”. E’ questa la frase che capeggia in un manifesto redatto per la Giornata del Ricordo, dedicata a tutte le vittime delle foibe. Un periodo storico, quello delle barbarie del comunista Tito nei confronti dei tanti italiani residenti nell’Istria e nella Dalmazia e che nel 1946 furono deportati e gettati ancora vivi nelle cavità carsiche molto diffuse un quelle zone, che per troppi anni ha conosciuto il silenzio. In quell’immane tragedia, l’unica colpa delle vittime era la loro nazionalità: l’essere italiani. Per questo, una volta strappati ai loro affetti più cari venivano evirati, stuprati, accecati, torturati e portati a ridosso delle foibe, legati a gruppi di due persone e gettati giù, nell’inferno più buio, dove dopo alcuni giorni di agonia trovavano la morte.
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21 febbraio 2008

Affissioni abusive: la Tri.Com. deve darsi una mossa

Basta, adesso tutti al muro! Non è la sceneggiatura di un film che parla di torture e sevizie, tantomeno una scena d’azione dell’ispettore Callaghan, ma semplicemente, un film che da troppo tempo vige a Fasano e che comincia ad assumere dimensioni assurde: le affissioni abusive. Con strabiliante tranquillità, chi arriva nella nostra città può notare come semafori, cabine telefoniche, muri, marciapiedi o cancelli siano letteralmente invasi da una marea di manifesti pubblicitari “irregolari” che turbano la quiete visiva dei passanti. Ma non solo, perché la pratica dell’affissione abusiva, oltre a comportare un palese degrado della città, causa un danno nei confronti delle casse comunali, che per legge devono ricevere i tributi derivanti dalle pubbliche affissioni. Poi, per puro hobby, se si osserva la tipologia di pubblicità abusive, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Si passa dai provini del grande fratello alla cartomanzia, dalla permuta dell’oro a promozioni per saldi di fine stagione, non disdegnando serate in discoteca con ospiti illustri; non potevano mancare, poi i manifesti elettorali che continuano a capeggiare come residui bellici della scorsa campagna per le amministrative. Vi chiederete: a chi spetta vigilare, rimuovere e sanzionare comportamenti di questo tipo? E’ presto detto.
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20 febbraio 2008

Caso "Italian Job": la stampa locale si sentirà offesa?

Lavoro italiano (Italian Job, ndr) non poteva che essere il titolo più azzeccato una trasmissione di questo tipo. Nel nuovo format andato in onda domenica 17 febbraio, su La7, l’attore Paolo Calabresi ha dato il via ad una serie di puntate per raccontare con i fatti la realtà in cui vive il nostro paese, mettendo in luce i modi di fare della politica. La prima puntata parte con il travestimento di Calabresi in Sergei Knyazev, un uomo d’affari russo, rappresentante di una società che investe parecchio denaro nel gioco d’azzardo e, quindi, intenzionata a far nascere un casinò a Fasano. Sin dai primi incontri, Sergei si rende disponibile a pagare per ungere gli ingranaggi della politica, oltre a voler costruire una lobby di notabili disposti a supportare l’idea e una cordata di politici pronti a votare una legge nazionale che cancelli il divieto di apertura di nuovi casinò. Nel suo primo incontro, l’investitore russo fa visita al sindaco della città prescelta, poi si scoprirà essere Lello Di Bari, un suo uomo di fiducia identificato come intermendiario (magnate della comunicazione e del giornalismo) e un senatore della Repubblica (Euprepio Curto di AN,ndr) a cui fa promesse e assicura guadagni.
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20 febbraio 2008

La frazione di Montalbano di Fasano necessita di una zona PIP

Anche nei momenti di marasma generale, con un sistema politico locale in forte crisi economica, morale e progettuale, vogliamo guardare al futuro ed immaginare quello che il nostro territorio può fare per migliorare la condizione di pseudo abbandono nella quale vive. Purtroppo, la cattiva politica che si è vista negli ultimi anni ha fatto perdere di vista i veri compiti dell’amministratore della cosa pubblica, troppo spesso impegnato in attività piccole e temporanea, manutenzioni di vario tipo, pensando ben poco allo sviluppo “armonico” del territorio. Così, la politica odierna ha dimenticato i suoi obiettivi e, da mezzo per promuovere il bene comune, si è rovinosamente ridotta a strumento per risolvere le questioni personali di pochi. Ma una politica che gode di buona salute ha il dovere della progettualità, del pensare avanti, immaginando un modello di sviluppo economico per i cittadini del domani. In merito al territorio circoscrizionale di Montalbano, ad esempio, si potrebbe cominciare a pensare al PIP (Piano per gli Insediamenti Produttivi), ovvero, una zona individuata dal Piano Regolatore Generale che permetta e agevoli la nascita di attività produttive.
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18 febbraio 2008

Agrienergie: il progetto della Cia parte dalla frazione di Pezze di Greco

Tutela dell’ambiente, sviluppo sostenibile, cambiamenti climatici. Se ipoteticamente costruiamo dei pilastri sui quali poggiare il futuro del nostro territorio, dobbiamo certamente partire da questi tre principi. Per far questo, le istituzioni operanti sul territorio regionale sono da tempo coinvolte in programmi di ricerca, innovazione, sviluppo e formazione nel comparto agricolo, con l’obiettivo di avviare momenti di riflessione e confronto su tematiche strategiche per l’agricoltura pugliese. Così anche le associazioni di categoria si sono mobilitate, avviando una serie di progetti pilota su tutto il territorio nazionale. Tra i progetti in campo, si sta tentando di valorizzare la potatura delle piante di ulivo, al fine di ricavare energia pulita. Uno dei sei progetti promossi a livello nazionale, vede in prima fila la Provincia di Brindisi e, in particolare, il comune di Fasano con la cooperativa Copape di Pezze di Greco. Possiamo dire che questo è l’unico progetto che interessa il centro-sud Italia, gli altri sono dislocati nelle province di Torino, Mantova, Venezia, Viterbo, oltre alla regione Toscana. Un progetto innovativo, quello delle agrienergie, che punta a fornire promozione e consulenza a tutte le aziende agricole che intendono coltivare, produrre e vendere energia; questo, per rispondere alla sfida energetica e alla mitigazione dei cambiamenti climatici, così come ha sottolineato presidente provinciale della Cia Luigi D’Amico.
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18 febbraio 2008

L'acquacoltura necessita di sistemi chiusi

Recentemente abbiamo dato notizia di un’interrogazione presentata nel consiglio comunale di Fasano relativa alla richiesta di maggiori controlli in merito all’impianto di piscicoltura presente sulla costa della frazione di Torre Canne. Allo stato attuale, l’unico dato certo è che da tempo la costa fasanese è letteralmente invasa da una “eccessiva” prolificazione di alghe che coprono tutta la scogliera, causando numerosi disagi al comparto turistico del territorio. Nell’interrogazione, si chiedeva all’amministrazione comunale una presa di posizione urgente sulle diffuse e preoccupanti conseguenze negative che gli scarichi dell’impianto stanno producendo al nostro mare. In merito, dopo le accurate analisi attuate e alla luce del DL n. 152/99, le nostre acque vengono classificate di "qualità scadente". E’ bene evidenziare come nel settore dell’acquacoltura si possono individuare tre differenti categorie di allevamenti, ovvero, in vasche, in gabbie a mare e in laguna.
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10 febbraio 2008

Caso Tri.Com spa: risoluzione o revisione del contratto?

Adesso che fare? È sicuramente questa la domanda che molti cittadini si pongono in merito alla questione Tri. Com. Per dare una risposta, partiamo dalla lettera – diffida inviata nel novembre scorso dal Sindaco Di Bari alla Tri.Com e alla S. Giorgio. Nella missiva, si fa riferimento alla richiesta di risarcimento di tutti i danni patrimoniali e non patrimoniali che chiederà il comune di Fasano alla società affidataria del servizio, oltre a valutare la vicenda sotto il profilo penale, interessando, nel caso in cui si dovessero ravvisare ipotesi di reato in relazione all’art. 646 del Codice penale, la competente autorità giudiziaria. Bene, nel capo II del Codice Penale si parla di “Delitti contro il patrimonio mediante frode” e specificatamente, nell’art. 646 si affronta il tema dell’appropriazione indebita; ovvero, chiunque, per procurare a sè o ad altri un ingiusto profitto, si appropria di denaro a qualsiasi titolo. Per questo, innanzitutto, sarebbe utile capire se il reato è stato riscontrato e da questo partire per intraprendere le azioni future.
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29 dicembre 2010 La fine dell'anno La fine dell'anno è arrivata. Il primo decennio del  XXI secolo si è concluso. Ho riascoltato i discorsi di fine anno dei nostri Presidenti della Repubblica. Qualcuno leggeva altri andavano a memoria. Gli argomenti? Disoccupazione, emigrazione, terrorismo, studenti, assassini comuni e politici.  la costanza di tali elementi  mi è ... (continua) Leggi tutto

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